Domenica Va di Pasqua ’24 -B

Dal Vangelo secondo Giovanni 15,1-8

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. 
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Noi… “già puri“? Ma che vuol dire? AAAAhhbbbeello…ma ci hai mai ascoltato la coscienza? Ti sei mai fermato, Gesùùùbbbeeelllo, a sentire che ci passa per la testa? Che pensieri, desideri, idee, paure, considerazioni ci abitano e ci sconquassano ogni tanto l’anima? Ti sei mai sintonizzato sulle nostre-mie frequenze e su quel dialogo interno che ci suggerisce, suggestiona, illude, consiglia, spiazza… che ci prude di nascosto o ci condiziona velatamente, diligente e devoto, squilibrato e orgoglioso, viscido e impaurito? Come sentirsi e dirsi puri? Non siamo mica il principe Myškin, l’Idiota di Dostoevskij… E poi scusa: “per la parola che ci hai annunciato”? Che significa, su, dai un po’ di spietato e disincantato senso pratico. Eppure ci hai annunciato, di continuo, che col battesimo (non col nostro balbettarci imbarazzati che siam “credenti a modo nostro pur non tanto praticanti”) siamo stati inseriti come un tralcio su di te, vera vite. Che il nostro albero genealogico è iniziato in te. Che tu sei dentro di ciascuno di noi, in mezzo ai nostri casini e bisogni spasmodici, e ci abiti, tempio dello Spirito; forse già il fatto di essere persone a cui rivolgi la parola e così interpelli ad una vita diversa potrebbe già abbastanza bastarci. E che fa si che prima di guardare alle belle statue di legno delle nostre chiese o ai crocifissi artistici appesi in casa, potremmo metterci in silenzio, modello mindfulness, ad ascoltare l’eco della tua presenza in ciascuno di noi. Lì dove tu pervicacemente sei e resti: anzi, come dice il vangelo, rimani. Anche se ti ignoriamo, sublimiamo, disturbiamo…rimani a indicarci direzioni e promesse, salvezza praticabile per metter in discussione la nostra “immanchevole” solitudine, la nostra libertà disorientata ed esausta, la personale rincorsa al nostro tiepido benessere. Che così la linfa della vita eterna si innesta in noi, ci alimenta, ci dona uno sguardo e un modo di concepire il tempo e noi stessi rinnovato, salvato, risorto. Ci dà una vita diversa cui rivolgerci, cui dare credito, da imparare ad interpellare e ascoltare. Da cui ripartire. Tutto questo ci rende puramente materiali. Divini. I frutti inizieranno a fiorire e nutrire… partendo da qui; solo chi pensa da cristiano, agirà da cristiano, non farà “cose cristiane”. E questo renderà gloria al Padre. O no?

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