XVIIa Domenica t.o. ’24 durante Cristo

Dal Vangelo secondo Giovanni 6,1-15

In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. 
Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». 
Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. 
Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. 
E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

Filippo è pratico, concreto, pragmatico: fa due conti e tira le conclusioni. Ha i piedi per terra, non crede alle favole, sa come va il mondo, non va oltre. Risponde forse piccato a Gesù quasi a volerlo riportare, alzando un po’ gli occhi al cielo e sbuffando, coi piedi per terra. Andrea invece è come un po’ più romantico: da sognatore si accorge, non pensa subito ai dati oggettivi, si lascia interpellare… intuisce…anche se poi la doccia fredda del disincanto prende il sopravvento. Poi ci sarà il ragazzino, che non dice nulla. Mi piace pensarlo mentre ha appena aperto il suo tupperware, appoggiandolo sullo zainetto sopra le ginocchia, guarda la merenda preparatagli forse da mamma per il viaggio; chissà che ha pensato anche lui. Di sicuro pare non aver protestato, forse non capiva o forse era imbarazzato…aveva come avuto l’attenzione e il privilegio che quel frikkettone che muoveva tanta gente attorno a sé gli avesse prestato attenzione. In ciascuna comunità cristiana, in ciascun consiglio pastorale, in qualsiasi riunione…ci sono almeno questi tre punti di partenza, queste letture della realtà, queste resistenze al cambiamento, il disincanto, l’ideologia…e tanto altro. E poi, con e prima di loro tre (e di tutti noi), c’è Gesùùùbbbelllooo: mi piace quella domanda, me lo immagino sornione, sorridere un po’ sotto i baffi per vedere cosa diranno mai. Sa che cosa sta per fare, chissà poi cosa vuol dire, ma vuole interpellare ad un problem solving improvvisato i suoi discepoli. Vuole metterli in crisi per capire come si muovono, metterli alla prova. Poteva farlo e basta, poteva trasformare le pietre in pane, e la tanta erba in rucola, ma non lo fa. Vuol sempre aver bisogno di noi, delle “schiscette” della nostra vita per fare cose grandi. Un inno alla condivisione di sé… se ognuno pensa anche agli altri, nessuno resta senza nulla. E poi quel “saziati”, passui, in Veneto. Gesù ristora, sazia, cura, riempie, non spreca nulla…come collochiamo la nostra vita spirituale davanti a tutto questo?

Domenica XIa t.o. -B ’24 durante Cristo

Dal Vangelo secondo Marco 4,26-34

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

Così = come. Quando nel Padrenostro chiediamo che “venga il Tuo regno“, cioè il mondo come Tu lo hai creato e affidato alla nostra cura e passione, stiamo facendo una richiesta precisa. “Venga” dice il desiderio, l’anelito, l’auspicio, la volontà, il bisogno, il non veder l’ora di… e tutto questo, se siamo onesti, impegna anche noi con un nostro coinvolgimento personale. Della serie: “io ve lo mando, lo faccio venire”… ma voi saprete riconoscerlo, accoglierlo, prendervene cura, garantirne la qualità e la persistenza? Questa parabola pare risponderci indicando una concreta direzione e prassi da fare nostra. Il regno è così; accade, si manifesta, si offre…”come”! “Come un uomo che“. Si manifesta mentre accade qualcosa. Far accadere qualcosa lo rende presente. Ci fa mettere in linea, in scia, in collaborazione. Perché il Regno sta già lavorando. Gesù ce lo ricorda con l’immagine dei semi che crescono mentre il contadino dorme. Accade “come”.. un processo da avviare, una serie di pratiche da far vivere, un metodo, un modo di fare, uno stile preciso, connotato di vangelo. Siamo noi che lo facciamo accadere, siamo noi i protagonisti di quel “come”, che rendiamo effettivo quel “così”. Il Regno cresce perché noi lo mettiamo in atto. Creando pratiche buone, sane, belle, virtuose: legalità, giustizia, trasparenza, accoglienza, perdono, pazienza, sorrisi, premure, attenzioni, cura, dedizione, collaborazione, interruzione di quanto confermi o rinforzi muri, divisioni, competizioni, rivalità tra noi, i nostri gruppi, le nostre comunità….chiusure, egoismi, furbizie; mentre mettiamo in atto, il regno si rende manifesto. Dio ci inventa con noi. Si rende manifesto, pur tra le righe, attraverso le nostre scelte, i pensieri evangelici, le mentalità oggi controcorrente, i valori “rivoluzionari” rispetto al buon caro senso comune…. Non per complicare ma…è la logica di Gesù che la chiesa vive in prima persona, quella “sacramentale”, in cui le parole agiscono attraverso i gesti… i segni precisi. Parole e acqua, olio, incenso, pane, vino… Si tratta di comprendere che, se ci pensiamo, nella fede, Dio agisce in noi e attraverso di noi, diventati “Gesù” attraverso l’eucaristia… diventando e vivendo il “Corpo di Cristo” che è tale mentre agisce in suo nome, come lui….

