DOMENICA XIa t.o. B

Se la fede ci fa essere credenti e la speranza ci fa essere credibili, è solo la carità che ci fa essere creduti. (Tonino Bello)

Dal Vangelo secondo Marco 4,26-34

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

Se guardato, per quanto curioso, ogni seme è piccolo, chiuso, duro; sembra insignificante o anonimo eppure è potente, completo, misterioso ed esplosivo. Contiene vita. A quel tempo immagino buttare semi fosse delicato, rischioso, dispendioso… un investimento. In fondo, mica c’erano i consorzi o i negozi per comprarne quanti volevi. Ogni seme era un distillato di speranza. E allora il Regno di Dio è come buttare questi semi. Venga il tuo regno significa desiderare che venga un mondo caratterizzato da questo stile. Seminare semi di Vangelo. Significa che faccio qualcosa come quel seme, nel nome del Signore Gesù. Una telefonata che mi costa, una telefonata gratuita e disinteressata solo per manifestare premura e attenzione, una telefonata al posto di un messaggio, un messaggio invece di niente, un grazie sincero e motivato al barista, un complimento alla commessa, un sorriso ad un bambino per strada, un articolo di giornale condiviso, una notizia positiva inoltrata (dopo averne verificato le fonti), un silenzio pacifico, un regalo inaspettato, un complimento gratuito e specifico a chi vive al nostro fianco, un gesto di attenzione nei mezzi pubblici, parole di incoraggiamento e sostegno a chi al nostro fianco pare non farcela più, una scelta che mi costa, spegnere la musica – mettere in modalità aereo il cellulare e provare a ringraziare il Padre per qualcosa…fare un elenco e sforzarsi di arrivare a 10 cose… poi tra una settimana a 20… fermarsi a fare una visita a qualcuno che non se lo aspetta e magari nemmeno se lo merita ma… dare del tu al cassiere del supermercato con un sorriso gentile, cercare la collaborazione, contare fino a 10 e non pensare parolacce migliori prima di esplodere… come dite? troppo romantico? molto “politically correct? troppo “friendly”? Eppure occhio… non si giudicano così anche i semi? quindi non fate i semi nel senso di ..non siate così poco accorti… cominciamo da qui…per porgere l’altra guancia, perdonare fino a 70 volte 7, lasciare l’offerta sull’altare e andare a riconciliarci col fratello…faremo a tempo..intanto innamoriamoci di uno stile diverso di vivere in modo ospitale e premuroso, attento, le piccole cose, diamo una qualità diversa alle relazioni… e soprattutto…quando lo facciamo, diciamoci che l’abbiamo fatto perché “venga il Tuo regno”, perché siamo cristiani e vogliamo comportarci com Lui, JC, non perché è bello o siamo buoni… ci farà bene, dandoci concretezza e significato.

Sul ponte sventola bandiera bianca… Omelia Corpus Domini 2021 B

In metropolitana ascolto senza volerlo l’epitaffio a F. Battiato: 

Aò, è morto B.! chi? Er cantante, quello che ha scritto La cura…” ah.. bella, ma’a ricordo. 

(Molto usata nei social o in tv per il suo messaggio)

(all’inizio dell’omelia, tutta l’assemblea interpellata, conferma che “La cura” è la canzone più bella di F.B… perfetto!)

Anche a me piaceva, l’ho sempre seguito volentieri negli album e in concerto: inquieto ma riservato, curioso e intelligente, dedito a pittura, cinema, teatro e soprattutto musica: dal pop alla classica alle sperimentazioni, sempre in ricerca di senso, letture, esperienze, tra filosofie e religioni, capace di fine ironia e sarcasmo. Peccato sia ricordato dai più per “La cura”: canzone molto bella, una strana dedica di amore e passione, eppure è sintomatico. La necessità delle persone di sentirsi interpretate da quelle parole o meglio dal desiderio che esprimono: “io avrò cura di te, ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie, dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via…” chi non vorrebbe sentirsi promettere questo da chi dice di volerci bene? 

