Sciando con Gesù… Omelia IV domenica quaresima ’26 -A

In settimana ho letto un articolo che mi ha emozionato, pensando poi a questo vangelo. Un’intervista sul Post: gli atleti paraolimpici che nelle nostre montagne, fanno le gare di sci. Pare impossibile ma sciatori ipovedenti o del tutto ciechi, giù a 100 all’ora nello slalom gigante. Lo fanno con uno sciatore guida che scende davanti qualche secondo prima, dando loro il tempo, ritmo, avvisando di curve e pieghe, con tute molto colorate, microfoni e auricolari e perfino una musica alta da seguire…un’empatia e una sintonia pazzesche ma anche una fiducia immensa in chi ti guida.

   Dopo la samaritana di domenica scorsa, col gusto dell’acqua che disseta davvero, pare che la liturgia oggi ci provochi a prepararci alla Pasqua con un altro senso, quello della vista. Saper vedere o meno, apparenze o cuore, come nella prima lettura, dove il profeta Samuele annuncia e ricorda che Dio ha uno sguardo che va oltre, non solo umano sulla realtà. E che proprio questo sguardo fa vivere in maniera nuova, da risorti potremmo dire. L’ho sempre pensato: la fede è un gioco di sguardi. Avere il coraggio di chiederci: dimmi come ti senti guardare da Dio e ti dirò che cristiano sei.   Secondo voi Dio Padre, come ci guarda? ATTENDI

  Pasqua è scegliere, darsi il permesso almeno di provare a vedere in modo diverso, da risorti: di vedere se stessi, gli altri e la realtà dal punto di vista di Dio. Non è facile, per questo la quaresima è tempo propizio di prova e allenamento.

Nel vangelo i discepoli provocano Gesù sul perché quell’uomo sia cieco. La colpa deve essere di qualcuno, di Dio insomma. Quante volte anche noi cerchiamo arrabbiati un dio colpevole o menefreghista di fronte a quel che non capiamo: malattia, lutti, disastri…dov’era Dio? ci chiediamo e magari abbandoniamo la fede. Ecco la cecità: hanno una visione cieca della giustizia, la domanda è chiusa in una prospettiva retributiva e meccanica, secondo cui Dio è un contabile permaloso che affibbia il male secondo il peso della colpa. Domanda meschina che rende tra l’altro, un oggetto il malato, incolpevole.

E gli scribi coi farisei? Chiusi dentro una certa immagine di Dio che determina la religione… siccome non osserva il sabato, non importa se ha guarito e ridato vita, non viene da Dio, è peccatore.

Il potere religioso manipola Dio a partire dalle proprie intenzioni e convinzioni. Come fa Trump coi suoi adepti, pronti a benedirlo. Altra cecità. Anche nelle nostre parrocchie spesso c’è la stessa cecità di fronte a un mondo che è cambiato, non è più cristiano, disinteressato a Dio, tutto lo dimostra, ma non lo vogliamo vedere. Vorremmo essere solo sicuri come una volta, come eravamo abituati, tutti cristiani tutti contenti. Ciechi. Guardiamo da ciechi e da atei una realtà in cui comunque Dio ed il suo spirito sono al lavoro, la salvezza passa per strade inedite e poco consuete a chi cerchi sempre il passato rassicurante.

  Anche sulla strada di Emmaus i due non vedono Gesù ma solo un foresto…perché per loro la realtà era solo quella che..eccetera.

  C’è invece una realtà che permette di vedere oltre, altro, come per gli sciatori paraolimpici. Quando non ti fermi all’apparenza, quando distingui il peccato dal peccatore, la persona dal proprio passato, dai crimini e dai reati commessi, cosa faticosissima, penso al mio servizio al Ceis…dove pare impossibile sperarsi diversi. Abbiamo sempre tutti bisogno di sentirci guardare con attenzione e misericordia, senza sentirci in imbarazzo o messi a nudo. La mamma che guarda un figlio che sbaglia, la persona disabile che non si sente guardata con compassione, chi pensa di non valere che sente si sono accorti anche di lui, il prete che assolve il peccatore, il medico che cura il criminale, il poliziotto che tratta con umanità il mafioso, saper andare oltre quello che si vede, senza assolutizzarlo.

Si tratta di imparare a guardare come guarda Dio coi suoi occhi, la sua attenzione, che riesce ad incorniciare la realtà in modo diverso, dandole un significato ulteriore. Gesù vuole essere la nostra guida, come sciatori ciechi che siamo, darci un ritmo e un tempo nuovo, degli occhi affamati di vita, di inedito, non miopi su quel che vedono ma capaci di far risorgere con uno sguardo che porti pazienza, perdono, premura, accoglienza e quindi speranza, normalità.

Essere cristiani inizia non quando ce lo sentiamo noi, ma quando ci sentiamo guardare così dalla misericordia del Padre; la risurrezione stessa inizia guardando a me stesso e agli altri dal punto di vista di Dio, dalla croce per noi, per amore.

  Dimenticavo! a quelle gare di sci viene chiesto al pubblico di stare in assoluto silenzio per permettere gli sciatori di sentire…

 o forse, mi piace pensarlo,

 perché certi miracoli tolgono semplicemente le parole…

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