Caro Cero Pasquale (Veglia Pasquale -A ’26)

Caro cero, si, anzi caro cero pasquale. Ti dobbiamo proprio ringraziare. Lo faccio a nome della comunità con queste poche righe. Da un paio d’anni ti scegliamo con cura, di autentica cera d’api: morbida, pesante, profumata e naturale.

Perdonami se ti ho fatto un po’ male poco fa, conficcandoti, come chiodi sulla croce, quei 4 grani d’incenso, ai 4 punti cardinali, con le lettere greche alfa e omega, come dire A e Z, cioè dappertutto e da sempre per annunciare e ricordare che…A lui appartengono il tempo e i secoli…cioè insomma la storia, quella nostra storia tutta abitata dalla Sua presenza, dalla A alla Z di noi, di tutto ciò che siamo, ecco la salvezza, siamo nel 2026 durante Cristo, il Suo regno si sta già realizzando e viene anche attraverso di noi: venga, diciamo nel PN, un congiuntivo di desiderio…

   Ti abbiamo portato in processione con solennità e mentre iniziavi ad illuminare la chiesa, il nostro buio, ci siamo ricordati del perché lo facciamo e del tuo ruolo nella liturgia: simboleggiare Cristo luce vera del mondo che mai si spegne, abbiamo cantato.

L’ho urlato tre volte e abbiamo tutti ringraziato Dio per te, non più solo pezzo di cera ma un tutto di vita nuova.

Ecco perché ricevi la nostra gratitudine come incenso profumato che sale a Dio padre per noi.

  Guardando il tuo collega dell’anno scorso, il cero vecchio, in questi giorni, dopo un anno, è quasi struggente: si è consumato durante le nostre liturgie, ricordandoci il tempo trascorso, la presenza di Cristo che ci racconti, da non dare per scontata. 

Ha partecipato a quasi 30 battesimi e 90 funerali…

Testimone silenzioso mai muto, luce diversa, della risurrezione, di cui abbiamo così bisogno, concreta, naturale, profumata come te. Una presenza da percepire, delicata ma intensa, come la tua fiammella tremolante, leggera, stella che non conosce tramonto, abbiamo sentito nell’Exultet. Ti sei consumato tanto, nel tempo, come l’amore degli sposi o dei genitori, di chi si appassiona ad una causa, per fare spazio, accogliere, consumandosi per amore.

Proprio come abbiamo sentito fare da Dio nella creazione, la 1a lettura Genesi, le cui prime parole, -le prime parole di Dio nella Bibbia, son proprio “E sia la luce”. Eccoti a noi, allora. 

Sei testimone di come ci ama Dio, ritirandosi, per farci spazio, e crearci. Dio crea ritirandosi, come fa l’amore che lascia vivere l’altro, senza potere, senza volerlo possedere o trattenere.

E allora ti useremo ancora, nei battesimi delle nostre figlie e figli… pregando queste parole:

A voi, genitori, e a voi, padrini e madrine, è affidato questo segno pasquale,
fiamma che sempre dovete alimentare. Abbiate cura che i vostri bambini, illuminati da Cristo, vivano sempre come figli della luce; e perseverando nella
fede,
vadano incontro al Signore che viene, con tutti i santi, nel regno dei cieli.»

  Chissà che guardandoti ce lo ricordiamo anche noi, per vivere da figli della luce. Che significa?  L’ ha annunciato il profeta Baruc, nella 6a lettura, una sapienza, cammina allo splendore della sua luce… La luce della risurrezione è una sapienza, ci annuncia cioè un sapore nuovo da poter dare alla nostra realtà.

Anche Ezechiele, nella 7a, ne da un esempio concreto: 

porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere, vi farò osservare e mettere in pratica, io sarò il vostro Dio.

La luce della risurrezione, dal nostro battesimo, ci ha reso come lampade, che contengono questo spirito di Dio in noi, di cui porci in ascolto. Possiamo chiamarla coscienza, se ci va, la voce di Dio che ci indica il bene e il meglio possibile per noi qui, adesso.

Siamo lampade già abitate da una luce, non restiamo sotto il moggio della paura, Gesù ce lo ha raccomandato, sale e luce…

Consumare la propria vita, non trattenerla, come il chicco di grano, come Dio ha iniziato a fare creando il mondo, come cera o incenso che solo bruciando profuma tutto attorno a sé.

Come l’eucaristia da mangiare per vivere oggi in eterno.

