Ehi, Siri….. Pentecoste 2018 -B

Unknown.jpeg

Pentecoste 2018 -B

Siri, Cortana, Google Now, Google Home…Si chiamano “assistente personale virtuale”: una tecnologia ormai di uso comune con la voce, per dare ordini, chiedere informazioni o consigli. Ci ritroviamo così a parlare con computer, cellulari, orologi, il cruscotto della nostra auto o una scatoletta sul tavolo…fondamentalmente da soli, non è un vero e proprio dialogo. Può essere comodo, divertente o tragicomico.

   E’ normale poi, interrompere qualsiasi discussione, impugnare il cellulare e andare sul nostro motore di ricerca per controllare o recuperare dati; siamo a cena o con amici e “andiamo su gugol”; non esiste più il dubbio, l’incertezza: siamo impazienti di sapere o di esibirci? la questione si risolve subito: basta un clic per trovare le risposte: Tiè, avevo ragione io, te l’avevo detto, come un nuovo oracolo, paracadute alla nostra ignoranza…un salvagente per non sentirci in debito culturale…o inferiori.

   Una volta lo “avevano detto alla tv”, ora “l’ho letto in internet.”

Ad es. il 70% delle notizie sui social network vengono rilanciate senza nemmeno sapere se sono reali o fake news, non va di moda pensare, non serve, basta scegliere da che parte stare, schierarsi! Dimostrarsi indignati o informati…vale più di essere riflessivi o intelligenti e così ci sentiamo degli eroi solo perché mettiamo un like o inoltriamo…inoltrando di fatto solo la nostra ignoranza e superficialità.

   Infine, paradossalmente, questa stessa tecnologia non ci fa più parlare gli uni con gli altri, ci nascondiamo dietro Wapp o Social, isolandoci, creando profili falsi, ci si lascia con un messaggino, ci si dicono le cose con gli emoticons, abbiamo migliaia di amici virtuali ma pochi reali. In una parola: non siamo più noi stessi, non siamo più veri ma sfuggenti…ci rivolgiamo alla tecnologia cercandovi conferme, verità, aiuto, conoscenza .. e poi?

   Oggi celebriamo la fine del tempo di Pasqua, in cui siamo stati invitati a contemplare per 50 giorni, 6 domeniche di Pasqua, la vita di Cristo risorto e riconoscerne in noi alcuni frutti o novità. Non l’abbiamo fatto, lo sappiamo, è difficile: meglio flagellarci di quaresime che accettare la sfida della risurrezione, l’offerta di una vita nuova. La festa di Pentecoste, dopo l’ascensione, inaugura il tempo della chiesa, cioè dei credenti chiamati a vivere nel mondo con la presenza di Cristo a fianco, grazie al dono dello Spirito santo, una sorta di router…E chi è questo Spirito?  cosa fa? SIRI!  (Siri, contattata in diretta dal microfono dell’ambone, fornisce sempre risposte diverse ma interessanti.)

Due volte Giovanni lo sottolinea nel vangelo…E’ Spirito di verità. Cos’è la verità? chiede Pilato a Gesù…

Oggi pare non esistere più: dipende, diciamo, se mi va, se me la sento, se lo pensano in tanti, ognuno la tira, come una coperta, dalla propria parte. Non è così! almeno per noi cristiani: tante verità, nessuna verità. Lo Spirito santo ci indica la verità: la verità di noi, di quello che siamo e possiamo essere nel suo nome, la strada per essere autentici, noi stessi fino in fondo, reali; Gesù, si dice “via verità e vita”. Sono le sue parole, per noi.

Una relazione con lui, fare nostro il suo stile di vita, la preghiera, l’ascolto della sua buona notizia vangelo per le nostre vite ..non dogmi, cose da sapere, moralismi, meriti o doveri altrimenti si trasforma in ideologia e si fanno danni.

E’ bello sentire che di alcune cose non siamo capaci di portare il peso..fortuna che certe domande e croci…ora…non ne sappiamo molto…ci dice umiltà, pazienza, strada da fare, crescita lenta.

 Gesù è la nostra verità significa che siamo chiamati a rispecchiarci in Lui per vedere come siamo chiamati ad essere, cioè ad amare…è la nostra cartina al torna sole, il bisogno più profondo, la risposta alle domande di fondo che nemmeno riusciamo ad esprimere. Come riconoscerlo nostro fratello per vivere da figli amati da Dio.

Allora lo SS sarà il migliore degli assistenti personali, per niente virtuale ma vivo… a cui chiedere consiglio, forza, sapienza, intelligenza..i suoi doni, come delle App che abbiamo ricevuto in dono nel battesimo e nella cresima, perché ci aiutino a dare un tono e un senso cristiano, cioè pienamente umano a quel che siamo…

Impariamo a chiedere a Lui allora, le cose importanti, la verità di quanto cerchiamo, ci rivolga continuamente a Gesù, ci faccia vivere da risorti come figli del padre.