Fiat Voluntas tua… Omelia IXa to -B’14

(cari genitori, pensate ai vs figli/e.. cosa vorreste, avete voluto per loro?)

Abbiamo fatto la volontà di Dio, questa settimana, ci siamo chiesti all’inizio? Quella che durante il Padre nostro, chiediamo sempre “sia fatta”. Da come rispondiamo, possiamo intuire che immagine di Dio abbiamo dentro: uno che se non la fai si arrabbia perché è permaloso? Se la fai male te lo rinfaccia? Un dio esigente che ti farà il pelocontropelo per dire se l’hai fatta bene ma che potevi anche farla di più e meglio?

   Quanto spesso siamo incastrati in dinamiche simili, dal punto di vista psicologico, ben più di quanto siamo in grado di riconoscere.

Ma la preghiera inizia dicendo Padre ed è quella che Gesù ha insegnato ai discepoli che gli chiedevano come pregare. 

Io non son genitore ma mi chiedo: che volontà hanno per i propri figli i genitori? Direi che siano felici… e poco altro, anche più della famosa salute, che spesso, pensiamoci, non basta ne garantisce alcuna felicità.

È bellissimo questo volto di Gesù: lui è lì coi discepoli e la folla ad annunciare il vangelo; lo accusano di essere fuori di testa, indemoniato e perfino posseduto da spiriti impuri, 3 accuse.

Da un lato la folla non lo lascia nemmeno mangiare da quanto essa stessa è affamata di buone notizie, parole belle e saporite… i discepoli, gli scribi e perfino la madonna, sua madre, lo accusano. Io non so se riusciamo a concepire la cruda realtà che ci è stata descritta. La differenza tra chi desidera fare esperienza di Dio e chi, siccome dice cose che non rientrano nel già noto, e sconvenienti lo accusano. Accade oggi? Si…lo dice il modo in cui facciamo formazione senza voglia in parrocchia e il modo in cui l’evangelizzazione raggiunge chi si ritiene lontano…

E lui come ne esce? dicendo che chi fa la volontà di Dio Padre è per lui fratello, sorella e madre. Ma ci rendiamo conto?

Gesù ci fa saltare la fila… ci elegge suoi fratelli e sorelle, addirittura madre! se facciamo la volontà del padre. Credo sia bellissimo pregare per questo e accoglierlo come buona notizia sulla mia vita, su quello che penso di me. E qual è questa volontà? Lo abbiamo accennato, quella di un padre per i propri figli, che siano felici. Quando con le mie attenzioni e scelte concrete io cerco di rendere felici gli altri, farli stare bene, quando mi prendo cura delle relazioni … io sto facendo la volontà di Dio, sto dicendo di appartenere a un regno in cui siamo fratelli e sorelle nel Suo nome. Fai agli altri quel che ti piacerebbe fosse fatto a te, dice il cap. 7 di Matteo… Senza cercare consensi o mendicare applausi, mettiti in gioco per curarti degli altri con quello che fai, dimostrando che il battesimo, che ci rende figli, fratelli e sorelle, inizia proprio così… se glielo permettiamo…

Chiediamo al Signore, come singoli credenti e come comunità, di voler coltivare questa attenzione missionaria per chi si avvicina alle nostre parrocchie, mostrando loro un volto inedito ma coinvolgente di chiesa, di chi sente che sta incontrando un fratello e una sorella e questo lo rende figlio e quindi..felice…