Nostro Signore Gesu’ Cristo Re dell’Universo– B

(Tempo di lettura previsto: 6 minuti)

191115

“Ogni verità passa attraverso tre fasi:
prima viene ridicolizzata; poi è violentemente contestata;infine viene accettata come ovvia.”
(Arthur Schopenhauer)

 

youtube

In Ascolto del Vangelo secondo San Giovanni 18, 33b-37

In quel tempo Pilato fece chiamare Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».

La festa del Cristo Re nasce nel 1925, in un periodo storico e culturale segnato da correnti filosofiche e culturali come il Positivismo (solo con  la sua verificabilità e sperimentabilità un fatto è vero), un intenso sviluppo scientifico, progresso tecnico.. un periodo in cui sempre più lo Stato diventava totalitario ed egemone come unica fonte del diritto e della morale.
Sono anni segnati da grandi leader “messianici” nelle loro Patrie, gli anni del collettivismo, di grandi e nascenti o morenti ideologie e correnti di pensiero.. ecco in questo contesto pareva utile ribadire per certi versi in contrapposizione o a rinforzo, la signoria di Cristo come Re dell’Universo.
Oggi tale contesto non c’è più, ma non mancano in questo nostro cocktail di culture, mode e percezioni, le sirene suadenti sempre pronte a recriminare la propria verità e quindi che nessuna verità.. sia possibile o che ognuno si costruisca la propria. Una spiritualità dell’Ikea, insomma.
Ecco che ribadire un Re.. potrebbe al limite anche lasciare il tempo che trova. Sembrare forse invadente, eccessivo.
Ognuno è libero di credere quel che vuole, no? Ed è molto vero. Tanto quanto l’effetto di ciò, che risulta essere il posteggio di Gesùbbello nell’inventario spirituale delle proposte.
Certo una di quelle con più “mi piace” al mondo o almeno delle più famose e conclamate.. ma significa mettere tutti e tutto sullo stesso piano: Gesù, Madonne varie, santoni, guru, ideologie, altre confessioni e religioni o religiosità, sette, movimenti e filosofie orientali. Un unico supermercato da cui attingere.. “che tra demonio e santità è lo stesso, cantava Vasco, basta che ci sia posto..”
E quando disse…”io sono la via, la verità e la vita”. Come la mettiamo? La sintesi suprema e definitiva di tutto quel che c’era stato prima nello spazio e nel tempo e la somma dei desideri e degli aneliti più profondi e ancestrali nell’uomo e per il futuro. Ripartiamo da qui: non è Elvis “the king”, ma quel Gesù che per questo è nato (e iniziamo l’Avvento) ed è venuto al mondo si offre a noi come testimone della verità. Quella voce magari assopita che spesso ci sussurra nella coscienza e..

