Gesù casalingo… Omelia di Pasqua 2026

   La morte con gli occhi chiusi fa meno paura, meno impressione, pensiamo. Classica scena da film: muore uno e c’è subito chi gli abbassa le palpebre, magari, lo dico in punta di piedi, è successo di farlo anche a noi. E poi si copre, con un telo. Chissà perché. Come se coprendo potessimo solo ricordare le cose belle non restando impressionati. Preferisco ricordarlo com’era, diciamo non volendo magari andare in obitorio.

   Il sudario di cui parla il vangelo, aveva quello scopo: un panno di lino appoggiato delicatamente sul viso del defunto. E poi i teli, come abbiamo sentito, il sepolcro nuovo, la nuda pietra.

È tutto finito. Basta, non ne parliamo più. 

E poi accade quanto ci ha raccontato il vangelo. Maddalena, Giovanni, Pietro, corrono in fretta e tutti vedono cose diverse. 

Maddalena non vede che la pietra spostata ma racconta subito che hanno portato via il corpo. Giovanni? Si china, si abbassa ma vede solo i teli e se ne resta fuori, per rispetto a Pietro o quel che è. Pietro infine entra, vede i teli e nota il sudario. Dettaglio interessante. Il sudario ben piegato e riposto in un angolo a parte, con cura e pazienza. Ma che senso ha?

   Io non so voi, ma se fossi risorto… uno sputo sulla tomba di Giuda, una tirata d’orecchi a Pietro, una sgridata ai dodici che se ne sono andati, un calcio nel didietro ai soldati che mi han flagellato, un gesto dell’ombrello a Caifa e a tutto il sinedrio, un marameo a Pilato e alle sue domande filosofiche.

   Invece no: il re dei cieli, il Risorto, il Messia, il figlio di Dio che poteva chiamare 12 legioni di angeli a salvarlo, quello che guariva, stupiva, convertiva e… cosa fa appena risorge? PAUSA

Si mette… a piegare il sudario.   Chi dovrebbe averlo fatto, se no?

   Il primo gesto di gloria del risorto è questo. Piegare il sudario.

Sembra fare il filo a quanto Pietro nella prima lettura racconta…

Dio lo ha risuscitato al 3° giorno e volle che si manifestasse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi (modestamente!!!) che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti.. eco un altro biglietto da visita con cui il risorto si presenta…senza dimenticare la grigliata di pesce che racconta dopo un’altra pesca miracolosa, al 21 di Gv.

Niente cose da spiegare, annunciare, capire, solo comunionecioè cose semplici, mangia, bevi, condividi, rimetti in ordine il sudario … quasi a far capire che la risurrezione inizia già qui ora, da come ti prendi cura del tuo stile di vita. Gesù così facendo pare dire:

-io non voglio nessuno dietro di me, che viva al mio posto, mi arrangio, so badare a me stesso, il sudario me lo sistemo da me.

-non ho fretta, nessuno mi sta rubando per dimostrare chissà cosa, nessuna strumentalizzazione, sono davvero morto e risorto come vi avevo annunciato, pur nella paura, nel dubbio e nell’abbandono.

-un segno di morte avvenuta, che copriva volto, identità, storia… io lo metto da parte, perché non serve più.

   Risurrezione oggi è contemplare un Gesù che compie gesti ordinari con cui ci vuole aiutare a mettere ordine. Se non la decliniamo all’ordinario, questa ennesima Pasqua che celebriamo (ennesima decina di Pasque vissute) il rischio è che sia utile come le altre, cioè non serva a nulla alla nostra vita concreta.

Quanto sono tristi le pasque atee, anche tra di noi dove ci sono solo coniglietti, fiorellini, pulcini, ovetti e frasi fatte, (anche sulla pace!).

Gesù il risorto ci dà invece l’esempio per fare Pasqua=passaggio:

metti ordine nella tua vita, soprattutto quanto non ti fa vivere ma morire di banale superficialità e scontata inerzia: invidia, gelosia, brama di apparire, possedere, dimostrare, a che ti servono?

l’ho fatto io e non lo vuoi fare tu? Metti ordine.

