
Lucio Fontana, Concetto spaziale 1958
Non l’aveva mai fatto nessuno. Dalle pitture rupestri sulle pareti delle caverne, a quelle delle chiese da affrescare, passando per tavole di legno nel Medioevo fino alla carta e alle più moderne tele; non lo aveva mai fatto nessuno. Tutti i pittori della storia si erano limitati a dipingere qualsiasi cosa, saldi di fronte al muro o distaccati davanti alla loro opera d’arte. Poi arriva lui.
È il 1958 e Lucio Fontana, artista di origini argentine ma naturalizzato qui in Italia, fa una cosa inedita: prima buca e poi soprattutto taglia le sue tele; uno o più tagli netti, brutali, perfetti.
Un gesto di rottura con la pittura tradizionale per aprire l’opera d’arte ad una nuova dimensione: lo spazio e il tempo, l’infinito.
Il taglio è distruzione e creazione assieme, rompendo il vincolo visivo della tela per andare oltre lo statico, il visibile, le due classiche dimensioni frontali ma separate.
Lo spettatore è invitato a “entrare” visivamente nell’opera, guardarci dentro, partecipandovi emotivamente e a interrogarsi su cosa ci sia oltre la superficie, lo spazio, invocando un tempo misterioso da attendere, scoprire e attraversare.
Personalmente amo tutte le sue opere che mi emozionano e commuovono sempre. É stato un genio: il gesto artistico si fa scultoreo: il quadro diventa oggetto, la tela assume profondità e volume, la luce, filtrando dai fori e dai tagli, crea un gioco percettivo che coinvolge attivamente l’osservatore.
Solo Dio aveva fatto questo, prima di lui e oggi siamo qui per questo. Anche il Natale è distruzione e creazione assieme. Solo Dio, con suo figlio Gesù ha eliminato per sempre la distanza tra il divino e l’umano, fondendoli; ha abbattuto il distacco tra cielo e terra, unendoli; il tempo e lo spazio non sono più gli stessi delle religioni ufficiali o pagane, dei culti, delle devozioni della storia.
Gesù decidendo di venire ad abitare in mezzo a noi ha tagliato le distanze e sconvolto tutto: da allora, come dopo Fontana, lo spazio e il tempo sono profondamente diversi. La terra, non più separata e lontana, ma abitata dal cielo. Inaugurata la presenza fisica dei cristiani nei 5 continenti: campanile, chiesa e oratorio quasi in ogni paese, conventi, abbazie, monasteri oppure le comunità dove si aiutano le persone… tutti gli ordini religiosi coi loro differenti carismi sparsi nel territorio o le vostre famiglie che agiscono in nome di Cristo, da una suora che vive sola in mezzo ai musulmani in Turchia fino alle piccole comunità di laici in Amazzonia, dai missionari in Africa alle piccole parrocchie nelle isolette in Oceania.
È iniziato anche un nuovo tempo, il 2025 durante Cristo: Dio ha scelto di coinvolgersi e inzupparsi in questa nostra terra, abitandola con la sua presenza, inaugurando il Regno di Dio in mezzo a noi. La profondità possibile oltre la tela e lo spettatore.
Non ha più senso da allora parlare di sacro e profano, materiale o spirituale perché tutto è abitato dallo Spirito di Dio. Ecco il Natale. Quel bambino poi ha stravolto l’idea di religione, di culto frontale asimmetrico, dal basso verso l’alto; di paura, calcolo, merito, di sacrifici da fare per tener buoni e ottenere, ha posto fine ad un modo di vivere la religione indicando un volto diverso di Dio, che cammina al tuo fianco: il Vangelo lo definisce come Verbo, che era Dio: verbo significa azione concreta… che ora viene compiuta, che tu ricevi…adesso. Gesù è come quel taglio, una crepa nel cielo che inizia a far arrivare un raggio della luce di Dio, la luce vera dice il vangelo ad illuminare per sempre il nostro buio. Nulla può più esser come prima. La realtà non è un quadro da guardare ma un’esperienza da vivere guidati dallo Spirito.