Ne abbiamo avuto tutti bisogno. Oppure chi, in uno slancio di amore e sano protagonismo, non ha avuto bisogno di promettere questo a chi amava, sentendosi forte ed importante: “Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore, dalle ossessioni delle tue manie, supererò le correnti gravitazionali, perché sei un essere speciale, ed io, avrò cura di te”. Il successo di questa canzone sta proprio qui: abbiamo bisogno di questi sentimenti. Di farli nostri nel prometterli o desiderarli, donarli o riceverli. Ci rendono pienamente umani, senza vergogna. Eppure, spero di non apparirvi azzardato, questi desideri così belli non sappiamo riconoscerli, come cristiani, nei nostri cuori…pensiamoci. La pecorella smarrita, il figlio prodigo per cui si festeggia, l’adultera perdonata, i piedi da lavare nell’ultima cena… che peso hanno nella nostra fede? Un Dio che si prenda cura di noi…ne abbiamo consapevolezza? Che intendo dire?  In fondo l’eucaristia cosa ci dice? Che Gesù nel darsi a noi per amore, facendosi pane e vino per la nostra salvezza, non si è limitato a dirci che avrà cura di noi ma che offre addirittura la sua vita per noi, molto molto di più! Ma forse neppure ci facciamo più caso. Troppo spesso sappiamo elencare cosa abbiamo fatto o faremmo per Dio ma così poco quel che Lui ha fatto per noi. I nostri meriti e diritti, non quello che Lui ci offre. Essere cristiani significa essere figli. Riconoscersi creduti e amati dal Padre prima che indaffarati a far del bene…per Dio.

Non ci ha promesso cose irreali, come Battiato, di evitare la nostra realtà…“ti solleverò dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo dai fallimenti…Supererò le correnti gravitazionali lo spazio e la luce per non farti invecchiare“ Gesù questo non lo dice perché, ce lo ricorda proprio l’eucaristia, è reale, qui in mezzo con noi per affrontare, non evitare gli scogli del tempo e le croci quotidiane. Ecco una delle differenze più belle tra noi cristiani e la filosofia buddhista. La nostra storia concreta, il tempo, la vita e le relazioni, le rughe e le cicatrici. Nell’Eucaristia Gesù si prende cura di noi facendosi nostro cibo, nutrimento, forza, ci rende figli, liberi e responsabili. Non fa tutto lui! Non ci chiede di essere eroi né ci vuole inermi, passivi a farci curare. Infatti il pane e il vino mica son fatti per essere adorati. Ma mangiati e dare forza di vita in noi, per diventare cittadini in questo mondo, senza aderire alle sue logiche. Fate questo in memoria di me. Battiato canta…“Povera patria schiacciata dagli abusi del potere di gente infame, che non sa cos’è il pudore, si credono potenti e gli va bene quello che fanno e tutto gli appartiene”. Canzone bellissima, a ricordarci, se volete, che il cristiano non tiene la testa sotto la sabbia né si nasconde al caldo in chiesa a fumare l’incenso nella sua comfort-zone con quelli che la pensano come noi…: “Tra i governanti quanti perfetti e inutili buffoni, questo paese devastato dal dolore Ma non vi danno un po’ di dispiacere Quei corpi in terra senza più calore? attualissima! Eucaristia è politica perché azione, sguardo critico sulla realtà, capacità di informarsi, indignarsi, denunciare e schierarsi innanzitutto dalla parte degli ultimi, degli scartati per dirla con Papa Francesco; che significa “fare la comunione”? siamo terrorizzati dal farla senza la confessione prima…ma dopo, che ce ne facciamo? La usiamo per vivere gesti e sentimenti di comunione? per creare un mondo come si deve, far venire il regno di Dio e costruirlo? o è come un po’ di lexotan, un digestivo per i problemi, una mentina per l’alito che ci fa sentire a posto? 

Eucaristia è sentirsi inviati a costruire un regno fraterno, non buono, regno di pace e giustizia, legalità, trasparenza, prossimità e passione non rispetto! (parola vuota e assente dal vangelo!) partecipazione, impegno civile e solidarietà sociale. Non nasce da desiderio di Gesù di essere adorato, siamo noi che con devozione, lo facciamo, col rischio a volte di ridurlo ad un feticcio. Ma di essere nostro alleato, come spiega Mosè al popolo nella 1a e conferma l’autore di Ebrei nella 2a. Cristo, mosso dallo Spirito eterno, offrì se stesso – purificherà la nostra coscienza dalle opere di morte, perché serviamo al Dio vivente- Per questo egli è mediatore di un’alleanza nuova, perché, i chiamati ricevano l’eredità eterna che era stata promessa.

Battiato canta  “E ti vengo a cercare Perché sto bene con te, Perché ho bisogno della tua presenza per capire meglio la mia essenza”. Anche noi cristianicapiamo chi siamo veramente solo vivendo la comunione con Cristo e lo Spirito, specchiandoci in Lui, lasciandoci curare dalla buona notizia, la sua presenza nel vangelo e nel pane, nei poveri e della qualità di amore e comunione che riusciamo a vivere. Se riconosciamo che in Lui abbiamo trovato il nostro “centro di gravità permanente, che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose sulla gente”  ..va be.. mi permetterà di vivere alla sua presenza ed in equilibrio. E questo vale molto molto di più di una semplice ma bellissima cura. Gesù si fa nostro alleato e ad ogni eucaristia questa relazione ci rinforza, ci nutre e rimanda nel mondo a creare quella comunione che è dono da accogliere e responsabilità da condividere. Speriamo come cura, ci basti…

Siamo inzuppati in una relazione d’amore… Ss. Trinità ’21 – B

Ci mancava anche la Trinità! Se uno da fuori entrasse in chiesa penserebbe che abbiamo le idee poco chiare ma confuse. Provate a pensarci… noi crediamo in Dio?

