Omelia del Battesimo del Signore, B ’24

   Giovanni Battista lo ricordiamo: austero, radicale, intransigente. Locuste e miele selvatico. Minacciava castighi, invocando conversioni a tutto spiano e raccontando un Dio fustigatore dei peccatori, la cui ira imminente era inevitabile, chiamava Sadducei e farisei “razza di vipere”, annunciando che Dio con la scure avrebbe tagliato gli alberi morti che non portavano frutto, cioè quei credenti troppo sicuri di sé nel dire “noi tanto abbiamo Abramo per padre” (abbiamo sempre frequentato, fatto i chierichetti da piccoli, dato una mano in parrocchia, studiato teologia, siamo consacrati…)

  E figurarsi, parlando del Messia, sarebbe stato più forte di lui tanto che non se la sarebbe sentita nemmeno di slacciargli i sandali. E cosa succede? Se lo ritrova davanti, in fila coi peccatori, uno qualunque, con i reietti impuri, i falliti, gli sbagliati, quelli che non combinano mai nulla di buono, mai all’altezza di niente, inadeguati per il senso comune…con chi voleva purificare la propria vita, riconoscersi fragile nei propri disastri e ricominciare. 

Che faccia avrà fatto?

  Il Messia, il Salvatore, l’Unto del Signore, l’Atteso da secoli e annunciato dai profeti, il perfetto e puro, gli si para davanti: sporco, mezzo nudo, testa bassa, capelli davanti agli occhi e mani giunte, a chiedergli il battesimo di conversione. Vorrei vedere voi!!  Cose incredibili, le gambe che ti tremano, a bocca aperta non sai che fare, mica te lo aspetti…questo doveva salvare il popolo eletto di Israele, guidarlo in cima al mondo, convertire tutti, cacciare i romani, potente e vincente nel mettere tutti d’accordo sotto di sé ….e se lo ritrova là, così, in acqua. 

 E allora si sarà chinato, piano, sconvolto, commosso e prendendo un pugno d’acqua, il cuore in gola, avrà poggiato la sua mano, aprendola poi come una carezza, su quella testa, raccolta in preghiera, pronta a cominciare come tutto da capo. E proprio lui, uscendo dal battesimo vede squarciarsi i cieli e scendere lo spirito, ascolta la voce dal padre. È il primo destinatario di questa Rivelazione, lui che, a differenza del Battista, battezzerà in Spirito Santo. Questo dono chiude definitivamente l’era precedente del Battista, fa da cerniera tra antico e nuovo testamento, inaugura il tempo compiuto della nuova ed eterna alleanza, della salvezza definitiva, la definitiva vittoria sul peccato. Una gavetta di 30 anni in silenzio, quella di Cristo, in modo che nulla di tutto quello che è umano gli potesse più essere estraneo o distante. Ma anche per iniziare a raccontare che tutto quello che è divino ora sarebbe stato completamente diverso, per tutti e per sempre.

Quello spirito è stato offerto a ciascuno di noi, battezzati, salvati, resi continuamente salvabili…se glielo permettiamo e se scegliamo di crederlo attuandolo. Ecco il figlio di Dio, non serve nemmeno dirlo…assomiglia tutto a suo Padre.

Inizieremo a dargli credito davvero e a volerlo imitare?

Seconda stella a destra… Omelia Epifania ’24 -B

Epifania ’24 B

Seconda stella a destra, questo è il cammino e poi dritto fino al mattino, poi la strada la trovi da te… Edoardo Bennato nel 1980..

Davvero ..canzone bellissima di un album strepitoso… “Sono solo canzonette”

una stella da seguire, come fanno i Magi, senza sapere altro che quel che brucia loro dentro, un desiderio profondo di scoprire e fare esperienza, senza accontentarsi ne darsi per vinti.

Adoro la parola desiderio: deriva dal latino de-sidus. Sidus è stella (pensiamo alle distanze siderali delle stelle)…de, privativo, dice mancanza, privazione “decrescita, denatalità”. 

  Da sempre l’essere umano guarda il cielo trepidante per almeno 3 motivi: 1) stella cometa, croce del Sud, orientarsi quindi direzione 2) stelle, costellazioni, astrologia, oroscopo: futuro, 3) la bellezza e la poesia di un cielo stellato che ti rapisce con il naso all’insù.

Da sempre i nostri desideri più profondi, non i capricci o i fanta diritti, nascondono un bisogno umano ancestrale, comune di direzione, futuro: che ne sarà di me, dove devo andare per… e di bellezza. De-sidero perché ne sono privo…

I magi lo insegnano. Diversi per età e provenienza secondo la tradizione a dire tutto l’essere umano, da sempre, un desiderio infinito che caratterizza tutti e a tutte le età, sempre. Si mettono in cammino dietro ad una stella che li precede. Dettagli evocativi, non certo oggettivi o scientifici, con cui i vangeli ci suggestionano con queste figure che non sono credenti o religiose ma solo in ricerca autentica e quindi in cammino. Ma nel brano ci sono persone che vivono esattamente all’opposto dei magi. Il testo è bellissimo perché ci mette in guardia, additandoli con discrezione, dai professionisti della religione; il palazzo di Erode ne è pieno…sanno citare a memoria la Scrittura ma poi non lo vivono. Dicono tante cose devuote ma non ne sentono il gusto né danno loro significato, restano solo filastrocche compulsive, un lexotan spirituale. Ripenso a De Andrè, il testamento di Tito:

Non dire falsa testimonianza e aiutali a uccidere un uomo. Lo sanno a memoria il diritto divino, e scordano sempre il perdono

A volte le nostre parrocchie sembrano un po’ quel palazzo, dove Gesù sembra un dazio da pagare tra le tante attività e poi arrivano persone che sono in cammino, in ricerca e hanno letteralmente fame di Dio, del suo perdono, della sua luce, della buona notizia.

  E il re Erode? Anche lui è curioso ma non si fida, non vuole metterci la faccia, manda avanti i Magi, chiede loro poi di tornare, informarlo…quanto è meschino. Crederà se lo faranno anche gli altri, cerca garanzie, aspetta conferme. Ecco le malattie oggi della religione. Parole vuote, direbbe Gesù, sepolcri imbiancati e ipocrisia. Tradizioni che non sanno tradurre il vangelo in vita. Gesù per Erode è un ostacolo che gli farà ombra, non permettendogli di fare come vuole lui, di essere quel che vuole lui. Oggi diremmo di credere a modo mio, non importa quel che dice il vangelo…io faccio quel che mi pare, come mi hanno insegnato.

  E noi da che parte stiamo? Ci fa bene confrontarci con entrambe.

Chiediamoci però quale sia il desiderio più profondo che abita la nostra vita cristiana, quali siano le nostre stelle in cielo.

Curioso, pensateci, tra poco staremo col naso all’insù forse, cercando nelle scintille luminose del pan e vin, e nella loro direzione, il nostro futuro: vi ricorda qualcosa? 

Abbiamo atteso questo Natale preparandoci con presepe, attività e riflessioni; poi lo abbiamo accolto come un dono, che ci chiede solo disponibilità, mangiatoie accoglienti per lasciarci stupire, come un salvatore che ci salva da noi stessi chiedendoci di prenderci cura di Lui. Ci salviamo, salvandolo. Bisognerebbe ricordare questa dinamica. Perdendo la propria vita la ritrovi, dirà Gesù nel vangelo, come il chicco di grano. Ed è la legge dell’amore. Di chi non pensa solo e sempre a sé stesso ma anche agli altri perché sa che in realtà, rendendoli felici, sarà felice lo stesso e forse di più, senza perdere nulla. L’inganno di Adamo ed Eva. Il bambino della mangiatoia ci aiuti come i Magi a metterci in discussione, lasciare qualche sicurezza, metterci la faccia come non vuol fare Erode, soprattutto se ci sta facendo ristagnare in una fede tiepida e formale, per ritrovare il brivido di un salvatore a cui stiamo a cuore, ci prende sul serio e vuole accompagnarci nella vita…lo abbiamo sentito anche attraverso l’annuncio della Pasqua..quante occasioni il tempo nella liturgia ci darà per vivere da figli salvati, amati, preziosi, proprio per quello che siamo, senza meriti, ma solo coi nostri desideri di vita piena, bellezza, direzione e orientamento. Tutto questo non ci trovi comodi e sicuri nel palazzo ma desiderosi di fare esperienza della sua salvezza nelle nostre stelle… attraverso i desideri che portiamo in noi e per noi… altrimenti avrebbe avuto ragione Bennato, erano davvero solo canzonette…e dopo la seconda stella non abbiamo trovato nulla.

Messa della notte-Natale ’23

Per caso c’è qualche rappresentante delle  forze dell’ordine?Qlc…

Guardia di finanza: mette paura a tutti, vai a sapere, non si sa mai, speriamo sia tutto a posto o non mi becchino, c’ho paura…

Carabinieri, vigili e polizia: non vanno bene a tutti o meglio dipende; se siamo noi in pericolo, ci vanno bene e li pretendiamo, altre volte no, non li vorremmo incontrare…qualcuno addirittura non li sopporta perché impediscono di fare quel che si vuole, soprattutto il male, l’ingiusto o qualcosa di illegale.

Medici e infermieri, magari al PS, addirittura indispensabili a tutti ma non vanno bene a tutti: se poi non fanno quello che gli chiediamo o se sbagliano, ce la prendiamo con loro, si arriva a minacciarli o peggio; erano gli eroi Covid ma dopo…a maggior ragione in una sanità oggi malata come la nostra Veneta.

