
Dal Vangelo secondo Giovanni 6, 37-40
In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.
E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno.
Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».
Vi presento la mia spatola di silicone. Un regalo graditissimo, in bianco nero poi, di alcuni anni fa dopo una cena. Non è un oggetto così comune nelle cucine ma insegna e dà l’opportunità di raccogliere davvero tutto (e magari di cucciarla alla fine!) da un vaso di Nutella, una pirofila carica di ragù, una pentola sporca di sugo… Insegna davvero a non buttar via niente dicendo “ma si, è finito, non ce n’è più“. Con essa, ce n’è sempre un po’ che non va sprecato. Portate pazienza ma mi viene in mente proprio questo vangelo. Gesù ci assicura che Dio non butta via nulla, non vuole perdersi nulla di noi. Di quel che ci ha dato e ora raccoglie, anche grazie al figlio Gesù. Oggi la commemorazione dei defunti potremmo vederla anche da qui. Fervono le pulizie in cimitero, si prenotano e vendono fiori ad hoc, i preparativi per Allouin ormai sono scontati… Potremmo metterci a ricordare i nostri cari, come pure ricordarci di noi, di come stiamo vivendo, affrontando il rischio di riconoscere nelle nostre vite qualcosa di atrofizzato, non vivo, morto! Permettete alcuni passaggi un po’ densi: Gesù ci annuncia che Dio ci ha dati a lui. (“Egli mi ha dato”, sta parlando di noi, delle nostre identità e vite!). Riusciamo a contemplarci così? Nel pensiero e nelle mani di Dio, nel suo cuore. Dio ci affitta e affida a Gesù: e questo per farci vivere sempre più da risorti, senza più paura di morire o non vivere. La relazione con lui, mediata dalla chiesa in tanti modi, ci dona la vita eterna. “Abbia” significa un desiderio possibile adesso, non è al futuro, ma al presente. E verremo risuscitati. Credo sia bello oggi tenere assieme come sempre le due metà di questa festa, tra defunti e santi, chi ci ha preceduto. Possiamo sentirli accanto ma sentire anche la nostra vita accanto a Lui. Infine, la spatola: una visione della vita così non fa distinzioni, come spesso ancora pensiamo in maniera banale, tra materiale (brutto!) e spirituale (bello!) … come se parti della nostra vita, le più concrete, pratici, sensibili e sensuali…non fossero buone ma sconvenienti… ma siamo esseri materiali con una vita spirituale, viviamo da risorti, con quella vita nuova che ci è stata installata dentro dal battesimo e ci permette sempre una qualità differente e liberante di quello che siamo. Il Salvatore, la salvezza è proprio questo. Lui non butta via nulla di noi, ci aiuta ad accoglierlo e offrirglielo perché lo bonifichi e ci salvi proprio così. Liberandocene…assieme a Lui.

