Diamoci un taglio… Omelia Natale ’25

Lucio Fontana, Concetto spaziale 1958

Non l’aveva mai fatto nessuno. Dalle pitture rupestri sulle pareti delle caverne, a quelle delle chiese da affrescare, passando per tavole di legno nel Medioevo fino alla carta e alle più moderne tele; non lo aveva mai fatto nessuno. Tutti i pittori della storia si erano limitati a dipingere qualsiasi cosa, saldi di fronte al muro o distaccati davanti alla loro opera d’arte. Poi arriva lui. 

   È il 1958 e Lucio Fontana, artista di origini argentine ma naturalizzato qui in Italia, fa una cosa inedita: prima buca e poi soprattutto taglia le sue tele; uno o più tagli netti, brutali, perfetti.

  Un gesto di rottura con la pittura tradizionale per aprire l’opera d’arte ad una nuova dimensione: lo spazio e il tempo, l’infinito.

Il taglio è distruzione e creazione assieme, rompendo il vincolo visivo della tela per andare oltre lo statico, il visibile, le due classiche dimensioni frontali ma separate. 

  Lo spettatore è invitato a “entrare” visivamente nell’opera, guardarci dentro, partecipandovi emotivamente e a interrogarsi su cosa ci sia oltre la superficie, lo spazio, invocando un tempo misterioso da attendere, scoprire e attraversare.

  Personalmente amo tutte le sue opere che mi emozionano e commuovono sempre. É stato un genio: il gesto artistico si fa scultoreo: il quadro diventa oggetto, la tela assume profondità e volume, la luce, filtrando dai fori e dai tagli, crea un gioco percettivo che coinvolge attivamente l’osservatore.

  Solo Dio aveva fatto questo, prima di lui e oggi siamo qui per questo. Anche il Natale è distruzione e creazione assieme. Solo Dio, con suo figlio Gesù ha eliminato per sempre la distanza tra il divino e l’umano, fondendoli; ha abbattuto il distacco tra cielo e terra, unendoli; il tempo e lo spazio non sono più gli stessi delle religioni ufficiali o pagane, dei culti, delle devozioni della storia.    

   Gesù decidendo di venire ad abitare in mezzo a noi ha tagliato le distanze e sconvolto tutto: da allora, come dopo Fontana, lo spazio e il tempo sono profondamente diversi. La terra, non più separata e lontana, ma abitata dal cielo. Inaugurata la presenza fisica dei cristiani nei 5 continenti: campanile, chiesa e oratorio quasi in ogni paese, conventi, abbazie, monasteri oppure le comunità dove si aiutano le persone… tutti gli ordini religiosi coi loro differenti carismi sparsi nel territorio o le vostre famiglie che agiscono in nome di Cristo, da una suora che vive  sola in mezzo ai musulmani in Turchia fino alle piccole comunità di laici in Amazzonia, dai missionari in Africa alle piccole parrocchie nelle isolette in Oceania.

   È iniziato anche un nuovo tempo, il 2025 durante Cristo: Dio ha scelto di coinvolgersi e inzupparsi in questa nostra terra, abitandola con la sua presenza, inaugurando il Regno di Dio in mezzo a noi. La profondità possibile oltre la tela e lo spettatore.

  Non ha più senso da allora parlare di sacro e profano, materiale o spirituale perché tutto è abitato dallo Spirito di Dio. Ecco il Natale. Quel bambino poi ha stravolto l’idea di religione, di culto frontale asimmetrico, dal basso verso l’alto; di paura, calcolo, merito, di sacrifici da fare per tener buoni e ottenere, ha posto fine ad un modo di vivere la religione indicando un volto diverso di Dio, che cammina al tuo fianco: il Vangelo lo definisce come Verbo, che era Dio: verbo significa azione concreta… che ora viene compiuta, che tu ricevi…adesso. Gesù è come quel taglio, una crepa nel cielo che inizia a far arrivare un raggio della luce di Dio, la luce vera dice il vangelo ad illuminare per sempre il nostro buio. Nulla può più esser come prima. La realtà non è un quadro da guardare ma un’esperienza da vivere guidati dallo Spirito.

 Solo il cristianesimo è la religione, unica al mondo nei millenni, in cui non siamo più noi a dover guardare in alto al cielo per adorare, ma Lui, Dio, il divino a venirci a cercare, tagliandoci la strada, per renderci divini, non solo esaudire le nostre misere ed umane richieste. “Da Dio sono-siamo stati generati”… glielo permettiamo? Come davanti a una tela di Fontana, siamo chiamati ad andare oltre quel che siamo sempre stati abituati a vedere o sentire davanti a noi per percepirne una presenza, un profondità da scoprire. E noi abbiamo contemplato la sua gloria, ci rassicura Giovanni.  Quel Verbo ha inaugurato, come un taglio, una qualità inedita di religione, di fede, di vita. Come la quarta parete nel teatro, ha offerto un modo nuovo di essere umani, impastati, tagliati col divino. Siamo attraversati, come una tela, da qualcuno.

