Ci hai mai pensato, da Dio? Omelia XXIVa -B ’24 durante Cristo

Povero Pietro, non ne fa mai una di giusta…eppure pensiamo: Gesù non è un po’ troppo pretenzioso? Che ne dite? Lo accusa di “pensare secondo gli uomini” cioè in maniera umana, da uomo, insomma il buon senso, il senso comune, il senso storico…quello che abbiamo più o meno tutti, giusto? Ma scusate…E come avrebbe dovuto pensare? Essendo uomo pensa come gli uomini, come tutti noi, del resto ma a Gesù non va bene!

   Gli dice che dovrebbe “pensare secondo Dio“. Lasciamoci almeno affascinare da questa frase. Ma cosa vorrà dire “pensare secondo Dio“? Che sia anche per noi questa frase? Lasciamoci provocare: essere cristiani, seguirLo, significa anche imparare a pensare in modo diverso da come facciamo. Noi che spesso riduciamo la vita cristiana al sentire emotivo interiore intimistico…o al fare compulsivo, sia esso un galateo religioso o un indaffarato volontariato socio-assistenziale…ma pensiamo secondo Dio?  Mica è facile: “chi mai ha conosciuto il pensiero del Signore? O chi mai è stato suo consigliere?” (Rom11)

E allora come si fa, cosa significa?  la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore. (Eb 4).  Serve, come cristiani, frequentare meno il proprio modo umano di ragionare, metterlo un po’ da parte e fare spazio alla Parola, vivere in ascolto, lo dicevamo anche domenica scorsa. Apriti

Nel nostro cuore ci sono pensieri nuovi a cui dare fiducia. Pensieri che ci avvicinano a Dio e che ci illudono e ci fanno allontanare da Lui. Pensare secondo Lui ci aiuterà ad agire, liberamente, come Lui, mettendo in pratica non quel che ci viene spontaneamente ma quel che sentiamo il vangelo ci chieda, per rifletterlo.

Solo così ad es. possiamo comprendere davvero il finale di questa pagina, il fatto di riconoscere che chi vuol salvare la propria vita (pensa par ti) la perde..e chi invece vive come sbilanciato sugli altri…la ritrova e si salverà. Ci interessa?

Come mettersi al Suo posto, immedesimandoci in Lui. Iniziare a dire….sono chiamato a pensare come pensa Dio, almeno a provare a capire che significhi. Perché umanamente non la penserei così.. non la vorrei proprio prendere su la croce, anzi! Eppure poi dice

 Non che da noi stessi siamo capaci di pensare qualcosa come proveniente da noi, ma la nostra capacità viene da Dio, (2Cor)

Allora è un Suo dono, non solo una richiesta. Un dono da chiedere e di cui avere consapevolezza. Ci pensa la Parola di Dio ad es. a provocarci: In conclusione, fratelli, quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri. (Fil 4)

Il Rischio, pensando solo da umani è come quando Luca dice che Lui ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore.

Penso a Paolo che ai Romani raccomanda “Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio…” (Rom 2,12)… quasi a dire, da 2000 anni, che non è mai stato facile essere cristiani, cioè ragionare da cristiani, partendo dal vangelo, dalle sue direzione, dai significati che può dare alla nostra vita. Ci viene chiesto forse di saper riorganizzare la nostra mentalità, come ragioniamo, perché valutiamo, il riflettere dal Suo punto di vita. Sospendere il giudizio su di noi e su come siamo abituati a pensare e quindi agire per interrogarci sul Suo punto di vista. Seguire Gesù, come chiede a Pietro, è proprio la capacità di infilare i suoi pensieri in mezzo ai nostri, mettendosi almeno in discussione. Come singoli cristiani e naturalmente anche come comunità cristiane: ci interessa di più il buon senso umano delle nostre agende da riempire o la vertigine divina di una parola di vita nuova ed eterna? Con chi vogliamo costruire la nostra libertà?

“Hai mai provato a tapparti le orecchie? Mica ce la fai…” Omelia XXIIIa t.o. ’24 durante Cristo

Sembra una scena a rallentatore: l’evangelista descrive con grande attenzione ai dettagli questo segno che Gesù compie. In disparte, lontano dalla folla, dita negli orecchi, saliva sulla lingua, sguardo al cielo, sospiro, dire effatà… ben 8 azioni.

Pare un artigiano scrupoloso della relazione: nei vangeli non c’è mai un intervento uguale all’altro, Lui sa come prendersi cura della persona specifica che ha di fronte, dei suoi bisogni. Ai suoi occhi non siamo fatti in serie, tutti uguali, anonimi. 

Abbiamo questa consapevolezza iniziale quando lo preghiamo? Prima di dire noi a Lui cose… prendiamo coscienza con gratitudine e commozione per questo?

   Pensavo ai nostri sensi: possiamo chiudere gli occhi per non vedere e la bocca per non parlare, possiamo evitare il contatto e non usare il naso per annusare, finché non respiriamo almeno ma le orecchie…mica possiamo evitare di usarle. Non possiamo fare a meno di sentire o magari ascoltare. Affascinante. Ne abbiamo due, poi, l’unico che non possiamo comandare. 

