“➕=♥️” – Omelia Domenica XIIIa TO – A

 
Chi non prende la propria croce e non mi segue…
Abbiamo sempre sentito interpretare questa frase con un certo rassegnato fatalismo. Di fronte a disgrazie, dispiaceri o malattie, c’era sempre qualcuno pronto a dirci, serio e devoto, di essere forti, pazienti e di dover portare questa croce, perché lo aveva fatto anche Gesù, quindi anche noi, perché si era raccomandato.
 Qui c’è un equivoco. La croce di cui parla Gesù non è qualcosa che càpita e va accettata a testa bassa, rassegnati e magari riconoscenti! Sotto sotto c’è l’idea falsa di un Dio che ti metta alla prova, che manda le croci, ci diciamo poi…pesanti quanto la nostra capacità di portarla. Carissimi, riflettiamo un attimo: se fosse così mica serviva Gesù per dirci di pazientare, rassegnarci, sopportare con coraggio le sofferenze. E a chi non succede nulla?
Capite, il messaggio è un altro. Non porto la croce perché l’ha fatto anche lui. Chi se ne frega! Perché così Lui non serve a nulla!
Per fortuna il nostro Dio è padre e un padre non vuole mai la sofferenza dei figli ma la loro gioia. E non ha nemmeno bisogno di metterli continuamente alla prova. Per cosa, poi? Ma Basta!
E’ una scelta, la croce: prendila cioè accoglila, falla tua. Come per Gesù, del resto. Non ha subìto la croce. Sapeva bene tutto..
Cos’è stata per Lui la croce? il luogo e l’esperienza della fedeltà del suo amore per noi. Da lì ci ha amato. Ha scelto di amarci ad oltranza. Sostituiamo la parola croce quindi con amore: chi non prende l’amore e non mi segue…non è degno di me, quasi a dire “con me non c’entra niente”. Adesso tornano i conti! E’ una scelta!
Lui ci insegna ad amare, col suo stile di umiltà, accoglienza, bontà e premura. Cose non sempre spontanee, perché forzano il nostro egoismo. Il vangelo però è tutto qui. Ci pare di morire a volte a vivere così: ecco perché ci mette in guardia…dalla paura di perdere la propria vita. Solo chi sceglie di vivere accorgendosi degli altri, mettendosi nei loro panni e facendo il possibile per renderli felici e dare loro qualità, troverà la propria strada. Fosse anche solo donando un bicchier d’acqua fresca…da dare non a Gesù, che per sè non vuole mai nulla da noi, ma a chi vive al nostro fianco. Ecco l’unica croce da prendere, con coraggio e determinazione, mettendosi in cammino assieme a Gesù.

Domenica XIIIa T.O. – A

(Tempo di lettura previsto: 4 minuti)

In Ascolto del Vangelo secondo San Matteo 10, 37-42
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».
Un vangelo così è una doccia fredda: nulla di sgradevole, con questo caldo ma…mette i brividi. Essere degni o meno…
Nessun podio o selezione. La Parola spiega la Parola. “Più di me”non vuol dire che li butti nell’umido…
Ma che la relazione con Lui può aiutare la relazione in famiglia. Del resto la formula del matrimonio sacramento lo ricorda…con la grazia di Cristo io accolgo te…
La relazione con Lui ci aiuta ad accordare le relazioni di sangue: a trovare la forza di perdonare, la fiducia di accogliere, la speranza di lasciarsi voler bene come quella di sentire che il nostro famigliare, morto, sia ancora a noi vicino, grazie alla risurrezione che Cristo ci partecipa.
E poi una perla, o meglio, un bicchier d’acqua: non a me, Gesù accaldato ma a un piccolo discepolo…ad un ultimo (i bambini valevano niente allora…)
Gesù non vuole nulla per sè a ci ricorda di allenarci giorno per giorno all’amore.
Chi accoglie noi, con le nostre vite, dubbi, sogni, speranze, fallimenti, incertezze…accoglie Lui… e quindi Dio.
Dio è accoglienza. La fede cristiana è relazione ospitale di differente complementari e corresponsabili. Amore tridimensionale e feriale.

