RUTTI BIBLICI…Omelia XXIa t.o. B-2018

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Questo vangelo a mio parere è liberante. Quindi bellissimo! Rimanda ad un aspetto fondamentale del nostro rapporto con Dio. O è liberante o qualcosa non va. Per liberante intendo che ci faccia sentire liberati, sereni, accolti ad oltranza, senza dover meritare o guadagnare nulla. Noi stessi fino in fondo, in estrema confidenza ma senza vergogna. Capaci di stupore, addomesticati, amati.   Gesù è la bella notizia di un Dio papà, che ti vuole libero, fidati e lo vivrai. E digerisci pure anche rumorosamente tutto il resto! Un fragoroso RUTTO catartico di tutte le zavorre che abbiamo nello stomaco, nell’anima e nella coscienza su dio e la chiesa, la fede, la morale ecc. ecc.

Liberi soprattutto perché messi in grado di sospendere quanto presumiamo di sapere su Dio o la fede per accoglierlo come Lui desideri, ascoltando il vangelo buona notizia, non solo come ci hanno insegnato o in buona fede, trasmesso o riteniamo giusto noi.

Perché questo è il limite e la resistenza che ci viene raccontata.

  Siamo alla fine del cap. 6 di Giovanni che stiamo ascoltando quasi a puntate da diverse settimane. 

Per 7 volte, è sottolineato che la gente mormora, si lamenta e oggi siamo al gran finale. Molto interessante. Ricorda purtroppo lo stile comunicativo becero a cui una certa politica ci vuole abituare. Prima si denigra l’avversario, screditandolo in tutti i modi, poi ci si gode l’effetto, non sapendo mai cosa dire di utile e costruttivo. Solo grandi proclami da vincitori o vittime, ma alla finestra, senza sapere minimamente gestire la complessità o la verità dei fatti.

Questa parola è dura, chi può ascoltarla!”sbottano i presenti. Gesù l’ha spiegato in tutti i modi parlando di pane vero, qualità della vita promessa, eterna, farsi cibo e mangiare, come relazione con noi. Ha presentato la vita cristiana come un dono. Essere cristiani significa scegliere di accogliere Lui come dono per le nostre vite e vivere di conseguenza la propria come un farsi cibo, dono agli altri. Niente di più, niente di meno. Fate questo in memoria di me…mi pare significhi questo, no? Ma loro mormorano.

 Se potessimo, perché no, prendere in mano la Bibbia e leggere il capitolo tutto d’un fiato ci accorgeremmo anche che i destinatari di questo famoso e intenso “discorso del pane”..come in uno zoom, cambiano: prima è la folla, poi i giudei, quindi i discepoli, i dodici e infine Pietro. Se ne sono andati in tanti. Scomodo seguire Cristo.

  Per me è liberante che in un vangelo siano riportati questi fatti. Non è il catalogo di un prodotto che magari tacendo o esagerando, ne parli solo bene per fartelo acquistare. Sembra davvero che tu sia messo spalle al muro e non ti si nasconda nulla, liberando la tua responsabilità personale di scelta. Gesù poi rincara la dose, chiedendo loro quanto possano scandalizzarsi. Che bello! Il vangelo ci scandalizza, cioè turba mentalità e abitudini, stride col nostro modo di essere e pensare. Non è uno zuccherino, un banale “voemose ben, stemo insieme, femo pa chealtri”: non serve essere cristiani per questo. Così lo svuotiamo, annacquandolo.

  Infatti, sottolinea Giovanni…alcuni non credono, molti tornano indietro, molti non andavano più con Lui. Sembra il quadro delle nostre comunità parrocchiali, oggi! Ma è bellissimo e liberante. Essere cristiani non è salire o stare sul carro dei vincitori, dei facili consensi, dei grandi numeri. Ne un vago galateo sociale.

Auguriamoci di saper assaporare la libertà di tale pagina. Proviamo a sostituire il nostro nome con “i suoi discepoli” per poter così redigere una nostra personale classifica delle pagine bibliche più indigeste, quelle che vorremmo proprio strappare. Quelle che potendo, non vorreste ascoltare mai perché tremendamente vere e per questo scomode e importune. 

Sarebbe bello confrontarsi su queste ed i motivi che ci frenano.

Utilissime perché ci danno una misura di verità di noi e della strada ancora da percorrere. Cosa sta reagendo in noi o si sta chiudendo, le pietre che abbiamo messo sopra alcune parti di noi e non abbiamo più voglia di togliere. Siamo messi a nudo in tutto noi stessi. Dicono di un rapporto vero, effettivo e affettivo con il Signore, dicono dove siamo, dove potremmo andare, dove Lui ci sta aspettando.

Ma vi auguro anche l’esplosione finale, quando…dopo il braccio di ferro esistenziale di ciascuno o le fatiche a credere, i dubbi a fidarsi, il vagabondare ramingo con le nostre scialuppe di salvataggio o i nostri doppi fondi… arriveremo, magari da bastian contrario, a biascicare (quasi a non voler dare soddisfazione)…”Signore da chi andremo…” cioè..da chi vuoi che andiamo, cosa vuoi che facciamo senza di te, ma hai visto come siamo presi? siamo alle corde…suvvia”

tu solo hai parole di vita e terna …e noi ne abbiamo così bisogno.

Possiamo credere di poterci arrangiare ma alla fine torniamo sempre a casa tua, per riscoprire noi stessi e ripartire liberati.

Potremmo fare anche un elenco di queste pagine belle che sentiamo vere e utili per noi, a cui ritornare in cerca di luce e pace. Anche questo è molto liberante. 

Che il Signore ci conceda tale umiltà e coraggio.

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