Mi candido …. Omelia XXIX to. B ’24

Tanto tempo fa leggevo i santini dei candidati all’amministrazione di un paese che conoscevo. Non potevo credere che X fosse davvero in lista. Sapeva parlare solo di calcio, birre e posti dove si era sfondato di cibo…. Ma ricordiamo questi “santini” pre elettorali…Si presentavano, annunciando poi quali sarebbero state le loro priorità. 

Ricordo che mi colpirono profondamente due dettagli, riverberi evidenti della maggior parte della partitocrazia che seguiamo in tv.

La prima cosa: molti di questi si raccontavano come persone qualunque, senza particolari competenze o capacità, venuti dal popolo, “uno di voi”, magari dichiarandosi anche candidamente non politico ma desideroso solo di fare la propria parte, dare una mano ecc.

La seconda: la piccolezza di tante delle loro presunte priorità, confondendo forse la rassicurante evidenza del concreto (lampioni, rotonde, incroci, spazi verdi, palestre.. ) con l’assoluta mancanza di prospettive comuni e comunitarie.

Abbiamo spesso constatato la pochezza delle motivazioni, i crolli di quelli che parevano voler scardinare i vecchi sistemi con la loro novità o i naufragi di chi voleva davvero dimostrarsi alternativo e libero, salvo poi venire miseramente ingoiato dallo stesso sistema, comportandosi peggio di quelli che voleva far dimenticare.

   Penso a Giacomo, Giovanni e i dodici. Gesù ha appena ribadito per la 3a volta la sua scelta di servizio e fedeltà, che lo porterà al dare la vita, la croce. Ma niente, non ascoltano perché hanno in mente la loro idea di messia, servizio, liberazione e di come starci dentro…primi posti, cioè consensi, applausi, visibilità, privilegi, in una parola il fascino recondito e potentissimo del potere. Cumannari è meggiu ca futtiri si diceva in contesti mafiosi in siciliano. Questo fascino lo subiamo tutti, anche come chiesa, ancora radicata nella ricerca di titoli, ruoli, funzioni, carriere e consensi, come pure nelle nostre indaffarate diocesi e parrocchie, dove rischiamo di voler solo garantire il nostro stile o ritagliarci indebitamente spazi di protagonismo personale. Es. un parroco che non convoca ma il consiglio pastorale o lo comanda, laici che organizzano cose in parrocchia ma senza confrontarsi con nessuno, parroci che vogliono laici obbedienti e laici che vogliono parroci compiacenti…o solo arbitri o bidelli delle strutture.

   Un politico, ad ogni livello e in ogni ruolo non basta sia onesto, motivato e carismatico. Dovrebbe essere anche competente.

Meno proclami negli ormai insopportabili talk show e più studio dei dossier…perché la responsabilità della politica prevede anche la comprensione e la gestione  dei meccanismi complessi della via sociale, economica, amministrativa. E un cristiano? La nostra chiesa non ha solo bisogno di fare e dimostrare, pensando per gli altri; ma anche di imparare a leggere il reale-attuale attraverso lo Spirito Santo e porsi in ascolto del vangelo o di discernimento sinodale. Cosa che da tempo Papa Francesco chiede a tutti i cristiani, di diventare anche annuncio e cultura! Ci riguarda?

   Abbiamo alle spalle un periodo nel quale la competenza, l’esperienza, la capacità di pensare e di fare sono state degradate a “stigma di una casta”. Si è coltivato l’orgoglio dell’ignoranza; l’autenticità dell’inesperienza, si è sbandierata l’imperizia come certificato di qualità. Così, si è pensato, i “nuovi” politici possono apparire per tutto e in tutto uguali al popolo. Ma in questo modo la politica rinuncia alla sua vocazione e al suo ruolo di servizio al popolo e alla fine ne perde inevitabilmente anche il rispetto e la stima, che non coincidono con le effervescenti e rumorose tifoserie del momento. Come nella chiesa, dove spesso si ritiene basti fare del bene o portare la gente, o trattenerla, in parrocchia, perché la chiesa piena e l’oratorio coi giovani son sempre una bella garanzia…ma di che? Siamo tutti, in quanto esseri umani, suscettibili alla sirena irresistibile del potere e per salire a bordo del carro dei vincitori siamo spesso disposti a tutto tranne che a servire se non a parole…Che è l’unica cosa che Gesù ci ha chiesto. Tra voi non sia così. E che sia il vangelo a ispirarci… il metterci a servire quello. Fare strada ai poveri senza farsi strada.

