Tra i Pink Floyd, Artemis II e la risurrezione… Omelia 2a Domenica di Pasqua ’26

Esce nel 1973, si intitola “The dark side of the moon”, ed è uno degli album più leggendari dei Pink Floyd e di tutta la storia della musica moderna. Significa “La parte oscura della luna”, quella che a causa della rotazione sincrona della terra noi non vediamo mai.   

 Evoca la zona di noi che non mostriamo agli altri, forse nemmeno a noi stessi perché ce ne vergogniamo, più nascosta, misteriosa, o folle;  in inglese lunacy, da luna, significa proprio follia; esser lunatici, avere la luna storta, una parte oscura di noi difficile da riconoscere, esplorare e gestire. 

Le influenze che i cicli lunari hanno su parti, raccolti, maree, sonno e stati emotivi, fino alla follia, si perdono tra mito e realtà.

   E poi, in questi giorni, arriva la missione Artemis II, che per la prima volta riesce ad andare oltre e fare il giro di quella luna; 43 minuti di silenzio, isolati da tutto, per esplorarne quel lato oscuro. Mai nessuno era andato più distante dalla terra. 

   Un po’ come Cristo, sabato santo, la sua discesa agli inferi, nel regno dei morti, dove il silenzio si fa più tremendo e misterioso.

Un po’ come portare luce lì dove nessuno aveva mai potuto osare e sperare. Un sepolcro svuotato, da dove la luce della risurrezione, bagliore divino e assoluto, ha segnato la storia dell’umanità. 

  Questa missione spaziale, ha portato luce e presenza lì dove nessuno aveva mai potuto. E forse da lassù, si son resi conto, casomai ce ne fosse stato bisogno, che la vera pazzia è quaggiù sulla terra. Come pure che ci sono parti di noi, lunatici, che ci influenzano, condizionando la nostra vita. Sono quelle in cui, volendolo, potremmo accendere una nuova luce e risorgere.

Sono quelle in cui più abbiamo bisogno di pace: quella che Cristo, come abbiamo sentito, per tre volte annuncia ai discepoli, intrappolati dalla paura e sospesi nel vuoto del non sapere cosa fare, come vivere e ripartire. Perché sentire un annuncio è una cosa, dargli credito e farne vita…un’altra. Per questo lo celebriamo ogni anno da 2000 anni e di domenica in domenica. Dirsi cristiani è una cosa, provare a vivere da risorti, è un’altra. Peccato che questo sia l’unico modo sensato di vivere da cristiani. Il resto è galateo o teatro, ma vorremmo lasciarlo ai “devuoti”professionisti del sacro. La pace che Cristo ci vuole offrire invece non è solo darsi il segno della pace magari in maniera meccanica e superficiale ma provare a convincersi… che il rapporto con Lui risorto mi dia pace, mi rimetta cioè in ordine, mi faccia sentire perdonato, abbassare la guardia, fidarmi di me, darmi credito, vivere illuminato, lasciarmi lavare i piedi e far si che la sua Parola di luce e risurrezione mi metta in discussione, come fosse l’unico e il primo dei miei diritti da recriminare,… lasciarmi salvare.

  E Tommaso? Fa fatica, si sa, ma seguiamolo, perché è letteralmente nostro gemello, didimo; non si aspetta un Gesù vincente e ci indica la direzione. Lui vuole proprio quel Gesù che ha conosciuto, seguito, frainteso e abbandonato. Vuole vedere i segni della passione, non ne vuole uno nuovo. Perché solo quello è garanzia che la nostra storia concreta, e quindi anche la sua di discepolo fragile ed incredulo, possa essere illuminata e risorgere, trovare pace, quando le ferite diventano cicatrici e pur ricordando dolore e buio, ci lasciano in pace.

  È bello infine, leggere che l’equipaggio di Artemis ha battezzato la loro navicella Integrity, integrità a testimonianza del valore di collaborazione, unità e dedizione che ha contraddistinto l’intero addestramento. Un segno bello, esempio che solo se ci mettiamo assieme possiamo andare oltre noi stessi, perfino sulla luna. 

Le eccellenze tecnologiche e scientifiche di mezzo mondo, Italia e Veneto comprese, hanno contribuito a questo successo, a questa vittoria di luce. Questa si che è potenza, il resto, la pazzia qui sulla terra, è solo prepotenza. Creare è essere potenti, come Dio; distruggere è da prepotenti: bambini viziati e capricciosi che non sapendo stare con gli altri e sentendosi invisibili, impotenti, spaccano tutto e non giocano più con nessuno.

  Questo tempo di Pasqua continui a trovarci desiderosi di luce e integrità, in un cammino di risurrezione da sperimentare, celebrare e vivere, perché la nostra vita possa apparirci un capolavoro, manco fossimo i Pink Floyd!

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