Maria è un ponte… da attraversare! Omelia Immacolata 2018

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(tratto dal libro di A. Baricco “Novecento” – film ” La leggenda del pianista sull’oceano”)

Chiedendo ad un amico che lavora in montagna come mai non sia già operativo, mi dice che oltre alla poca neve c’è il fatto che quest’anno “l’immacolata non è un ponte”! su questo sono d’accordo, gli dico, ribadendo ovviamente che sarebbe una festa religiosa ma.., in effetti lui si riferisce al calendario e ai pochi giorni di ferie. Eppure sta frase mi resta in mente, con un sorriso e giocando un po’ con le parole invece, mi vien proprio da smentirmi.     Si, l’Immacolata è un ponte..ma non nel senso del numero di giorni di vacanza, ovvio: Maria è davvero un ponte perché ci vuole portare a Gesù, collegando la nostra vita quotidiana con Lui. Mai a sé stessa. La preghiamo non perché ci accontenti (come se fosse raccomandata da suo figlio) o perché come ancora si pensa c’ho più confidenza, è una mamma! banalizzando tremendamente tutto, nel variegato supermercato della fede oggi, ma come mediazione, pregandola noi attraversiamo il ponte verso Gesù. Cioè? Prendere spunto da lei ci aiuterà ad essere cristiani più fedeli a Gesù. Fedeli significa più desiderosi di vivere come Lui ci ha chiesto di fare. E come? ce lo annuncia il vangelo, pagina densa e famosa di Luca che la liturgia ci offre. Non è cronaca né un resoconto ma un distillato di teologia per raccontarci qualcosa di importante di Dio. Luca non era certo presente a prendere appunti origliando alla porta della camera di Maria che parlava con l’angelo…siamo chiamati a cogliere cosa il Signore ci voglia -ripeto- raccontare attraverso le sue parole. Ed è una cosa bellissima!  forse non ci abbiamo mai pensato ma ci annuncia che Dio, l’eterno, l’onnipotente, l’altissimo, il santissimo, ecc… ha voluto aver bisogno dell’uomo, della sua creatura! Non ha detto…fasso mi! Dio non basta a sé stesso, la Trinità, la relazione tra Padre, Figlio e Spirito Santo ha avuto bisogno di aprirsi ed eccedere verso di noi.

1-Dio ha voluto aver bisogno di una ragazzina, Maria, per dare corpo a suo figlio per noi.

2-Gesù, tutto suo padre, ha voluto far strada con i 12, i disponibili non i migliori, non si è arrangiato, non ha salvato tutti, non è stato autoreferenziale, ha scelto che fare assieme è meglio e più credibile che arrangiarsi e far da sé, (questo ha un senso per le nostre parrocchie? mi chiedo)

3- i 12 hanno coinvolto altri ed è nata la chiesa, via via da 2000 anni fino ad oggi..in cui attraverso i sacramenti la chiesa di battezzati è presente nel mondo, nella diocesi, nelle parrocchie, nella nostra collaborazione. La chiesa nasce grazie al desiderio di Dio di aver bisogno di noi per salvarci. Enorme principio pedagogico di responsabilità! Si affida a noi (mettiamo in bocca l’eucaristia, suo figlio morto e risorto per noi) e ci affida gli uni agli altri.   Essere cristiani non è avere in testa delle idee, degli insegnamenti, dei valori e magari da una vita continuare a dire “mi hanno insegnato così”…ma a cosa è servito? è accettare di vivere una relazione d’amore con Dio Padre, che ci ama e accoglie per quello che siamo, con Gesù fratello e guida in questa vita, con Maria che ci aiuta come ponte nel portarci a questa prospettiva. Aiutaci ad essere come te…. disponibile e audace! Che sa fare spazio nella propria vita alla relazione!  Come avverrà questo? mi piace immaginarla un pò da questo punto di vista la domanda di Maria… non sulle modalità ma sul senso.. altrimenti rischiamo il moralismo, immacolata, ecc…ma a noi cosa può interessare? questa purezza più che morale è per certi versi teologica, ci parla di Dio che da sempre aveva in mente Maria, cioè da sempre ha scelto di aver bisogno di noi, di non arrangiarsi, per raggiungerci e salvarci, dare qualità eterna alle nostre vita. Un Dio che ci cerca, non che ci controlla, giudica, insegna, condanna!

