Siamo quello che attendiamo – Omelia Epifania ’26

 L’epifania tutte le feste porta via. È solo un modo di dire, certo ma contiene una grande verità e ci fa molto bene ricordarlo.

Le feste iniziano e finiscono, ma soprattutto si preparano. Quello che in genere ci mette più in ansia, i preparativi, ma forse da anche più gusto. Mi verrebbe da dire che siamo fatti…per l’attesa.

Attendere…tendere verso…. direzione. 

Viene in mente la poesia di Leopardi “Il sabato del villaggio”.

Un mese di Avvento, con 3 feste in 2 settimane: Vigilia-Natale, Capodanno, Epifania; il tempo di quaresima e quello più lungo di Pasqua. Siamo fatti per l’attesa, perché abbiamo dentro, soprattutto qui in Occidente, una percezione lineare del tempo; cioè agenda che scorre e calendari da girare. Abbiamo un passato alle spalle, un futuro davanti e spesso un presente che non ci basta mai. Eppure… Siamo fatti per l’attesa e ce lo dice il fatto che vivendola diamo il meglio di noi con premure, fantasia, creatività, lavoro perché c’è da accogliere, festeggiare, celebrare assieme ai nostri cari. Ci affanniamo per fermarci. Ma soprattutto lo facciamo con la leggerezza che nasce dal fatto che tanto poi è festa. Il sabato è bello perché dopo c’è la domenica. La domenica invece mentre trascorre, sente scendere su di sé l’implacabile ombra del lunedì. E questo spegne piano piano la gioia. Un conto è uscire sabato sera, un altro è domenica sera quando senti crescere l’amarezza che “domani è lunedì e c’è scuola o da lavorare”. 

Sarà per questo che esistono Santo Stefano e il lunedì dell’angelo, pasquetta, per trattenere un po’ il senso ed il gusto della festa.

   Succede anche ai Magi: li posso immaginare laggiù nel lontano Oriente indecisi sul mettersi in viaggio, con le spese e i preparativi indispensabili, coi dubbi e paure naturali: ma e se ci sbagliassimo? Di stelle ce ne sono tante! e che ci andiamo a fare? e se ci perdiamo? Ne varrà la pena? Ma poi partono, si incamminano trepidanti, impazienti, spinti da una grande desiderio, curiosi, affamati di risposte. Hanno colto una promessa!  

  Sarà festa, cioè gioia e soddisfazione, qualcosa succederà, troveranno quello che stanno cercando. Come ogni domenica, e gli altri giorni che celebriamo, fosse anche il nostro compleanno…il tempo contiene una promessa davanti a noi che ci ispira e motiva…e lo seguiamo. Ci fa alzare, preparare, impegnare. Noi funzioniamo così. Avvento e Quaresima preparano i cuori all’incontro centrale della nostra fede, nascita e risurrezione.

La vita per noi ha senso se ha una direzione e una meta davanti.   

   L’uso del tempo che facciamo o subiamo decide della qualità della nostra vita: un rapporto disfunzionale con esso, focalizzato sul passato (nostalgia, rimpianto) o sul futuro (preoccupazione eccessiva, prestazione), genera ansia e depressione, alterando la ns percezione temporale: la depressione rallenta il tempo (non passa mai), mentre l’ansia lo accelera (corre troppo in fretta). Avere davanti un lunedì o il 7 gennaio spegne a poco a poco la festa della domenica. Figuratevi avere un futuro davanti spento e buio, carico di incertezze, previsioni terribili, guerre, catastrofi, cambiamenti climatici: toglie la voglia di vivere, sperare, credere e far nascere figli. Ti fa chiudere nel presente, implodere. 

Noi non funzioniamo così. Non lasciamoci paralizzare dalla paura.

 I Magi invece sanno fermarsi, chiedere luce e consiglio e poi, ci dice il vangelo…provarono una gioia grandissima:  hanno trovato quel che cercavano pur con una grande sorpresa. Il vangelo è molto sobrio nell’espressione…si prostrarono e lo adorarono. Non proprio atteggiamenti da scienziati razionali e astrologi esperti, eppure… Chissà che avevano capito, che ne sapevano della religione ebraica e di quel che sarebbe stato. Eppure hanno percepito qualcosa di diverso in loro, l’attesa ed il viaggio avevano avuto senso, la promessa di pienezza era stata realizzata. Avevano la festa nel cuore. 

E anche per loro però c’è stata la domenica, dopo il sabato, nel senso che han dovuto mettersi in cammino per tornar a casa. Matteo sottolinea che per un’altra strada fecero ritorno al loro paese. Interessante, pare suggerire che la festa dovrebbe lasciarci diversi. Che preparare e celebrare nel tempo che viviamo può dare alle nostre vite un ritmo e una direzione nuova. Che ci fa bene.

Poi ci son quelli che vivono come i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, sapendo a memoria le cose, tipo catechismo di san Pio X ma senza desiderio né fame. Cristiani spenti e seduti, ma sempre devoti e presenti. 

E quelli come i Magi che hanno solo intuito una promessa e si mettono in cammino. Sgangherati, insicuri, fragili, scettici ma in movimento. Noi da che parte stiamo?

Quante volte siamo in balia della paura che la vita cristiana sia una fregatura, un limite…penso in particolare ai giovani…

 La promessa di una nuova festa, di una direzione, orienti, che bella parola, la nostra vita ordinaria, donandoci in essa il gusto della ricerca e dell’attesa stessa, non l’ansia del risultato e la paura di non farcela. Ma solo la voglia di camminare con coraggio.

  Chiediamo a Dio Padre di fare esperienza che la fede per noi è attesa bella di una promessa di salvezza già in parte realizzata ma ancora da vivere in pienezza, nel tempo che ci viene regalato.

Chiamiamo per nome i nostri desideri e mettiamoci in cammino, ne vale davvero la pena, …il successo del film di Kekko Zalone forse… ce lo può perfino testimoniare. 

Buon cammino, allora, …siate come i magi, ascoltate i vostri desideri di vita!

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