Chi attende chi? Omelia 1a Dom.Avvento C- 2024 durante Cristo

Ia Avvento B ’24

Vi va di provare a viaggiare nel tempo? Non dico di chiudere gli occhi ma almeno provare ad usare un po’ la fantasia. Vi propongo di andare, mmm si, ecco: andremo nel futuro e precisamente a…martedì 7 gennaio 2025. Fatto? Che effetto fa? Già non sia lunedì..

Avremo festeggiato, mangiato, digerito, augurato, sopportato parenti, pregato, rivisto una poltrona per 2 e mamma ho perso l’aereo, le scuole riapriranno, molti torneranno al lavoro e poi via le luminarie dalle strade e l’albero di Natale con tutti i ninnoli, muschio da buttare, statuette da riporre, lucine da sistemare, i regali da riciclare, avremo ancora qualche decina di messaggi a cui rispondere a te e famiglia, panettoni da smaltire, buoni propositi della dieta e del nuovo anno, insomma sarà tanto inevitabile quanto triste, quel mart7/1, ma ci si deve passare. Abbiamo davanti 37 giorni e -lo capiamo- non è questione di spoilerare, come si dice, anticipando il finale perché è un film intero che abbiamo visto e vissuto, da decenni. E allora?

Sarà tutto come oggi, quel mart7/1, prima dei preparativi, degli inviti, del “che hai fatto l’ultimo? che hai mangiato la vigilia? com’è venuto l’arrosto, con chi hai pranzato a Natale? E nonna come sta? Mentre già nei supermercati ci si preparerà al Carnevale e a san Valentino…in quella ossessione al consumo a testa bassa quasi compulsiva.   Che senso ha attendere, allora, prepararsi? Nessun mistero, nulla di inedito o inaudito, sappiamo già come va a finire la storia e avremo sbuffato per la retorica dei sentimenti e del “Almeno a Natale..”. Per cosa ci metteremo ad aspettare, cosa vorrà dire prepararsi in queste 4 domeniche?

Davvero abbiamo voglia di fare spazio a qualcuno o ci limiteremo a recitare la parte…Un film che ci aspetta e inizia oggi, prima di avvento, in film che ogni anno ci appassiona ma anche annoia, ci emoziona ma stanca, ci infastidisce ma anche ci fa rientrare un po’ in noi stessi, che ci stressa ma ci commuove.

Ecco allora, signore e signori, l’ennesimo Avvento, 2024 e già siamo abituati a pensare che ci dobbiamo preparare al Natale, anche se, come sempre, diremo a qualcuno che “Ah, io quest’anno sto Natale proprio non lo sento”, oppure “che stress ste feste!”

Ci siamo già preparati, abbiamo già atteso… ma cosa? Cosa ci diremo, mart7/1 mattina, in cosa la nostra vita sarà diversa? 

Non lo so. E forse nemmeno ci interessa, faremo finta. E anca pa..

Ma so che potremmo tornare indietro nel tempo, ad oggi 1/12 e chiederci se magari…provando a toglierci di mezzo ogni tanto, ad uscire da quel nostro io spesso un po’ ingombrante.. chiederci:

e se fossi tu, Signore, ad attendermi? Per una volta non noi che ci prepariamo ad accoglierlo ma Lui che ci attende e ci accoglie. Da sempre. Lui che si prepara per noi perché ci conosce e ci ama e ci vuole far stare bene. Come quando, con premura e attenzione, prepariamo proprio il piatto preferito per quell’ospite che non se l’aspettava.

Cambiamo prospettiva: sei tu che ci attendi, Signore. 