Come avverrà questo? allora possiamo farlo nostro in come è possibile che Dio abbia bisogno di me? perché non fa un miracolo invece di farsi storia umana, concreta e quotidiana? Ecco il Natale all’orizzonte, l’incarnazione mistero della nostra fede.

Ma potremmo chiederci: perché Dio vuole aver bisogno di me? Rifacciamoci al vangelo: Maria ci ricorda che siamo chiamati a vivere come lei, in ascolto e con disponibilità. Ma non subito a fare tante cose belle per gli altri, coinvolgere i giovani e far del ben ma a fare del bene a noi stessi.  Qual è il bene per noi? riconoscere come dice all’angelo di essere “servi del Signore”.

Ci aiuti ad essere come lei, che ripeto, mai ci trattiene a sé, sarebbe come fermarsi sopra al Ponte degli Scalzi e non visitare Venezia! ma è sempre pronta ad indicare il figlio Gesù, siamo cristiani, non mariani, sono la serva del Signore, suo strumento, gli servo a qualcosa, non protagonista io col mio modo di fare e mai di essere, ma con il mio vivere a disposizione, a servizio per il bene degli altri, della comunità cristiana, della chiesa. Aiutaci Maria, a ricordare e vivere nella nostra vita, che Dio vuole aver bisogno di noi e tu sei il ponte per fare nostra questa prospettiva di vita nuova e di autentica speranza.

Cosa attendere… e perché? 1a Avvento C-2018

 

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Attendere? non è tempo perso?

 

Che volete? Cosa state aspettando? l’omelia? Ah…siete impazienti, curiosi, stupiti o indifferenti…è passato meno di un minuto…l’attesa non è durata poi così a lungo…qualcuno si è chiesto “che succede? perché non parla, ha perso gli appunti, non sa cosa dire o si è emozionato” e visto poi che i secondi passavano…ci si era già distratti, spazientiti, forse addirittura infastiditi:    insomma… è bastato un po’ di inaspettato silenzio per provocare in noi reazioni diverse ma importanti: per farci stupire e pensare, sentendo nascere in noi domande, dubbi, desideri… per metterci insomma…più consapevolmente– in ascolto di noi stessi.

Perchè non vivere così anche queste 4 settimane di avvento?

Solo iniziando a far nostra questa provocazione a fare silenzio: forse potremo permettere a tante cose in noi di venire a galla. 

Chiudere la radio in auto, entrare in una chiesa silenziosa per pochi minuti, spegnere la tv, togliere una cuffietta…già qualcuno starà pensando..no no..impossibile.. e questo è significativo o sintomatico.. la paura del silenzio è terrore del vuoto.. di essere raggiunti prepotentemente dai propri pensieri. e non saperli gestire. PAUSA.

     L’Avvento è il tempo dell’attesa. Ed il vangelo di oggi, difficile, per certi versi enigmatico ce lo ricorda: Gesù descrive dei segni precisi, catastrofici, evocativi…se ci pensiamo, anche oggi spesso apriamo il libro delle lamentazioni, e …

-la gente sempre più indifferente al messaggio della chiesa

-il calo vorticoso delle vocazioni al sacerdozio ed il seminario praticamente deserto.

-le canoniche vuote e le parrocchie che devono unire le forze

-il calo delle presenze alla messa

-il calo dei matrimoni religiosi e dei battesimi

-la fuga dopo i sacramenti

-gli scandali della chiesa e lo scetticismo che ne consegue

-una laicità che sostiene medievale e irragionevole le posizioni della chiesa su alcuni temi etici (eutanasia, aborto, accoglienza, eugenetica..)

-l’irrilevanza del messaggio cristiano nella riflessione politica, sociale, culturale, 

-la rimozione dell’orizzonte cristiano dalla società, presepi a parte..

