“Nessuno mi può giudicare, nemmeno tu..” – Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo – A

Oggi col giudizio si fanno due cose: spettacolo o finta di niente.
Spettacolo: si giudicano cuochi e piatti, ristoranti e case, giovani artisti emergenti, concorrenti bravi nei quiz e vip al GF: tantissimi programmi tv hanno una giuria che giudica: ci viene chiesto da casa di schierarci, selezionare, eliminare o far vincere…insomma di essere anche noi giudici, in fondo è divertente, dà potere…
Internet e google poi ci permettono di giudicare da soli tante cose..farci diagnosi mediche guardando foto e immagini o altre furbate..
Oppure finta di niente: il giudizio è cancellato, se riguarda noi non è più spettacolo ma…cosa privata. “Nessuno mi può giudicare, nemmeno tu” cantava Caterina Caselli. Nessuno vuole essere giudicato, sappiamo come giustificarci o girare la frittata..se piace a me, se mi va bene, se me lo sento, fatti gli affari tuoi, pensa per te.
Come porci allora di fronte al giudizio di Dio in una pagina tremenda e magnifica? Va innanzitutto contestualizzata e compresa nel suo senso ultimo, al di là del testo e di come è stato scritto…non è cronaca..si riferisce al modo di vivere quotidiano, non all’esame finale.  Ogni giorno la nostra vita viene giudicata dal vangelo…Ecco il giudizio, che tutti temiamo o auguriamo: Gesù stabilisce un legame così stretto tra sé e le persone, da arrivare a identificarsi con loro: quello che avete fatto a uno dei miei fratelli, l’avete fatto a me!…Gesù sta pronunciando una grandiosa dichiarazione d’amore per noi: io vi amo così tanto, che se siete malati è la mia carne che soffre, se avete fame sono io che ne patisco i morsi, e se vi offrono aiuto sento io tutto il bene che vi fa gioire e rivivere.
Il Dio di Gesù non chiederà mai se si è creduto in lui, ma se si è amato come lui. Vi chiedo…Di queste sei azioni quante riguardano l’atteggiamento verso la religione? nessuna. Quante il comportamento verso Dio? Nessuna.
Abbiamo il coraggio di mettercelo in testa e nel cuore? Riguardano solo lo sguardo avuto nei confronti di chi è in una situazione di bisogno. Quello che consente la vita eterna non è quindi il comportamento religioso, ma un comportamento umano. Da avere giorno per giorno. Ciò significa allora, che tanto vale pregare e andare a messa, confessarsi e comunicarsi… ma che basta volersi bene? non credo…
Se poi uno cerca alibi alla propria tiepidezza…non ha certo bisogno di strumentalizzare il vangelo.
Proviamo a guardare al volo queste sei azioni:
carcerati? se hanno fatto qualcosa è giusto stiano li…
nudi? vadano al centro della caritas
affamati?non è vero ma… centro caritas e mensa popolare ad hoc
forestieri? situazione complessa o ce ne sono già troppi…e poi una pallottola costa un euro…altroche
malati? in ospedale c’è il cappellano o i volontari advar..
insomma..potremmo rispondere punto su punto e chiamarci fuori da tutto.. ma se guardiamo alle persone descritte non solo in modo letterale ma anche un attimino figurato.. allora ne siamo tutti corresponsabili..chi attorno a me ha fame …di stima, simpatia, accoglienza? chi si sente straniero…escluso, emarginato, diverso…preso in giro (in ufficio, classe..) chi si sente malato…. solo fisico? o anche nel cuore e nella mente? o nelle dipendenze?
Pensiamo alla risposta di Gesù: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli …” Chi sono i fratelli più piccoli? Sono gli invisibili della società, sono i bisognosi, gli emarginati, gli esclusi. Ebbene Gesù lo considera fatto a lui. Questo non significa che bisogna amare gli altri per Gesù, ma amarli con Gesù e come Gesù. Questo è molto importante. E’ questione di stile, non di motivazione…o merito.
Chiediamo al Signore che ci doni il tempo nei prossimi giorni per assaporare cosa questa pagina offre alla nostra fede e l’umile consapevolezza che essere cristiani è innanzitutto una questione, quasi un gioco di sguardi. Sentirsi guardare con amore, per iniziare a guardare con carità. Ecco su cosa giorno per giorno essere giudicati e giudicare… non qualcosa da temere ma un invito alla pienezza da vivere.

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Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo – A

(Tempo di lettura previsto: 6 minuti)

 Pieter Brueghel, il giovane: le 7 opere di misericordia..

 

In Ascolto del Santo Vangelo secondo Matteo, 25, 31-46

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna”.