Sono vivo per te, per questo. Metti ordine nelle scuse per cui pensi sempre al dio delle religioni ma non al Padre di misericordia

al tuo curriculum cattolico di cui poi non sai che fartene… impara invece a piegare e metter via quel che non ti fa bene, mettere in ordine, dare una gerarchia delle priorità a cosa ti da vita autentica e cosa ti fa perdere tempo, quanto ti illude e poi delude, gli schemi mentali, le parole sbagliate che usi con te stesso per condannarti etichettarti, giustificarti, arrenderti, spiaggiarti, le dipendenze e le mentalità che ti rendono schiavo, anche se sembrano innocue…

metti ordine e impara ad aver più chiaro chi siamo e come funzioniamo; lasciati lavare i piedi, non vivere da cristiano professionista del fare per gli altri, che dà tutto per scontato, già dato, vissuto, sto a posto così! Fai spazio, lasciati voler bene, metti da parte i tuoi sudari,  è Pasqua!

  Quel panno messo da parte richiama infine, l’abbiamo detto, uno strumento, come il chiudere gli occhi, che sigilla e conferma la morte… Gesù non l’ha eliminata ma messa da parte; senza quel sudario che non gli serve più perché è vivente, possiamo infatti guardarlo in faccia, da risorto e attingere nuova forza e speranza di fronte al dolore e al lutto, possiamo guardarlo negli occhi. 

 Quando staremo soffrendo non sapremo che farcene di coniglietti, fiorellini, pulcini, ovetti e frasi fatte e auguri di pasqua atei.

Mentre stiamo soffrendo non saremo più soli e abbandonati, incompresi ma avremo qualcuno da guardare negli occhi, anche da maledire, cui recriminare quanto accaduto, quel che non capiamo ma Lui è pronto ad accoglierci, ad accompagnarci alla Pasqua.

Possiamo partecipare della sua risurrezione, sguardo nuovo sull’inedito tutto da vivere. Possiamo sentire che i nostri defunti sono dietro di Lui, già occupano il loro posto e ci stanno solo aspettando. La vita ha vinto la morte e quindi continua, sono in pace e li rivedremo. Aspettiamo con speranza e con fede di passare da loro.

Forse noi cristiani, alla fine di un triduo e della quaresima, non sappiamo nemmeno più augurarci davvero una buona pasqua di risurrezione, non sappiamo cosa possa voler dire concretamente per noi, forse nemmeno lo desideriamo… rischiamo così di tenere anche noi come un sudario davanti ai nostri occhi che ci copra il viso…ma almeno che questa Pasqua, consegnandoci un Gesù che come una lavandaia mette ordine, ci doni il gusto di un ordinario risorto e illuminato tutto da vivere, da desiderare, da risistemare, senza chiudere gli occhi come i morti ma volendo contemplare ora con uno sguardo nuovo quanto il risorto ci vorrà indicare. 

Sciando con Gesù… Omelia IV domenica quaresima ’26 -A

In settimana ho letto un articolo che mi ha emozionato, pensando poi a questo vangelo. Un’intervista sul Post: gli atleti paraolimpici che nelle nostre montagne, fanno le gare di sci. Pare impossibile ma sciatori ipovedenti o del tutto ciechi, giù a 100 all’ora nello slalom gigante. Lo fanno con uno sciatore guida che scende davanti qualche secondo prima, dando loro il tempo, ritmo, avvisando di curve e pieghe, con tute molto colorate, microfoni e auricolari e perfino una musica alta da seguire…un’empatia e una sintonia pazzesche ma anche una fiducia immensa in chi ti guida.

   Dopo la samaritana di domenica scorsa, col gusto dell’acqua che disseta davvero, pare che la liturgia oggi ci provochi a prepararci alla Pasqua con un altro senso, quello della vista. Saper vedere o meno, apparenze o cuore, come nella prima lettura, dove il profeta Samuele annuncia e ricorda che Dio ha uno sguardo che va oltre, non solo umano sulla realtà. E che proprio questo sguardo fa vivere in maniera nuova, da risorti potremmo dire. L’ho sempre pensato: la fede è un gioco di sguardi. Avere il coraggio di chiederci: dimmi come ti senti guardare da Dio e ti dirò che cristiano sei.   Secondo voi Dio Padre, come ci guarda? ATTENDI

  Pasqua è scegliere, darsi il permesso almeno di provare a vedere in modo diverso, da risorti: di vedere se stessi, gli altri e la realtà dal punto di vista di Dio. Non è facile, per questo la quaresima è tempo propizio di prova e allenamento.

