
I film più visti, i concerti più seguiti, le morti più famose, la cronaca più originale, i successi sportivi memorabili, le parole più cercate on line: come ogni fine anno non c’è altro sui mezzi di comunicazione di massa. Elenchi di qualsiasi cosa stia entrando nella storia; il 2025? Ah già, l’anno in cui… Siamo così spesso di fretta e immersi in un continuo flusso di stimoli che non è male averne una sintesi per poter archiviare questi mesi.
Serve uno sguardo neutrale, oggettivo, che sappia decifrare statistiche, l’accumulo di notizie da riordinare, secondo alcuni criteri precisi…Ognuno potrebbe farlo per sé e per la propria famiglia! Ma poi come stiamo? Indifferenza, superficialità, nostalgia, rimpianto, rammarico… cosa resta in noi?
Dipende dal nostro sguardo. La fede ci aiuta? Essere cristiani si esprime anche attraverso il modo in cui scegliamo di guardare a noi stessi e in questo caso alla realtà. Pensate a S. Giovanni nel prologo appena ascoltato: “tutto è stato fatto per mezzo di luie senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste”: un’espressione forte ma che peso le diamo? Come fa ad essere “vangelo=buona notizia”? Riesco o è davvero possibile guardare a tutto ciò che esiste e riconoscervi le impronte, il profumo di Cristo, come se fosse appena passato in una stanza fumando un sigaro?
Siamo chiamati a desiderare almeno questo sguardo sul reale: quello che mi circonda, in cui sono immerso, è stato fatto, cioè pensato, sognato, realizzato per me. Papa Francesco parlava di una Casa comune. Quanto siamo dentro a questa prospettiva di fede? Del resto noi cristiani siamo quelli che possono chiamare la “Creato” cioè qualcosa che Dio ha preparato per noi, perché ne godessimo, sentendoci destinatari fortunati di tramonti, mari e fondali marini, Pale di SanMartino e laghetti alpini, albe e nuvole, fiori multicolori, frutte e verdure di ogni specie, animali e farfalle, insetti (no le cimici) , e questo ci facesse sentire pieni di gratitudine, stupore e armonia. Infatti prosegue il vangelo “venne ad abitare in mezzo a noi;e noi abbiamo contemplato la sua gloria”. Ma dove e come? Pensiamo a S. Francesco, al “Cantico delle creature…”
La sfida a trovare la sua gloria in quello che stiamo vivendo: sia quello che ci parla di Lui sia quello che riusciamo a fare in nome suo; la spiritualità dei gesuiti invita a vivere facendo tutto per la maggior gloria di Dio, insomma il nostro stile di vita gli fa pubblicità… Credo sia una sfida importante da fare nostra.
Il rischio è di avere sguardi atei sulla realtà, senza Dio, senza cercarlo o riconoscerlo, imparerò solo a vedere le cose che non vanno, gli scandali, facendo di tutta l’erba un fascio, si dice, confondendo l’agire spesso delirante dell’uomo con la volontà di Dio, il mondo come Lui ce l’ha affidato e la libertà che abbiamo di sfasciare tutto; credo sia molto facile, il male fa sempre più notizia e rumore e così restiamo in balia di decine di telegiornali e programmi che per interi pomeriggi o fino a notte fonda ravanano il male, interviste, esclusive, scandali, e come ci sentiamo dopo? Delusi, frustrati, impotenti, scandalizzati, disgustati, insomma peggiori.
Credo sia il rischio anche nostro come parrocchie: sguardi atei sulla realtà che siccome non è più come eravamo abituati a vederla e considerarla, allora è sbagliata e negativa. Siccome non c’è più un parroco per parrocchia allora… eccetera. Mi fermo.
venne tra i suoi ma i suoi non l’hanno accolto, ammonisce Gv
Come se il problema vero oggi…fosse il numero dei preti. Ma dai…
Allora la fede ci ricorda che il regno di Dio, spesso piccolo come un granello di senape o un pugno di lievito è già in mezzo a noi e cresce, lo Spirito è già all’opera, la risurrezione è lentamente in atto, sta a noi crederci, sceglierlo, sfidarci e trasformare il nostro sguardo. Difficile, si, spesso si ma non impossibile. Credo sia questione di abitudine e allenamento. Ma vale la pena provarci, altrimenti tanto varrà cantare che “i cieli e la terra sono pieni della tua gloria” comediremo nel Te Deum… ma anche qualsiasi altra preghiera. Il male non ha vinto ne prevarrà. Che parte del bicchiere vogliamo vedere con gli occhi della fede e del vangelo?
Quando ti insegnano a guidare ti dicono di guardare avanti, al punto dove auto o moto devono andare, il resto verrà da sé…ci andranno da sole… chiediamo al Signore di imparare a fare altrettanto. Uno sguardo grato sulla realtà che lui ha fatto e continua a fare e creare per noi, ci consenta un agire solidale per la nostra casa comune e corresponsabile per una società rinnovata e per le relazioni che ci sono state affidate.
Impariamo a guardare il mondo come lo guarda Lui e scegliamo di fare la sua maggior gloria perché gli ultimi ne possano godere e gli indifferenti e non credenti, se ne possano accorgere.