Verso un cristianesimo erotico… Omelia IIa to C ’25

Funerali, matrimoni, battesimi, benedizioni, i sacramenti per cui i nostri figli e figlie vengono mandati a catechismo…il 98% sono clienti che chiedono una prestazione religiosa. Atei “devuoti”.

Penso alla precisa determinazione con cui mi si garantisce “ma non praticanti” ...“Si, siamo credenti,” segue in genere uno sguardo interrogatorio per cogliere il mio non-verbale, “ma non praticanti!”. Viene detto ormai con orgoglio, quasi prendendone proprio le distanze. Nessun imbarazzo o scuse ma un dato di fatto, quasi reclamando che va bene così e tu ci devi dare lo stesso quel che chiediamo, tanto io con Dio ci parlo da me e vado in chiesa quando non c’è nessuno. Ho chiesto, anche ieri e stamattina…ma che c’è di male in un’ora di messa ogni tanto? Ma niente, richiesta indebita, viene tutto assorbito dall’aver già deciso che io credo così e dio o chi per esso è quello che io ho deciso e tu prete, (che la messa la presiedi ogni giorno) non mi devi dire nulla… vi confido che spesso mi sfinisce, è continuo e…molto frustrante.

Ma è l’unico contesto oggi in cui ti devi giocare le tue carte per accogliere e orientare a quel che manca, per annunciare il vangelo. 

Cosa manca infatti secondo voi? …. Manca completamente l’eros. La dimensione erotica della fede cristiana. Non parlo dei film con Alvaro Vitali, Lino Banfi ed Edwige Fenech…Ma qualcosa di molto più bello, l’amore erotico, cioè quel desiderio che ti muove dentro, ti scalda, appassiona, trascina verso ciò che vorresti possedere, quello che provi quando ti stai innamorando. Senza desiderio non c’è fede, né preghiera. Chiedetelo ai gesuiti. Preghierine e filastrocche, si, curriculum parrocchiali e pedigree cattolici, si …ma un dialogo affidato, appassionato, carico di tutte le emozioni dell’umano, no. Eros è il desiderio di vita, di pienezza, di appartenenza a Cristo, di relazione e confidenza, di conquista e salvezza, di vita eterna, di speranza. Senza una pastorale erotica, continuiamo a far da mangiare per gli zombie. Obbedienti e credenti, ma morti. 

Là dove manca il desiderio di incontrarti con Dio, non vi sono credenti, ma povere caricature di persone che si rivolgono a Dio per paura e per interesse. (Simone Weil, filosofa e mistica francese del secolo scorso)

Le anfore di pietra, per la “purificazione rituale dei Giudei”: ancora presenti in ogni sinagoga e moschea, ma anche nei templi indù in Oriente…e non solo. Insomma non mi santifico e non incontro Dio se non facendo innanzitutto delle pratiche. Testa bassa. Pietra, come quella dove era scritto il Decalogo, la Legge che Dio ha affidato a Mosè. Ma qui le cose cambiano, e il segno compiuto da Gesù per inaugurare la sua vita pubblica…è davvero rivoluzionario. Quell’acqua, quella modalità non servono più. Viene trasformato tutto in vino di gioia e festa. Cioè in relazione. 

Quella che ci viene offerta con un bambino nella mangiatoia, quella che ci rivolge la Parola buona notizia, quella che si farà crocifiggere e risorgerà camminando accanto verso Emmaus.

E la forma più alta di relazione, non è il matrimonio? Gesù vuole che queste nozze, anzi, abbiano una marcia in più, il vino migliore che Lui dona, sé stesso. Ricordiamo il dialogo al 4 di Giovanni con la samaritana al pozzo? La santificazione del popolo di Dio non viene più dalla Legge ma dalla Parola di Gesù (voi siete già puri per la Parola che vi ho annunciato Gv 15,3) dalla relazione diretta con Lui. Riascoltiamo la prima lettura, strepitosa, Isaia sta annunciando alla città di Gerusalemme, cioè al popolo di Israele, il desiderio di Dio: Nessuno ti chiamerà più Abbandonata, né la tua terra sarà più detta Devastata, ma sarai chiamata Mia Gioia e la tua terra Sposata, perché il Signore troverà in te la sua delizia e la tua terra avrà uno sposo. Sì, come un giovane sposa una vergine,
così ti sposeranno i tuoi figli; come gioisce lo sposo per la sposa,
così il tuo Dio gioirà per teMa che effetto fa?