Sei una buona notizia? Ascensione B-2018

Unknown.jpeg

    Cos’è una buona notizia? una novità che ti sorprende, 

Tocca il passato, parte dal finora non sapevo, ne immaginavo… è qualcosa che non ti aspetti, non hai calcolato, mai avresti sperato…e ti sorprende!  coinvolge nel presente…provoca gioia, onore, soddisfazione, fa guardare al mondo in maniera diversa, dona maggior spirito critico e minor pessimismo o disincanto. Guarda al futuro: desiderio di imitazione, speranza, provoca all’impegno, ottimismo, anche io posso fare qualcosa…

Buona notizia, in greco si dice “eu-anghelion”, cioè vangelo.

Es. i primi versetti del vangelo di Marco sono proprio “inizio della buona notizia di Gesù”.  Non è una biografia da leggere devotamente ma un annuncio da accogliere…     

  Gesù e il suo vangelo sono davvero per noi delle buone notizie? lo desideriamo? glielo permettiamo?con che faccia usciamo da messa? con che sentimenti ci mettiamo a pregare?

    E oggi? la pagina appena ascoltata…Andate in tutto il mondo, ad ogni creatura proclamate il vangelo: significa dite che c’è una buona notizia per tutti. Siatene testimoni: Gesù è la nostra buona notizia? la scintilla che brucia quanto ostacola o avvelena in noi la vita (indifferenza, rancore, pessimismo, illusioni, alibi, falsità ), illumina la coscienza, fa verità, dona sapienza, crea giustizia e scalda…cioè fa sentire accolti, consola, protegge, sostiene, incoraggia…

    Se vivremo un rapporto così di fede con Lui, la nostra vita sarà diversa, ve lo assicuro. Più umana, autentica, appassionata, aderente a sé stessa, saporita! Diventeremo a nostra volta una buona notizia, vangelo! 

La mia vita è una buona notizia, cioè il mio stile di vita racconta qualcosa che Dio ha fatto per me, mi sono fidato, messo in gioco, in discussione, lavorando su di me…per dare sapore e spessore diverso a quello che sono. Ciascuno di noi riceve la propria vita in dono, ma il che farne poi sta a noi. Il vangelo è un lievito. Il sogno di Dio? che siamo felici e appassionati alla nostra vita.

   Le nostre vite possono raccontare ciascuna un tratto speciale del volto di Dio e del suo agire per l’uomo o la donna di oggi. 

Una singola pennellata in un quadro impressionista.

Pensiamo ai santi e alla loro creatività: non ci son due santi uguali. Chi si è dedicato soprattutto alla missione o alla carità o all’annuncio. Se non esistono al mondo due persone uguali, non possono esservi modi univoci per annunciare il vangelo, metterlo in pratica, sentirne il gusto, ed essere una buona notizia.

  Ciascuno di noi, nel proprio concreto quotidiano, cosa può annunciare di Dio, del suo volto? della potenza del vangelo? di cosa ha fatto esperienza? cosa è cambiato?

Ciascuno di noi è chiamato ad essere espressione evidente di un lavoro interiore; non significa “arrivati” una volta per sempre, o qualcosa di concluso…ma in cammino, lo seguo, questo Gesù perché mi lascia sempre migliore ogni volta che lo frequento!

es. a me essere cristiano è servito a questo…a me a quello…

Per questo con la mia vita cerco soprattutto di testimoniare che..

(Avengers – supereroi diversi tutti assieme in lotta contro il male per il bene)

La nostra vita saprà dimostrare dei segni: quelli che ci credono, cioè si fidano: (da quello che dice Gesù..questi segni potrebbero essere già una griglia di verifica della propria fede…)

-scacciare demoni non è forse la capacità, lo spirito critico per riconoscere e allontanare il male, le cose false, quello che non ci da qualità ma illude, intiepidisce, chiude e distrae?

-parlare lingue nuove non è la capacità di farsi comprendere ovunque? l’amore non è forse un linguaggio universale? un esperanto di delicatezza, premura, mitezza e accoglienza? chi sa sorridere, lodare, ringraziare, scusarsi, sostenere, accompagnare…non è forse internazionale?

-i serpenti, i veleni, non son forse ciò che ci avvelena, ci inquina, (dipendenze, mentalità, paure, idee sbagliate di noi stessi, di dio, immagini del passato che ci condizionano…) e che grazie alla fede possiamo imparare a gestire e superare?

tutto questo non darà qualità nuova alle nostre vite, giorno per giorno?

e questa non vi pare davvero una buona notizia, per ciascuno di noi?