Si dice che la sordità sia la causa del non poter parlare. Quante volte fraintendiamo qualcuno perché non ci siamo ascoltati né abbiamo compreso quanto l’altro voleva davvero dirci. Il tale che portano a Gesù è sordo ma non è muto, traduzione un po’ semplicistica…non parla bene, ha un nodo alla lingua che gli impedisce di farsi capire correttamente

C’è un dettaglio affascinante: orecchie e bocca, sono due, anzi tre eppure Gesù non comanda loro “apritevi” ma dice “apriti”, al singolare. Vuoi vedere che non si sta rivolgendo ai suoi sensi ma a quel tale, al lui, come persona integrale? Apriti all’ascolto e poi parlerai correttamente, sciogliendo quel nodo misterioso.

Forse la buona notizia di questo vangelo è che Gesù, non solo è un artigiano della relazione ma va al cuore del problema.

Conosciamo tutti persone fisicamente perfette ma che non sanno né vogliono comunicare. Ecco perché ci riguarda questa pagina.

Questo passaggio evangelico, come segno, lo abbiamo ricevuto tutti col nostro battesimo: nell’ultimo rito della liturgia il sacerdote compie lo stesso gesto e usa la stessa parola. Non siamo cristiani perché lo decidiamo noi, abbiamo ricevuto due doni: la vita fisica dai nostri genitori e la vita nuova, eterna, grazie al battesimo che ci hanno offerto e affidato. Ci è stato chiesto di restare aperti, cioè in ascolto di quanto il Padre voglia sempre dirci di sé per viverlo da figli e come raggiungere il nostro bene possibile. Non possiamo decidere da noi come essere cristiani “a modo nostro”. Che ne abbiamo fatto di questo rito? Davvero desideriamo ascoltarlo?

Apriti, significa: abbassa la guardia, sii disponibile e fidati, non pensare di bastare a te stesso, di essere arrivato chissà dove; significa ascolta con umiltà e abbi il coraggio di metterti in discussione, con la fiducia e la speranza che ti verranno dette cose utili e significative.

Apriti significa e credi a una promessa e fanne esperienza attraverso la relazione artigianale che Gesù ti propone per vivere da figlio. Significa riconosci che la tua lingua, la tua capacità di comunicare a volte si è annodata, si sta strangolando da sola, implode chiusa magari nell’orgoglio, vado già bene così, nel rancore, nel fai da te e mi arrangio. Apriti alla salvezza possibile da imparare a recriminare!

Pensate a quanto, anche solo a messa, siamo chiamati ad ascoltare, quanto sia abbondante la Parola di Dio da accogliere.

Questo ci coinvolge sempre, anche come comunità, chiamati ad aprirci con fiducia a un diverso che sempre ci viene offerto, ad una promessa che ci viene affidata. Mi chiedo: al riavvio delle ordinarie attività pastorali…Abbiamo fretta di organizzare le solite cose per sistemare l’agenda o coltiviamo il desiderio di costruire una comunità fatta di relazioni artigianali e cura attenta delle persone…per un volto fresco, accogliente e liberante di comunità?

Avremo a cuore le attività da riproporre o le persone e i loro bisogni di cui porsi in ascolto? Cosa ci interpella di più? è un bel nodo da sciogliere…si rischia 1 di restare strozzati di cose da fare per inerzia, senza ormai nemmeno chiederci perché, di attività mai verificate per paura di vederne l’inutile inconsistenza, 2 di non aver più fiato cioè spirito, il respiro di Dio, che soffia dove vuole e ci chiede di fidarci di Lui…di vivere insomma, come dice Isaia nella 1a lettura da “smarriti di cuore”…indaffarati o indifferenti ma senza direzione, persi in noi stessi o nelle nostre solite rassicuranti quattro cose…che ci annodano al porto del già fatto, già noto, come zavorre che ci impediscono di prendere il largo.

Tutti i nodi vengono al pettine… (Grazie allo Spirito Santo)

Chiediamo a Gesù, artigiano, l’umiltà di lasciarci portare in disparte, perché toccando davvero la nostra vita, ci apra alla sua salvezza.

“Siamo maiali, no se butta via niente…” Omelia XXIIa to ’24 durante Cristo

Com’è il proverbio sul maiale? Che non si butta via niente, anzi, se avesse le ali sarebbero buone pure quelle. Quanta saggezza!

Ma non tutti la pensano così: se abbiamo avuto contatti con fratelli o sorelle musulmane o ebrei, abbiamo scoperto che hanno rigidi protocolli e precise restrizioni sui cibi…devono essere kosher e halal…alcuni animali sono vietati per motivi religiosi, culturali.  Per noi non è così. Nella lettera a Tito, S. Paolo ricorda che tutto è puro per i puri. Che significa un po’ di più di mangia quello che vuoi: quello che Gesù spiegherà e cioè che quanto ci circonda, che Dio ha creato per noi è buono, basta saperne usare. Ma andiamo con ordine: lo provocano, i saggi della religione, dicono per 2 volte, che i suoi discepoli non rispettano la tradizione degli antichi, degli uomini, cioè il doversi purificare perché hanno toccato cose impure. Cioè ci sono al mondo cose impure, che sanno di morte, di sporco, di sbagliato.