   Ma hai anche accompagnato, caro cero, tanti nostri defunti: non ti sei solo consumato ma ti sei accartocciato in un grumo di dolore, come quando soffrendo ci chiudiamo in noi stessi: l’hai fatto anche tu, con noi, come Gesù che piange commosso per la morte di Lazzaro o soffre in silenzio ma convinto, sulla croce.

  Collocato vicino alla testa del feretro, sei stato luce che indica e accompagna alla risurrezione, torcia nella notte del lutto che lascia impotenti, per indicare una via cui credere, un pertugio di luce che trasformi il buio della morte in porta di fede da attraversare, per imparare a credere, balbettando il bisogno di vita nuova.

Sei stato come nella 3a lettura dell’esodo, quando il popolo al buio della schiavitù e della morte, segue proprio quella colonna di luce, un Dio liberatore che fa strada con noi, attraversando la porta della morte, verso la terra promessa in cielo per ciascuno di noi. 

   Infine da domani e fino a Pentecoste, sarai sempre qui, ripeto, testimone silenzioso ma non muto. Nel tempo di Pasqua 

sei al posto del crocefisso, perché dobbiamo celebrare 50 giorni di risurrezione e tu ce lo devi rammentare, eloquente nel continuare a consumarti nel tempo che scorre con noi.

Sei come quella luce fioca dell’alba del primo giorno in cui le donne corrono al sepolcro…un giorno talmente diverso da non avere domani, come quello che ci attende nella comunione coi nostri defunti in cielo, al convito eterno che Dio ha in serbo per noi.

Caro cero… di quanto ti siamo tutti debitori.

Accetta la nostra gratitudine: fa che si trasformi in preghiera, in affidamento, in discernimento alla verità illuminata dal vangelo, buona notizia di risurrezione possibile.

Porta socchiusa da spingere e attraversare, per un oltre che promette vita.

Donaci di essere come le api che ti hanno creato: laboriose, umili, corresponsabili, utili e libere solo perché unite; 

che le nostre comunità, illuminate dalla tua luce, siano alveari di pace, custodendo una speranza e una certezza che non tramonta, vivere da risorti… è l’unico modo cristiano di vivere.

Gesù casalingo… Omelia di Pasqua 2026

   La morte con gli occhi chiusi fa meno paura, meno impressione, pensiamo. Classica scena da film: muore uno e c’è subito chi gli abbassa le palpebre, magari, lo dico in punta di piedi, è successo di farlo anche a noi. E poi si copre, con un telo. Chissà perché. Come se coprendo potessimo solo ricordare le cose belle non restando impressionati. Preferisco ricordarlo com’era, diciamo non volendo magari andare in obitorio.

   Il sudario di cui parla il vangelo, aveva quello scopo: un panno di lino appoggiato delicatamente sul viso del defunto. E poi i teli, come abbiamo sentito, il sepolcro nuovo, la nuda pietra.

È tutto finito. Basta, non ne parliamo più. 

E poi accade quanto ci ha raccontato il vangelo. Maddalena, Giovanni, Pietro, corrono in fretta e tutti vedono cose diverse. 

Maddalena non vede che la pietra spostata ma racconta subito che hanno portato via il corpo. Giovanni? Si china, si abbassa ma vede solo i teli e se ne resta fuori, per rispetto a Pietro o quel che è. Pietro infine entra, vede i teli e nota il sudario. Dettaglio interessante. Il sudario ben piegato e riposto in un angolo a parte, con cura e pazienza. Ma che senso ha?

   Io non so voi, ma se fossi risorto… uno sputo sulla tomba di Giuda, una tirata d’orecchi a Pietro, una sgridata ai dodici che se ne sono andati, un calcio nel didietro ai soldati che mi han flagellato, un gesto dell’ombrello a Caifa e a tutto il sinedrio, un marameo a Pilato e alle sue domande filosofiche.

   Invece no: il re dei cieli, il Risorto, il Messia, il figlio di Dio che poteva chiamare 12 legioni di angeli a salvarlo, quello che guariva, stupiva, convertiva e… cosa fa appena risorge? PAUSA

Si mette… a piegare il sudario.   Chi dovrebbe averlo fatto, se no?

   Il primo gesto di gloria del risorto è questo. Piegare il sudario.

Sembra fare il filo a quanto Pietro nella prima lettura racconta…

Dio lo ha risuscitato al 3° giorno e volle che si manifestasse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi (modestamente!!!) che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti.. eco un altro biglietto da visita con cui il risorto si presenta…senza dimenticare la grigliata di pesce che racconta dopo un’altra pesca miracolosa, al 21 di Gv.

