IIIa Domenica di Avvento -anno C – 2024 durante Cristo

Dal Vangelo secondo Luca 3,10-18

In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto». 
Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». 
Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».
Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile». Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.

Gesù è ancora in laboratorio col papà Giuseppe, forse a rifinire una sedia o un tavolo; immerso nei suoi 30 anni di vita privata, nascosta, sepolta nel più totale anonimato, scapolone d’oro (chissà) mentre suocuggggino Giovanni Battista è ormai stremato da annunci, testimonianze, da catechesi e dai “cazziatoni”. Eppure la gente lo ascolta (anche Erode lo ascoltava volentieri, così, per dovere di cronaca) e nella pagina di oggi gli fa una domanda precisa: che cosa dobbiamo fare? Pare quella del tale ricco che chiederà la stessa cosa a Gesù ma per “ereditare la vita eterna“. Mi piace notare che lo chiedano al plurale, come un noi, una comunità di scappati di casa, di gente che comunque ha capito di essere chiamata a seguire assieme e non come singoli individui con singoli bisogni… E la risposta, tocca dirlo, non è poi così devota: nessun aspetto religioso, nessun precetto morale, nessuna performance di fede da esibire ma li “condanna” a fare meglio quello che già dovrebbero fare. Accorgersi di quanto hanno già e condividerlo con chi avranno notato averne bisogno; i pubblicani erano peccatori pubblici perché tutti sapevano che facevano il pizzo ai loro fratelli ebrei riscuotendo le tasse per i romani, con cui colludevano. Terribile. Si sentono dire di non farlo più, cioè di esser onesti nel loro lavoro, scegliere la legalità, non approfittare del loro potere, dell’abuso del loro potere. E ai soldati, mica dice di porgere l’altra guancia (mancano ancora alcuni capitoli!!) ma di non essere violenti, intimidatori, prevaricanti…per niente. Anche per loro di non estorcere, non approfittare, non rubare. Insomma sembra che Giovanni ne abbia per tutti ma in realtà risponde solo alle domande di tre categorie di lavoratori eppure… il ritornello è lo stesso; fai al meglio possibile il tuo lavoro, con onestà, impegno, nella condivisione con chi ha più bisogno, prenditi cura del tuo prossimo, dirà suo cugino quando rileverà l’attività del Battista. E tutto questo grazie anche a quel battesimo in… nello Spirito Santo, come luogo, come persona. Non è un mezzo ma un’esperienza in cui entrare. In cui noi siamo già entrati, ma forse lo consideriamo poco. Non si tratta di fare bene le cose, ineccepibili e poi venire a messa, essere cristiani non è fare delle cose cristiane in mezzo alle altre non cristiane come il lavoro, il padel, l’apericena o quel che è …ma è dare uno sfondo e un vigore, una motivazione del vangelo a quel che faccio. Una vernice diversa: farlo perché questo mi salva, mi rende figlio/a, mi conferma fratello e sorella di tutti, in un creato a me affidato… non cose in più ma significati diversi. Chiediamo luce su questo, perché è un tema davvero centrale…la nostra salvezza è già nel tempo che viviamo e che decidiamo di darle.

Immacolata concezione della B.V. Maria -anno C 2024 durante Cristo

 “Annunciazione Incarnazione” di Riccardo Paracchini (2011)

CONSIGLIO L’ASCOLTO DELLA CANZONE DI LUCIO DALLA “SE IO FOSSI UN ANGELO”

Dal Vangelo secondo Luca 1,26-38

Quella dell’Annunciazione è una pagina molto rappresentata nella storia dell’arte, Giotto, Leonardo, BeatoAngelico, Lotto…tra i più famosi, ciascuno ha provato in tanti modi diversi la figura dell’angelo, del messaggero che Dio manda a Maria per annunciarle la più sconvolgente delle notizie: non solo Dio ci raggiungerà sulla terra, nel qui e ora della sua vita ma le chiede di accoglierlo, collaborando al suo piano di salvezza. Dio vuole avere bisogno di noi, non è un burattinaio che domina a piacimento la realtà e noi non siamo burattini in balìa dei suoi gusti. Questa è una prima cosa fondamentale da considerare.