Gesù poi parla di sé come di uno sposo per la chiesa cioè per noi: “Possono gli amici dello sposo digiunare, mentre lo sposo è con loro? (Mc 2) Forse il modo che ha generato una certa freddezza nel vivere la fede è l’aver insistito sul dovere e sulla legge. La maggioranza di noi intende e vive la fede, la preghiera come dovere e legge, obbligo, precetto, serietà, il senso di inferiorità nei confronti del prete padrone, il senso di indegnità nei confronti di un dio superiore, di cose distanti dalla vita reale, darsi da fare in parrocchia per gli altri ma non perché la tua fede incontri il risorto… e tanto altro…da secoli continuiamo così e ne dovremo riconoscere con tanta umiltà gli effetti, senza rancore.

Ma manca sempre l’esperienza di un Dio che ti ama alla follia e di suo figlio che ha dato la vita per te. Chiediamoci, bastano alcuni secondi, in silenzio…quanto questo amore di Dio per me fondi e sostenga la mia fede e motivi il mio essere qui in chiesa adesso. Sappiamo dirci anche …perché si o perché no?

  Quasi 20 anni fa Papa Benedetto 16 scriveva la sua enciclica Deus Caritas est, Dio è amore dove spiega proprio la questione erotica fondamentale per noi cristiani. 

Chiediamo al Signore la passione per Lui, il desiderio di vivere della Sua Parola, di fare esperienza della sua salvezza, di confidare nel suo volto di misericordia, solo questo ci potrà far dire non solo fare …qualcosa agli altri, ci renderà cristiani appassionati, testimoni credibili, missionari qui e ora in questo nostro contesto così anonimo e confuso, per essere comunità capaci di un fare erotico che smuova le coscienze, riscaldi la vita di chi incontriamo, facendo percepire loro un gusto nuovo, inedito, di- vino e divino per le loro esistenze.

2a Domenica t.o. -anno C – 2025 durante Cristo.

Eros e agape… Canova

Là dove manca il desiderio di incontrarti con Dio, non vi sono credenti, ma povere caricature di persone che si rivolgono a Dio per paura e per interesse. (Simone Weil)

Dal Vangelo secondo Giovanni 2,1-11

In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. 
Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono. 
Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora».
Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

Le anfore di pietra, per la “purificazione rituale dei Giudei”: ‘sti enormi lavandini per prepararsi al culto. Ancora presenti in ogni sinagoga e moschea, ma anche nei templi indù in Oriente…e non solo. Insomma non mi santifico e non incontro Dio se non facendo innanzitutto delle pratiche. Testa bassa. Più e meglio le faccio o meno, più o meno sono pronto e degno di… Pietra, come quella dove era scritto il Decalogo, la Legge che Dio ha affidato a Mosè. Ma qui le cose cambiano, e il segno compiuto da Gesù per inaugurare la sua vita pubblica…è davvero tutto un programma. Quelle anfore, quell’acqua, quella modalità non servono più. Viene trasformato tutto in vino di gioia e festa. Cioè in relazione. Ricordiamo il dialogo al capitolo 4 con la samaritana al pozzo? La santificazione del popolo di Dio non viene più dalla Legge ma dalla Parola di Gesù (voi siete già puri per la Parola che vi ho annunciato Gv 15,3) dalla relazione diretta con Lui. Penso a tutte le persone che ancora chiedono aspetti sacrali di vita e di fede cioè alcuni sacramenti, di cui non sanno nulla se non che vanno fatti…richieste vuote di riti cui assisteranno in maniera anonima, senza trasporto se non col sapore anestetico che andava bene così. Penso alla precisa determinazione con cui oggi mi si garantisce “ma non praticanti” …“Si, siamo credenti,” segue in genere uno sguardo interrogatorio per cogliere il mio non-verbale, “ma non praticanti!”. Viene detto ormai con orgoglio, quasi prendendone proprio le distanze. E dandoti la sensazione che va bene così e non ti azzardare a farci la ramanzina. Non più con imbarazzo e cercando scuse ma ponendolo come dato di fatto….reclamando che va bene così ma tu ci devi dare lo stesso quel che chiediamo. Manca completamente l’eros. La dimensione erotica della fede cristiana. Cioè il desiderio che ti muove dentro, che ti scalda, appassiona, trascina…. Senza desiderio non c’è fede, né preghiera. Preghierine e filastrocche, si, ma dialogo affidato, appassionato, carico di tutte le emozioni dell’umano, no. Desiderio di vita, di pienezza, di relazione e dialogo, di salvezza, di vita eterna, di speranza. Senza un’erotica della pastorale, continuiamo a far da mangiare per i morti. Obbedienti e credenti, ma morti.

