A quali ordini obbedire… Omelia XXVIIa to C-2019

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“Ho solo eseguito gli ordini”: così si difese ad oltranza Adolf Eichmann, criminale nazista, uno dei principali esecutori materiali dell’olocausto, scampato al processo di Norimberga ma giudicato nel ’61 in Israele e lì condannato a morte. “Ho solo eseguito gli ordini”: sa di delega, irresponsabile, come Pilato, un senso del dovere banale e cieco. Come se quel che fai non ti toccasse o fosse lo stesso, senza alcuna coscienza di quel che stai vivendo e delle sue conseguenze. Un atteggiamento che mi fa sempre pensare. Fa rima con i miei “son fatto così, non è colpa mia, lo fanno tutti, che male c’è”;  fa rima, lo dico per provocare una riflessione liberante, con i nostri alibi e scuse, ragionamenti religiosi tipo “abbiamo sempre fatto così!”…e perché? perché ci hanno insegnato così, siamo abituati così, e a cosa è servito? non so! ma ti ha aiutato a sentire l’amore di Dio padre per te? a vivere più libero, sereno, felice o hai solo eseguito delle pratiche e fatto il tuo dovere religioso? si è cresciuti come comunità cristiana?

Eppure è anche quello che dice Gesù nel vangelo: “quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato”.. Allora come la mettiamo? c’è differenza? chi ha ragione?  Su cosa sta cercando di scuoterci Gesù? Gli apostoli gli hanno chiesto di aumentare la loro fede; aveva appena annunciato loro che il perdono è 70×7 e che ci saranno scandali…hanno come paura di non farcela. Ma Lui li rinvia ad una strada precisa. Questa è l’amore. Come un seme in ciascuno di noi da far crescere e coltivare. Quel granello di senape è l’amore in noi.

Il bisogno di essere amati e il desiderio di riuscire ad amare sono in noi in modo naturale, prima ancora che ne siamo coscienti, credenti o meno. Se siamo stati creati a immagine e somiglianza di Dio significa proprio che ci ritroviamo nel cuore questo amore, Dio ce lo ha messo, come inclinazione al bene, alla bellezza, all’eterno.  Allora si, cominciamo a comprendere il vangelo e sentire che dobbiamo amare. Ma non in senso moralistico (perché bisogna!) o per mendicare meriti e aspettare applausi ma perché non possiamo farne a meno(ne abbiamo bisogno!). Qualcuno riesce o vorrebbe vivere senza amare o essere amato? Dio non ci obbliga ad amare, siamo noi che non possiamo farne a meno.

   Quando uno di voi sposi ha fatto il primo passo era per dovere? stava eseguendo ordini? in un certo senso si! ma non banalmente come Eichmann, ma ascoltando la voce di Dio nel nostro cuore che sempre ci ispira al bene per noi. Nessuno vi ha obbligati a sposarvi ma amandovi avete sentito e sentite che “dovete” cioè siete chiamati, non potete fare a meno di scegliere di accogliervi. Vi siete sposati per questo… non potevate farne a meno…volevate davvero questo per la vostra vita, dovevate mettere al mondo dei figli, essere generativi facendo traboccare il vostro amore. Forse la differenza è qui. Eichmann gli ordini li riceveva da altri, noi, il desiderio di amare, il dovere di amarci lo sentiamo dentro, insaziabile, irrazionale, bellissimo. Funzioniamo così. E per noi cristiani amare cosa significa? Gesù lo dice anzi, lo dimostra: servire! Usa un esempio un po’ brutale ma giusto, non va frainteso. Servi inutili significa semplicemente servi, cioè a servizio. Siamo a servizio di Dio, suoi strumenti, ci ha affidato fin dal battesimo una missione precisa: testimoniare che è bello essere cristiani, vivere da figli. Allora è un bellissimo dovere quello di riconoscere che Dio ha bisogno di noi per raggiungere tutti, annunciare soprattutto agli ultimi che Lui li ama, siamo i suoi piedi, il suo sorriso, i suoi abbracci, il suo ascolto…non ci basta? ringraziamolo per questo. Non ci chiede altra pratica religiosa innanzitutto che l’amore sincero e appassionato gli uni per gli altri nel suo nome. Allora prima di dirgli cosa dovrebbe fare per noi, impariamo a chiedergli: “in cosa posso esserti utile oggi? da chi mi mandi? a fare cosa nel tuo nome? voglio essere tuo servo, non cerco applausi o meriti, non devo dimostrare nulla. Mi basta riuscire ad amarmi e amare il più possibile, vengo a messa per incontrarti, ricaricarmi di amore e ripartire amando, consapevole che è il mio dovere più grande, perché ci hai fatto così, funzioniamo così.”   Alla fine della giornata o della vita vorrei dire allora in pace, “ho solo eseguito i tuoi ordini, o Padre, ho cercato giorno per giorno di amare.

