Almeno a Natale… Natale 2024 durante Cristo.

Almeno a Natale…! (oggi ce lo sentiremo sbuffare contro o lo diremo tra i denti…)

possiamo stare un po’ assieme, rivedere nonna, andare dagli zii, sentire i cugini, mangiare con calma e concederci il bis, non mi trattare così, metti via quel cellulare, spegni la play, vai a messa, non litighiamo, giochiamo in compagnia, chiudi quel tablet, ci sentiamo al telefono e non solo e sempre per messaggio, non pensare al lavoro, non si parla di politica a tavola, fammi un complimento, non rispondermi male, ringrazia, non mi umiliare, dimmi come stai…      Almeno a Natale… ma che vuol dire?

1) In genere è invito deciso a sforzarsi di fare qualcosa di buono, ad es. una buona azione. Ok, pensiamoci…ma che male c’è?

Chi la riceve ne sarà comunque felice e allora? Ne potrà godere, stare bene, sentirsi gratificato…vogliamo negarglielo? Chi ha bisogno ha sempre diritto a ricevere, soprattutto se riceve poco o mai, vogliamo negarglielo solo perché è Natale e non ci dobbiamo sprecare? Quello è un problema nostro, ma chi riceve una buona azione ne gode e basta, magari anche solo quella volta. 

Se uno ha fame o freddo non credo vada per il sottile, ma accoglie e riceve il dono, se è abituato ad essere trattato male, almeno quella volta si sentirà considerato con umanità, con rispetto.          E poi, scusate, significa solo sforzati di fare o anche, tra le righe,

2) Almeno a Natale…prova ad essere diverso; può significare cioè datti il permesso, per una volta, di cambiare, la possibilità, la speranza di provare ad essere nuovo per gustare con sorpresa che sei migliore di quel che pensi, non devi fare sempre la tua parte da… puoi andarti un po’ oltre, sei capace di amare, se ci provi magari ti accorgi che non eri solo quel tuo giudizio severo e disincantato su te stesso, son fatto così, ma che ti ha lasciato un dubbio dentro: posso essere altro, non “sempre il solito”, più buona, più attenta, più libero da me stesso e mentre lo faccio mi sento fiera di me, felice, appagato, leggera, utile…e dovresti privarti di queste scoperte su di te solo perché è Natale? Come ci fosse un tempo in cui non posso prendere in mano la mia vita, lavorare sulla mia crescita personale…

3) Almeno a Natale? No, non va, non si deve fare così!

Lo condanniamo come sinonimo di ipocrisia, ci scagliamo contro la retorica del Natale e dei buoni sentimenti… rischiando così di buttare via il famoso bambino con l’acqua sporca…non bisogna essere ipocriti, io odio chi è ipocrita, non ha senso… ecc. ecc.? Ma scusate: chi di noi è senza peccato scagli per primo la pietra, siamo tutti in qualche modo spesso ipocriti e allora? Crediamo davvero che Dio non lo sappia? Che Gesù “venendo ad abitare in mezzo a noi” fosse così ingenuo e stupido da non conoscere il genere umano? Egli dirà che anche solo un bicchier d’acqua nel suo nome è sufficiente. Io credo che a Dio Padre poi, basti quella singola buona azione per lasciarmi dentro, nella coscienza, l’eco della sua pace, la sensazione che facendo il bene mi son percepito a mio agio, diverso e questo può mettermi in crisi. Che ve ne pare? Vi sentirete ipocriti? Va be e allora? Pazienza…Gesù mica è venuto per i perfetti, i puri, gli autentici ad oltranza, a premiarli per quanto sono bravi e sempre disponibili, mica è venuto per chi è già risolto; è venuto a salvare e guarire, lì dove siamo, per farci fare un cammino di verità e liberazione.  Partiamo allora dalla nostra ipocrisia? E perché no? Se ho solo quello…glielo offro!

Gesù ci ricorda che ai suoi occhi, secondo me, detta in veneto, siamo…     come i maiali e di noi non vuole buttare via nulla, nemmeno l’ipocrisia, perché ai suoi occhi, tutto di noi è sacro, anche i peccati, come luogo di invocazione, comunione, come inizio di risalita, e poi pensiamo davvero di essere puri e perfetti? In ogni nostra azione avvertiamo in maniera naturale il desiderio di essere ringraziati, di farla perfettamente, di non essere dati per scontati, di risultare efficaci..e allora? Per noi questo è un giudizio, sono ipocrita quindi non vado bene, meglio non far nulla…per Dio invece è un inizio: lo so che sei ipocrita, per questo ti raggiungo e inizio a salvarti. Quel giudizio sommario su noi stessi, per Dio è benedizione, perché solo Lui è in grado di trasformare l’ipocrisia in grazia, far del bene anche attraverso il male, scrivendo giusto tra le nostre righe storte, trasformare acqua sporca in vino buono, pane e pesce per tutti, il tradimento in responsabilità, la morte in vita. E allora piuttosto di vivere comodamente paralizzato nel tuo “son fatto così” o evitando di agire, perché vorresti essere perfetto o ti vergogni o ti condanni come ipocrita…fregatene e agisci, perché l’amore che non agisci tu andrà sprecato, quello che non ami, resterà non amato, perché è solo facendo che ti scoprirai diverso, solo così farai esperienza che Dio ti ha creato per amore, solo provandolo, pur sentendoti falso, ipocrita ecc….scoprirai che lo sei ma questo non ti impedisce che il bene fatto sia bene… e Dio forse userà proprio questo, nella tua coscienza per sussurrarti: bravo, hai visto? Non ci voleva tanto, fidati baucco, anche di te, e intanto ama, poi ti purificherai, intanto ama poi imparerai ad essere diverso; impara a riconoscere che “ti basti la mia grazia”, dirà S. Paolo nella 2a lettera ai Corinzi.

Non è questo, scusate, quanto ci insegna il Natale? Gesù non ha scelto le condizioni ideali per nascere; 2024 anni fa non andava tutto bene, non erano tutti a posto, perfetti e ineccepibili ma è nato per quello, proprio in quel contesto di schiavitù, occupazione nemica, invasioni, guerre, povertà, fazioni opposte, divisioni tra vari credenti…ed è nato per condividere, illuminare, mettersi in cammino e accompagnare…come il bel pastore.

    E allora almeno a Natale, fallo, fallo lo stesso, qualsiasi cosa sia; potresti scoprirti a tuo agio con te stessa, sentirti inedito, riconoscere che davvero siamo stati creati per amare, perché fatti, ricorda Genesi, a Sua immagine e somiglianza e allora? 

Papa Francesco ieri sera ha chiesto ai cristiani “Alziamo la voce, la speranza non è quieto vivere!”. Basta una volta e può iniziare a cambiarti la vita, metti in atto un modo di fare tuo diverso dal solito, fai quello che l’altro non si aspetta perché non è da te, scegli la pazienza, la cortesia, la premura, la giustizia, la carità, le tenerezza, anche se ti senti maschio alfa… solo una volta, ma la butteremo via perché magari è la prima volta o perché ti pare ipocrita? Ma va la…io mi darei fiducia, fai pace con l’autostima, fregatene del tuo brutto carattere o della timidezza, della paura, 

 Gesù si è dato totalmente per noi, senza aspettare fossimo pronti a riconoscerlo e allora prova a fare della tua vita un dono, diamoci credito, doniamo qualcosa di quel che siamo.

Almeno -o intanto- a Natale.   

  don Matteo, cane del Pastore – Fiera, Selvana & CEIS

La gente della notte… Omelia Notte di Natale 2024 durante Cristo

Che fascino ha la notte: quando da ragazzino contrattavo sempre per tornare a casa un’ora dopo. Suggestiva, misteriosa, per pochi, trasgressiva, perché c’è chi già dorme e chi fa ancora festa; e ti senti speciale, puoi fare tardi, trattenendo il giorno che se n’è andato, la sospensione magica tra ieri e domani, quello che deve ancora arrivare ma è già alle porte. E tu ci sei dentro…in bilico!