Affamato… si va bè…il cartoncino con su scritto che hai fame con cui mi vieni incontro per strada o mi guardi passare dal basso del marciapiede…mette sempre sospetto.
Le mense Caritas e non solo lavorano eccome… ma son così distanti da noi, che poi magari cambiamo marciapiede o ci giriamo dall’altra parte…
Così pure per gli assetati..anche se purtroppo spesso alcuni poveri affogano nell’alcool tante rogne ed il rischio concreto è che il nostro obolo finisca in un bicchiere…
Nudo e vestito…le nostre strutture non sanno più come fermare l’emorragia di vestiti che arriva dalle nostre case ai cambio armadi…tanta nostra superflua generosità fa sì che si faccia fatica a darci il giro…anche se è vero che più che vestiti sarebbe opportuno dare lavatrici, saponi da indumenti e condizioni per maturare autonomie..non buttare abiti sporchi. Forestiero? i mòri… no comment… situazione complessa….
In carcere? non è facile andare (nemmeno per chi lo “merita”!!) …e nemmeno tanto gratificante, al di là dell’effetto “anno misericordia”. E non so se poi, nel mondo esterno, i nostri pregiudizi per un carcerato misterioso (chissà poi perchè ci è andato) troverebbero ristoro.
Gli ammalati li vediamo, lo siamo, li visitiamo…ok…
Pagina affascinante, questa non c’è che dire. Genere letterario apocalittico. Non è una parabola. Gesù non fa esempi ne allegorie. Anzi. Cita antico testamento e non solo.
In realtà non credo volesse dimostrare cosa succederà concretamente. Un Dio sul trono col pollice che sposta destra sinistra e dice o dentro o fuori. No.
Questo è quello che immaginiamo noi e che si è incrostato nelle nostre mentalità, di pensare che Dio ragioni con la nostra logica umana…meritocratica: bene male, giusto sbagliato, merito, colpa, premio, castigo. No. Dovremmo stracciare tutto il resto dei vangeli, in primis quello di Luca che si sbraccia per annunciarci un Dio di assoluta misericordia.
Credo che qui Gesù, ricordandoci in maniera pesante per 3 volte l’elenco delle opere di misericordia tradizionalmente presente ( e più antico di Gesù stesso) voglia solo annunciare che saremo giudicati senz’altro sull’amore. Ma in particolare che queste opere, questo stile di amore, è quello che siamo chiamati a svolgere giorno per giorno.
E non in attesa o per paure del giudizio.
Affamato, assetato, nudo, forestiero…ecc.   insomma… le conosciamo queste opere.. tentiamo di attualizzarle?
Lo sfigato, che ci fa fare sempre qualche risata di commiserazione, in classe, in studio, in azienda o nella compagnia…nessuno lo “caga”… pesante da sopportare…
Quello pesante, lagnoso, che appena lo incontri deve lamentarsi di tutto, assillarti,
Quella isterica che deve svuotarti il suo umido personale esistenziale…e farti perdere un sacco di tempo, a te non interessa ma…
Quello che sta vivendo al ribasso, perchè si accontenta e nessuno ha voglia di stargli vicino e sostenerlo
Quello che vive o patisce una dipendenza…. di tutti  i tipi, anche non da manuale ..anche affettiva…
Quello da solo, di cui nessuno si accorge nel pianerottolo o nel condominio…
Amare ..fosse anche solo il “perdere tempo”…accogliere e ascoltare con un sorriso, un incoraggiamento, una promessa vera, un complimento.
A volte una parte di me guarda l’orologio e pensa…”ti sta facendo perdere tempo-non ti riguarda-non puoi farci nulla-siamo alle solite…” eppure poi il buon Dio mi fa venire in mente che anche Lui forse… con me…ha la sensazione di perdere tempo…con le mie preghierine tiepide e scontate, con i miei buoni propositi da anno nuovo, con le mie poco convinte idee di fare, essere, cambiare, maturare, scegliere…
Noi imitiamo Dio che ama anche quando come Lui “perdiamo tempo”….
Non aspettiamo Natale per sentirci buoni e nemmeno il giudizio universale.
Gesù ci giudica dalla croce: dal suo trono speciale a ricordarci che siamo umani se amiamo… quello è il metro di misura.
Non come cosa da fare ma come modo di vivere. Perchè essere stati creati a “immagine e somiglianza di Dio” non vuol dire con la barba bianca..
ma messi in grado di trovare senso compiuto e definitivo alla propria esistenza solo amando, accorgendosi dell’altro e senza suonare tante trombe o far pubblicità.
Love, love, love…dicevano alla radio.

