Ma che è successo giovedì scorso? Era il 29 febbraio e….

Abbiamo fatto una di quelle cose che in genere, nel buon senso comune, non si fa. Come Gesù nel Vangelo di domenica scorsa ha rovesciato tavoli, preso a frustate animali per farli scappare e fatto una piazzata al tempio contro chi faceva di Dio uno con cui contrattare e mercanteggiare… anche qualche matto si è ritrovato a Treviso. Per provare, anche solo per una sera, a dire: “ma chi sssene frega se non è una festa comandata, se è solo giovedì, se devo fare un po’ di macchina e piove e domani devo andare a lavorare…“. Ma che è successo? Abbiamo cercato di dare un significato diverso al tempo, a quello che può essere solo orologio e cronaca ma anche evento…e libertà. Un giorno in più. Direi che si è potuta celebrare, nel tempo, la vita. C’erano giochi da fare o far fare ai più piccoli, travestimenti e foto spiritose in compagnia, un po’ di sfogo artistico sul tema; e poi leggere cosa pensino del tempo da vivere decine e decine di bambine e bambini, studenti e studentesse delle medie e delle superiori che sono stati provocati sul tema da amici e amiche insengnanti; un video composto da tanti video arrivati sul giorno in più, un paio di poesie, le canzoni della cantautrice Erica Boschiero, il brindisi al prosecco con musica del dj e poi don Ivan che aizza la folla a battere le mani e ballare, camminando placido mentra suona il suo organetto, arriva sul palco e si sintonizza subito con il gruppo Sonabbash che inizia a suonare dal vivo la pizzica pugliese e la taranta…mentre alcune ragazze coinvolgono gli astanti a ballare sulle note della musica che avvolge… e poi ancora Mash Dj che continua a stuzzicare… Eravamo quasi in 300, da nonna Isetta di 89 anni al piccolo Leonardo di 10 mesi sul passeggino. Era bello vedere gente che non si conosceva o si rivedeva dopo tanto tempo, come pure leggere qualche sorriso di stupore, qualche dubbio sospettoso, o la gente in giro col lecca lecca in bocca…. La gestione del tempo non era facile, abbiamo tagliato alcune persone che avevano scritto dei brevi testi sul tema (e quanto me ne dispiace…ma li sto per mettere nel blog stesso); l’acustica, come dicevo nel mio saluto introduttivo, non sarebbe stata delle migliori ma non c’erano alternative. È stato un crescendo, come speravo, di gente che si è via via coinvolta e fatta coinvolgere…chi nelle settimane precedenti (video, poesie, testi, lavori a scuola…) chi la sera stessa. Impossibile piacere a tutti, coinvilgere ciascuno, sbagliare nulla o competere con Sanremo…ma volevo solo fare da volano perchè più gente possibile avesse la possibilità di fermarsi a riflettere e celebrare la propria vita…il tempo presente cioè dono, che abbiamo -e non solo- ogni 4 anni, no? Ci rivedremo nel 2028? Chissà…

1a Domenica Quaresima -B ’24

Guida all’ascolto: “A horse with no name” (America)

Dal Vangelo secondo Marco 1,12-15

In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».

Oggi (mercoledì delle ceneri) ho detto decine di volte -e un paio le ho ricevute- queste parole: convertiti e credi al vangelo. La cosa più bella è abbassare la testa. Chinare il capo…gesto cui non siamo abituati se non sbuffando, piangendoci addosso, sconsolati, rassegnati, sconfitti. Come l’atleta arrivato secondo, come spesso si vede nei podi quando stanno premiando il primo con l’oro…sembra che gli altri due abbassino il capo. Eppure non la sento come una sconfitta umiliante. Forse come una resa carica di speranza e fiducia. Se ci pensiamo. Abbassa la testa, accogli sto sbuffo di cenere grigia e socchiudi gli occhi. Girati e torna a posto. Non sei sconfitto ma hai avuto l’occasione, chinando il capo, di riconoscere che è l’Altro ad aver qualcosa da dire e che ora può iniziare a farlo meglio. Gesù dopo essere stato nel deserto a prendere come la rincorsa…”scende in campo” (come diceva un altro unto del signore…) e sembra dire: “ok, cominciamo, vediamo cosa c’è da fare.” Proclamiamo la buona notiziavangelo su Dio, il tempo è compiuto, non serve più, con me sarete eterni. Sarete eterni con me, perché io vi ho portato la vita eterna e quindi sarete nel …2024 durante Cristo. Compiuto, perché sono io l’ultima e unica cosa che ora vi serve sapere frequentare conoscere su Dio e su tutto il resto. Nel deserto puoi ritrovare-ricordare il tuo nome, la tua identità più essenziale. Abbassa la testa, ci penso io, faccio strada. Sono io il regno di Dio, lo stile e il modo di sognare il mondo, come Dio creatore ma Padre lo ha voluto…innamoratevi, guardate con amore, come a San Valentino. A testa bassa stai solo riconoscendo non la tua sconfitta ma la sua iniziativa…stai prendendo confidenza con umiltà della tua “pochezza” cioè della tua creaturalità e di quanto invece tu possa affidarla, non subirla. Mai più. Sarà lui a farti risollevare la testa, non preoccuparti, sarà stupore, gioia grande, riconoscenza e libertà.