   Questa notte poi ha un sapore tutto particolare: ci troviamo qui come impazienti, non ci va di aspettare domani, Natale, non ci bastano le poche ore del 25 e allora giochiamo d’anticipo, ce lo veniamo a prendere, il giorno di festa, come una caparra. 

La notte in cui è nato, la notte in cui è risorto. Mangiatoia e sepolcro. Non è dato sapere ore precise e rassicuranti ma questa sospensione ci dà il diritto di dire…è nato, è già Natale, è risorto, è già Pasqua. E vogliamo questo fuso orario anticipato, perché l’abbiamo gustato tutti nella vita, il brivido magnetico dell’attesa, i preparativi aspettando qualcuno, del già e non ancora…a noi che abbiamo inventato l’apericena…immaginare, intuire, sognare, quello che stai pregustando ma non puoi trattenere, perché tutto è possibile e può ancora accadere.

La tensione della notte che si proietta su un di più, il sabato con la domenica davanti, non la domenica adombrata dal lunedì.

Che ansia profonda sale in noi quando iniziamo a pensare -inevitabile- che qualcosa sta per finire e finirà.

Forse amiamo la notte e l’attesa perché siamo stati -fatti -così.

Pensiamoci: quello che noi viviamo questa notte e non solo, è come la fede cristiana struttura la nostra vita: non è tutta qui, siamo solo di passaggio, in questo mondo “pellegrini sulla terra”, proiettati, senza fretta, su quell’ultimo incontro con un Dio che si pone come meta definitiva, trovandoci però già in comunione qui sulla terra con Lui, ma non ancora ammessi alla luce del suo volto, in questo pellegrinaggio verso l’eterno. Come le vergini sagge con l’olio però, non da passivi irresponsabili e superficiali ma per risplendere, al di là di tutto, bruciando nell’amore che consumandoci, rende sale e luce del mondo.

No, non è ancora giorno; non è già tutto qui anche se siamo chiamati a godere di tutto qui, ora. Noi cristiani, umanamente, siamo quelli del sabato. Chiamati a vivere nella fede qualcosa che è accaduto e però non riusciamo a vedere come vorremmo, ma sentiamo che c’è. Una speranza, ma compiuta. Natale o risurrezione che sia. Come la luce che rifulge nella notte, dice Isaia nella 1a lettura…”come si gioisce quando si miete e come si esulta quando si divide la preda”che immagini meravigliose. Ieri un amico mi ha mandato la foto di un prosciutto e mi invita a mangiarlo assieme ad altri vecchi amici… che gioia, dividere fraternamente la preda! Contempliamoci così, fratelli e sorelle in questa notte che ci richiama alla qualità della nostra vita, ora che lui “apparve visibilmente nella nostra carne” diremo nel prefazio di questa notte, generato prima dei secoli, cominciò a esistere nel tempo, il nostro 2024 durante Cristo, per reintegrare l’universo nel tuo disegno, o Padre, e ricondurre a te l’umanità dispersa. Ecco, siamo in questo viaggio, l’anno zero ha inaugurato un tempo nuovo non solo cronologico, come un movimento progressivo verso una  pienezza in Dio; lasciamoci portare, dove quel pastore ci condurrà, anche se, dice la 2a lettura, intanto “un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio” a dire di una vita da fare assieme, perché ci hai resi degni di stare alla tua presenza a compiere il servizio sacerdotale. 

In questa notte misteriosa, in questo Bambino, è Dio che si rivela suscitando tenerezza all’interno della persona. Bambino, Figlio significa proprio la provenienza dall’interno di noi: il Figlio infatti viene dall’umanità. Siamo stati tutti figli e bambini, siamo tutti più vecchi di quel neonato e quindi è come parte di noi, ci siamo già passati verrebbe da dire. Il Figlio non appare poi nel mondo come qualcosa di esterno, spettacolare e affascinante perché esotico, esoterico. Non è sceso sulla terra come un extraterrestre. È piuttosto qualcuno che viene dal di dentro. E che così desidera venire in mezzo a noi, partendo dalla gavetta, accettando la storia, il suo divenire, gli eventi che formeranno il suo corpo, si faranno vicende, forgiando la sua immagine fino alla piena maturità, nel dono definitivo come Cristo nella notte di Pasqua.