Niente cose da spiegare, annunciare, capire, solo comunionecioè cose semplici, mangia, bevi, condividi, rimetti in ordine il sudario … quasi a far capire che la risurrezione inizia già qui ora, da come ti prendi cura del tuo stile di vita. Gesù così facendo pare dire:

-io non voglio nessuno dietro di me, che viva al mio posto, mi arrangio, so badare a me stesso, il sudario me lo sistemo da me.

-non ho fretta, nessuno mi sta rubando per dimostrare chissà cosa, nessuna strumentalizzazione, sono davvero morto e risorto come vi avevo annunciato, pur nella paura, nel dubbio e nell’abbandono.

-un segno di morte avvenuta, che copriva volto, identità, storia… io lo metto da parte, perché non serve più.

   Risurrezione oggi è contemplare un Gesù che compie gesti ordinari con cui ci vuole aiutare a mettere ordine. Se non la decliniamo all’ordinario, questa ennesima Pasqua che celebriamo (ennesima decina di Pasque vissute) il rischio è che sia utile come le altre, cioè non serva a nulla alla nostra vita concreta.

Quanto sono tristi le pasque atee, anche tra di noi dove ci sono solo coniglietti, fiorellini, pulcini, ovetti e frasi fatte, (anche sulla pace!).

Gesù il risorto ci dà invece l’esempio per fare Pasqua=passaggio:

metti ordine nella tua vita, soprattutto quanto non ti fa vivere ma morire di banale superficialità e scontata inerzia: invidia, gelosia, brama di apparire, possedere, dimostrare, a che ti servono?

l’ho fatto io e non lo vuoi fare tu? Metti ordine.

Sono vivo per te, per questo. Metti ordine nelle scuse per cui pensi sempre al dio delle religioni ma non al Padre di misericordia

al tuo curriculum cattolico di cui poi non sai che fartene… impara invece a piegare e metter via quel che non ti fa bene, mettere in ordine, dare una gerarchia delle priorità a cosa ti da vita autentica e cosa ti fa perdere tempo, quanto ti illude e poi delude, gli schemi mentali, le parole sbagliate che usi con te stesso per condannarti etichettarti, giustificarti, arrenderti, spiaggiarti, le dipendenze e le mentalità che ti rendono schiavo, anche se sembrano innocue…

metti ordine e impara ad aver più chiaro chi siamo e come funzioniamo; lasciati lavare i piedi, non vivere da cristiano professionista del fare per gli altri, che dà tutto per scontato, già dato, vissuto, sto a posto così! Fai spazio, lasciati voler bene, metti da parte i tuoi sudari,  è Pasqua!

  Quel panno messo da parte richiama infine, l’abbiamo detto, uno strumento, come il chiudere gli occhi, che sigilla e conferma la morte… Gesù non l’ha eliminata ma messa da parte; senza quel sudario che non gli serve più perché è vivente, possiamo infatti guardarlo in faccia, da risorto e attingere nuova forza e speranza di fronte al dolore e al lutto, possiamo guardarlo negli occhi. 

 Quando staremo soffrendo non sapremo che farcene di coniglietti, fiorellini, pulcini, ovetti e frasi fatte e auguri di pasqua atei.

Mentre stiamo soffrendo non saremo più soli e abbandonati, incompresi ma avremo qualcuno da guardare negli occhi, anche da maledire, cui recriminare quanto accaduto, quel che non capiamo ma Lui è pronto ad accoglierci, ad accompagnarci alla Pasqua.

Possiamo partecipare della sua risurrezione, sguardo nuovo sull’inedito tutto da vivere. Possiamo sentire che i nostri defunti sono dietro di Lui, già occupano il loro posto e ci stanno solo aspettando. La vita ha vinto la morte e quindi continua, sono in pace e li rivedremo. Aspettiamo con speranza e con fede di passare da loro.

Forse noi cristiani, alla fine di un triduo e della quaresima, non sappiamo nemmeno più augurarci davvero una buona pasqua di risurrezione, non sappiamo cosa possa voler dire concretamente per noi, forse nemmeno lo desideriamo… rischiamo così di tenere anche noi come un sudario davanti ai nostri occhi che ci copra il viso…ma almeno che questa Pasqua, consegnandoci un Gesù che come una lavandaia mette ordine, ci doni il gusto di un ordinario risorto e illuminato tutto da vivere, da desiderare, da risistemare, senza chiudere gli occhi come i morti ma volendo contemplare ora con uno sguardo nuovo quanto il risorto ci vorrà indicare.