XXVIIa T.O. 2019 – C

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In ascolto del Santo Vangelo secondo Luca 17, 5-10

In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.

Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e servimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

Ammettiamolo: dopo i primi versetti ti verrebbe da mandarlo ‘remengo e buttar via il vangelo sbuffando “Si, ciao!”. Lo avete mai tenuto in mano un granello di senape? appunto, dai, su…

E poi si gioca il carico: servi inutili. Credo sia molto interessante, come sempre, contestualizzare l’odierna pericope: qualche versetto precedente infatti agli apostoli Gesù aveva parlato di scandali e macine al collo. Quindi ci sta che riprendendo il discorso abbia fatto loro questo paradosso con l’iperbole della montagna. Innanzitutto è bello vedere che i destinatari sono gli apostoli, non i primi che passavano di lì per caso, ma quelli scelti in persona di Gesù. Quasi a dire…non è scontato aver o non aver fede. Se perfino gli apostoli vacillano siamo tutti sulla stessa barca, non ci sono addetti ai lavori e gente di serie B autorizzata a credere meno o peggio. Credo che comunque sia questione di qualità. Perché di quantità è proprio poca roba. Non si tratta di avere tanta o poca fede ma di affidarsi. Vuole dire ai discepoli che nulla è impossibile a chi crede, anche se si tratta di una fede semplice, piccola, apparentemente insignificante come quel granello, eppure dotata di una forza straordinaria. Qualità di fede significa capacità di affidarsi senza riserve a Lui, così da permettergli di fare più di quel che noi vorremmo o sapremmo, esempio perdonare ad oltranza.

Inutili non vuol dire qualcosa di cattivo, oggi che per fortuna sta finalmente prendendo piede una nuova e indispensabile cultura del riciclo..tutto è utile. Ma è una bella sberla per non avanzare diritti o pretendere riconoscimenti davanti a Dio. Non ci deve battere le mani, ringraziare o premiare. Se così sotto sotto pensassimo, stiamo adorando una parte, ferita, di noi…ed è meglio lasciarla andare….

Resta comunque una frase del vangelo a me molto cara e scomoda ma incredibilmente liberante… se hai la coscienza a posto e la passione giusta…arrivare a dirla mette pace.

Provare per credere….

Ogni tanto mi sento come una hostess.. Omelia XXVIa to C-2019

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Come deve essere frustrante…fare l’hostess in aereo. perché?

1-dici delle cose molto importanti, anzi direi forse decisive per la vita di tutti (cosa fare in caso di emergenza…come mettere il respiratore e aiutare i bambini, dove sono le uscite di emergenza, come indossare il giubbotto di salvataggio,,)

2-eppure nessuno ti bada…indifferenti, indaffarati alle proprie cose (chi deve sistemarsi il sedile o il cuscino attorno al collo, leggere la rivista della compagnia, mandare ultimi sms, togliersi le scarpe…)

3-la si guarda con sufficienza, pena, sopportazione… dai di le tue cose che poi ce ne andiamo…non ci riguardano, sono importanti si ma poi .. chissà..tanto voleremo lo stesso…

Io a volte mi sento come una hostess: celebrando messa dico delle cose importanti ma… la gente spesso non ascolta … oppure nemmeno io son poi così convinto…

  E’ quello che accade anche nel vangelo, sapete? Vengono dette cose importanti per salvarsi ma non vengono ascoltate. Il ricco chiede ad Abramo che faccia avvisare i proprio fratelli..li ammonisca severamente! hanno Mosè e i profeti, no, non basta, manda Lazzaro! no, non serve! Si arrangino, capiranno…

 – A noi è mai capitato? non voler ascoltare un consiglio o una critica, facendo finta di niente perché sentivi che avevano ragione.

