Messa della notte-Natale ’23

Per caso c’è qualche rappresentante delle  forze dell’ordine?Qlc…

Guardia di finanza: mette paura a tutti, vai a sapere, non si sa mai, speriamo sia tutto a posto o non mi becchino, c’ho paura…

Carabinieri, vigili e polizia: non vanno bene a tutti o meglio dipende; se siamo noi in pericolo, ci vanno bene e li pretendiamo, altre volte no, non li vorremmo incontrare…qualcuno addirittura non li sopporta perché impediscono di fare quel che si vuole, soprattutto il male, l’ingiusto o qualcosa di illegale.

Medici e infermieri, magari al PS, addirittura indispensabili a tutti ma non vanno bene a tutti: se poi non fanno quello che gli chiediamo o se sbagliano, ce la prendiamo con loro, si arriva a minacciarli o peggio; erano gli eroi Covid ma dopo…a maggior ragione in una sanità oggi malata come la nostra Veneta.

-E poi? Poi ci sono…. i vigili del fuoco: loro van bene a tutti, sono simpatici a tutti, sempre e comunque, nessuna barzelletta, niente! Allo stadio o ai cortei di protesta, succede spesso: cori e insulti contro la squadra mobile della polizia o i carabinieri ma poi tutti a cantare che il pompiere paura non ne ha…

Ma perché i vigili del fuoco vanno bene a tutti?

Perché la loro missione è salvare: dalle fiamme, da un’auto accartocciata, il gatto sull’albero. Loro salvano tutti…senza chiedere 1 chi sei, 2 se ne hai bisogno e 3 nemmeno se lo vuoi.

Forse a volte anche senza tu ti renda conto di dover essere salvato. Come potrebbe fare un medico che vede più in là del nostro naso.

In realtà tutte queste persone e non solo, sono a nostro servizio, poi dipende dalla nostra disposizione…loro restano i nostri salvatori, al di là di tutto e certo… senza ingenuità.

  Questo bisogno di salvezza accomuna tutti: sempre, a volte, più o meno consapevolmente. Lo dovremmo forse recuperare.

Abbiamo tutti bisogno di essere salvati. Non solo dai vigili del fuoco. E non solo da pericoli oggettivi o situazioni rischiose. Ma spesso anche da quella parte di noi che non ci vuole bene e ci condanna, frena, da qualche vizio nascosto o dipendenza tremenda, da paure, immagini di noi o di Dio sbagliate e disumane, come pure da una vita che non riusciamo a prendere sul serio o indirizzare, da relazioni famigliari, amicali o affettive morbose, dannose o devastanti. Quando comunque siamo spacciati

Forse questa notte, l’arrivo del salvatore, ci può interpellare da qui. Oggi è nato per voi un salvatore, dice il vangelo. Ecco il biglietto da visita con cui Dio si presenta. Bambino e salvatore.

Come ci poniamo di fronte a questo? Perché se Lui vuole essere il salvatore significa che tocca a noi fare esperienza di salvezza.

Cristiano significa salvato…che senso da alla nostra vita, alla fede che vogliamo vivere, al modo di credere questa notizia?

E poi perché si deve salvare una persona? Per dovere? Per evitare la denuncia per omissione di soccorso? Perché vogliamo che viva, sopravviva, abbia possibilità di andare oltre.

Mi salva: cioè permetto a Lui di avere qualcosa da dire alla mia vita. Qualcosa di inedito, inatteso, una buona notizia che venga a darci alternative e possibilità. Qualcosa che io non sono in grado non solo di darmi ma nemmeno di concepire possibile.

Nessuno si salva da solo. Mai.

Ecco cosa significa. Preghiamo per questo e così?

Significa che c’è ancora vita da vivere, e Lui mi spiega come, le opportunità cui dare credito assieme a Lui, nostro alleato e salvatore. Quante persone sono arenate in sé stesse, stanno lentamente affogando nelle sabbie mobili della noia, a testa bassa, dell’indifferenza, del bastare a sé stessi o del non volersi accettare o perdonare per quello che si è.

Chi ci salva, ne sono convinto, lo fa perché ci vuole far vincere.

Vincere di fronte a quanto ci disturba, angoscia, spaventa

a quanto di noi pensiamo sia già fallito o irrecuperabile

vincere la paura della morte, con la speranza della vita eterna

vincere su quanto in noi ci illude di salvarci, accontentarci come la gelosia, l’invidia, la maldicenza, la supponente indifferenza dei leoni da tastiera, la superficialità del consumo compulsivo e la schiavitù del consenso, il voler sempre tutto e subito, la fretta di apparire riempirsi… quanti anestetici per non vivere davvero in maniera autentica.

La salvezza dell’uomo non è morire per Dio, ma Dio che nasce e muore per lui. Si deve scegliere, ad un certo punto. Se continuare a salvare le cose, o iniziare a salvare sé stessi.

Dio entra nella nostra vita per farci entrare nella sua. Si sperava l’onnipotente, Dio ci manda un bambino.

Si sperava lo straordinario, Dio viene nel quotidiano.

Si attendeva qualcuno su cui appoggiarsi, ed ecco che egli ha bisogno di noi. Non vuol fare tutto da solo e bene ma vuole aver bisogno della nostra collaborazione e responsabilità. 

Sa che solo vivendo così saremo suoi testimoni credibili.

Solo facendosi bambino ci salverà chiedendoci di prenderci cura di Lui. Ci salviamo perché, accorgendoci di Lui, iniziamo a sbilanciarci fuori da noi stessi e vivere gesti di premura, attenzione, dedizione insomma di amore. Questo ci salva, ci fa prendere il largo da dove siamo andati a sbattere o ci siamo arenati

Del resto il salvatore ci raggiunge come un dono, a dire quanto siamo importanti se lo vogliamo…e ci rende, da salvati, un dono gli uni per gli altri. Anche se non siamo delle forze dell’ordine.

Buon dono del Natale di salvezza a ciascuno di voi.

D…io può! Omelia IVa Domenica Avvento – B ’23

IVa Avvento B ’23

Devo chiedere scusa pubblicamente a tutti voi per una cosa che ho detto nell’omelia di domenica scorsa. O meglio, devo correggere un attimo il tiro. Si parlava dell’umiltà del Battista, i suoi no-non con cui si definisce e ricordavo invece quanto fosse un po’ penoso o fastidioso a volte incontrare persone tutte “io, io, i-o hi-ho”.

Bene, c’è un’eccezione: precisa e inappellabile. Dio. Lui può!

Solo Lui può dire io…Ci mancherebbe. E lo dimostra, con un sorriso, la 1a lettura, tratta dal libro del profeta Samuele.

Che bel siparietto: il grande re Davide un giorno, riflettendo tra sé, nel suo lussuoso super palazzo, forse annoiato, si ricorda che l’arca dell’alleanza, la presenza di Dio tra il suo popolo, nelle due tavole della legge, viene custodita in una tenda su un carretto.    

   Colto da un fervore veneto cattolico ante litteram, della serie “fasso mì”, decide di costruire a Dio qualcosa di degno del suo rango divino. E fin qua…ma il profeta di corte, Natan, suo fidato consigliere, viene interpellato da Dio che gli dice quanto abbiamo sentito, della serie, senti ma…Intanto “dì al mio servo Davide”, e così lo rimette al suo posto. Ricordate “siamo servi inutili” ancora domenica scorsa? Altroché re…E poi parte con uno strepitoso e inoppugnabile elenco di io o, meglio, di azioni con cui gli vuole rinfrescare una memoria presuntuosa e una certa sicumera. 

Certo, ne converrete, anche con un po’ di…sarcasmo divino.

io ti ho preso dal pascolo, io ti ho reso capo, io ti sono stato accanto dovunque, io ho distrutto i tuoi nemici, io rendo il tuo nome grande”; e siccome è Dio, lui può! i suoi “io” non son rivolti solo al passato, per una memoria grata, ma anche al futuro, per una speranza certa, un’alleanza sicura: io ti renderò famoso, io fisserò un luogo per Israele, io ti proteggerò, io ti darò riposo, io ti darò discendenza e stabilità”…ecc. PAUSA.. CHE NE DITE?

   Forse è successo anche a noi, riflettiamo con paziente umiltà, di fare come re Davide, di voler “imprigionare” Dio non in una dimora degna ma…in qualche modo, nei nostri piani, criteri o parametri… Immaginarlo permaloso e suscettibile come noi pensando sia uno che si offende di fronte alle nostre emozioni, crederlo calcolatore fiscale e spietato dei nostri meriti o pronto a commuoversi di gratitudine mentre premia i nostri successi pastorali sociali, mentre vorremmo diventare perfetti facendo di tutto per Lui ma senza di Lui, confonderlo con la chiesa, il Vaticano, i preti, e gli scandali o i casini e per questo, con tanta superficialità, abbandonarlo, mettendolo da parte come niente fosse, imprigionarlo nelle nostre mentalità molto comuni ma per niente evangeliche, etichettarlo come il responsabile o l’indifferente di fronte a tutto il male del mondo, derubricarlo al nostro credo fai-da-te con cui vorremmo magari insegnargli pure il mestiere, preferendogli con innocenza santi o madonne, metterlo ai margini delle nostre agende, tra le cose da fare, per cui trovare un po’ di tempo se ci va o dandogli le briciole della nostra attenzione, consolarlo, ricordandoci di Lui perché in maniera compulsiva ma atea ancora ci sembra doveroso fare funerali, chiedere la 1a comunione per mio figlio, la cresima, sposarmi in chiesa, barattarlo con i valori non negoziabili o il galateo delle tradizioni cattoliche, della religiosità à la carte o con devozioni asfittiche, confinarlo ai margini delle nostre attività parrocchiali, dei nostri gruppi, come un dazio da pagare, perché abbiamo tante, troppe cose da fare per gli altri ma mai per noi e la nostra vita spirituale, dribblarlo, refrattari all’unica Sua richiesta di essere accolto nella mangiatoia dei nostri cuori pigri e nelle nostre vite indaffarate, perché è più facile far stare assieme le persone con mille iniziative e attività lodevoli, che lasciar rimanere Lui, almeno un po’, con ciascuno di noi.

Ecco alcuni dei rischi che corriamo pensando di potergli fare un palazzo come quello in cui ci siamo imprigionati da soli come cristiani. Mentre la sua raffica di io forse ha qualcosa da ricordare e annunciare a ciascuno di noi.

Avremo tempo di ascoltarlo? leggere una pagina di vangelo e provare a rispecchiarci la mia vita. Invocare: mi fai sentire la tua presenza mentre ti parlo di questa cosa che vivo, del desiderio che sento dentro, del bisogno che fatico a darmi il permesso di riconoscere, delle paure che mi frenano o mi lamento di tutto?

Lo interpello mentre faccio tutta una serie di progetti faidate per la mia fede…dovrei pregare di più, fare di più, e gli domando se questo sia per il mio bene o per il mio curriculum di hi ho..e tante altre cose che io io vorrei fare ma…. senza di Lui. Stando, di fatto, bene o male lo stesso…

Preghiamolo: per lasciarci raggiungere e stupire da quanto Lui vuole fare per noi; offriamogli con umiltà, il desiderio di riconoscere i suoi io..nella storia personale di ciascuno di noi, come fosse il nostro personale magnificat per cui lodarlo.

Prima domenica di Avvento -B ’23

L’ATTESA – Nikiforos Lytras (1895-1900)

Dal Vangelo secondo Marco 13,33-37

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 
«Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. 
Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

Ia Avvento B’ 23

Ricordate domenica scorsa? Cristo Re: dalla croce, in sui sale liberamente per essere fedele all’annuncio di un Dio padre misericordioso e appassionato alle persone, Gesù ci giudicherà.  

  Alla fine della nostra vita, ci verrà chiesto quanto e come abbiamo amato; se la nostra vita si è fatta pane e vino per gli altri (fate questo in memoria di me).

E se il nostro amore non sarà stato solo parole ed emozioni ma azioni concrete, atteggiamenti, schierandosi in particolare dalla parte degli ultimi e dei sempre nuovi poveri di tutto.…(ogni volta che avete fatto a uno solo…l’avete fatto a me).

  Siamo diventati cristiani per essere educati ad imparare ad amare Dio e il prossimo come Gesù…dice il battesimo. 

E abbiamo tutta la vita per provarci. 

L’anno liturgico, le messe, i sacramenti… ci sostengono in questo.

   Vegliate per non restare addormentati, ci dice il vangelo dell’avvento…per ricordare che forse a volte diamo tante cose per scontate e rischiamo di restare un po’ abbioccati dalle nostre solite cose tralasciando l’essenziale. Per questo serve prepararsi e attendere. A ciascuno il suo compito, ricorda il vangelo. C’è un momento di consapevolezza di cui fare esperienza per mettersi in cammino. Devo decidermi per il vangelo.

prepararsi.. serve tempo per cambiare prospettiva, abbassare la guardia, mettersi in discussione, perché questo re dell’universo, nascendo così, povero, ultimo, non autosufficiente, completamente diverso da come noi lo vorremmo …o ce lo aspetteremmo..

già ci dirà quale vorrebbe fosse lo stile di vita del vangelo…

e per questo dobbiamo prepararci..perché non è facile né scontato.

Costa a tutti mettere in pratica il vangelo, intuendovi una promessa di vita diversa. Serve continuo allenamento di spirito.

  Innanzitutto ricevere un dono. Il figlio di Dio per amico e compagno di viaggio, a noi contemporaneo.

E qui c’è il cuore della fede cristiana. Non dobbiamo essere degni ma accogliere un dono. Prima di etichettarci credenti, siamo chiamati a crederci…creduti. Dio crede in ciascuno di noi e per questo ci affianca Suo figlio.

Siamo creduti degni di amare come e con Lui.

Ci dobbiamo preparare per accogliere questo dono e farlo crescere in noi. Perché solo ritenendoci degni e fortunati di tale dono, potremmo piano piano fare della nostra stessa vita un dono d’amore. E saremo giudicati su questo. Solo perché creduti …diventeremo credibili… credendo che donare la nostra vita contenga una promessa di qualità eterna.

Solo imparando ad accogliere il Suo dono, la nostra vita potrà farsi dono per gli altri. Crediamo questo? Abbiamo fino a Natale per allenarci e fino al prossimo Cristo Re per viverlo. Buon Avvento.