-E poi? Poi ci sono…. i vigili del fuoco: loro van bene a tutti, sono simpatici a tutti, sempre e comunque, nessuna barzelletta, niente! Allo stadio o ai cortei di protesta, succede spesso: cori e insulti contro la squadra mobile della polizia o i carabinieri ma poi tutti a cantare che il pompiere paura non ne ha…

Ma perché i vigili del fuoco vanno bene a tutti?

Perché la loro missione è salvare: dalle fiamme, da un’auto accartocciata, il gatto sull’albero. Loro salvano tutti…senza chiedere 1 chi sei, 2 se ne hai bisogno e 3 nemmeno se lo vuoi.

Forse a volte anche senza tu ti renda conto di dover essere salvato. Come potrebbe fare un medico che vede più in là del nostro naso.

In realtà tutte queste persone e non solo, sono a nostro servizio, poi dipende dalla nostra disposizione…loro restano i nostri salvatori, al di là di tutto e certo… senza ingenuità.

  Questo bisogno di salvezza accomuna tutti: sempre, a volte, più o meno consapevolmente. Lo dovremmo forse recuperare.

Abbiamo tutti bisogno di essere salvati. Non solo dai vigili del fuoco. E non solo da pericoli oggettivi o situazioni rischiose. Ma spesso anche da quella parte di noi che non ci vuole bene e ci condanna, frena, da qualche vizio nascosto o dipendenza tremenda, da paure, immagini di noi o di Dio sbagliate e disumane, come pure da una vita che non riusciamo a prendere sul serio o indirizzare, da relazioni famigliari, amicali o affettive morbose, dannose o devastanti. Quando comunque siamo spacciati

Forse questa notte, l’arrivo del salvatore, ci può interpellare da qui. Oggi è nato per voi un salvatore, dice il vangelo. Ecco il biglietto da visita con cui Dio si presenta. Bambino e salvatore.

Come ci poniamo di fronte a questo? Perché se Lui vuole essere il salvatore significa che tocca a noi fare esperienza di salvezza.

Cristiano significa salvato…che senso da alla nostra vita, alla fede che vogliamo vivere, al modo di credere questa notizia?

E poi perché si deve salvare una persona? Per dovere? Per evitare la denuncia per omissione di soccorso? Perché vogliamo che viva, sopravviva, abbia possibilità di andare oltre.

Mi salva: cioè permetto a Lui di avere qualcosa da dire alla mia vita. Qualcosa di inedito, inatteso, una buona notizia che venga a darci alternative e possibilità. Qualcosa che io non sono in grado non solo di darmi ma nemmeno di concepire possibile.

Nessuno si salva da solo. Mai.

Ecco cosa significa. Preghiamo per questo e così?

Significa che c’è ancora vita da vivere, e Lui mi spiega come, le opportunità cui dare credito assieme a Lui, nostro alleato e salvatore. Quante persone sono arenate in sé stesse, stanno lentamente affogando nelle sabbie mobili della noia, a testa bassa, dell’indifferenza, del bastare a sé stessi o del non volersi accettare o perdonare per quello che si è.

Chi ci salva, ne sono convinto, lo fa perché ci vuole far vincere.

Vincere di fronte a quanto ci disturba, angoscia, spaventa

a quanto di noi pensiamo sia già fallito o irrecuperabile

vincere la paura della morte, con la speranza della vita eterna

vincere su quanto in noi ci illude di salvarci, accontentarci come la gelosia, l’invidia, la maldicenza, la supponente indifferenza dei leoni da tastiera, la superficialità del consumo compulsivo e la schiavitù del consenso, il voler sempre tutto e subito, la fretta di apparire riempirsi… quanti anestetici per non vivere davvero in maniera autentica.

La salvezza dell’uomo non è morire per Dio, ma Dio che nasce e muore per lui. Si deve scegliere, ad un certo punto. Se continuare a salvare le cose, o iniziare a salvare sé stessi.

Dio entra nella nostra vita per farci entrare nella sua. Si sperava l’onnipotente, Dio ci manda un bambino.

Si sperava lo straordinario, Dio viene nel quotidiano.

Si attendeva qualcuno su cui appoggiarsi, ed ecco che egli ha bisogno di noi. Non vuol fare tutto da solo e bene ma vuole aver bisogno della nostra collaborazione e responsabilità. 

Sa che solo vivendo così saremo suoi testimoni credibili.

Solo facendosi bambino ci salverà chiedendoci di prenderci cura di Lui. Ci salviamo perché, accorgendoci di Lui, iniziamo a sbilanciarci fuori da noi stessi e vivere gesti di premura, attenzione, dedizione insomma di amore. Questo ci salva, ci fa prendere il largo da dove siamo andati a sbattere o ci siamo arenati

Del resto il salvatore ci raggiunge come un dono, a dire quanto siamo importanti se lo vogliamo…e ci rende, da salvati, un dono gli uni per gli altri. Anche se non siamo delle forze dell’ordine.

Buon dono del Natale di salvezza a ciascuno di voi.