
La morte con gli occhi chiusi fa meno paura, meno impressione, pensiamo. Classica scena da film: muore uno e c’è subito chi gli abbassa le palpebre, magari, lo dico in punta di piedi, è successo di farlo anche a noi. E poi si copre, con un telo. Chissà perché. Come se coprendo potessimo solo ricordare le cose belle non restando impressionati. Preferisco ricordarlo com’era, diciamo non volendo magari andare in obitorio.
Il sudario di cui parla il vangelo, aveva quello scopo: un panno di lino appoggiato delicatamente sul viso del defunto. E poi i teli, come abbiamo sentito, il sepolcro nuovo, la nuda pietra.
È tutto finito. Basta, non ne parliamo più.
E poi accade quanto ci ha raccontato il vangelo. Maddalena, Giovanni, Pietro, corrono in fretta e tutti vedono cose diverse.
Maddalena non vede che la pietra spostata ma racconta subito che hanno portato via il corpo. Giovanni? Si china, si abbassa ma vede solo i teli e se ne resta fuori, per rispetto a Pietro o quel che è. Pietro infine entra, vede i teli e nota il sudario. Dettaglio interessante. Il sudario ben piegato e riposto in un angolo a parte, con cura e pazienza. Ma che senso ha?
Io non so voi, ma se fossi risorto… uno sputo sulla tomba di Giuda, una tirata d’orecchi a Pietro, una sgridata ai dodici che se ne sono andati, un calcio nel didietro ai soldati che mi han flagellato, un gesto dell’ombrello a Caifa e a tutto il sinedrio, un marameo a Pilato e alle sue domande filosofiche.
Invece no: il re dei cieli, il Risorto, il Messia, il figlio di Dio che poteva chiamare 12 legioni di angeli a salvarlo, quello che guariva, stupiva, convertiva e… cosa fa appena risorge? PAUSA
Si mette… a piegare il sudario. Chi dovrebbe averlo fatto, se no?
Il primo gesto di gloria del risorto è questo. Piegare il sudario.
Sembra fare il filo a quanto Pietro nella prima lettura racconta…
Dio lo ha risuscitato al 3° giorno e volle che si manifestasse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi (modestamente!!!) che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti.. eco un altro biglietto da visita con cui il risorto si presenta…senza dimenticare la grigliata di pesce che racconta dopo un’altra pesca miracolosa, al 21 di Gv.
Niente cose da spiegare, annunciare, capire, solo comunionecioè cose semplici, mangia, bevi, condividi, rimetti in ordine il sudario … quasi a far capire che la risurrezione inizia già qui ora, da come ti prendi cura del tuo stile di vita. Gesù così facendo pare dire:
-io non voglio nessuno dietro di me, che viva al mio posto, mi arrangio, so badare a me stesso, il sudario me lo sistemo da me.
-non ho fretta, nessuno mi sta rubando per dimostrare chissà cosa, nessuna strumentalizzazione, sono davvero morto e risorto come vi avevo annunciato, pur nella paura, nel dubbio e nell’abbandono.
-un segno di morte avvenuta, che copriva volto, identità, storia… io lo metto da parte, perché non serve più.
Risurrezione oggi è contemplare un Gesù che compie gesti ordinari con cui ci vuole aiutare a mettere ordine. Se non la decliniamo all’ordinario, questa ennesima Pasqua che celebriamo (ennesima decina di Pasque vissute) il rischio è che sia utile come le altre, cioè non serva a nulla alla nostra vita concreta.
Quanto sono tristi le pasque atee, anche tra di noi dove ci sono solo coniglietti, fiorellini, pulcini, ovetti e frasi fatte, (anche sulla pace!).
Gesù il risorto ci dà invece l’esempio per fare Pasqua=passaggio:
metti ordine nella tua vita, soprattutto quanto non ti fa vivere ma morire di banale superficialità e scontata inerzia: invidia, gelosia, brama di apparire, possedere, dimostrare, a che ti servono?
l’ho fatto io e non lo vuoi fare tu? Metti ordine.
Sono vivo per te, per questo. Metti ordine nelle scuse per cui pensi sempre al dio delle religioni ma non al Padre di misericordia
al tuo curriculum cattolico di cui poi non sai che fartene… impara invece a piegare e metter via quel che non ti fa bene, mettere in ordine, dare una gerarchia delle priorità a cosa ti da vita autentica e cosa ti fa perdere tempo, quanto ti illude e poi delude, gli schemi mentali, le parole sbagliate che usi con te stesso per condannarti etichettarti, giustificarti, arrenderti, spiaggiarti, le dipendenze e le mentalità che ti rendono schiavo, anche se sembrano innocue…
metti ordine e impara ad aver più chiaro chi siamo e come funzioniamo; lasciati lavare i piedi, non vivere da cristiano professionista del fare per gli altri, che dà tutto per scontato, già dato, vissuto, sto a posto così! Fai spazio, lasciati voler bene, metti da parte i tuoi sudari, è Pasqua!
Quel panno messo da parte richiama infine, l’abbiamo detto, uno strumento, come il chiudere gli occhi, che sigilla e conferma la morte… Gesù non l’ha eliminata ma messa da parte; senza quel sudario che non gli serve più perché è vivente, possiamo infatti guardarlo in faccia, da risorto e attingere nuova forza e speranza di fronte al dolore e al lutto, possiamo guardarlo negli occhi.
Quando staremo soffrendo non sapremo che farcene di coniglietti, fiorellini, pulcini, ovetti e frasi fatte e auguri di pasqua atei.
Mentre stiamo soffrendo non saremo più soli e abbandonati, incompresi ma avremo qualcuno da guardare negli occhi, anche da maledire, cui recriminare quanto accaduto, quel che non capiamo ma Lui è pronto ad accoglierci, ad accompagnarci alla Pasqua.
Possiamo partecipare della sua risurrezione, sguardo nuovo sull’inedito tutto da vivere. Possiamo sentire che i nostri defunti sono dietro di Lui, già occupano il loro posto e ci stanno solo aspettando. La vita ha vinto la morte e quindi continua, sono in pace e li rivedremo. Aspettiamo con speranza e con fede di passare da loro.
Forse noi cristiani, alla fine di un triduo e della quaresima, non sappiamo nemmeno più augurarci davvero una buona pasqua di risurrezione, non sappiamo cosa possa voler dire concretamente per noi, forse nemmeno lo desideriamo… rischiamo così di tenere anche noi come un sudario davanti ai nostri occhi che ci copra il viso…ma almeno che questa Pasqua, consegnandoci un Gesù che come una lavandaia mette ordine, ci doni il gusto di un ordinario risorto e illuminato tutto da vivere, da desiderare, da risistemare, senza chiudere gli occhi come i morti ma volendo contemplare ora con uno sguardo nuovo quanto il risorto ci vorrà indicare.