Domenica XXXa t.o. -A

Segnalo qui il primo intervento di Papa Francesco all’incontro internazionale di preghiera… salva te stesso? Chiaro ed efficace.

http://www.vatican.va/content/francesco/it/homilies/2020/documents/papa-francesco_20201020_omelia-pace.html

Dal Vangelo secondo Matteo 22, 34-40

In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». 
Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

Amare: credo sia la cosa “più impossibile” da comandare. E non credo di doverlo io per primo ricordare a Gesùbbbellllo e nemmeno farlo notare a tutti. Detto questo si tratta di capire bene cosa questa pagina ci voglia annunciare come “valido” per la nostra vita, eternamente quotidiana. E’ la chiamata a riconoscere che siamo stati creati per amore e siamo fatti per amare. Lo so, è una frase bella ma “vuota”. Facciamo un passo avanti. Amare è la bellezza di riconoscere, accogliere e mettere in pratica che siamo sbilanciati verso l’a(A)ltro. Quindi: 1, nessuno basta a sé stesso, è poi così autosufficiente o completo. 2, ciascuno trova completamento solo fuori da sé: vivendo come “sbilanciato”, come quelle vecchie lampade da tavolo che per restare in equilibrio devono trovare una posizione adeguata se no cadono. Ne ho una davanti a me ora: la base è solida, in sé stessa…ma trova equilibrio solo sporgendosi… il giusto. Quanto è vero per noi umani. Base solida in noi (ama come te stesso…noi lo facciamo?) e ama l’altro… L’equilibrio è sempre tra due punti almeno. Ed è continuo. Perché siamo comunque continuamente tentati o di chiuderci in noi (restare dritti sulla nostra base…alla fine soli!) oppure di sbilanciarci troppo sull’altro… per attivismo, protagonismo, bisogno di conferme o rassicurazioni, di ruolo da salvatore, cireneo o crocerossina… ma i due estremi per quanto rassicuranti o portatori di ammirazione e consenso… lasciano il tempo che trovano e non fanno il bene. La vita non ha senso se non la doni, vivendo sbilanciato da te stesso… e nemmeno se la trattieni e pensi solo per te… Gesù mi pare ci annunci questo, per fare pace con noi stessi, riconoscendo che questo amore è fatto di testa, cuore, forza… cioè volontà, emozioni, sentimenti, bisogni, paure, cadute e impennate…. insomma la nostra sgangherata e benedetta umanità. L’unico strumento che Dio Padre ci ha dato (fango e sputo) per essere da Lui amati e per Lui…amanti. Amare infine mi sa di…cerca il Bene dell’altro (lo conosce Dio innanzitutto) indicaglielo, cioè insomma…cerca di portarLe/Gli la misericordia di Dio Padre…tutto il resto viene dopo. Noi, anche come comunità, lo abbiamo presente questo? Non rischiamo spesso di dare tutto tranne l’essenziale di una parrocchia? Tutto quello che possono dare anche altri… magari in modo migliore (servizi, assistenza, socialità, divertimento, aggregazione, costicine, birre medie, anguria, lotterie ecc. ecc.).. ma noi siamo chiamati innanzitutto a …continuate voi…è la vostra vita.

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