Dio,    si ma non basta, di sé ha detto che è

Padre, mettiamoci, altro passaggio…

3  alcune funzioni dal curriculum: Creatore, Onnipotente, Santo 

Gesù! Cristo?è il cognome? detto Salvatore… presente nell’Eucaristia, Santissimo e Parola, dove 2 o3 sono riuniti nel Suo nome… Agnello…  Poi parliamo spesso di..

il Signore: non si capisce mai di chi si parli…Padre o Figlio?

6  Lo Spirito Santo… solo per carismatici e rinnovamento o a Pentecoste

Trinità… e siamo già a 7!!

Madonne nelle varie edizioni e nei 5 continenti… dipende…

9  I santi …  ognuno ha i suoi come pure del resto ognuno ha.

10  il suo angelo custode……… e infine, non tralasciamo

11  i nostri defunti che dal cielo ci accompagnano…

Insomma pare un supermercato: è tutto uguale? quando prego a chi mi rivolge e come? chi mi ascolta? E chi vince?

Vi va se mettiamo ordine?  chi mi aiuta?

Dio è il cognome!      triangolo di relazioni…

io vi entro nel mezzo:   BATTESIMO, immerso  inzuppato in questa relazione, vuol dire però che non vivo in gabbia

ma che.. questi tre entrano in me     sono compreso in questo…  faccio parte della loro famiglia!

Io mi rivolgo a Gesù, attraverso lo Spirito e i suoi doni  e Gesù mi porta al Padre..che non è il dio di cui ognuno si fa un’idea…

il confronto con Gesù sempre bonifica ed evangelizza il mio dio!

Faccio parte della famiglia… senza se e senza ma…

Questo mi dice almeno due cose: 1 su di me e 2 su Dio

>>>Su Dio intanto… ma come passa il tempo? che fa durante il giorno? si affaccia, guarda giù e distribuisce gratis e a caso il male e il bene? la morte e la vita? non credo..lo pensiamo ma…

33° canto del Paradiso e quindi della Divina Commedia:

S. Bernardo prega Maria che interceda perché a Dante sia concesso di contemplare un attimo Dio.. 

dentro da sé, del suo colore stesso,
mi parve pinta de la nostra effige:
per che ‘l mio viso in lei tutto era messo.

Nel cuore di Dio c’è la persona umana, siamo noi, quello che gli sta più a cuore…ci ha impressi nel cuore, al centro di sé..

come ci poniamo di fronte a questo?  chiediamo alla trinità di aiutarci a ricordarlo. E’ il mistero dell’incarnazione (Natale)

in forza di questo ci ha creati a sua immagine e somiglianza, fatti cioè per assomigliargli…quando amiamo…non per essere devuoti.

In forza di questo la liturgia ricordando la comunione coi defunti..

Ricordati anche dei nostri fratelli e sorelle che si sono addormentati
nella speranza della risurrezione
e, nella tua misericordia, di tutti i defunti: ammettili alla luce del tuo volto. 

BELLISSIMO

La 2a cosa è su di me…su ciascuno di noi

Da lì dentro, cuore della Trinità, capiamo chi siamo per Dio…come valutarci. Figli amati!

Lo Spirito santo attesta che siamo figli di Dio, eredi di Dio…  partecipare alla sua gloria  (2a lettura  ai Romani)

FIGLIO è il cognome…anche se il mio nome è: fragile, insicuro, peccatore, tiepido, infedele, indifferente, sbagliato, superficiale…

Sono innanzitutto figlio ed erede. Poi, son quello che sono. Il battesimo viene prima e ci aiuta ad andare oltre. Immagine e poi si diventa somiglianti!

Gli undici, hanno vissuto con lui da risorto, prima dell’ascensione, ricevono il dono dello Spirito santo. Matteo nel vangelo dice che

si prostrarono:  e    dubitarono: assieme. Noi diremmo “che ipocriti”

a loro, così come sono, intanto, Gesù dice…andate… 

non devono prima capire tutto, meritare nulla, essere perfetti, puri, degni, pronti, 

non li fa promettere di migliorare, cambiare, convertirsi, ravvedersi…    chiede loro di accoglierlo con loro fino alla fine del mondo

lo faranno da sé nella misura in cui non partono da soli ma si sentono accompagnati da Lui

Dio non ha mandato messaggi ma messaggeri

Altrimenti porteremmo solo noi stessi. Invece siamo chiamati ad andare assieme a Lui a testimoniare che…

che?