Le recensioni di Dio…. Omelia Battesimo del Signore, 2025 durante Cristo

Recensioni…Ormai sono un nuovo oracolo, fonte di verità.

Dobbiamo scegliere una pizzeria, un film, un luogo da visitare? Grazie a internet andiamo a consultarne le recensioni, quanto cioè chi ha già mangiato li, visitato il posto, visto il film… possa testimoniare di utile. Succede anche per comprare roba sui siti più famosi: come ti stai trovando con quell’oggetto che vorrei acquistare? Non credo di essere il primo che ha cambiato idea prima di schiacciare acquista perché quel commento del cliente era più reale delle promesse del venditore. Si recensisce di tutto, anche le parrocchie, su Maps, fatelo se vi va…non sarete i primi! 

  Personalmente lo ritengo uno strumento che se usato bene, come tutti gli strumenti, dimostra un grado bello di civiltà e solidarietà, tra le persone, un’attenzione premurosa e sincera, insomma un frutto molto positivo della rete per la qualità della nostra vita.

Abbiamo tutti il potere di recensire qualcosa in favore degli altri. Del resto, il primo a farlo nella storia …è stato proprio Dio, il nostro Dio. Di cosa parla questo vangelo se no? Dio non mette solo un pollice “Like”, ma con una frase recensisce quel gesto del figlio, garantendoci qualcosa di importante se ci interessa.

“In te ho posto il mio compiacimento”, espressione è vero un po’ aulica ma inequivocabile. Mi piace, caro figlio, come hai scelto di iniziare la tua vita pubblica. Se la tua nascita umile era dipesa da Giuseppe, Maria, l’oste e la mangiatoia, questa tua vita pubblica che inizia così, dipende solo da te. Sei proprio mio figlio amato, continua e io me lo vedo, il nostro Dio, forse con la pipa in bocca, mentre si carezza la barba dando di gomito allo Spirito Santo, appollaiato sulla sua poltrona e dice “l’è tutto so pare, ciò”.

Cioè farei anche io così. Bravo. Dio ci sta dicendo che condivide lo stile di Gesù, ne sta facendo, con un sorriso un’ottima recensione. E che parametri ha usato per la sua personale recensione? 

-Gesù è stato per 30 anni in silenzio, a fare la vita ordinaria della sua gente, la gavetta, nessuna ansia da prestazione né “adesso faccio tutto io e vi risolvo tutti i problemi”, no; come un prodotto da stagionare si è immerso con umiltà nel nostro mondo in modo da renderlo anche suo, quasi ad invecchiare per decenni come un whisky pregiato in botte, non ha rivendicato parentele importanti o titoli, “lei non sa chi sono io“, ha fatto l’artigiano, lavorando, sporcandosi le mani, in modo da prendere sul serio le vite altrettanto ordinarie di chi avrebbe incontrato e voluto salvare. Quando lo preghiamo, ci ricordiamo di questo o lo trattiamo da mago o da uno a cui dobbiamo spiegare tutto?

-Non ha disdegnato di mettersi pubblicamente in fila coi peccatori, con gli ultimi, di dire “ho bisogno. non basto a me stesso, non decido io, non sono credente a modo mio” ma mi serve uno che mi battezzi, che immerga la mia vita in questo fiume, che mi ricordi la mia origine e mi dia speranza, che mi insegni quasi il mestiere, il buon Giovanni Battista, altrettanto umile ma imbarazzato.

Gesù ha scelto questo perché nessuno davanti a Lui potesse sentirsi in imbarazzo o a disagio, sbagliato o irrimediabile…

Quando lo preghiamo, ci ricordiamo di questo? E con che coraggio continuiamo a sentirci in più, non degni, condannandoci con la solita serie di scuse, giustificazioni, alibi o auto assoluzioni ?

E Dio recensisce questi due aspetti di Gesù, come fondamentali.

Gesù è come il biglietto da visita di Dio, ci racconta agendo, come Egli sia, e ci autorizza a bonificare in noi qualsiasi idea o immagine di Dio non sia coerente con questa sua recensione. Come pure a sognare, oggi, una comunità cristiana e un’azione pastorale fedele al qui e ora in cui siamo..capace magari non di strappare recensioni convincenti ma di testimoniare in modo luminoso e convincente qualcosa di cui noi per primi abbiamo fatto esperienza…

Quando lo preghiamo, se lo preghiamo, ci ricorderemo di questo?