E ci chiedi almeno di prenderne consapevolezza, prima di sbuffare

Come il padre misericordioso, che sembra non essere mai nemmeno rientrato in casa attendendo il ritorno del figlio, come quando aspettavi che i bambini ti abbracciassero nonostante i discepoli seriosi, o aspettavi domande e provocazioni di chi ti voleva solo mettere alla prova, come quando nell’ultima cena aspettavi ti mettessero i piedi tra le mani, anche Pietro, il più riottoso o mangiassero stupiti quel pane, passandosi un calice di vino, mentre ti si avvicinava un malato, un bisognoso e tu eri tutto per lui, quando non ti sei prestato al facile gioco dell’accusa ma aspettavi che se ne andassero senza lanciare alcuna pietra su quella donna o mentre attendevi che Maddalena finisse di lavarti i piedi lasciandoti voler bene, quando attendevi il passo affaticato dei discepoli contrari alla croce o che Zaccheo, scendendo dall’albero, ti portasse a casa sua, che Simone ti baciasse con affetto, non ti giudicasse con sufficienza, quando aspettavi che i 12 demotivati e forse imbarazzati, rispondessero a quel “volete andarvene anche voi? o che la samaritana tornasse al pozzo convertita e non condannata o che i due di Emmaus finissero di raccontarti la loro frustrazione delusa prima di illuminarli con quelle parole che avrebbero fatto loro ardere il cuore e ammettere quanto non avevano voluto comprendere…

Ci attenderà dentro di noi, con le domande che non abbiamo più voglia di farci, li dove, nella nostra coscienza, continuiamo a costruire chi vogliamo essere, ci attenderà nella consapevolezza di voler vivere da figli e figlie amati e credute, tra le frasi e i gesti che sappiamo a memoria in automatico, nel silenzio di una chiesa in cui sostare da soli, magari prima o dopo la messa, anche durante la settimana, davanti al presepe per lasciarci evangelizzare dalle sue scelte così materiali, in un buon libro da leggere, in una chiacchierata di confronto o accompagnamento e perché no, nel desiderio di rivivere con calma il sacramento della riconciliazione…ricordando che ha più voglia Lui di perdonarci che noi di ammettere che ci serva esser perdonati.

“Risollevatevi e alzate il capo, la vostra liberazione è vicina”, dice il vangelo… siamo attesi dal Salvatore, che ci vuol salvare forse da questo ennesimo film già visto…che rischia di essere il pacchetto avvento natale capodanno epifania.

sorelle e fratelli, non serve aspettare nessun martedì 7 gennaio ma cercare di vivere il tempo giorno per giorno a partire da oggi

Forse più voglia Lui di attenderci che noi di attendere Lui..

che valga la pena provare a vivere un avvento così?

Mi candido …. Omelia XXIX to. B ’24

Tanto tempo fa leggevo i santini dei candidati all’amministrazione di un paese che conoscevo. Non potevo credere che X fosse davvero in lista. Sapeva parlare solo di calcio, birre e posti dove si era sfondato di cibo…. Ma ricordiamo questi “santini” pre elettorali…Si presentavano, annunciando poi quali sarebbero state le loro priorità. 

Ricordo che mi colpirono profondamente due dettagli, riverberi evidenti della maggior parte della partitocrazia che seguiamo in tv.

La prima cosa: molti di questi si raccontavano come persone qualunque, senza particolari competenze o capacità, venuti dal popolo, “uno di voi”, magari dichiarandosi anche candidamente non politico ma desideroso solo di fare la propria parte, dare una mano ecc.

La seconda: la piccolezza di tante delle loro presunte priorità, confondendo forse la rassicurante evidenza del concreto (lampioni, rotonde, incroci, spazi verdi, palestre.. ) con l’assoluta mancanza di prospettive comuni e comunitarie.

Abbiamo spesso constatato la pochezza delle motivazioni, i crolli di quelli che parevano voler scardinare i vecchi sistemi con la loro novità o i naufragi di chi voleva davvero dimostrarsi alternativo e libero, salvo poi venire miseramente ingoiato dallo stesso sistema, comportandosi peggio di quelli che voleva far dimenticare.