Solo il cristianesimo è la religione, unica al mondo nei millenni, in cui non siamo più noi a dover guardare in alto al cielo per adorare, ma Lui, Dio, il divino a venirci a cercare, tagliandoci la strada, per renderci divini, non solo esaudire le nostre misere ed umane richieste. “Da Dio sono-siamo stati generati”… glielo permettiamo? Come davanti a una tela di Fontana, siamo chiamati ad andare oltre quel che siamo sempre stati abituati a vedere o sentire davanti a noi per percepirne una presenza, un profondità da scoprire. E noi abbiamo contemplato la sua gloria, ci rassicura Giovanni. Quel Verbo ha inaugurato, come un taglio, una qualità inedita di religione, di fede, di vita. Come la quarta parete nel teatro, ha offerto un modo nuovo di essere umani, impastati, tagliati col divino. Siamo attraversati, come una tela, da qualcuno.
Offerto, ho detto, perché fin da subito questa iniziativa di Dio di venirci a prendere ha creato insofferenza, scetticismo, resistenza.
Terribile Giovanni nel vangelo: “il mondo non lo ha riconosciuto, i suoi non lo hanno accolto” i suoi… È stato il potere religioso a condannare a morte Gesù, lo dimentichiamo volentieri ma da complici. È un certo modo di intendere la religione e la chiesa, da sempre e in particolare modo oggi, ad aver reso Dio superfluo, il vangelo inutile, la risurrezione un’optional, l’appartenenza alla chiesa sterile. E a far sentire che ci si può dire cristiani lo stesso… solo dire però, da osservatori atei devuoti, non da chi ne abbia mai fatto esperienza.
Eppure da allora, attraverso 2000 anni, Dio continua a venirci a cercare, a voler condividere la nostra umanità di cui continuiamo a vergognarci. La storia della chiesa è questo. La vita delle nostre parrocchie è chiamata a questo, la nostra fede è chiamata continuamente a convertirsi da un uso tradizionale e persistente della religione, frontale, che ci rende spettatori come tutte le altre religioni, ad una fede umana, abitata dal figlio, profumata di risurrezione, destinataria di una “nuova ed eterna alleanza” che lui scendendo è venuto ad offrirci, qui e ora, portando gioia e pace.
Avete, ad es., appena detto “Lode a te o Cristo”, rispondendo a Cristo in persona, dandogli “del tu”, abbattendo gesti di culto, sottomissione, paura, chiamati invece a confidenza e famigliarità.
I sacramenti che celebriamo, le benedizioni che riceviamo, le preghiere che facciamo, il bene che scegliamo, le giustizia che vogliamo, la bellezza che contempliamo…non sono tutti modi in cui Cristo è presente e agisce in noi e attraverso di noi? Eppure tutte le volte che lui si avvicina, lo teniamo distante, ma quando gli permettiamo di avvicinarci…una prospettiva si apre oltre la tela dove proiettiamo le nostre immagini di Dio…di fronte al quale essere spettatori passivi e sazi senza voler attraverso quella realtà che Lui ci ha tagliato davanti.
E allora quando penso a tanti modi poco liberi e liberati di vivere la fede, al tempo che non troviamo mai per Lui cioè per noi, al sentirci tanto credenti ma senza la luce del vangelo, alle tante scuse e giustificazioni per non accoglier Dio come Padre, quando sappiamo solo ricordare il passato glorioso ma non il presente significativo del nostro credere, quando vogliamo dimostrarci cattolici perché abbiamo fatto il presepe ma senza desiderare di comprenderlo…e tante altre cose che non ci fanno vivere l’esperienza diretta e profonda del salvatore, allora penso che il Natale possa cominciare proprio se facciamo come Lucio Fontana, coraggio…facciamo come lui, con tutte queste zavorre inutili…
iniziamo a darci un taglio!