Messa di Natale ’23

Ricordate l’attore Paolo Villaggio, il ragionier Fantozzi; una delle sue frasi più famose era…come è umano lei, nel senso di buono. Essere buoni significa essere umani. 

Del resto, quando siamo disumani, siamo come le bestie o peggio. Sappiamo anche questo. Interessante, per contrasto. 

Anche nel parlare comune la bontà dice umanità e viceversa. Allora non sono solo buoni sentimenti stucchevoli a Natale ma qualcosa di più, chissà, forse una consapevolezza da rinnovare. 

E Fantozzi ovviamente mica se lo è inventato.

Ma non ve ne accorgete? riflettete

Quando siamo buoni, riuscendo a dimenticarci un po’ di noi, mettendo in disparte il nostro io, a vivere con più leggerezza e ironia, e siamo buoni, facciamo qualcosa di buono per gli altri…poi siamo felici, sereni, positivi. Riflettete…noi funzioniamo così.

Non ve ne accorgete? 

Quando riusciamo a sfondare la corazza delle nostre paure e ad alzare le spalle sui nostri capricci e ferite, dimenticando orgoglio, gelosia, invidia, chiusure,..siamo più felici. Noi funzioniamo così.

Quando ci diamo da fare per gli altri, ce ne prendiamo cura in tanti modi diversi, stiamo meglio, non ci sentiamo solo utili ma vivi. “Se senti dolore,sei vivo. Se senti il dolore altrui, sei un essere umano” (Lev Tolstoj)  Noi funzioniamo così.

A Natale siamo tutti più buoni, almeno a Natale…, A Natale puoi… e tutta la dolciastra retorica del Natale…la conosciamo e ne abbiamo tutti la nausea. E non è nulla contro i buoni sentimenti. Ma attenzione: non buttiamo via il bambino con l’acqua sporca. Già possiamo fare Natale senza essere credenti…non sprechiamo questa vaga e dolciastra tiritera del Natale per comprendere che comunque c’ha un fondo di verità e dice qualcosa di fondamentale su di noi. Noi funzioniamo così, perché Dio ci ha creati per amare.

È che, quando siamo buoni, ci sentiamo generosi e fortunati

e questo ci fa stare bene     E ci sentiamo umani.. perché è come se saldassimo un debito con la vita!

Ma non ce ne accorgiamo? quando siamo buoni è perché Dio Padre si è fidato di noi, si è affidato a noi, ci ha affidato un dono.

Il Natale ha senso quando inizi a sentire che hai ricevuto un dono. E non perché sei stato bravo o buono ma perché Lui è buono e ha da sempre voluto sovvertire i nostri calcoli, meriti, lamentele.

Ecco la buona notizia, letteralmente vangelo

E se non lo crediamo ripensiamo alla 2a lettura, quel capolavoro della lettera agli Ebrei che ci racconta di un Dio che non si perde d’animo e mai si stanca di noi; con pazienza, costanza e determinazione ci viene a cercare…e ci rivolge la parola definitiva che è suo figlio. Qui ci viene detto…che dopo Gesù, Dio non ha più nulla da dire, Dio con Gesù ci ha detto la sua ultima parola, ci ha detto tutto…lui sostiene tutto con la sua parola potente.

Dio è diverso. Totalmente altro da quanto noi pensiamo

e solo questa sua diversità ci apre l’insperato. E solo questa novità ci salva, come dicevamo stanotte, perché da soli non ce la faremo mai. Saremo regolarmente delusi se illusi di bastare a noi stessi.

Che ti interessa se sono buono, dirà quel tale che paga un denaro anche l’operaio dell’ultima ora a quelli che protestano…ecco il volto di Dio, che ci invita a fare altrettanto perché, essendo creati a sua immagine e somiglianza, (GN) e battezzati in Lui, noi funzioniamo così. Lo ascolto sempre nelle riconciliazioni.

    Come si vive la fede e la preghiera a partire da questo? Gesù è dono= noi siamo preziosi ai suoi occhi. Degni di tale attenzione da parte di Dio Padre. Siamo importanti per Lui, la nostra vita gli sta a cuore, prende sul serio ciò che siamo.

‘a quanti però lo hanno accolto (succede che si celebri lo stesso, facendo il presepe ma senza accoglierlo…anzi!) ha dato il potere di diventare figli di Dio. Ecco il senso del Natale, del presepe e di tutto, la direzione verso cui guardare.Ci rende figli di Dio? Altrimenti ci andrà di traverso e sarà indigesto. E tutto sarà diritto, possesso, consumo. E saremo sempre e solo tutti contro tutti.

Il dono di una relazione dice come un ponte, Lui si è donato a noi e noi che vogliamo farcene? quanto questa percezione sostiene la nostra vita cristiana? Ad ogni celebrazione, ogni messa si rinnova per noi questo: si dona con la Parola che illumina, la sua vita nell’eucaristia come cibo, il dono dello Spirito perché ciascuno si senta amato, prezioso, sostenuto e sappia fare altrettanto. 

Perché la logica dell’eucaristia è proprio solo quella del dono. Se lo ricevi, lo diventi. Se lo diventi lo condividi. E nessuno resta senza. Fate questi in memoria di me…cioè  …..fatevi pane.

Chiediamo a Gesù bambino di saperci fare dono di bontà, di umanità per il prossimo, pane come lui,

provando ad allenare il nostro cuore ad essere, come tra l’altro si dice…proprio  “bon fal pan.”