  Offerto, ho detto, perché fin da subito questa iniziativa di Dio di venirci a prendere ha creato insofferenza, scetticismo, resistenza. 

Terribile Giovanni nel vangelo: “il mondo non lo ha riconosciuto, i suoi non lo hanno accolto” i suoiÈ stato il potere religioso a condannare a morte Gesù, lo dimentichiamo volentieri ma da complici. È un certo modo di intendere la religione  e la chiesa, da sempre e in particolare modo oggi, ad aver reso Dio superfluo, il vangelo inutile, la risurrezione un’optional, l’appartenenza alla chiesa sterile. E a far sentire che ci si può dire cristiani lo stesso… solo dire però, da osservatori atei devuoti, non da chi ne abbia mai fatto esperienza.

  Eppure da allora, attraverso 2000 anni, Dio continua a venirci a cercare, a voler condividere la nostra umanità di cui continuiamo a vergognarci. La storia della chiesa è questo. La vita delle nostre parrocchie è chiamata a questo, la nostra fede è chiamata continuamente a convertirsi da un uso tradizionale e persistente della religione, frontale, che ci rende spettatori come tutte le altre religioni, ad una fede umana, abitata dal figlio, profumata di risurrezione, destinataria di una “nuova ed eterna alleanza” che lui scendendo è venuto ad offrirci, qui e ora, portando gioia e pace. 

  Avete, ad es., appena detto “Lode a te o Cristo”, rispondendo a Cristo in persona, dandogli “del tu”, abbattendo gesti di culto, sottomissione, paura, chiamati invece a confidenza e famigliarità.

 I sacramenti che celebriamo, le benedizioni che riceviamo, le preghiere che facciamo, il bene che scegliamo, le giustizia che vogliamo, la bellezza che contempliamo…non sono tutti modi in cui Cristo è presente e agisce in noi e attraverso di noi? Eppure tutte le volte che lui si avvicina, lo teniamo distante, ma quando gli permettiamo di avvicinarci…una prospettiva si apre oltre la tela dove proiettiamo le nostre immagini di Dio…di fronte al quale essere spettatori passivi e sazi senza voler attraverso quella realtà che Lui ci ha tagliato davanti. 

E allora quando penso a tanti modi poco liberi e liberati di vivere la fede, al tempo che non troviamo mai per Lui cioè per noi, al sentirci tanto credenti ma senza la luce del vangelo, alle tante scuse e giustificazioni per non accoglier Dio come Padre, quando sappiamo solo ricordare il passato glorioso ma non il presente significativo del nostro credere, quando vogliamo dimostrarci cattolici perché abbiamo fatto il presepe ma senza desiderare di comprenderlo…e tante altre cose che non ci fanno vivere l’esperienza diretta e profonda del salvatore, allora penso che il Natale possa cominciare proprio se facciamo come Lucio Fontana, coraggio…facciamo come lui, con tutte queste zavorre inutili… 

iniziamo a darci un taglio!

IVa Domenica di Avvento ’25- A

(opera di Sieger Köder)

Dal Vangelo secondo Matteo 1,18-24

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”.
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

Ed ecco a noi il mitico Giuseppe, l’uomo del silenzio e delle decisioni decisive. Dopo il padrone che torna di notte, Giovanni Battista incazzatissimo, Maria e ancora il Battista in carcere… arriva lui. È bello ricordare che la Scrittura non ne citi nemmeno un gemito, un colpo di tosse, una parola. Solo silenzio. Anche a lui si rivolge un angelo, anche a lui l’invito, come per Maria, a NON TEMERE, anche lui non fa caso alle ali piumate che la storia dell’arte ci ha insegnato a considerare sulle spalle degli angeli, per dire che fa attenzione solo al messaggio che lo stupisce, come Maria… e che forse l’angelo è più umano di quanto si possa pensare. O desiderare. E questo angelo gli dice che Maria “tua sposa”: quasi a sottointendere…so che è successo ma lei è la tua sposa, non preoccuparti. Partiamo da qui. Poderoso e austero poi quel “tu lo chiamerai Gesù”. È il suo 50%.. Dio si mette nelle mani di questi due per realizzare la sua missione di salvezza. Quello che nascerà è “figlio di Davide” cioè della sua non proprio incorrotta discendenza (cfr. prologo di Matteo con la famosa genealogia) e sarà il volto e la mano umane di Dio, Dio stesso, Emmanuele, con noi, non tra le nuvole verso cui arrampicarsi… e sarà il Salvatore. Salverà dai peccati. Non da altro. Non ci porterà salute ma salvezza da quanto intasa la nostra vita rispetto al donarla con amore e gustarla tale. Infime mi piace ricorda che la cosa fondamentale per la sua vita Giuseppe l’ha ricevuta in sogno, ed è il primo di due sogni fondamentali per seguire Dio e salvare la sua famiglia…. Non facendo cose o missioni straordinarie ma ..in qualche modo, da abbandonato..inconsapevoli, fiducioso. Mentre riposava… Insomma, dormite bene, è quasi una preghiera!

