Dimmi come ti senti guardare e … Omelia Immacolata Conc. B.V.N. ’25

Non è solo la questione del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto.

La fede spesso, è un gioco di sguardi. Potremmo tranquillamente dire: dimmi come ti senti guardare da Dio e ti dirò che cristiano sei; come pure…dimmi come guardi e ti dirò che cristiana sei… te stesso, la gente attorno a te, quello che accade, la natura..come guardi alla realtà? Cosa vedi? E come lo interpreti? Giudizi, pregiudizi, paura, simpatia, speranza, premura, indignazione..cosa nasce in noi? Il nostro sguardo è umano, certo, ma in noi Dio ci dona la capacità di guardare come Gesù Suo figlio guarda, osserva, accoglie. Gesù provava compassione per i più miseri, si indignava di fronte a quel che vedeva nel tempio, piangeva impotente guardando Gerusalemme che lo continuava a rifiutare ma si commuoveva vedendo bambini e gli emarginati.

“ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura.”

Alla precedente libertà di passeggiare nel giardino Eden alla brezza del giorno…a questa risposta. Ma che è successo?

La mela, certo, il serpente: hanno tradito l’uomo ingannandolo su Dio, non più visto come benevolo, creatore appassionato e innamorato delle sue creature ma come uno che ti vuole fregare. E Adamo ha paura. Vede male Dio e si sente sbagliato.

  Ora sente dio permaloso, intransigente, rigido. Glielo hanno venduto così e ci è cascato. Era nudo anche prima, nel giardino come ora, ma adesso questo suo modo di essere gli fa problema perché non vede più Dio dalla sua parte ma contro. Ecco la fregatura che ci condiziona spesso. La paura di essere noi stessi davanti a dio, vergognandoci della nostra umanità, delle emozioni, se piangiamo, se sbagliamo, se se se…”perché ho meritato i tuoi castighi”…  in questa valle di lacrime….

  E la paura fa fuggire, Adamo come noi: restiamo a testa bassa, non ci lasciamo raggiungere dalla buona notizia del vangelo, non vogliamo sentire su noi il suo sguardo di pace ma ci inventiamo tante cose da fare, tante devozioni che ci distraggono ma giustificano di fronte all’essenziale che è invece riconoscere e provare uno sguardo d’amore di Dio su di noi.

 Anche Maria ascolta la voce di Dio che attraverso l’angelo gli annuncia una cosa davvero che spaventa, perché è invitata a fidarsi. A guardare alla realtà che le viene offerta in modo anche divino, non solo umano. Anche lei è messa a nudo; fidarsi o meno…ma non se ne vergogna, come Adamo. Non si vergogna di essere umana. Perché è solo la sua e la nostra umanità quella che interessa a Dio per salvarla e salvarci.

  Adamo inizia la catena delle autogiustificani, delle accuse e delle colpe, meccanismo perverso e infantile. Volevano con Eva essere liberi e come Dio, decidere da sé, bastare a sé stessi ma adesso non hanno nemmeno coraggio di assumersi la responsabilità adulta del proprio gesto e trovano solo scuse.

Io verrei anche a messa, ma non posso fare la comunione, perché mi hanno insegnato che prima ci si deve confessare e io non me la sento…” mi dice tutta devota e dispiaciuta una signora qualche giorno fa… (secondo me sperando mi sentissi in colpa in quanto prete rappresentante della chiesa cattivona che la costringe a confessarsi prima di comunicarsi…) Ma allora, io le chiedo..chi le impedisce di venire a confessarsi…se ci tiene così alla comunione… e scende un silenzio imbarazzato, balbettando scuse, si però, è vero ma…vedrò.

  Ecco come noi ci mettiamo in condizione di voler stare lontani dallo sguardo d’amore e misericordia di Dio su di noi.

  Maria invece ci guida a dire eccomi, non obbedisco ciecamente. Non capisco ancora tutto, ma mi fido, Dio non mi vuole fregare. Non serve nascondersi e fuggire ma lasciarsi raggiungere.

La serva del Signore: voglio servirti, Signore perché tu non mi vuoi fregare ma far camminare nel giardino con te, nuda di quello che sono, come sono, senza problemi perché mi hai creata tu e mi conosci. Voglio che la mia vita ti serva a qualsiasi cosa. 

Che tragedie sono le vite delle persone che si sentono inutili, che non servono a niente… Invece…Avvenga per me secondo la tua parola, quella che non mi frega, non mi spaventa, non mi fa girare dall’altra parte e trovare scuse.

  Maria in questo Avvento rafforzi in noi la fiducia che vale la pena fidarsi di Dio offrendogli la nostra disponibilità a servirgli…a servirlo, ad essere strumenti della sua tenerezza, della sua giustizia, della sua speranza, angeli a nostra volta di una parola di vita eterna che rimbombi in ciascuno di noi. Mezzi pieni o mezzi vuoti, cerchiamo di essere bicchieri che sanno farsi strumenti disponibili, come è stata la vita stessa di Maria che si è fatta spaziosa e accogliente per lui e per ciascuno di noi.

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