Nel vangelo i discepoli provocano Gesù sul perché quell’uomo sia cieco. La colpa deve essere di qualcuno, di Dio insomma. Quante volte anche noi cerchiamo arrabbiati un dio colpevole o menefreghista di fronte a quel che non capiamo: malattia, lutti, disastri…dov’era Dio? ci chiediamo e magari abbandoniamo la fede. Ecco la cecità: hanno una visione cieca della giustizia, la domanda è chiusa in una prospettiva retributiva e meccanica, secondo cui Dio è un contabile permaloso che affibbia il male secondo il peso della colpa. Domanda meschina che rende tra l’altro, un oggetto il malato, incolpevole.

E gli scribi coi farisei? Chiusi dentro una certa immagine di Dio che determina la religione… siccome non osserva il sabato, non importa se ha guarito e ridato vita, non viene da Dio, è peccatore.

Il potere religioso manipola Dio a partire dalle proprie intenzioni e convinzioni. Come fa Trump coi suoi adepti, pronti a benedirlo. Altra cecità. Anche nelle nostre parrocchie spesso c’è la stessa cecità di fronte a un mondo che è cambiato, non è più cristiano, disinteressato a Dio, tutto lo dimostra, ma non lo vogliamo vedere. Vorremmo essere solo sicuri come una volta, come eravamo abituati, tutti cristiani tutti contenti. Ciechi. Guardiamo da ciechi e da atei una realtà in cui comunque Dio ed il suo spirito sono al lavoro, la salvezza passa per strade inedite e poco consuete a chi cerchi sempre il passato rassicurante.

  Anche sulla strada di Emmaus i due non vedono Gesù ma solo un foresto…perché per loro la realtà era solo quella che..eccetera.

  C’è invece una realtà che permette di vedere oltre, altro, come per gli sciatori paraolimpici. Quando non ti fermi all’apparenza, quando distingui il peccato dal peccatore, la persona dal proprio passato, dai crimini e dai reati commessi, cosa faticosissima, penso al mio servizio al Ceis…dove pare impossibile sperarsi diversi. Abbiamo sempre tutti bisogno di sentirci guardare con attenzione e misericordia, senza sentirci in imbarazzo o messi a nudo. La mamma che guarda un figlio che sbaglia, la persona disabile che non si sente guardata con compassione, chi pensa di non valere che sente si sono accorti anche di lui, il prete che assolve il peccatore, il medico che cura il criminale, il poliziotto che tratta con umanità il mafioso, saper andare oltre quello che si vede, senza assolutizzarlo.

Si tratta di imparare a guardare come guarda Dio coi suoi occhi, la sua attenzione, che riesce ad incorniciare la realtà in modo diverso, dandole un significato ulteriore. Gesù vuole essere la nostra guida, come sciatori ciechi che siamo, darci un ritmo e un tempo nuovo, degli occhi affamati di vita, di inedito, non miopi su quel che vedono ma capaci di far risorgere con uno sguardo che porti pazienza, perdono, premura, accoglienza e quindi speranza, normalità.

Essere cristiani inizia non quando ce lo sentiamo noi, ma quando ci sentiamo guardare così dalla misericordia del Padre; la risurrezione stessa inizia guardando a me stesso e agli altri dal punto di vista di Dio, dalla croce per noi, per amore.

  Dimenticavo! a quelle gare di sci viene chiesto al pubblico di stare in assoluto silenzio per permettere gli sciatori di sentire…

 o forse, mi piace pensarlo,

 perché certi miracoli tolgono semplicemente le parole…

VIa Domenica t.o. anno A ’26

Dal Vangelo secondo Matteo 5,17-37

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli. 
Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!
Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.
Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno».

Dite la verità…Non avete letto il Vangelo, vero? Troppo lungo?! Siete passati subito al commento? Lazzaroni e lazzaronesse… Perché poi la questione non è che è solo lungo ma pure, come dire, impegnativo, esigente. Questo forse non solo per le questioni spigolose che apre ma perché prevede si debba sospendere il giudizio e fidarsi, fare spazio, insomma, starsene zitti e accogliere quella mitragliata di “ma io vi dico”…. cioè…io ne so più di te. A nessuno di noi piace essere contraddetti, La fede forse parte da qui: abbassare senza umiliarsi la testa e dire…tu ne sai più di me… e mettersi in ascolto. Anche perché quello che “Lui sa più di me” non lo sa “senza di me”. E questo non è fondamentale, ma bellissimo, vi pare?