Penso a don Lorenzo Milani: Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne insieme è la politica, sortirne da soli è l’avarizia. Chiediamo al Signore che l’impegno politico prima che partitico ritorni ad essere un appello per le nostre coscienze e per lo stile con cui vogliamo essere comunità; e questo anche senza le elezioni davanti e soprattutto … perché quel tale, x, è stato davvero eletto e ora ahimè, crede di far politica…

Domenica XXVIIIa t.o. B- ’24 durante Cristo

Dal Vangelo secondo Marco 10,17-30

In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”». 
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».
Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà».

Mi metto in ginocchio ma poi me ne vado. Ti chiamo “maestro buono” ma poi mi giro dall’altra parte. Sbuffo annoiato ricordando gli anni trascorsi “in parrocchia” a fare il bravo credente con un sacco di cose religiose praticate ma poi mi faccio scuro in volto, rattristandomi. Ma forse, caro tale, figliolo, ti sei perso quell’intreccio incasinato di dettagli accaduti e che fanno scrivere all’evangelista cose come “fissare lo sguardo”, “lo amò”…come si fa a far sentire uno amato con un unico sguardo? un estraneo, naturalmente. Che ci deve aver messo dentro? Eppure non è bastato! Ciao e grazie, alla prossima. Che palle, lo credevo meglio questo. È tutto, tutto così fragile. Come noi.

Domenica XXVa -B ’24 durante Cristo.

Dal Vangelo secondo Marco 9,30-37

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.
Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti». 
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

Ma quanto hanno camminato! Cafarnao, Gerusalemme, Galilea, Tiro, Sidone, Decapoli… forse non essendo ferratissimi della geografia di allora ci potranno sembrare solo città messe lì così ma…hanno davvero macinato centinaia di km a piedi; quanto tempo trascorso assieme, a fare il punto, contemplare, ascoltare, faticare sotto il sole e il caldo, cercando dove mangiare e dormire. E tra queste chiacchiere, l’annuncio, ancora, di come crede andranno a finire le cose…per fedeltà al proprio mandato di salvatore, che indica un Dio diverso e un riflesso nuovo di religiosità e fede. E come per Pietro c’è il rifiuto. Lui si mette a rimproverarlo, questi invece preferiscono stare in silenzio: sono stati sgammati, pensavano che non li stesse ascoltando, invece… chi più grande? Già, vecchia questione! Chi ha la parrocchia con più abitanti o chi ne ha di più? (ma loro lo sanno di essere parte di una parrocchia e avere un prete? Sicuri?), chi fa di più in parrocchia o ha più incarichi e titoli ecclesiastici? Chi prende l’ostia consacrata con la bocca invece che con le mani? Chi ha studiato di più, chi ha letto i vangeli apocrifi, chi ha amicizie altolocate e la zia suora o il cugino monsignore a Roma? Chi crede a modo suo perché su internet vede i video di…. Chi è il più grande? Ci interessa? Forse non ci interessa più poi tanto, stiamo bene così, nella confort zone delle cose con cui ci accontentiamo e sentiamo in ricerca o al “faidate” del sacro… Mi pare sempre qualcosa spinto sotto sotto dal fatto che…”valgo se prevalgo“. Sembra più infantile che da bambini allora, come modo di credere e vivere da cristiani… forse non hanno tradotto bene!??? E così non si combinano che casini e il “separatore” si sfrega le mani, perché perdiamo di vista il cuore e il senso, la direzione e il gusto della comunione, che è fatta con quel pane (e gesti) che nasce da chicchi di grano caduti per terra e che sono….morti.