E via così… alzate la testa e risollevatevi, ci chiede Gesù..risollevatevi significa che siamo caduti più volte, ripeti l’azione, cioè non fermarti, continua a credere e cambiare punto di osservazione…non cercare conferme a quello che vuoi vedere di male…non coltivate sguardi atei sulla realtà, lasciandoci abbattere e appesantire i cuori, come abbiamo sentito e allora…

-i diversi sinodi voluti dai papi negli ultimi anni, per riflettere assieme

-il cammino sinodale della nostra diocesi e il percorso che stiamo facendo come consigli pastorali, degli affari economici e della collaborazione

-molti laici iscritti ai corsi di teologia e scienza religiosa nei seminari e in vari istituti, attirati da temi biblici e cristiani

-molti laici, giovani e adulti, che partecipano a tante iniziative di spiritualità, evangelizzazione e catechesi in giro per la diocesi e non solo…es. 10 comandamenti o corsi nuova vita, assisi..ecc.

-diverse persone che chiedono di riprendere un percorso di fede e confronto con il Signore

-il consenso bello e semplice di papa Francesco

-il cammino delle collaborazioni sempre più a carico dei battezzati e non dei preti e delle suore nel gioco delega, padroni.

-il vangelo a disposizione di tutti quelli che ne hanno bisogno, anche grazie ai mezzi di comunicazione sociale e internet

e tanto tanto altro..un modo nuovo diverso di credere, sperare, essere cristiani a cui non siamo abituati ma c’è e non possiamo ignorarlo… vegliate per sfuggire, dice Gesù, da tutte queste mentalità e preparate il cuore..scegliete il silenzio, il fare spazio, lo spirito critico, l’intelligenza di fronte alla realtà per cogliere cause e risultati ed agire di conseguenza, responsabili e credibili.

Avvento sia questo desiderio di fare spazio, di non avere paura, di saperci restare dentro… facendo spazio in noi all’emergere di una presenza che da sempre ci chiede di essere abitata da noi.

Il potere logora chi non ce l’ha… Omelia Cristo Re -2018

 

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Roma, 13 novembre 1964: Giovanni Montini, da poco nominato papa col nome di Paolo VI, sta celebrando in San Pietro. Compie un gesto storico, verso la fine della messa, deponendo la sua tiara o triregno sull’altare e lasciandola li: una preziosa corona che rendeva il papa “padre e principe dei re, rettore del mondo e vicario di Cristo sulla terra”; voleva far comprendere che lui non avrebbe voluto per sé quanto da essa rappresentato, una scelta quindi di povertà, dialogo coi non cattolici, rinuncia a qualsiasi forma di potere temporale e politico. Confermata in modo diverso, attraverso anche il Concilio Vaticano 2°, dai suoi successori: iniziava l’impegno per una nuova chiesa dopo che per secoli si era mescolata al potere politico e regale in tanti modi diversi. Teniamo sullo sfondo questo gesto per comprendere meglio la festa di oggi. Siamo alla conclusione dell’anno liturgico e celebriamo Cristo Re: istituita recentemente nel 1925, un periodo drammatico per l’Occidente, appena conclusa la 1a guerra mondiale, già pronta la 2a. In Europa andava diffondendosi un delirio assoluto per il potere: in Italia era iniziato il fascismo dopo la marcia su Roma, Stalin in Russia, il nazismo cominciava in Germania, Spagna e Portogallo stavano cadendo in mano a regimi totalitari. Tutti avevano la pretesa di dominare il mondo e sul popolo in modo assoluto. In questo contesto Pio XI istituisce questa festa per ricordare che la storia non appartiene ai potenti di questo mondo ma a Cristo. Personalmente questa festa non mi piace. Potendo, farei volentieri a meno di celebrarla. Non mi interessa. E’ invenzione umana, per rimarcare confini, superiorità, un certo tipo di fede, un volto di chiesa e di Dio che forse in quel preciso contesto storico, al limite, poteva avere anche un suo perché. Ma oggi…che senso ha? che frutti ha portato?

 È pur vero che nel vangelo Gesù a Pilato risponde di essere re: ma quando nei vangeli lo nominavano (gli altri) re..quando “andavano a prenderlo per farlo re”…Lui sempre si dileguava. Noi invece, caparbi, a metterlo sopra gli altari con la stessa nonchalance con cui lo schiafferemo tra paglia e muschio nel presepe. Non mi convince. Ci fa sentire sudditi potenti, ci rassicura, perché allora guardiamo il mondo dal carro dei vincitori. Pazzesco. Dovremmo sentirlo nella nostra coscienza al limite, solo lì vuole essere re… ma come?