Dimmi come ti senti guardare e … Omelia Immacolata Conc. B.V.N. ’25

Non è solo la questione del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto.

La fede spesso, è un gioco di sguardi. Potremmo tranquillamente dire: dimmi come ti senti guardare da Dio e ti dirò che cristiano sei; come pure…dimmi come guardi e ti dirò che cristiana sei… te stesso, la gente attorno a te, quello che accade, la natura..come guardi alla realtà? Cosa vedi? E come lo interpreti? Giudizi, pregiudizi, paura, simpatia, speranza, premura, indignazione..cosa nasce in noi? Il nostro sguardo è umano, certo, ma in noi Dio ci dona la capacità di guardare come Gesù Suo figlio guarda, osserva, accoglie. Gesù provava compassione per i più miseri, si indignava di fronte a quel che vedeva nel tempio, piangeva impotente guardando Gerusalemme che lo continuava a rifiutare ma si commuoveva vedendo bambini e gli emarginati.

“ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura.”

Alla precedente libertà di passeggiare nel giardino Eden alla brezza del giorno…a questa risposta. Ma che è successo?

La mela, certo, il serpente: hanno tradito l’uomo ingannandolo su Dio, non più visto come benevolo, creatore appassionato e innamorato delle sue creature ma come uno che ti vuole fregare. E Adamo ha paura. Vede male Dio e si sente sbagliato.

  Ora sente dio permaloso, intransigente, rigido. Glielo hanno venduto così e ci è cascato. Era nudo anche prima, nel giardino come ora, ma adesso questo suo modo di essere gli fa problema perché non vede più Dio dalla sua parte ma contro. Ecco la fregatura che ci condiziona spesso. La paura di essere noi stessi davanti a dio, vergognandoci della nostra umanità, delle emozioni, se piangiamo, se sbagliamo, se se se…”perché ho meritato i tuoi castighi”…  in questa valle di lacrime….

  E la paura fa fuggire, Adamo come noi: restiamo a testa bassa, non ci lasciamo raggiungere dalla buona notizia del vangelo, non vogliamo sentire su noi il suo sguardo di pace ma ci inventiamo tante cose da fare, tante devozioni che ci distraggono ma giustificano di fronte all’essenziale che è invece riconoscere e provare uno sguardo d’amore di Dio su di noi.

 Anche Maria ascolta la voce di Dio che attraverso l’angelo gli annuncia una cosa davvero che spaventa, perché è invitata a fidarsi. A guardare alla realtà che le viene offerta in modo anche divino, non solo umano. Anche lei è messa a nudo; fidarsi o meno…ma non se ne vergogna, come Adamo. Non si vergogna di essere umana. Perché è solo la sua e la nostra umanità quella che interessa a Dio per salvarla e salvarci.

  Adamo inizia la catena delle autogiustificani, delle accuse e delle colpe, meccanismo perverso e infantile. Volevano con Eva essere liberi e come Dio, decidere da sé, bastare a sé stessi ma adesso non hanno nemmeno coraggio di assumersi la responsabilità adulta del proprio gesto e trovano solo scuse.

Io verrei anche a messa, ma non posso fare la comunione, perché mi hanno insegnato che prima ci si deve confessare e io non me la sento…” mi dice tutta devota e dispiaciuta una signora qualche giorno fa… (secondo me sperando mi sentissi in colpa in quanto prete rappresentante della chiesa cattivona che la costringe a confessarsi prima di comunicarsi…) Ma allora, io le chiedo..chi le impedisce di venire a confessarsi…se ci tiene così alla comunione… e scende un silenzio imbarazzato, balbettando scuse, si però, è vero ma…vedrò.

  Ecco come noi ci mettiamo in condizione di voler stare lontani dallo sguardo d’amore e misericordia di Dio su di noi.

  Maria invece ci guida a dire eccomi, non obbedisco ciecamente. Non capisco ancora tutto, ma mi fido, Dio non mi vuole fregare. Non serve nascondersi e fuggire ma lasciarsi raggiungere.

La serva del Signore: voglio servirti, Signore perché tu non mi vuoi fregare ma far camminare nel giardino con te, nuda di quello che sono, come sono, senza problemi perché mi hai creata tu e mi conosci. Voglio che la mia vita ti serva a qualsiasi cosa. 

Che tragedie sono le vite delle persone che si sentono inutili, che non servono a niente… Invece…Avvenga per me secondo la tua parola, quella che non mi frega, non mi spaventa, non mi fa girare dall’altra parte e trovare scuse.

  Maria in questo Avvento rafforzi in noi la fiducia che vale la pena fidarsi di Dio offrendogli la nostra disponibilità a servirgli…a servirlo, ad essere strumenti della sua tenerezza, della sua giustizia, della sua speranza, angeli a nostra volta di una parola di vita eterna che rimbombi in ciascuno di noi. Mezzi pieni o mezzi vuoti, cerchiamo di essere bicchieri che sanno farsi strumenti disponibili, come è stata la vita stessa di Maria che si è fatta spaziosa e accogliente per lui e per ciascuno di noi.