E da allora agisce nei sacramenti che celebriamo, nella Parola che accogliamo dalla Bibbia, nell’eco nella nostre coscienze dei gesti d’amore offerti, vivendo da protagonisti, qui e ora, senza paura, col corpo che ci è stato dato, dicevamo domenica, ma diretti al compimento definitivo, giorno senza tramonto, ottavo giorno, quello della risurrezione, un giorno talmente diverso da non avere, -per fortuna…domani.

A noi che spesso non abbiamo più tempo, voglia o coraggio di alzare lo sguardo al cielo o che rischiamo di continuare a cercare vagamente “qualcuno” lassù, tra le nuvole, in mezzo alle stelle, Dio stesso risponde mettendosi più in basso non si può, per terra, in quella mangiatoia, così da poter essere visto e adorato da chiunque, soprattutto da chi si ritrova incapace di rialzare lo sguardo, per paura e umiltà o per umiliazione e vergogna ma potrà così incontrare lo sguardo di tenerezza di Dio, che lo osserva dal basso verso l’alto, quello sguardo poi che nelle strade di Israele non condannerà né accuserà più nessuno, innervando la storia di ciascuno di misericordia e fiducia.

“Se guardi a lungo, nel buio, c’è sempre qualcosa” scriveva Yeats, poeta irlandese del romanticismo.

Che sia il nostro uno sguardo capace di scrutare oltre e a lungo, per accogliere giorno per giorno il sapore nuovo di questo tempo così diverso. Nessun buio ci faccia più paura. Questa notte, caparra tutta nostra del Natale di Gesù, chiediamo di vivere questo nostro tempo nella comunione con Lui da figli e da pellegrini nel suo tempo.  

Buon Natale.

“Voglio un corpo nuovo” Omelia 4a Avv. C-2024 durante Cristo

Concerto gospel? Molto di moda sotto Natale, bellissimi! Una sera a un concerto tutti che alzavano le braccia, si muovevano, andavano a tempo cantando e battendo le mani ma le stesse persone il mattino a messa erano rimaste ferme, immobili, serie. Battere le mani è da ragazzini, certe facce ogni tanto…

Eppure possiamo pregare con il corpo. Tutta l’Africa, l’America Latina, India, Asia.. vi si celebrano messe ben più movimentate, vivaci, piene di ritmo, vitalità, gioia, coinvolgimento.

Che questione sociale, religiosa e culturale è il corpo: nascosto, occultato coi veli, condannato o mercificato, esposto a volte con ostentata tracotanza, strumentalizzato, banalizzato, svergognato, pompato di steroidi, siliconi o cose chimiche, ingrassato o vomitato con le malattie, tragedie, dei disturbi alimentari.

  Eppure noi cristiani abbiamo un messaggio e una speranza uniche al mondo sul corpo perché noi crediamo di essere il nostro corpo non di averne uno da usare. Ma lo continuiamo a tradire. 

La risurrezione è profondamente diversa dalla reincarnazione. 

Noi conserviamo la nostra identità, a memoria di noi, cose belle e cose sofferte, la nostra storia sacra.

“Io credo risorgerò, questo mio corpo vedrà il Salvatore…”

Va bene, come dice qualcuno,,, per favore non fatelo, sa troppo di funerale… eppure poi durante il Credo diremo, coscienti o meno, di credere nella risurrezione della carne: nessuna anima, nessuno spirito, nessun fumetto che sale ma un corpo. I due saranno una sola carne, Genesi, nel matrimonio. Difficile, lo so. Per questo si chiama fede… ti fidi che se anche non hai compreso tutto al 100%, Dio non ti voglia fregare e quindi sia così e lo scopriremo solo vivendo, cioè proseguendo la nostra vita oltre la morte. Infatti nel vangelo di Giovanni, Gesù dice di andare a prepararci un posto. E anche se non siamo nelle culture che ho elencato, io credo che tutto il nuovo testamento sia molto esplicito nel chiederci di essere cristiani solo attraverso il nostro corpo. Eh già. Pensiamo alla seconda lettura, che mette in discussione, da 2000 anni il modo di credere ed essere religiosi. L’abbiamo profondamente tradita: no a sacrifici olocausti offerte…cioè tentativi di commerciare e gestire il rapporto con Dio…e i fioretti, e le candeline, e una forma non sana di ascesi…ci pensiamo?