“ Mo’ me lo segno..” – Omelia XXXIIIa B – 2015

161115

“Ricordati che devi morire!” per tre volte Massimo Troisi, nel bellissimo film “Non ci resta che piangere”, si sentiva richiamare dall’austero predicatore.. fino a rispondergli il famoso “mo’ me lo segno”.. scena esilarante in un film di qualche anno fa che spero abbiate visto, perché davvero molto divertente.
Dopo aver ascoltato questa pagina la parola che mi viene in mente è “fine”. Che significa “fine”?
– La fine: chiusura, conclusione.. rassegnazione, disincanto, evitare
– Il fine: obiettivo, senso, attesa, direzione, equipaggiamento..
da quel che ci è venuto in mente capiremo come stiamo vivendo..
Da che parte ci schieriamo? La fine o il fine? Andiamo verso cosa??
Lo sappiamo tutti, ma facciamo finta di niente o al limite gli scongiuri. Questi versetti forse più che un annuncio di morte sono un invito alla vita, a darle qualità. Come? La morte diventa un richiamo al vivere in modo diverso. Spesso respiriamo una certa cultura e mentalità che ci illude di poter essere eterni, onnipotenti, spensierati, indifferenti. Grazie al contributo di tecnica, medicina, chimica o cosmesi.. sentirci onnipotenti, sempre giovani e non di passaggio.. (per estremo pensiamo allo scandalo del traffico di organi). Ricordati invece che tutto passa, anche la tua vita, quindi non sprecarla in cose che la rovinano.. fossero anche soltanto l’egoismo, il rancore, la pigrizia nell’affrontarla da protagonisti..
E non è nemmeno la sdolcinata retorica vuota del carpe diem.
Il vangelo che abbiamo appena accolto non è facile, carico com’è di immagini e simboli. Eppure parla di “quei giorni”.. credo sia in sintesi un annuncio che ci richiama alla creaturalità. Non siamo qui a caso, non veniamo dal nulla e non è vero che abbiamo niente davanti. La venuta finale di cui parla Marco non porta una fine, ma instaura un fine. Siamo creature create da Dio, amate da Lui, da Lui veniamo, a Lui ritorniamo, nel frattempo siamo immersi nel creato per noi. Bellissimo.
Non una conclusione ma una direzione. Solo questo può dare un senso grande, bello, vero alle nostre esistenze, illuminandole. La fine in realtà è il fine. Ma facciamo un altro passaggio. Quale è questo fine? Ecco il vangelo: il Figlio dell’uomo verrà con potenza e gloria e ancora Egli è vicino, alla porte il fine è la relazione.
Siamo destinati ad un incontro, finalmente pieno e definitivo col Signore Gesù risorto e con Dio. Non ci credete? Siamo scettici? Facciamo fatica.. ci sta.. non abbiamo voglia di pensarci? Eppure poi ogni santa domenica e tra qualche minuto diremo: “che Gesù Cristo.. in cui Credo, di nuovo verrà nella gloria per giudicare i vivi e i morti.
Lo diciamo per non dimenticarlo ne darlo per scontato. Come i germogli di fico nel vangelo sono segni di una estate vicina così, ci dice Gesù, dobbiamo imparare a discernere e riconoscere i segni della Sua presenza al nostro fianco. Lui è già qui: nell’eucaristia da celebrare in modo consapevole, nella preghiera personale, nel sacramento della riconciliazione da scegliere, nel confronto con un sacerdote; come pure nei tanti piccoli grandi segni della sua presenza di amore e verità che gustiamo nel nostro cuore quando lo lasciamo andare alla carità e al bene. O nella coscienza quando sentiamo che ci invita ad andare oltre cercando la verità. O dentro quelle realtà in cui siamo immersi nelle quali lo possiamo percepire. Si tratta anche di allenarsi, farsi aiutare.. e di, magari banalmente, scegliere di guardare il bicchiere mezzo pieno ogni tanto e non solo lamentarsi o accontentarsi.
Che questa nuova fase per le nostre tre comunità possa portare tanti segni e frutti di questo, sentirci creature amate dal Signore e riconoscerlo all’opera nel costruire con noi e non nonostante.. questa unità corresponsabile.
Ed il suo regno non avrà fine diciamo poi nel Credo e questo è molto bello, siamo dentro un regno, un modo di vivere, un bicchiere mezzo pieno da vedere e continuare a riempire. Perché le sue parole non passeranno.. quando cantiamo l’Alleluia dobbiamo rinsaldare in noi la fame di queste parole che non passano, che ci siamo regalati il giorno dei nostri ingressi con questi nuovi lezionari.
Concludendo.. la fine per noi cristiani è solo che il nostro fine.
Ricordiamoci che dobbiamo morire, come in quel film, consapevoli che, come dice un teologo famoso..
“Non siamo esseri viventi destinati alla morte, ma esseri mortali destinati alla vita!” (A.Fossion)

 

 

Domenica XXXIIIa T.O. – B

(Tempo di lettura previsto: 4 minuti)

10112015

“Niente nella creazione eguaglia Dio come il silenzio.”
(M. Eckart)

In Ascolto del Vangelo secondo San Marco 13,24-32
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: “In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo.
Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte.
In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga.
Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.
Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre.”
Che casino..
Una pagina ostica, non c’è che dire. E’ estratta da un discorso un po’ misterioso che Gesù sta facendo ai discepoli. Come fossero le consegne finali. Siamo infatti nei versetti conclusivi del Vangelo di Marco.
Erano davanti al tempio di Gerusalemme e gli avevano chiesto, scandalizzati, che pensasse dei fasti architettonici del tempio.. e quindi di un certo tipo di religiosità. Le cose si fanno “apocalittiche” cioè riguardanti le “cose ultime”: tema caldo di per sè. La vita dopo la morte, il giudizio di Dio, la vita terrena, meriti e colpe, sicurezze e angeli, senso e significato di queste dichiarazioni, ore precise e attese inflazionate.
E’ un discorso complesso quello riportato da Marco fatto di citazioni bibliche, immagini, previsioni e profezie. Insomma quel “casino” di cui parlavo. Difficile personalmente, estrapolarne un buon boccone, faccio fatica.
Certo.. la frase sulle “parole che non passeranno” ci fanno tornare alla mente i nostri Alleluja giovanili alle messe.. dandoci la certezza che chi frequenti la Parola e Lo ascolti presente e vivo tra le righe.. abbia una marcia diversa rispetto agli altri. Suonandoci famigliari, ci consolino rinforzando così in ciascuno di noi la fiducia. Così si potrà restare sintonizzati anche “oltre” le pagine così ostiche.
Chiediamo di saperlo vedere vicino, nei fatti di tutti i giorni, di saper leggere la realtà che ci accade, fichi o meno, con la fede che Lui già cammini al nostro fianco.
Molti di voi saranno andati a messa l’altro ieri. Parecchi magari si sono anche comunicati. Tutti hanno potuto accogliere e ascoltare la Parola. Siamo usciti da quella chiesa, abbiamo iniziato la settimana e stiamo leggendo questa Goccia affaticata da “templi dello Spirito”, da “tabernacoli” che si son lasciati riempire dalla Parola e dall’eucaristia.. ci credessimo davvero almeno un po’ che siamo diventati tabernacoli ambulanti.. quante cose cambierebbero davvero..
Buone cose!