La lavanda dei piedi, il servizio, la carità, scegliere i disponibili e gli ultimi: mi chiedo se oggi abbia un senso proclamarlo re, con tutto quello su Dio, chiesa, fede, clero che ne consegue. Se essere cristiani oggi sia come qualche decina di anni fa…o siamo irrilevanti? Al di là dei nostri asfittici microcosmi parrocchiali…cosa troviamo? Siamo noi e il nostro gruppo, il nostro modo di fare, i veri re che si vogliono imporre, scalzando gli altri dal palcoscenico parrocchiale dove siamo.

 Mi chiedo quale sia chiamato ad essere il sapore di una testimonianza cristiana oggi…che si impone, visibile, convincente, consensuale? oppure più evangelica? senape, fico, 12, piedi, Zaccheo; a me sembra che mai come oggi sia bello e gratuito annunciare il vangelo: ma abbiamo il coraggio di mettere in secondo piano tutto il resto? di fare verità di quello che conta veramente? di sopportare lo smacco della poca visibilità e presenza? del vangelo, insomma…quello vero, nudo e crudo! che agli occhi del mondo ci fa vedere come arretrati da medioevo, ridicoli, repressi, irrazionali, che non pensano con la propria testa…nel mondo la religione cristiana è la più irrisa e ostacolata, sono più di 300 milioni i nostri fratelli e sorelle perseguitati per la fede e noi restiamo qui a chiacchierarci alle spalle e lamentarci.

Eppure è proprio quel vangelo che cambia il mondo e continua a stupire, che ha sconvolto gli atei, gli artisti, Dalì, Pasolini, De Andrè, i filosofi e gli atei; solo Gesù inquieta, affascina, provoca. Perché molti (non certo tutti) apprezzano papa Francesco ? perché vive il vangelo!  Il dialogo tra Pilato e Gesù è bellissimo. Un condannato a morte che non ha nulla da perdere e il potente militare romano. Gesù a testa alta controbatte colpo su colpo. Pilato arranca. Cosa è la verità? rischia il posto se la popolazione insorge, deve difendere l’imperatore romano. Gesù dice di essere venuto al mondo per dare testimonianza alla verità. Pilato non saprà uscirne da questo discorso. Cos’è la verità? Se lo chiede anche Vasco Rossi alla radio…. quando diciamo che questo è “vero” caffè? quando una borsa non è taroccata? ma soprattutto..quando ci siamo sentiti veri nella nostra vita? cosa stavamo facendo? l’altro giorno a scuola con gioia una maestra diceva a un papà che suo figlio era molto generoso perché prestava a tutti i pennarelli; si è sentita dire che non era generoso ma “poco furbo”, che lui portava a casa i soldi mica per i pennarelli agli altri! ma oggi per caso educhiamo ad essere furbi? quando si vanno a vedere le partite di calcio dei figli…o nei confronti degli altri…quale è la verità della persona a cui rimandiamo nell’educare? un uomo vero per il mondo è quello che se ne frega degli altri, pensa prima per sé, fa quel che gli conviene e piace perché è furbo e scaltro…ma ne siamo convinti? non li vediamo i risultati? complice anche una comunicazione sociale e mediatica di tanta politica che ci vuole solo incattivire, per carpire il consenso…non per orientarci al senso…al vero senso della vita. Gesù si pone come il vero senso della vita..io sono la via, la vita, la verità..dirà ai discepoli..chi cerca di vivere come me è cristiano. 

Venga il tuo regno, diremo nel PN, venga il mondo come lo hai sognato tu, coi tuoi criteri di giudizio e valori precisi, venga è: augurio, desiderio, speranza, impegno, dono! ne abbiamo così bisogno, per imparare che se prima non sei tu il re delle nostre coscienze e vite, non servirà nulla innalzarti sugli altari e indossare le nostre tiare preziose per sentirci bravi cristiani.

Aiutaci, Signore, a riconoscerti nel bene che ci provochi a fare ogni giorno, donaci di essere cristiani, non furbi e sentirti compagno di viaggio in questa vita che così spesso ha bisogno della tua giustizia, della tua speranza e della tua pace.