Domenica XXVIIIa to C – 2019

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Tempo lettura previsto: 4 minuti

In ascolto del Santo Vangelo secondo Luca 17, 11-19

Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samaria e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

“Dove sono gli altri 9”? e che ti frega, Gessùùbbello? non sei quello che insegnava “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date?” oppure “non sappia la destra cosa fa la sinistra”? e allora? che vuoi? sembra che se potessi tornare indietro non li guariresti….

1 Torna indietro, 2 loda a gran voce, 3 si prostra ai piedi e 4 ringrazia. 4 azioni precise. Lui ha capito la differenza tra salvezza e guarigione. E la vive e la dimostra. Tra benessere psico fisico e/o spirituale (?) e salvezza per la fede cristiana. Tra “sto bene, mi sento bene, sono felice” (cose legittime, bellissime e sacrosante!) e “vivo la mia vita riconoscendomi alla presenza di Dio Padre che mi ama… e mi salva giorno per giorno…da me stesso e dal rimbambirmi socialmente e culturalmente!). Insomma: al centro c’è il mio io oppure un noi. (relazione io e TU cioè Lui!)

Poi ovviamente Luca ci ricorda che “attraversava la Samaria”, il buon Gesù (quindi zone da cui i pii devoti praticanti ebrei del tempo si tenevano ben alla larga con disprezzo…), che a tornare indietro convertito e grato è solo uno “straniero”, (sarà stato il cugino di quello buono, samaritano!) e ..niente… come la mettiamo? IL vangelo continuamente ci carezza contropelo mostrandoci ad esempio quelli che noi schiferemmo volentieri… ‘azz!

Per quale motivo siamo credenti e cerchiamo (sul serio?) Gessùùbbbello? per essere guariti o salvati? qual è la differenza? per qualcuno tutto è dovuto, devono pensarci loro (deve fare tutto Dio o la chiesa o il prete) per altri è bello accorgersi e tornare indietro, rendersi conto di cosa è successo. Forse uno può dirsi salvato anche senza essere guarito, cioè nella malattia, nella sofferenza vive una fede ed una speranza che lo tengono in piedi…mentre un guarito forse..dimentica la salvezza, come gli altri 9.

Bello questo Gesù che comunque lavora per la salvezza, sotto forma di gratitudine e di “noi” e che ribadisce che la tua fede, non Lui, ha salvato. E alzati… non restare nell’intimismo.. e va’… a raccontare che cosa ti è successo per provocare in tutti una santa invidia!

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A quali ordini obbedire… Omelia XXVIIa to C-2019

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“Ho solo eseguito gli ordini”: così si difese ad oltranza Adolf Eichmann, criminale nazista, uno dei principali esecutori materiali dell’olocausto, scampato al processo di Norimberga ma giudicato nel ’61 in Israele e lì condannato a morte. “Ho solo eseguito gli ordini”: sa di delega, irresponsabile, come Pilato, un senso del dovere banale e cieco. Come se quel che fai non ti toccasse o fosse lo stesso, senza alcuna coscienza di quel che stai vivendo e delle sue conseguenze. Un atteggiamento che mi fa sempre pensare. Fa rima con i miei “son fatto così, non è colpa mia, lo fanno tutti, che male c’è”;  fa rima, lo dico per provocare una riflessione liberante, con i nostri alibi e scuse, ragionamenti religiosi tipo “abbiamo sempre fatto così!”…e perché? perché ci hanno insegnato così, siamo abituati così, e a cosa è servito? non so! ma ti ha aiutato a sentire l’amore di Dio padre per te? a vivere più libero, sereno, felice o hai solo eseguito delle pratiche e fatto il tuo dovere religioso? si è cresciuti come comunità cristiana?

Eppure è anche quello che dice Gesù nel vangelo: “quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato”.. Allora come la mettiamo? c’è differenza? chi ha ragione?  Su cosa sta cercando di scuoterci Gesù? Gli apostoli gli hanno chiesto di aumentare la loro fede; aveva appena annunciato loro che il perdono è 70×7 e che ci saranno scandali…hanno come paura di non farcela. Ma Lui li rinvia ad una strada precisa. Questa è l’amore. Come un seme in ciascuno di noi da far crescere e coltivare. Quel granello di senape è l’amore in noi.

Il bisogno di essere amati e il desiderio di riuscire ad amare sono in noi in modo naturale, prima ancora che ne siamo coscienti, credenti o meno. Se siamo stati creati a immagine e somiglianza di Dio significa proprio che ci ritroviamo nel cuore questo amore, Dio ce lo ha messo, come inclinazione al bene, alla bellezza, all’eterno.  Allora si, cominciamo a comprendere il vangelo e sentire che dobbiamo amare. Ma non in senso moralistico (perché bisogna!) o per mendicare meriti e aspettare applausi ma perché non possiamo farne a meno(ne abbiamo bisogno!). Qualcuno riesce o vorrebbe vivere senza amare o essere amato? Dio non ci obbliga ad amare, siamo noi che non possiamo farne a meno.