E veniamo fregati perché messi davanti a una questione centrale: hai ricevuto un corpo e con questo devi essere cristiano cioè amare. Più facile saltare i dolci, o essere accoglienti coi nuovi condomini?  Accendere candele a una statua o accostarsi alla riconciliazione dal vivo? Fare la novena a qualche santo o donare tempo e aiuto a chi ne ha bisogno? Eppure poi andando alla comunione ci sentiremo dire che ci viene consegnato il corpo di Cristo, non i valori morali del bravo cristiano, e ci sarà stato detto “fate questo in memoria di me”, cioè fatti corpo, gesto, azione per gli altri… una presenza reale, un impegno pratico. Sul presepe metteremo la statuina di una persona, in carne e ossa, un corpo da adorare e di cui prendersi cura, ecco la fede cristiana, Penso a S Paolo “Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. 2Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto”. Romani 12

Corpo:  materiale, concreto, pratico. Quel che noi in genere non colleghiamo spontaneamente alla fede o alla religione che ci appare sempre come una cosa “spirituale” cioè eterea, ideale, … vuota… e prendiamo le distanze o giustifichiamo dicendo delle cose materiali, siamo concreti…vorremmo essere puri…

l’unico strumento che abbiamo per essere in relazione: lo sguardo il modo in cui ci guardiamo e valutiamo… quello è pericoloso, mi metto una mano al portafogli, quella collega è carina, mi raddrizzo e tiro in dentro la pancia, quella persona è intrattabile e già mi metto sulla difensiva..      i nostri sensi..

sapore… che sapore lasciano in noi certe azioni? sto bene, mi sento felice, ho resto felice qualcuno oppure mi sento in colpa, sono sbagliato, sempre il solito … 

il tatto…mi coinvolgo, abbracci, piedi che vanno verso, carezze, delicatezze, attenzioni premurose da avere..

sentire che parole uso? da quanto non dico brava, grazie, scusa, sei bello, ti amo, ti stimo, ci sarò sempre..imparare a usare parole belle.. Sei le parole che usi, diventi le parole che scegli. 

emozioni… che confusione.. sentimenti, idee, pensieri, emozioni, facciamo tutto un caos… chiediamo perdono per aver perso la pazienza o esserci arrabbiati ma provare emozioni non è peccato ma un nostro diritto ..non possiamo censurarci, siamo noi le nostre emozioni… guai a noi se le rimuoviamo o ce ne vergogniamo.

Certo se per causa di questa rabbia ho fatto male a qualcuno…ecco il peccato.

Benessere del corpo: su questo siamo bravi perché è ambito di impegno pratico, per far stare assieme, e penso ai più poveri…qualcuno si possa lavare, dormire al caldo e comodo, mangiare 3 volte al giorno, vestirsi dignitosamente e tanto altro.. è il lavoro ordinario delle nostre Caritas, centri di ascolto e di altre centinaia di associazioni più o meno note che si prendono cura delle persone e del loro corpo.. nessun consiglio, raccomandazione o carta di identità o appartenenza religiosa ma solo quel che è più urgente.

Penso alla lettera di San Giacomo…. terribile…A che giova, fratelli miei, se uno dice di avere fede ma non ha opere? Può la fede salvarlo? Se un fratello o una sorella sono nudi e mancanti del cibo quotidiano, e uno di voi dice loro: “Andatevene in pace, scaldatevi e saziatevi”, ma non date loro le cose necessarie al corpo, a che giova? Così è della fede; se non ha opere, è per sé stessa morta.

Sorelle e fratelli, chiediamo al Signore per questo Natale di fare pace col nostro corpo e di sentirlo un dono prezioso, non solo per la salute ma per quello che ci permette di essere, fare, diventare, ci aiuti a godere dei beni materiali, immagine di quelli spirituali per essere davvero cristiani secondo il suo cuore, con la certezza di essere amati e amabili concretamente e soprattutto nella gioia.