Come vedete il vecchio adagio piuttosto di cancellare una tradizione meglio bruciare un paese… è tristemente antico.

I paladini della tradizione oggi condannano il Papa, cercano la messa in latino, il prete-padrone custode del sacro che dia loro ancora le spalle e altre cose che meglio mi fermi… Gesù dice, con grande trasparenza, che il rischio è di rendergli culto invano… non so se mi spiego, come quando dirà al povero Pietro che se non si fosse lasciato lavare i piedi non avrebbe avuto parte, cioè starai fuori dai giochi!     Una pagina potentissima e sempre attuale questa: si trascura il comandamento di Dio e ci si limita, illudendosi, che sia sufficiente fare cose religiose…come le abluzioni, i fioretti o altro che una vecchia religiosità ha cercato di imporre…barattandola però proprio con quel comandamento di Dio. “Questo popolo mi onora con le labbra…” non chi dice Signore signore… Gesù condanna l’ipocrisia di quei credenti che credono di rendersi credibili solo con pratiche esteriori, devozionistiche, autoreferenziali…i primi posti dei farisei, i meriti dei benpensanti indaffarati a salvare il mondo…regole e norme. Quanta gente si è allontanata, nostri figli e nipoti, colleghi e amici, proprio per questo? Ci interessa? Pensate a quando l’Epifania leggiamo che i magi chiedono a Erode notizie della nascita del re e i suoi religiosi sapienti a palazzo gli citano a memoria la scrittura, che sanno bene sta per nascere il messia… ma mica vanno a cercarlo, se ne stanno sul divano di Erode a chiacchierare e giocare a carte.

  Ma poi Gesù, percependo che la cosa è davvero importante, confondere le rassicuranti tradizioni umane piuttosto che il comandamento di Dio, come un allenatore riprende ancora la folla e gli dice il discorso del cuore: non c’è nulla dall’esterno che lo renda impuro, sporco, sbagliato. Ma è da dentro al cuore che nascono…e fa l’elenco. Personalmente mi pare molto realistico e naturale: nel mio cuore c’è la tendenza e la capacità di attuare questo male… sia verso di me (stoltezza, superbia, dissolutezza…) sia verso gli altri (malvagità, furti, omicidi…)

Il cuore è dove noi decidiamo, giorno per giorno, chi vogliamo essere o meno e perché, il luogo dove scegliamo come comportarci, lo stile e le abitudini che vogliamo avere. Significa che siamo cattivi? anche… cioè possiamo diventarlo se ci lasciamo vivere. Ma così dimentichiamo che siamo battezzati cioè abbiamo in noi la presenza dello SS, ne siamo dimora, cioè casa. La vita del risorto è in noi, lo SS vive in noi, come se fossero sul fondo del nostro cuore, in cantina.. se poi noi ci lasciamo illudere e sedurre da tante cose, le mettiamo sopra soffocando quella voce di Dio in noi solo per illuderci da soli di poterci salvare…compiendo cose impure, cioè che non ci daranno mai vita piena, gusto e significato. Nel nostro cuore poi noi possiamo riconoscere anche il gusto di quei gesti che facciamo spinti dall’amore che ci fanno sentire veri, liberi, belli, leggeri. Acc. Sp, Riconc., discernimento…. sono strumenti pratici fondamentali…

Ecco perché è importante comprendere cosa vogliamo viva in noi, nel nostro cuore. E come essere fedeli, non religiosi a partire da ciò.. Quante persone, anche giovani, dicono ancora che vengono ad ascoltare la messa…si siedono, commentano omelia e durata della celebrazione e sono a posto… ma nella 2a abbiamo sentito.. Siate di quelli che mettono in pratica la Parola, e non ascoltatori soltanto, illudendo voi stessi

E continua: Religione pura e senza macchia davanti a Dio Padre è questa: visitare orfani e vedove nelle sofferenze e non lasciarsi contaminare da questo mondo… Ecco il comandamento di Dio che non dobbiamo trascurare non solo pratiche ma mettere in pratica quanto ti sei sentito amato, avendo a cuore la qualità  e la cura delle relazioni, in particolare coi più bisognosi, i poveri di attenzione, amore, appartenenza, dignità, riconoscimento ….

Così, ci assicura Gesù, noi saremo puri, cioè fedeli a quello per cui siamo stati creati, alla nostra umanità, anche più ferita e fragile e tutto quello che potremo fare spinti dall’amore ci renderà strepitosi, liberi e autentici,….saremo anche noi come i maiali,..non butteremo via nulla di noi, perché tutto quel che avremo offerto di noi, (peccati, croci, sofferenze, cose di noi che non accettiamo e di cui ci vergogniamo…) nel nome di Cristo risorto, ci donerà definitivamente la vita eterna.