III a Avvento – Anno A

“Aspettare è ancora un’occupazione. È non aspettare niente che è terribile.”
(Cesare Pavese, Il mestiere di vivere, 1935)

 
wind_and_window_2_by_aykanozener1
u2
I still haven’t found what I’m looking for
(U2, THE JOSHUA TREE, 1987)

Ho scalato la montagna più alta
Ho corso attraverso i campi
Solo per stare con te
Solo per stare con te

Ho corso, ho strisciato
Ho scalato questi muri della città
Questi muri della città
Solo per stare con te

Ma non ho ancora trovato quel che sto cercando
Ma non ho ancora trovato quel che sto cercando

Ho baciato labbra al miele
Sentito il potere della guarigione
sulla punta delle dita di lei
Bruciava come il fuoco
Questo desiderio ardente

Ho parlato la lingua degli angeli
Ho tenuto per mano un diavolo
Era calda nella notte
Io ero freddo come una pietra

Ma non ho ancora trovato quel che sto cercando
Ma non ho ancora trovato quel che sto cercando

Credo nel regno che verrà
E allora tutti i colori sfumeranno in uno
Sfumeranno in uno
Beh, si, sto ancora correndo

Tu hai spezzato i legami
Tu hai allentato le catene
Io ho portato la croce
della mia vergogna, della mia vergogna
Sai che ci credevo

Ma non ho ancora trovato quel che sto cercando
Ma non ho ancora trovato quel che sto cercando
Ma non ho ancora trovato quel che sto cercando
Ma non ho ancora trovato quel che sto cercando

In ascolto del Vangelo di S. Matteo 11, 2-11
Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».
Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re!Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via. In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.»

Il rosso al semaforo, la coda alla cassa del supermercato, la ressa alle poste, il bigliettino al banco del formaggio col nostro numero di prenotazione, il tempo in cui il pc si accende, il download in corso mentre la clessidra gira o il segmentino si riempie al 100%, ma anche l’uscita di un film, l’arrivo di una telefonata, l’esito di un esame, medico o scolastico, la risposta ad un invito, aspettare un bacio, il perdono, un sorriso di complicità o le doglie..
Aspettare: verbo complesso e meraviglioso, drammatico, epico, quotidiano. Dice i piedi qui e la testa ed il cuore là..
Dice che qualcosa deve accadere. E non sarà più come prima?
Noi? In mezzo.
Aspettarne un altro? Ma noi aspettiamo? Cioè siamo un po’ inquieti, insoddisfatti, in ricerca..? Si o no? Come aspettiamo? Quando ci sentiamo raggiungere da qualche afrore di noi stessi che non ci piace, che non si è realizzato come avremmo voluto? O quando, come un rigurgito.. ci morde la solitudine, il senso di incompletezza, la frustrazione.. rimorsi e rimpianti.. aspettare.. canta che ti passa!!! Aspetta e spera.. chi visse sperando.. morì.. ehm.
Aspettare.. l’avvento.. attendere vegliare.. buff.. la solita melassa prenatalizia. Meglio le renne.
Aspetto qualcosa? Da me? Dagli altri? Dai miei? Dal nuovo segretario del Pd? O della Lega? Dal nuovo centro destra e dal risorto forzaitalia?
Aspetto qualcuno? Aspettare comunque dice.. relazione.
Aspettiamo sempre e solo una relazione nuova che ci dia sapore diverso. Fosse anche la relazione con un nuovo libro o un regalo.
Aspettare qualcuno. La fede inizia anche così. Dalle domande di senso e gusto che non trovano in noi delle risposte compiute.
Dalle crepe che certi pensieri e ricordi insinuano nelle nostre scelte definitive, nei nostri “ormai è andata così”, dalle scosse di assestamento dei nostri passati.
Da sensazioni carsiche di noi che non sappiamo riordinare o ammansire. Da percezioni epidermiche che i nostri sogni mancati e i nostri bisogni più traditori continuano ad inviare nel nostro sistema operativo cardiaco.. o nelle nostre pance.
Aspettare.. se ne vale la pena.. se no me ne torno a casa.
Aspettare il compiersi o il decidermi di una relazione.
Il Battista è così bello.. sembra sfinito, nevrotico, spazientito.. li a sbuffare e chiedere conferme. E’ lui o non è lui? Sembra gli stiano girando i 5 minuti.. ma lui ci aveva dedicato la vita..
E’ Lui l’atteso da sempre o continueremo ad aspettare?
Gli ebrei ad oggi.. continuano ad aspettare. Per loro siamo nell’anno 5764.
E Gesù? Sornione.. gli ribatte per le rime. Non dice ai discepoli del Battista che sono in visita diplomatica.. si, certo! Sono io, che si fidi, ostrega!
L’attenzione non la punta a sè ma rimanda a loro: quello che loro vedono e odono.
E poi un elenco di successi.
Noi li vediamo?
Cosa vediamo?
Piacerebbe parlarne un po’.. sono incredibilmente ottimista e concreto..
Buona continuazione..

COMMENTA!
Sarà molto bello se avrai piacere di condividere ciò che l’ascolto della Parola ha suscitato in te.
Ti prego di farlo direttamente a questo link come “commento”.

Immacolata Concezione B.V. Maria – Anno A

“Nel Grembo umido, scuro del tempio,
l’ombra era fredda, gonfia d’incenso;
l’angelo scese, come ogni sera,
ad insegnarmi una nuova preghiera:
poi, d’improvviso, mi sciolse le mani
e le mie braccia divennero ali,
quando mi chiese – Conosci l’estate
io, per un giorno, per un momento,
corsi a vedere il colore del vento.

Volammo davvero sopra le case,
oltre i cancelli, gli orti, le strade,
poi scivolammo tra valli fiorite
dove all’ulivo si abbraccia la vite.

Scendemmo là, dove il giorno si perde
a cercarsi da solo nascosto tra il verde,
e lui parlò come quando si prega,
ed alla fine d’ogni preghiera
contava una vertebra della mia schiena.

(… e l’ angelo disse: “Non
temere, Maria, infatti hai
trovato grazia presso il
Signore e per opera Sua
concepirai un figlio…)

Le ombre lunghe dei sacerdoti
costrinsero il sogno in un cerchio di voci.
Con le ali di prima pensai di scappare
ma il braccio era nudo e non seppe volare:
poi vidi l’angelo mutarsi in cometa
e i volti severi divennero pietra,
le loro braccia profili di rami,
nei gesti immobili d’un altra vita,
foglie le mani, spine le dita.

Voci di strada, rumori di gente,
mi rubarono al sogno per ridarmi al presente.
Sbiadì l’immagine, stinse il colore,
ma l’eco lontana di brevi parole
ripeteva d’un angelo la strana preghiera
dove forse era sogno ma sonno non era

– Lo chiameranno figlio di Dio –
Parole confuse nella mia mente,
svanite in un sogno, ma impresse nel ventre.”

E la parola ormai sfinita
si sciolse in pianto,
ma la paura dalle labbra
si raccolse negli occhi
semichiusi nel gesto
d’una quiete apparente
che si consuma nell’attesa
d’uno sguardo indulgente.

E tu, piano, posati le dita
all’orlo della sua fronte:
i vecchi quando accarezzano
hanno il timore di far troppo forte.

(Il Sogno di Maria, da “La Buona Novella” – Fabrizio De Andrè, 1970 )

 
_annunciazione
(Annunciazione – Comunità di Taizè, France) 

In ascolto del Vangelo di Luca 1, 26-38
Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: “Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te”.
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: “Non temere, Maria, perchè hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”. Allora Maria disse all’angelo: “Come avverrà questo, poichè non conosco uomo?”. Le rispose l’angelo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio”. Allora Maria disse: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola”. E l’angelo si allontanò da lei.

La serva del Signore.
Cioè? La cameriera? Dio cercava la colf?
Che significa essere la serva? Quant’è sgradevole questa espressione.. mon Dièu..
Nessun sindacato in subbuglio, nessun genitore a recriminare i diritti degli ultimi o presunti tali, nessun giornalista scandalizzato, nessun esperto contattato a chiarire questo estremo gesto di disprezzo di sè, nessuno psicologo mass mediatico tuttologo convocato a denunciare e commentare una tale auto accusa di disistima
forse un’atavica incomprensione col papà o una ripugnante identificazione con la mamma introiettando qualche senso di colpa.. la serva.. servire.. essere utile.
Io ti sono servo.
Io ti servo. Ma non come cameriere.
Io ti servo a qualcosa.
Maria si sta affidando al sogno di Dio nei suoi confronti.
Dio le sta dicendo che ha bisogno di lei. Lui che ha creato il mondo in 7 giorni.. per creare l’uomo, suo figlio, ha bisogno di una donna, di una storia, di un luogo, di uno spazio e di un tempo, di una famiglia, una educazione, una tradizione, un ecosistema, una cucina e un cortile per giocare, un pozzo per fargli il bagnetto e chissà cos’altro.
La serva.. voglio accettare di essere utile. La notizia più bella. Dio ha bisogno di me. Altro che autostima.. partiamo da qua.
Lasciamo stare messa preghierina e confessione.. partiamo da qua: Dio ha bisogno di me, perfino della mia vita, coi suoi buchi, le sue smagliature esistenziali, i suoi compromessi e doppifondi, il mio poco tempo e la mia scarsa confidenza biblica, i miei conflitti irrisolti e i miei sogni.
Eccomi.. si leggeva nella traduzione precedente.
Ci sono io, tocca a me; sono pronta. Gran bell’esempio di responsabilità e coscienza di sè.
Nessun alibi o giustificazione, nessun “non so, non saprei, non son capace, pensa a qualcun’altro..”
Spalle al muro ma con il sorriso. Faccio io, d’accordo, accetto.
Serva.. voglio accettare di essere utile.
Accolgo un parere positivo e una idea bella e grande di Dio nei miei confronti.
Mi fido più di Lui o dei miei spettri e mostri interiori che mi dicono che non son capace o che non valgo? Delle tante sirene mass mediatiche o culturali che mi disorientano garantendomi ben altro (?)
Avvenga per me.. in mio favore.
Avvenga per me.. strumentale.. attraverso di me..
Forse ci vuol più fede per accogliere questo sguardo d’amore di Dio sulle mia vita che tante altre pratiche.
Tutto può e deve partire da qui. Dal modo in cui mi sento guardato da Dio..
Prima di far tante riunioni in oratorio o di tante catechesi da preparare per gli altri (mica mai per me.. non sia mai..).
Prima di impegni, doveri, servizi, mail e gruppi uozap, prima di tanto sterile agitarmi per gli altri e per le cose cristiane da fare.. come sento che Dio guarda alla mia vita? Ci credo che anche questa gli possa servire? A che ?
Quanto è difficile accettare un complimento, accogliere un parere positivo, far nostro un punto di vista benevolo, ringraziare per una lode..
Quanta falsa modestia o pessima umiltà.. accetto che la mia vita sia una gloria per Lui? Come ci sentiremo davanti al presepio? Potremo anche provare a sentirci guardati da quel basso, da quella mangiatoia.
Allora sarà davvero Natale e serviremo finalmente a qualcosa prima di servire gli altri.
botticelli_-_annunciazione

COMMENTA!
Sarà molto bello se avrai piacere di condividere ciò che l’ascolto della Parola ha suscitato in te.
Ti prego di farlo direttamente a questo link come “commento”.