   Quando uno di voi sposi ha fatto il primo passo era per dovere? stava eseguendo ordini? in un certo senso si! ma non banalmente come Eichmann, ma ascoltando la voce di Dio nel nostro cuore che sempre ci ispira al bene per noi. Nessuno vi ha obbligati a sposarvi ma amandovi avete sentito e sentite che “dovete” cioè siete chiamati, non potete fare a meno di scegliere di accogliervi. Vi siete sposati per questo… non potevate farne a meno…volevate davvero questo per la vostra vita, dovevate mettere al mondo dei figli, essere generativi facendo traboccare il vostro amore. Forse la differenza è qui. Eichmann gli ordini li riceveva da altri, noi, il desiderio di amare, il dovere di amarci lo sentiamo dentro, insaziabile, irrazionale, bellissimo. Funzioniamo così. E per noi cristiani amare cosa significa? Gesù lo dice anzi, lo dimostra: servire! Usa un esempio un po’ brutale ma giusto, non va frainteso. Servi inutili significa semplicemente servi, cioè a servizio. Siamo a servizio di Dio, suoi strumenti, ci ha affidato fin dal battesimo una missione precisa: testimoniare che è bello essere cristiani, vivere da figli. Allora è un bellissimo dovere quello di riconoscere che Dio ha bisogno di noi per raggiungere tutti, annunciare soprattutto agli ultimi che Lui li ama, siamo i suoi piedi, il suo sorriso, i suoi abbracci, il suo ascolto…non ci basta? ringraziamolo per questo. Non ci chiede altra pratica religiosa innanzitutto che l’amore sincero e appassionato gli uni per gli altri nel suo nome. Allora prima di dirgli cosa dovrebbe fare per noi, impariamo a chiedergli: “in cosa posso esserti utile oggi? da chi mi mandi? a fare cosa nel tuo nome? voglio essere tuo servo, non cerco applausi o meriti, non devo dimostrare nulla. Mi basta riuscire ad amarmi e amare il più possibile, vengo a messa per incontrarti, ricaricarmi di amore e ripartire amando, consapevole che è il mio dovere più grande, perché ci hai fatto così, funzioniamo così.”   Alla fine della giornata o della vita vorrei dire allora in pace, “ho solo eseguito i tuoi ordini, o Padre, ho cercato giorno per giorno di amare.

XXVIIa T.O. 2019 – C

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Tempo di lettura previsto: 5 minuti

In ascolto del Santo Vangelo secondo Luca 17, 5-10

In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.

Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e servimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

Ammettiamolo: dopo i primi versetti ti verrebbe da mandarlo ‘remengo e buttar via il vangelo sbuffando “Si, ciao!”. Lo avete mai tenuto in mano un granello di senape? appunto, dai, su…

E poi si gioca il carico: servi inutili. Credo sia molto interessante, come sempre, contestualizzare l’odierna pericope: qualche versetto precedente infatti agli apostoli Gesù aveva parlato di scandali e macine al collo. Quindi ci sta che riprendendo il discorso abbia fatto loro questo paradosso con l’iperbole della montagna. Innanzitutto è bello vedere che i destinatari sono gli apostoli, non i primi che passavano di lì per caso, ma quelli scelti in persona di Gesù. Quasi a dire…non è scontato aver o non aver fede. Se perfino gli apostoli vacillano siamo tutti sulla stessa barca, non ci sono addetti ai lavori e gente di serie B autorizzata a credere meno o peggio. Credo che comunque sia questione di qualità. Perché di quantità è proprio poca roba. Non si tratta di avere tanta o poca fede ma di affidarsi. Vuole dire ai discepoli che nulla è impossibile a chi crede, anche se si tratta di una fede semplice, piccola, apparentemente insignificante come quel granello, eppure dotata di una forza straordinaria. Qualità di fede significa capacità di affidarsi senza riserve a Lui, così da permettergli di fare più di quel che noi vorremmo o sapremmo, esempio perdonare ad oltranza.

Inutili non vuol dire qualcosa di cattivo, oggi che per fortuna sta finalmente prendendo piede una nuova e indispensabile cultura del riciclo..tutto è utile. Ma è una bella sberla per non avanzare diritti o pretendere riconoscimenti davanti a Dio. Non ci deve battere le mani, ringraziare o premiare. Se così sotto sotto pensassimo, stiamo adorando una parte, ferita, di noi…ed è meglio lasciarla andare….

Resta comunque una frase del vangelo a me molto cara e scomoda ma incredibilmente liberante… se hai la coscienza a posto e la passione giusta…arrivare a dirla mette pace.

Provare per credere….