   Penso a Giacomo, Giovanni e i dodici. Gesù ha appena ribadito per la 3a volta la sua scelta di servizio e fedeltà, che lo porterà al dare la vita, la croce. Ma niente, non ascoltano perché hanno in mente la loro idea di messia, servizio, liberazione e di come starci dentro…primi posti, cioè consensi, applausi, visibilità, privilegi, in una parola il fascino recondito e potentissimo del potere. Cumannari è meggiu ca futtiri si diceva in contesti mafiosi in siciliano. Questo fascino lo subiamo tutti, anche come chiesa, ancora radicata nella ricerca di titoli, ruoli, funzioni, carriere e consensi, come pure nelle nostre indaffarate diocesi e parrocchie, dove rischiamo di voler solo garantire il nostro stile o ritagliarci indebitamente spazi di protagonismo personale. Es. un parroco che non convoca ma il consiglio pastorale o lo comanda, laici che organizzano cose in parrocchia ma senza confrontarsi con nessuno, parroci che vogliono laici obbedienti e laici che vogliono parroci compiacenti…o solo arbitri o bidelli delle strutture.

   Un politico, ad ogni livello e in ogni ruolo non basta sia onesto, motivato e carismatico. Dovrebbe essere anche competente.

Meno proclami negli ormai insopportabili talk show e più studio dei dossier…perché la responsabilità della politica prevede anche la comprensione e la gestione  dei meccanismi complessi della via sociale, economica, amministrativa. E un cristiano? La nostra chiesa non ha solo bisogno di fare e dimostrare, pensando per gli altri; ma anche di imparare a leggere il reale-attuale attraverso lo Spirito Santo e porsi in ascolto del vangelo o di discernimento sinodale. Cosa che da tempo Papa Francesco chiede a tutti i cristiani, di diventare anche annuncio e cultura! Ci riguarda?

   Abbiamo alle spalle un periodo nel quale la competenza, l’esperienza, la capacità di pensare e di fare sono state degradate a “stigma di una casta”. Si è coltivato l’orgoglio dell’ignoranza; l’autenticità dell’inesperienza, si è sbandierata l’imperizia come certificato di qualità. Così, si è pensato, i “nuovi” politici possono apparire per tutto e in tutto uguali al popolo. Ma in questo modo la politica rinuncia alla sua vocazione e al suo ruolo di servizio al popolo e alla fine ne perde inevitabilmente anche il rispetto e la stima, che non coincidono con le effervescenti e rumorose tifoserie del momento. Come nella chiesa, dove spesso si ritiene basti fare del bene o portare la gente, o trattenerla, in parrocchia, perché la chiesa piena e l’oratorio coi giovani son sempre una bella garanzia…ma di che? Siamo tutti, in quanto esseri umani, suscettibili alla sirena irresistibile del potere e per salire a bordo del carro dei vincitori siamo spesso disposti a tutto tranne che a servire se non a parole…Che è l’unica cosa che Gesù ci ha chiesto. Tra voi non sia così. E che sia il vangelo a ispirarci… il metterci a servire quello. Fare strada ai poveri senza farsi strada.

Penso a don Lorenzo Milani: Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne insieme è la politica, sortirne da soli è l’avarizia. Chiediamo al Signore che l’impegno politico prima che partitico ritorni ad essere un appello per le nostre coscienze e per lo stile con cui vogliamo essere comunità; e questo anche senza le elezioni davanti e soprattutto … perché quel tale, x, è stato davvero eletto e ora ahimè, crede di far politica…

Domenica XXVIIIa t.o. B- ’24 durante Cristo

Dal Vangelo secondo Marco 10,17-30

In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”». 
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».
Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà».

Mi metto in ginocchio ma poi me ne vado. Ti chiamo “maestro buono” ma poi mi giro dall’altra parte. Sbuffo annoiato ricordando gli anni trascorsi “in parrocchia” a fare il bravo credente con un sacco di cose religiose praticate ma poi mi faccio scuro in volto, rattristandomi. Ma forse, caro tale, figliolo, ti sei perso quell’intreccio incasinato di dettagli accaduti e che fanno scrivere all’evangelista cose come “fissare lo sguardo”, “lo amò”…come si fa a far sentire uno amato con un unico sguardo? un estraneo, naturalmente. Che ci deve aver messo dentro? Eppure non è bastato! Ciao e grazie, alla prossima. Che palle, lo credevo meglio questo. È tutto, tutto così fragile. Come noi.