Dio è sempre già prima di te…. Omelia XVI to ’23 -A

Son cattolico, de ciesa, tanto de ciesa, credente, non credente, credo che ci sia qualcosa, qualcuno, una forza, un’energia…credente a modo mio, quando me la sento, credente non praticante, praticante non credente, credulone.. solo Natale Pasqua funerali, ormai solo funerali e matrimoni ecc. E allora? Cosa mi stai dicendo? Mi immagino sempre Dio in poltrona mentre ascolta questa marea di etichette e un scuote po’ la testa, bonario e sorridente. Lui non è un argomento da dimostrare, un prodotto da valutare. Mica si fa scegliere come un detersivo! E mentre siamo impegnati a spiegare cose di noi su di Lui..lui credo sia altrove.

La relazione Padre figlio, -l’unica cosa che Gesù ci ha raccontato di Dio e che per continuare a dirla è andato in croce come blasfemo- mica segue queste logiche. C’è da porsi in ascolto di un dono, accorgersi, stupirsi, fidarsi più che valutare, sentirsi anticipati…se davvero lui è salvatore e redentore, noi siamo solo destinatari innanzitutto. Insomma creduti, prima che credenti!

Solo perché Lui crede in te, tu puoi balbettare qualcosa con fede.

 Non siamo cristiani perché e come decidiamo di esserlo…se prima non ci rendiamo conto che c’è un seminatore, una pioggia di parola come pioggia e neve…e solo allora possiamo rispondere.

La pedagogia di Dio è sempre giocare di anticipo, presentandosi come uno che ci ama e ha a cuore la qualità della nostra vita e per questo ci interpella: seminando di continuo e ovunque, senza valutare terreni (come noi pensiamo di valutare lui), facendo piovere scravassi di parola…è quella che prima ti lava i piedi come a Pietro poi capirai, cerca la pecora perduta non lascia si arrangi perché se l’è meritato, che uccide il vitello grasso e fa festa, senza aspettare scuse o giustificazioni, moltiplica vino, pesce, pane in abbondanza senza chiedere se hai fame o te lo meriti perché vai in parrocchia…ecco io sto alla porta e busso, se qualcuno mi apre ceneremo assieme, dice Ap, Se qualcuno mi vuol seguire, dice Gesù alla folla. Ecco perché è una buona notizia. Ti chiede innanzitutto di accogliere, sentirti raggiunto non di meritare o firmare un contratto. Al resto poi ci pensa Lui e si cammina assieme

Riconoscere il “Per primo di Dio”… diceva sempre don Marangon, il nostro docente di Sacra Scrittura mancato poche settimane fa..

Getta abbondante la sua parola, senza misura…senza interessarsi del terreno… ma provocando..

come la pioggia e la neve, abbiamo sentito le parole bellissime di Isaia nella 1a lettura… Senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata. Dio ci parla per farci vivere in maniera diversa grazie alla sua buona notizia.

>>Ma dove lo vediamo questo seminatore in azione?

La messa quotidiana, la liturgia della parola gestita da laici, incontri, conferenze, percorsi biblici offerti dalla collaborazione, dal vicariato, dalla diocesi, certi siti internet, blog, video e certi libri o sussidi gestiti da persone competenti e in comunione con la chiesa (il parroco può servire anche a consigliare o confrontarsi sulla qualità di questi contributi), le app sul cellulare o le mail con la parola del giorno o un salmo…. come pure gli appelli che forse possiamo riconoscere delicati ma decisi in noi ogni tanto a pregare, fare silenzio, andare a vivere il sacramento della riconciliazione, lasciarsi accompagnare da un padre spirituale, scegliere un buon libro da leggere per meditare… e tanto altro.

E noi? come ci collochiamo di fronte ad esse?

Che tipo di terreno siamo? 

Chiediamo al Signore di riconoscere il seme che sparge. Ogni seme è vita, speranza, promessa di futuro, qualità, nutrimento e forza. Costa buttarlo ma non ha senso che per quello. Esso non serve a niente se non lo getti. Non sprechiamo opportunità. Non lasciamolo marcire a vuoto, chiediamo con umiltà di accorgerci di esso e lasciamo che la nostra vita si lasci raggiungere e fecondare, che possa generare vita, riconoscersi abitata, come dicevamo domenica scorsa. Allora sentiremo che la nostra vita al di là del credenti o meno è innanzitutto creduta e nulla potrà più essere come prima.

Abitati…Omelia XIVa to A-’23 durante Cristo

XIVa to A-’23

Abita in voi” dice Paolo ai Romani nella 2a lettura…   ci dia ristoro, facciamoci piccoli

-Come ci collochiamo di fronte a queste pagina di Paolo ai Romani? Siamo disposti a fidarci di essa, crederle e comprendere che significato possa dare alle nostre vite? Intuire che non possiamo considerarla un consiglio o un avvertimento ma un dato di  fede: infatti si tratta di capire come è una vita cristiana abitata? Ci viene forse in mente che è dal battesimo che questo è iniziato, che dirsi cristiani significa…di Cristo, suoi, quel giorno infatti, nella fede dei nostri genitori su di noi e per noi è stato chiesto

libera questi bambini dal peccato originale, e consacrali tempio della tua gloria, dimora dello Spirito Santo.     e ancora 

l’uomo, fatto a tua immagine, sia lavato dalla macchia del peccato, e dall’acqua e dallo Spirito Santo rinasca come nuova creatura.

e ancora che siano sepolti con Cristo nella morte e con lui risorgano alla vita immortale. …che non è quella biologica ma una diversa, quasi ulteriore, installata in ciascuno. Ci pensiamo?