Un biglietto gradito…Va Pasqua-B 2018

 

 

Unknown.jpeg

Facciamo un pugno con la mano e guardiamolo: la medicina ci dice che il nostro cuore è grande così. Il motore della vita e dell’amore finché batte è questo, grande come un pugno.

  Nei primi anni 2000 sono in seminario: i conti non mi tornano più, un periodo introverso, confuso, di crisi, manca poco ma non riesco più a guardare avanti con serenità. Un pomeriggio rientro in camera, inquieto e spaesato; sulla scrivania un biglietto, scritto a mano: “Dio è più grande del nostro cuore”. L’abbiamo sentito nella 2a lettura, le parole dell’apostolo Giovanni.

Me l’hanno lasciato due compagni di viaggio, dopo avermi percepito a lungo in difficoltà. Uno spiraglio di luce, un punto di vista diverso: Dio è più grande del nostro cuore.

Potrebbe sembrare una frase ovvia: si sa che Dio è grande, infinito onnipotente, eterno ma questo non ci aiuta molto ne sostiene.

Siamo abituati a dirlo nella liturgia, ci han sempre raccontato un Dio così, lassù tra le nuvole, distante, serio o peggio…indifferente ma questo non ci è mai concretamente servito a nulla.

Potrebbe sembrare una frase irritante, nello svalutarci, a noi che siamo abituati a sentirci quasi a posto, a gestire tutto, indaffarati e affannati, a tenerLo buono e fare tante cose cristiane per Lui e per la parrocchia…

A me sembra una frase bellissima, da cogliere nel senso che l’apostolo gli dà e nel suo contesto: sta invitando a non amare a parole ma con i fatti e nella verità; come quando Gesù ammoniva che «non chi dice Signore, Signore ma chi la fa volontà del Padre mio».

  In quel periodo sentivo la mia vita, il mio cuore, troppo piccolo, angusto, meschino. Non mi andavo bene: stavo facendo il peggiore dei bilanci sulla mia vita: quello fatto da solo! sentendomi sbagliato, abusivo, insufficiente, incapace, non all’altezza. Vi succede mai? Vi siete sentiti o vi sentite così?

Dio non c’entrava niente: era un argomento da studiare nei libri, di cui discutere, per cui fare delle cose, un destinatario muto dei miei sforzi ma non aveva nulla da dirmi. Molti a volte, percepiscono la propria vita così: disillusi, tiepidi, rassegnati, in balia di sé stessi e dei propri bilanci fallimentari e asfittici. Vengo a messa ma poi, per il resto, che sapore ha la mia vita? dove sto andando? che c’entra Dio? Io faccio il mio, non si sta bene lo stesso, senza di Lui?

 Ma Dio, ricorda la lettera di Gv, conosce ogni cosa: invita ad amare con i fatti, cioè fare la Sua volontà, ce la offre Gesù, avere il suo stile di vivere la fede nel Padre e le relazioni quotidiane con le sorelle e i fratelli. Questo ci smuove dentro. 

Ci fa alzare la testa da noi stessi.

 Nella verità: vivendo così ci sentiremo autenticamente umani e potremo rassicurare quel nostro cuore su chi siamo davvero, davanti a Dio. Come un orizzonte in cui collocare la propria vita, una consapevolezza diversa da assaporare..se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, cioè se stiamo cercando di amare così…abbiamo fiducia in Dio. Un po’ come riconoscersi tralci di una vite più grande, per portare frutto. Un invito, pressante nel vangelo, a rimanere. Si, rimanere in questa prospettiva, in quei fatti e in quella verità: siamo tralci e Dio è più grande del nostro cuore, ci comprende, ci ama come siamo, accompagna e fa vivere. Così la sua grandezza non è umiliante ma indispensabile!

 Gesù ricorda ai discepoli che nulla di ciò che ci è esterno, nella nostra realtà, è cattivo o impuro ma è il cuore dell’uomo a farlo tale, servendosene male o per un fine cattivo…nel nostro cuore abita un bisogno bello di amare, di prenderci cura, di contemplazione. Il Dio che Gesù ci annuncia sa trattare con delicatezza le cose piccole e preziose, come i germogli e i tralci, 

i nostri cuori, soprattutto quelli sgualciti dalla vita, per permettere loro di portare più frutto possibile; e di non buttarsi via o marcire, facendo bilanci sbagliati, comunque provvisori.

La sua grandezza è a nostro favore. Sa di creatività e futuro.

   Dio è più grande del nostro cuore: da allora queste parole per me hanno un sapore e una speranza speciali. Sono diventato prete assieme ai due amici che me le dedicarono. Ora siamo confratelli e cerchiamo, nella semplicità appassionata dei nostri ministeri pastorali, di continuare ad assicurarlo alla gente. E di viverlo.

Spesso mi pare sia l’unica cosa che vale davvero la pena di fare.