“Forse con uno shampoo adatto riusciremo a contarci i capelli?” – Omelia XIIa domenica T.O. A-2017

Ma come avrà fatto ad accorgersene?” è capitato a tutti, cercando di nascondere qualcosa al papà o alla mamma, di sentirsi scoprire; non vuoi mostrarti triste, preoccupato o avvilito, provi a dissimulare ma… se ne accorgono! Cos’hai? sei strano, tutto ben?
  Chi ci ama, ci vede nel profondo, è sintonizzato. L’amore permette di comprendere anche quel che pensiamo di riuscire a nascondere. Qualsiasi cosa ci accada, nel bene o nel male, coinvolge chi ci ama. Anche con Dio è così. 
Gesù ci invita per tre volte a non avere paura. Per due motivi, con due immagini: i passeri e i capelli.
Quanto ai passeri: come capire quell’ espressione? neppure uno cadrà senza il volere…sembra un Dio che pur sapendo tutto, sia impotente. Pazienza per i passeri, ma qui il male continua ad assestarci colpi vigorosi: morte, violenza, l’ingiustizia sociale, il male. Pare che, da come è scritto, Dio acconsenta a tutto questo, col suo volere. La traduzione è traditrice. Pensiamo a quanto nel linguaggio popolare si dicessero chicche come “non si muova foglia che Dio non voglia!”. Guai a fermarsi, spesso, sulle singole espressioni. In realtà significa…senza che ne sia coinvolto. Nulla accade senza che il Padre ne sia coinvolto. Come quei genitori coi figli. Dio non è indifferente, tutto di noi gli interessa e riguarda. 
Siamo suoi figli. Per questo chiamati a guardare la nostra vita sentendoci alla Sua presenza, coinvolto e appassionato a ciò che siamo e a quanto stiamo vivendo. Non resterà indifferente nemmeno dalla caduta di due passeri, figuratevi di fronte a ciascuno di noi. Penso al giudizio universale nel vangelo di Matteo: l’avete fatto a me…avevo fame, sete, ero nudo, malato, carcerato, forestiero… a dire che niente di quel che ci riguarda, non lo appassioni, non lo faccia indignare o lasci indifferente. Pensiamo quando, dopo essersi sentito chiedere per tre volte “mi ami”, Pietro risponde…tu sai tutto… come posso nasconderti qualcosa di me? Ci fa bene percepirci amati davanti a chi sa tutto di noi, S. Agostino direbbe, a chi è più intimo a noi, di noi stessi. 
  Il numero dei capelli nel capo…immagine curiosa, a dire che Lui conosce cose di noi, che nemmeno sapremo mai.
E di fronte a questo volto di Dio Padre, Gesù aggiunge: “voi valete”. Che bello questo verbo. Per Dio io valgo e tanto. Sono prezioso. Amato e salvato, nel rispetto dei miei tempi e della mia libertà. Voi valete. Non “vi meritate”… voi valete, così. Un amore ad oltranza, infinito, smisurato. Come ci collochiamo di fronte a questa dichiarazione d’amore? facciamo pace con l’autostima?
  Qualche giorno fa un noto cantante, il leader degli U2 ha detto…
“L’unico problema che Dio non può risolvere è quello che proviamo a nascondergli “
Proprio come davanti a chi ci ama, dissimulando, pensiamo: 
ma come avrà fatto ad accorgersene? 
Non nascondiamogli nulla allora ma chiediamo fiducia e umiltà per  riconoscere che tra capelli e passeri Lui è dalla nostra parte, nulla di quel che viviamo gli è indifferente. 
Ci guarda con amore per annunciarci il nostro valore ai suoi occhi.