Credo sia questa la carta di identità del cristiano, ci spiega come funzioniamo: non ci viene chiesto di essere puri, perfetti, degni, meritevoli, adeguati o all’altezza. Perché già siamo stati anticipati.

Prima vieni abitato da questo spirito di Dio, poi vedi tu cosa fare di questa presenza in te: possiamo ignorarlo e cercare solo altrove, possiamo tenerlo prigioniera, sepolto sotto cose religiose devuote ma non evangeliche, coperto sotto una coltre di preoccupazioni, impegni, ansie da prestazioni pastorali, incarichi, visibilità e protagonismo. Ma non c’entra. Il nostro cuore è una cantina.

Qualcuno potrebbe pensare come scusa che son discorsi difficili…infatti il vangelo ci ricorda che basta farsi piccoli, non ignoranti.

Ma nulla toglierà dal nostro cuore quella presenza. E soprattutto qualsiasi possa essere la qualità della nostra vita e la storia che ci ha portato fino a qui, potrà allontanare il nostro inquilino. Lui non se ne va, siamo noi che troviamo scuse per non incontrarlo. Questo credo sia l’annuncio più bello, urgente, liberante e necessario. Quello di cui tutti abbiamo bisogno. Ogni tanto dovremmo ricordarlo. Ho la fortuna di frequentare persone che sentono che la propria vita è lontana, annegano in sensi di colpa, per delitti, tradimenti, vizi, dipendenze, per il male compiuto. Non è facile dire, senza giustificare nulla, ma che Lui continua a vivere in noi e da li fa il tifo per noi, per ristorare la nostra vita e darle speranza.

-Come si prega a partire da questa consapevolezza? Solo guardando in cielo o le statue o anche rientrando in sé stessi?

-Come si sceglie di vivere e agire a partire da ciò? la voce della coscienza…

Nell’intimo della coscienza l’uomo scopre una legge che non è lui a darsi, ma alla quale invece deve obbedire e la cui voce, che lo chiama sempre ad amare e a fare il bene e a fuggire il male, quando occorre, chiaramente parla alle orecchie del cuore […]. L’uomo ha in realtà una legge scritta da Dio dentro al suo cuore […]. La coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo, dove egli si trova solo con Dio, la cui voce risuona nell’intimità propria » (GS16)

-Come ci guardiamo gli uni gli altri…scoprendo una profonda e infinita radice comune… guardando chi compie il male, con spirito critico e chiedendo misericordia al Padre, ma anche chi quel male lo subisce…a causa di ingiustizie, soprusi, indifferenza, superficialità, chiusure e questo non ci interpella come cristiani?

E le nostre parrocchie? Dal punto di vista pastorale cosa può significare? Cogliamo di essere abitati? che è Lui al centro, la pietra scartata dai costruttori (esperti) che diventa angolare?

Chi si accosta a queste nostre comunità cosa percepisce esserci al centro? il prete? il numero delle messe, il negozio dei sacramenti? le tante attività da compiere per sentirsi vivi? E poi?

Chiediamo al Padre l’umiltà di farci piccoli nel suo nome, per riconoscere la sua voce innamorata e appassionata alla nostra vita.

Prendiamo sul serio questa pagina, ci ristorerà, ci dia conforto e sollievo…che sia questo il cuore della fede che ci permetta in Cristo, di fare esperienza del Padre. 

XIIIa Domenica t.o. A-’23 durante Cristo

Dal Vangelo secondo Matteo 10,37-42

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: 
«Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. 
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. 
Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. 
Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».

Il bicchier d’acqua alla fine ci vorrebbe anche solo per deglutire la saliva che si è bloccata leggendo i versetti precedenti. Genitori, figli e vita personale non vanno disprezzati (suvvia, basta con le interpretazioni letterarie banali) ma in qualche modo accordati con Lui. Bisogna giocare di sponda come nel biliardo: gestirò bene queste relazioni nella misura in cui le riesca a vivere alla Sua luce, confidando sia Lui la verità, la vita e la via per farle rendere al meglio non trasformandole in vicoli ciechi asfittici o palestre di narcisismo o peggio. E più sentiremo che stiamo perdendo pezzi più forse saremo nella direzione giusta. Mi affascina quel verbo “perdere” legato alla propria vita. Cosa significa in concreto che io perda la mia vita? Mica mi uccidono, mica è un mazzo di chiavi che perdo per strada…ma allora? Perdo forse sensibilità, consapevolezza, ruolo, funzione, autoreferenzialità? Perdo forse tempo e il potere alla disponibilità di me, perdo il controllo di quel che sono coi miei criteri di utilità, bontà, validità, merito, risorse? Quante volte mi pare di perdere tempo con alcune persone: i soliti problemini, le solite sciocchezze ingigantite, i classici scrupoli, le “seg…” mentali, e ti metti a pensare quante cose potresti fare di maggiormente utile e performante; come al fatto che si stia parlando per convenzione o per passare il tempo, che se non parlassero sarebbe lo stesso, sei solo un diversivo. Ma mentre lo fai, per fortuna poi …io mi immagino Dio seduto sulla poltrona mentre ascolta le pigre preghiere che gli riesco a biascicare magari sbadigliando o distratto…e lo immagino scuotere bonariamente la testa, carezzarsi il barbone bianco con la manona e sussurrare alla trinità…”ma non si stanca mai questo di dire ste robe, son sempre le solite promesse?” Una cosa così insomma: Lui “perde” tempo con le nostre filastrocche, con il nostro compulsivo “sprecare parole come i pagani” e noi con le persone che riteniamo…. Ma mi fa molto bene pensarlo, mi rimotiva a rimettere al centro gli ultimi, quelli che nessuno ascolta, quelli che ti fanno poi magari proprio perdere il tempo ma che poi cosa avevi da fare?