   La parola “angelo” ha origine dalla parola greca ἄγγελος (traslitterazione: ággelos; pronuncia: ánghelos),e significa “messo”, “messaggero”, “servitore”. Gabriele…forza di Dio, uomo forte… 

A volte si dice “parlare del sesso degli angeli” per dire…di non voler perdere tempo… o che c’è un angelo custode…

un angelo caduto in volo, cantava Battisti in “Mi ritorni in mente

Ma stando alle scritture allora questi angeli hanno qualcosa da dirci. Il CCC al n.329 La parola “angelo” designa l’ufficio, non la natura… è spirito per quello che è, mentre per quello che compie è angelo ». 411 In tutto il loro essere, gli angeli sono servitori e messaggeri di Dio. Allora questo forse ci riguarda. Noi non siamo chiamati, fin dal battesimo a servire Dio nel senso di far qualcosa nel Suo nome, provocati e motivati dai valori del vangelo?

Lucio Dalla… gli dedica una canzone, si chiede..Se io fossi un angelo. E lo fa in maniera meravigliosa…

-Un angelo che parla con Dio, in confidenza, che ci discute, litiga, rompe le scatole, cerca di capire, contestare, accogliere

che vuole amarlo…a modo mio.. non a testa bassa.

-che rifiuta gli stereotipi delle nostre rappresentazioni anche artistiche…piume, ali, biondi puri… ok

delle scatole dei presepi e delle processioni

e si prende cura della gente, riconosce il male nel mondo lo condanna… e si accorge che il mondo è pieno di angeli.

Non me ne voglia l’Immacolata…se non parlo direttamente di lei, ma vorrei che come un angelo, ciascun di noi oggi le potesse parlare. Per renderci conto che ciascuno di noi non solo ha un angelo custode, la chiesa lo riconosce… ma è chiamato ad esserlo.

Essere angelo, messaggero, custodi di una buona notizia.

La nostra vita è una buona notizia? 

siamo felici di essere cristiani? da cosa lo dovrebbe verifica chi ci incontra? siamo consapevoli di essere amati da Dio? come lo potremmo raccontare a chi ci incontra? ci sentiamo fortunati, ci percepiamo salvati dal salvatore dentro e con i nostri peccati, le nostre storie, le pieghe della nostra esistenza?

ecco come essere una buona notizia, per noi stessi innanzitutto, renderci conto di ciò che  Dio ha compiuto e sta compiendo in noi? che gli permettiamo di essere, suoi strumenti, che poi è la risposta di Maria… ecco la serva del signore, avvenga per me secondo la tua parola … Che bello, il modo in cui ci prendiamo cura delle persone le provochi a volersi affidare al Dio di cui parliamo o testimoniamo loro… procurare la voglia di mettersi al suo servizio come fa Maria. Lei che poi si è presa cura di Gesù, chi chiede di fare altrettanto, di essere angeli, messaggeri, come il vangelo…buona notizia. Più lo drequensto più lo vivo e lo trasmetto.

facciamo nostro questo suo desiderio, per diventare angeli, non con le ali sulle spalle ma con le ali nel cuore, per volare in alto da Dio e per proteggere il nostro prossimo, per testimoniare che siamo tutti una buona notizia di Dio gli uni per gli altri.

Chi attende chi? Omelia 1a Dom.Avvento C- 2024 durante Cristo

Ia Avvento B ’24

Vi va di provare a viaggiare nel tempo? Non dico di chiudere gli occhi ma almeno provare ad usare un po’ la fantasia. Vi propongo di andare, mmm si, ecco: andremo nel futuro e precisamente a…martedì 7 gennaio 2025. Fatto? Che effetto fa? Già non sia lunedì..

Avremo festeggiato, mangiato, digerito, augurato, sopportato parenti, pregato, rivisto una poltrona per 2 e mamma ho perso l’aereo, le scuole riapriranno, molti torneranno al lavoro e poi via le luminarie dalle strade e l’albero di Natale con tutti i ninnoli, muschio da buttare, statuette da riporre, lucine da sistemare, i regali da riciclare, avremo ancora qualche decina di messaggi a cui rispondere a te e famiglia, panettoni da smaltire, buoni propositi della dieta e del nuovo anno, insomma sarà tanto inevitabile quanto triste, quel mart7/1, ma ci si deve passare. Abbiamo davanti 37 giorni e -lo capiamo- non è questione di spoilerare, come si dice, anticipando il finale perché è un film intero che abbiamo visto e vissuto, da decenni. E allora?

Sarà tutto come oggi, quel mart7/1, prima dei preparativi, degli inviti, del “che hai fatto l’ultimo? che hai mangiato la vigilia? com’è venuto l’arrosto, con chi hai pranzato a Natale? E nonna come sta? Mentre già nei supermercati ci si preparerà al Carnevale e a san Valentino…in quella ossessione al consumo a testa bassa quasi compulsiva.   Che senso ha attendere, allora, prepararsi? Nessun mistero, nulla di inedito o inaudito, sappiamo già come va a finire la storia e avremo sbuffato per la retorica dei sentimenti e del “Almeno a Natale..”. Per cosa ci metteremo ad aspettare, cosa vorrà dire prepararsi in queste 4 domeniche?

Davvero abbiamo voglia di fare spazio a qualcuno o ci limiteremo a recitare la parte…Un film che ci aspetta e inizia oggi, prima di avvento, in film che ogni anno ci appassiona ma anche annoia, ci emoziona ma stanca, ci infastidisce ma anche ci fa rientrare un po’ in noi stessi, che ci stressa ma ci commuove.

Ecco allora, signore e signori, l’ennesimo Avvento, 2024 e già siamo abituati a pensare che ci dobbiamo preparare al Natale, anche se, come sempre, diremo a qualcuno che “Ah, io quest’anno sto Natale proprio non lo sento”, oppure “che stress ste feste!”

Ci siamo già preparati, abbiamo già atteso… ma cosa? Cosa ci diremo, mart7/1 mattina, in cosa la nostra vita sarà diversa? 

Non lo so. E forse nemmeno ci interessa, faremo finta. E anca pa..

Ma so che potremmo tornare indietro nel tempo, ad oggi 1/12 e chiederci se magari…provando a toglierci di mezzo ogni tanto, ad uscire da quel nostro io spesso un po’ ingombrante.. chiederci:

e se fossi tu, Signore, ad attendermi? Per una volta non noi che ci prepariamo ad accoglierlo ma Lui che ci attende e ci accoglie. Da sempre. Lui che si prepara per noi perché ci conosce e ci ama e ci vuole far stare bene. Come quando, con premura e attenzione, prepariamo proprio il piatto preferito per quell’ospite che non se l’aspettava.

Cambiamo prospettiva: sei tu che ci attendi, Signore. 

E ci chiedi almeno di prenderne consapevolezza, prima di sbuffare

Come il padre misericordioso, che sembra non essere mai nemmeno rientrato in casa attendendo il ritorno del figlio, come quando aspettavi che i bambini ti abbracciassero nonostante i discepoli seriosi, o aspettavi domande e provocazioni di chi ti voleva solo mettere alla prova, come quando nell’ultima cena aspettavi ti mettessero i piedi tra le mani, anche Pietro, il più riottoso o mangiassero stupiti quel pane, passandosi un calice di vino, mentre ti si avvicinava un malato, un bisognoso e tu eri tutto per lui, quando non ti sei prestato al facile gioco dell’accusa ma aspettavi che se ne andassero senza lanciare alcuna pietra su quella donna o mentre attendevi che Maddalena finisse di lavarti i piedi lasciandoti voler bene, quando attendevi il passo affaticato dei discepoli contrari alla croce o che Zaccheo, scendendo dall’albero, ti portasse a casa sua, che Simone ti baciasse con affetto, non ti giudicasse con sufficienza, quando aspettavi che i 12 demotivati e forse imbarazzati, rispondessero a quel “volete andarvene anche voi? o che la samaritana tornasse al pozzo convertita e non condannata o che i due di Emmaus finissero di raccontarti la loro frustrazione delusa prima di illuminarli con quelle parole che avrebbero fatto loro ardere il cuore e ammettere quanto non avevano voluto comprendere…

Ci attenderà dentro di noi, con le domande che non abbiamo più voglia di farci, li dove, nella nostra coscienza, continuiamo a costruire chi vogliamo essere, ci attenderà nella consapevolezza di voler vivere da figli e figlie amati e credute, tra le frasi e i gesti che sappiamo a memoria in automatico, nel silenzio di una chiesa in cui sostare da soli, magari prima o dopo la messa, anche durante la settimana, davanti al presepe per lasciarci evangelizzare dalle sue scelte così materiali, in un buon libro da leggere, in una chiacchierata di confronto o accompagnamento e perché no, nel desiderio di rivivere con calma il sacramento della riconciliazione…ricordando che ha più voglia Lui di perdonarci che noi di ammettere che ci serva esser perdonati.

“Risollevatevi e alzate il capo, la vostra liberazione è vicina”, dice il vangelo… siamo attesi dal Salvatore, che ci vuol salvare forse da questo ennesimo film già visto…che rischia di essere il pacchetto avvento natale capodanno epifania.

sorelle e fratelli, non serve aspettare nessun martedì 7 gennaio ma cercare di vivere il tempo giorno per giorno a partire da oggi

Forse più voglia Lui di attenderci che noi di attendere Lui..

che valga la pena provare a vivere un avvento così?