-Come cristiani oggi ci riguarda? proviamo a pensare, scusate, con un po’ di onestà: ogni domenica diciamo o sentiamo dire per tutti noi delle frasi maestose e potenti, che vorrebbero avere a che fare con la nostra salvezza cioè la qualità della nostra vita. Ad es.

(…)              Ma che effetto fanno in noi? siamo come in aereo, spesso ammettiamolo! ci sediamo sui banchi e mettiamo il pilota automatico, presi nei nostri pensieri, a piegare bene il foglietto, a guardarci i vestiti o dire le preghiere…o come me tra 3 chiese, perché magari dirai 4/5 messe in 24 ore e…chi c’è, che succede… 

Siamo così diversi dai fratelli del ricco? No, proviamo a capire!  Questa parabola non parla bene né male del ricco o del povero, non dobbiamo fraintenderla. Non dice che il ricco è disonesto o ladro. Viveva bene e spendeva del suo, più o meno come tutti noi. Era così avaro? perché allora il povero se ne stava sempre lì? E questo perché passava le giornate a mendicare? non poteva andare a lavorare?  Capite il messaggio va oltre la nostra cultura del merito e del castigo, non c’è un giudizio morale sul ricco e il povero. Ma non c’è neppure una distinzione tra ricchi generosi o avari. L’autore sembra annunciare che il ricco per quanto buono va condannato perché non condivide o meglio non si lascia mettere in discussione, non si accorge dell’altro e non cambia la propria vita. 

 La risposta di Abramo alla richiesta persuasiva dei miracoli richiesti dal ricco è ferma e chiara: l’unica forza capace di staccare il cuore del ricco dai beni è la parola di Dio. Solo il vangelo ha la forza se accolto con fede e non come in aereo, di convertirci, cioè di dare qualità diversa alle nostre esistenze. Chi non si lascia scalfire (Mosè e i profeti significa tutta la Sacra Scrittura e poi la risurrezione di Gesù..) resta impermeabile e refrattario a qualsiasi argomentazione…continuando magari a coltivare le proprie idee insulse, sbagliate ed inutili su un dio lontano, che castiga, abbandona…da tener buono coi nostri meriti e devozioni.

La vita invece cambia quando passi da spettatore (come in aereo o in chiesa) a protagonista, cioè quando almeno desideri iniziare a celebrare e vivere quel che senti dire da anni. Ed è bellissimo sapere che la liturgia non si stanca di continuare ad annunciare la nostra salvezza possibile, la redenzione, la conversione facendoci ripetere queste frasi ogni domenica, ad ogni messa per raggiungerci attraverso un volto di misericordia del Padre, la risurrezione del Figlio Gesù e la forza dello Spirito. Il volto del pastore che cerca la pecora smarrita e fa festa, del padre misericordioso che accoglie il figlio, del messia che sta coi peccatori e i pubblicani. Quante volte qualcuno tenta di dimostrarmi che crede a modo suo…senza bisogno di messa. Ma come fai, mi chiedo allora, ad ascoltare delle pagine così belle e liberanti del vangelo, come fai a continuare a credere nel dio che a poco a poco ragiona come te e ha i tuoi stessi criteri di colpa e merito…ma non è certo il dio di Gesù Cristo, ma quello che ti sei costruito nella tua testa e non hai voglia di riconoscere come inutile, perché sei solo un ateo devoto…sarai anche religioso ma non sei cristiano, cioè di Cristo! Presumi di conoscere già Dio vivendo di rendita, non ascoltando quel che Lui dice di sé per noi!

Chiediamo al Signore, allora umiltà e pazienza perché ripetendo non come in aereo le parole della fede e della speranza, la nostra vita inizi a cambiare accogliendo la buona notizia del Padre per noi.