“Talenti, Messa e Riina..” – Omelia XXXIIIa T.O. A

Quale bicchiere è più pieno? lo sono tutti.
Tutti lo sono al massimo della loro capacità… 
Italian’s got talent e altri programmi tv hanno sigillato un’idea errata della parola talento
Anche nel parlare comune infatti indica le tue qualità magari nascoste da esibire e far crescere. Ci sono i cosiddetti “talent scout”…chi cerca di scoprire giovani di talento. Purtroppo il vangelo non lo dice ma il messaggio è passato.
Gesù non era un insegnante, un allenatore o un motivatore, non ha detto questa parabola per convincere i giovani a far rendere le proprie qualità.  I talenti non sono le nostre qualità.  Infatti il padrone di cui parla Gesù distribuisce i propri beni e lo fa in maniera esagerata. Un solo talento erano almeno 30 kg d’oro, chi era lì calcolava fosse come dire 20 anni di stipendi. Chiede ai tre di amministrarli: non è roba loro ma del padrone.
Infatti al suo ritorno, sottolinea Gesù, vuole regolare i conti, non si fa restituire nulla, anzi rilancia e aggiunge. Premia.
Se pensiamo a Gesù che la racconta, possiamo comprendere meglio questa parabola, ancora sul regno di Dio da far crescere. Sta per certi versi parlando di sé. Il padrone, Dio, ha dato sé stesso nel figlio…a ciascuno di noi. Allora quei talenti non sono le nostre qualità ma la Sua presenza in noi: nella Parola, nei sacramenti, nell’eucaristia, nella fede…capite che queste cose sono di valore inestimabile quanto esagerato quello del talento. Gesù sta per morire e vuole consegnare ai suoi discepoli il suo progetto d’amore, quello del suo regno, il senso per cui Dio l’ha mandato incontro all’uomo. Essi hanno il compito di custodire le parole di Gesù, far vivere le sue opere, incarnare il suo stile di vita per diffondere il volto paterno e liberante di Dio per vivere tutti meglio.  Ma qualcosa non va, qualcuno non ci crede.
Lavora per questo padrone ma non capisce quanto accaduto: non si fida. Non è solo pigro, forse si accontenta, vive al minimo.
“Ho avuto paura’”. Ecco qui dove vuole arrivare l’evangelista: un’immagine distorta di Dio. La paura di Dio può essere fatale per la persona, che ha paura di agire per timore del rimprovero o di sbagliare. Dirà Giovanni nella prima lettera “Nell’amore non c’è timore. Chi teme non è perfetto nell’amore”. 
“Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento…”, mentre gli altri se ne sono impossessati e hanno agito liberamente, costui è rimasto servo, e sottolinea “sotto terra: ecco ciò che è tuo”. Non l’ha mai considerato proprio. Non si è sporcato le mani. Ha fatto il suo. Ed ecco la reazione del padrone. “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato’”, omette la definizione “uomo duro”,”’ e raccolgo dove non ho sparso”, il padrone non è d’accordo con l’immagine che il servo ha di lui, è un’immagine distorta. La paura ha lasciato il servo schiavo. Spesso anche noi abbiamo tale paura? temiamo Dio, pensiamo di gestirlo, di preservarci o tenerlo buono. Non viviamo da figli ma da schiavi. Per paura. Ci accontentiamo del minimo.
Abbiamo ricevuto i sacramenti, la Parola, l’eucaristia ma non li viviamo fino in fondo. Anche nelle nostre comunità parrocchiali spesso è così. Essere cristiani son solo cose da fare per gli altri o devozioni private, parrocchie ridotte a negozi di prestazioni religiose, agenzie di sacramenti…ma pochi sentono il dono di Dio in sé. Facciamo delle cose, riduciamo magari la messa al minimo per dirci cristiani, con le preghiere della sera e la confessione Natale Pasqua. 
Abbiamo ridotto il venire a messa come il 6 politico, il minimo sindacale, quello che dobbiamo fare di base per metterci a posto la coscienza…basta venire a messa un’ora a settimana per dirci cristiani? ma dirlo a chi? chi lo pensa davvero? e le relazioni in famiglia? e lo stile di vita? e la professionalità al lavoro? quelli non c’entrano..ho già dato, sono stato anche a messa… pazzesco…
Ma è questo quello che Gesù ci ha chiesto? Abbiamo forse paura che il Signore disturbi i nostri progetti, le attività sociali, ci impedisca di fare quel che ci fa comodo, ci freghi. La paura ci lascia schiavi, il Signore invece ci vuol figli…come quelli che voleva lavorassero con Lui nella sua vigna. A ciascuno di noi il Signore ha dato il massimo di sé..con tanta fiducia, perché attraverso le nostre differenti possibilità, come quei bicchieri, possiamo fare la nostra parte nel costruire da figli il suo regno. Non dobbiamo avere paura di Lui, altrimenti sprecheremo le nostre vite, lasciandole al minimo.
A poche ore dalla morte di Riina…che mi ha colpito molto, ripenso spesso alle parole del giudice Paolo Borsellino, sua vittima eccellente. Mi fanno sempre bene, perché profondamente cristiane, utili oggi con tale parabola, sigillate dalla sua professionalità  dal suo amore per la giustizia …portate avanti sapendo come sarebbe andata a finire…
Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola.