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In Ascolto del Vangelo secondo San Marco 12, 38-44
In quel tempo, nel tempio, Gesù diceva loro nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».
Parlare di soldi, di sicurezza economica, di garanzie è così delicato. E spesso fin troppo facile.
Abbiamo tutti (o quasi) carte di credito e bancomat, assicurazioni sulla vita e non solo. Viviamo nella parte del mondo in cui se vai in ospedale ti curano, abbiamo i centri commerciali sempre aperti, i piccoli negozi 24/24 con i distributori automatici, l’acqua calda e potabile – non ancora a Messina, però.. – le farmacie di turno, possiamo scommettere e giocare d’azzardo ovunque, la pizza e il sushi a domicilio, gli acquisti compulsivi su Amazon che ci fanno comperare sempre ovunque tutto e subito.. possiamo mangiare etnico e gustare le fragole in inverno, possiamo sprecare cibo e comprarne di prelibato per i nostri gatti, scatenarci per i gatti randagi, ma non per le persone, ci preoccupa il vuoto della wi-fi, l’assenza di tacche dello smartphone..
Il resto mettetecelo voi.. non vorrei scadere in una pallida, scontata e dolciastra retorica prenatalizia.
La chiesa mi passa lo “stipendio” e l’8xmille tranquillizza il clero. E questo dovrebbe farci stare zitti a lungo a noi annunciatori..
Insomma.. cosa dovremmo buttare in quel tesoro? Cosa abbiamo per Vivere? Dovremmo rinunciare al bancomat? Alla promozione speciale dei punti al supermercato? Ai nostri diritti sanitari o alla salute? Dovremmo ignorare le normali condizioni di vita e metterci.. a repentaglio?
Che vuoi da noi, Gesùbello? C’è anche chi non ha ne stipendio fisso, ne posto garantito, ne salute ne diritti.
Allora.. che vuoi? Il superfluo lo buttiamo dopo il cambio armadi nei sacchettoni gialli della Caritas, ci svuotiamo le monetine arancioni in chiesa o ai più poveri, cosa riteniamo superfluo? Ormai è trendy pure la pancetta..
E’ così difficile, con questo vangelo, non scadere nella retorica. E.. mioddio quanto ho già scritto..
Mi piace quel Gesù che si mette a osservare. Impara dalla strada, da quel che accade. In scoutese si parlerebbe di “catechesi occasionale”.. uno sguardo capace di lasciarsi provocare e che impari sempre qualcosa di buono da tutto.
Vorrei chiedere questo sguardo.. per sapermi stupire e meravigliare, per non dare per scontato, per non girarmi dall’altra parte, per non limitarmi a vedere.. Gesù infatti sta osservando COME gettavano (controvoglia? compiaciuti? altezzosi?..)
Sottolineatura bellissima..
Il tesoro era.. come dire.. era come Dio.. ti butto quel che ho, quel che posso: così mi sentirò giusto, bravo, meritevole o devoto.
Quel che butti e come.. dice il rapporto che percepisci con Dio, se lo temi, lo vuoi comperare o tener buono.. oppure se senti di condividere e partecipare. Se c’è prima Lui o prima tu.. detta un po’ di brutto. Cosa pensiamo significhi chiedere il pane quotidiano per oggi, nei mnemonici Padre nostri?
Non sono solo offerte, ma sicurezze.. la Provvidenza? La gestione affettiva di sè, il “dov’è il tuo tesoro là sarà anche il tuo cuore”.. gettare tutto dice.. ti fidi di Dio fino in fondo? Cioè della fede, di quel che credi e speri, credi di poter resistere senza.. quel ruolo, quella immagine di te, del tuo passato, del tuo incarico in parrocchia, delle tradizioni del tuo gruppo iperattivo, del calore dolciastro delle tue ferite e dei tuoi vuoti, resistere senza quello a cui sei aggrappato.. la tua indifferenza e quieto vivere, le tue connivenze e indulgenze plenarie compulsive, meriti o successi, prestazioni o diritti acquisiti..
Con quanta delicatezza Gesù mette in cattedra questa vedova povera: ci conceda.. se non l’umiltà per una seria riflessione e autocritica sull’uso che facciamo dei beni e della sicurezza paciosa che ci infondono.. almeno il desiderio di avere un po’ di quel suo sguardo sulla realtà..
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