IVa Domenica di Avvento C-’21

Dal Vangelo secondo Luca 1,39-45

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

E che ci volete aggiungere? Credo sia una pagina geniale, capolavoro di immagini e dettagli da gustare più che comprendere. Se avete tempo vi consiglio di aprire la Bibbia, cercare il Secondo Libro di Samuele ed andare al capitolo 6, versetti da 12 in poi; Luca deve essersi ispirato a quest’altro capolavoro. Il re Davide, quello che aveva fatto morire Urìa per averne la moglie…(!), quello le cui parole di pentimento probabilmente compongono il Salmo 50, segue il transito dell’Arca dell’Alleanza, la presenza di Dio sulla terra e vi balla mezzo nudo davanti. Queste due letture parlano di modi diversi di manifestare gioia per la venuta-presenza del Signore in mezzo a noi. Ballando e sussultando, come Giovanni Battista all’arrivo del cugino JC. Gesù è la Parola che si rivolge. Il suo essere, pensieri, emozioni, comportamenti, stile è Parola che ci si rivolge. Si è fatto Parola, Verbo -sentiremo il 25-; essere cristiani è cercare ogni momento di essere in ascolto di quella parola che si è installata in noi nel battesimo, al quale siamo presenti. E questa presenza di gioia, di liberazione possibile, di speranza reperibile ci dà gioia: come no… penso a certi alleluja bovini, a certe facce quando annunci il Vangelo, a certe omelie dolciastre e croccanti, a certi musi duri quando dai la benedizione, alle parti fisse della messa a cui si risponde con la filastrocca, a prete e suore tristissime e deprimenti, a tanti laici sempre e comunque impauriti e clericali… non dico di ballare (cosa a noi estranea in chiesa ma comune in continenti interi come Africa e America Latina…) ma almeno di fare un ghigno e batter due mani… No… noi si rischia sempre di essere adepti dell’ideologia cristiano=serioraccoltodevoto, chiesa=compostoseriofailbravoche… Invece l’Arca, la presenza è già in noi da quando siamo stati inzuppati nel battesimo. Poi, certo, la copriamo di un sacco di cose…preoccupazioni, paure, bisogni, attese, presupposti, pregiudizi, scuse, ideologie… si fa brace che resta sotto tutto questo nei nostri cuori, da cui a volte come un vulcano erutta qualche fascio di luce e calore da accogliere. Speriamo presto in ciascuno di noi.

Terza domenica di Avvento -C ’21

Claudio Gentile che ferma D. A. Maradona.

Dal Vangelo secondo Luca 3, 10-18

In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».
Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato».
Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».
Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile». Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.

Questa domenica forse i sacerdoti che presiederanno la messa che andrete a celebrare (in forza del vostro battesimo) indosseranno una casula rosa. Spesso con tonalità di dubbio gusto o proprio stucchevoli ma rosa… per ‘stemperare’ il viola dell’Avvento, a far sollevare la testa per ricordare che si attende un evento che si rivelerà gioioso. E questo perché quell’evento sarà una persona di cui non ci potremo più sbarazzare. Nemmeno dopo morto. Non come una cozza che si attacca…contro la tua volontà.. piuttosto come uno di quei vecchi difensori che in un campo di calcio ti marcavano stretto… facendoti sentire che ci ‘tenevano a te’…. E questo perché, risorgendo, inaugurerà un’inaudita modalità di essere al nostro fianco, attraverso lo Spirito. A ricordarci che siamo nel 2021 d.C… ‘durante’ non dopo Cristo. Ecco chi stiamo aspettando. Il Salvatore è la salvezza. Non più l’azione singola, che pur togliendoci da una situazione disperata, ci riconsegna alla nostra vita, bella o triste che sia; ma la relazione con Lui, è per noi salvezza. E questo lo rende salvatore. Ci salva da…bisognerebbe provare a fare un elenco personale. Da cosa? da incendi, rapine, furti, invidie, gelosie, raffreddori, virus, sfortune o incidenti? O piuttosto da quel grumo di cose in noi che ci debilitano continuamente? O da quei volti malefici, disumani e anti-evangelici ma così devuoti e religiosi ..di dio…che portiamo dentro? Dalla parte di noi che non sopportiamo e che continuamente ci abbaia sensi di colpa, limiti, paure, ansie, freni e … La pagina di oggi ci orienta: Giovanni Battista, primo cugino di Gesù, interpellato risponde. Quasi a dire che Gesù non inventerà quasi nulla di nuovo. Bello questo vangelo. E non perché ci mostra che Gesù potrebbe tranquillamente chiamarlo ‘asuocugggino’ che sa fare tutto, meglio e a pochi soldi…no… ma perché è il ponte tra antico e nuovo e poi gli farà posto. Le sue risposte completamente ‘sociali’ ci facciano riflettere e pensare…indignare… un fare di qualità in-audita che sa di giustizia, legalità, trasparenza, diritti, bene comune, condivisione, premura, solidarietà, equità di trattamento… Vanno a chiedergli ‘cosa devono fare?’ (per essere bravi ebrei religiosi…per la vita eterna… per tener buono dio, per fare i bravi) e si sentono rispondere nulla di devuoto ma…ACCORGITI e prenditi cura… fai star meglio e libera gli altri. Insomma…inizia ad essere tu il salvatore per qualcuno, poi vedrai che…

Domenica XXXIIIa t.o. -B

Dal vangelo secondo Marco 13, 24-32

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo. Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte. In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre».

Pagina difficile, interpretata in tanti modi, complicata: per questo portatrice magari di confusione e disagio. Quando finirà il mondo? Gesù tornerà sulla terra? Vi troverà fede? La tentazione apocalittica, di vedere il mondo solo dalla sua presunta fine è affascinante, facile…quasi commerciale. Si pensi solo alle varie previsioni e ai film che vogliono sempre proclamarla o descriverla. Dubito vedremo nel cielo quegli angeli… o accadere ‘strane cose’: vedremo dei germogli di primavera, quello si. Quando? Non passerà una generazione, assicura JC: che significa? a rigor di logica niente, cioè tutto… cioè adesso. La risurrezione ci ha messo a fianco la presenza da risorto di Gesù. Non dobbiamo aspettare altro. Ma vivere il presente per quello che è, un dono, appunto. Frequentare Lui attraverso la Sua parola è sufficiente. Il mondo dentro alle persone cambia, mentre stiamo leggendo e scrivendo tutto questo. Lo dice anche il vangelo di oggi, giovedì… lo ricorda sempre JC parlando del suo regno. Qui, così, in Lui il regno di Dio è già vicino, presente. Chiedendo che venga, diciamo solo…che ce ne rendiamo conto, accorgendoci di quanto possiamo proprio ora realizzare. Non molto di più, niente di meno.