Domenica XIXa t.o. C – ’22 durante Cristo

Pronto?” al telefono= eccomi, ti ascolto, sono in linea

Pronti attenti? via…” è il momento giusto, massimo della concentrazione

è pronto in tavola!” venite, cominciamo è tutto a posto e disponibile, si comincia…

Sono nato pronto“.. siamo nati pronti: orgoglio, disponibilità totale, immediata, dedizione e sacrificio, forza e abnegazione..

ma a fare che? se non sai perché sei pronto … vivrai random…

Che significa questa parabola per ciascuno di noi, in quanto cristiano? Questo ci raccomanda Gesù attraverso un testo delicato ma deciso: spesso frainteso. Il volto di un padrone incute timore, potrebbe favorire la trasmissione di un volto di Dio sadico, che distribuisce a caso castighi o prove e se la goda a far morire la gente, condannando tutti alla paura e all’apprensione: oscenità come “Il signore chiama a sé i fiori più belli” dette pur in buona fede, hanno fatto danni e allontanato giustamente le persone.

  Nel film “La stanza del Figlio”, Nanni Moretti descrive un funerale in cui i genitori, straziati  dalla morte improvvisa del figlio, si sentano annunciare questo vangelo e ne descrive le reazioni stupite e di rifiuto di fronte a questo.

Invece… forse la lettura più attenta, anche al contesto..racconta che ..Lui è pronto per noi, si mette a servirci. Non come un cameriere che ci porta la pizza al tavolo ma a servire alla nostra vita; spero siamo tutti d’accordo che non è facile ricordare né spontaneo accogliere un Dio che ti voglia servire …eppure..

Forse si sarà ricordato di queste sue parole, Gesù durante l’ultima cena, mettendosi a lavare i piedi ai discepoli scandalizzati e  scettici.

Eppure questo racconta… e Nanni Moretti forse apposta, non lo mette nel film… quel padrone si metterà a servirli… cingendosi le vesti ai fianchi, facendoli sedere alla sua mensa…

Ma allora due domande possono sorgere spontanee:

1) perché essere svegli-pronti?  Lui vuole servirci..ma a qualcosa. A cosa serve Dio alla nostra vita? proviamo a riflettere.

Un Dio pronto all’accoglienza, al perdono, ad aiutarci a disinnescare in noi sensi di colpa o fallimento, a orientarci al meglio possibile e non alla perfezione o alla purezza angeliche ma inutili, a motivarci ad amare e riconoscere che funzioniamo così…

A donarci sollievo e speranza, luce, pace, a non essere né sentirci soli…guardando un crocifisso posso ricordare he è stato così anche per me, per donarmi salvezza da quanto mi umilia e disumanizza… per potermela prendere con Lui di fronte alle sberle che la vita ci dà ogni tanto..pensate se fossimo soli di fronte ad esse, di fronte ad una bara muta, a un esame medico drammatico, ad un senso che non trovo… potermela prendere con Dio e sfogargli la mia rabbia, la mia impotenza, la mia solitudine.

2) come esserlo? Sono pronto nella misura in cui riesco ad essere disponibile ad una buona notizia e non sono pigro facendomi bastare le preghierine, il precetto della domenica, un cristianesimo di facciata o di comodo, un uso magico dei sacramenti sociali obbligatori e della parrocchia palcoscenico delle frustrazioni personali o agenzia di servizi religiosi compulsivi, sono pronto se mi faccio qualche domanda, provo ad approfondire, mi confronto, se non mi accontento ma mi lascio stimolare da un buon libro, da un sacramento della riconciliazione preparato con cura, se prendo sul serio un vangelo così e non ho fretta che sia..tutto come prima, al solito, come sempre, perché non son cose per me… sono pronto insomma se non impedisco al Padre di servirmi a qualcosa in questa vita.

Chiediamo la grazia di questa consapevolezza e di essere pronti… perché nati pronti…cioè nati per questo, non subito e solo per fare per gli altri… ma per ritrovare la fonte e la forza per la nostra vita proprio in questa relazione con colui che vuole servire un senso nuovo alle nostre esistenze. Con colui che è pronto per noi e ci invita alla tavola e al banchetto, alla cena dell’agnello diremo…

che sia questa la parola che, non degni o consapevoli, ma è pronta a salvarci.

XVIIa domenica t.o C- ’22 durante Cristo

Dal Vangelo di Luca 11,1-13

Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
“Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione”».
Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

Omelia XVIIa t.o. C ’22

Ma Dio…cambia idea? Sembra di sì, ascoltando la Genesi, nella1a lettura, il racconto di come Abramo, con il piglio scaltro del commerciante, si mette a fare il ruffiano con Dio e a contrattare…se ce ne fossero 50 e 40 e..fino a 10. Sa che è giusto e imparziale, mica può fare di tutta l’erba un fascio, sterminando innocenti assieme agli empi. 

Forse anche noi abbiamo imparato a pregarlo in questo modo: pensando sia lassù in alto sul trono della sua perfezione immobile, permaloso, intransigente, insensibile, col carattere più brutto dei nostri: lo preghiamo perché cambi idea e quindi…proviamo a ricordare: fermi la guerra, non lasci morire nonno, non permetta che zio, il papà, la mamma insomma… trasformi la realtà in qualcosa che non ci disturbi e lasci sereni e felici. Ne nasce così un modo di pregare e magari vivere, che a furia di stare buoni, offrirgli fioretti, sacrifici, rinunce e quaresime, devozioni e candeline dai più svariati calibri, e dai e dai lo convinciamo a star buono, ad andare bene… a noi. 

    L’altra sera, al campo scout, una ragazza è esplosa lucidamente contro Dio, accusandolo di non esserci stato mentre lo pregava tanto perché i genitori non si separassero in maniera così tremenda e dolorosa e, concludeva, mi avevate detto che era onnipotente, buono, mi ascoltava… ma non è vero niente. Non è servito a nulla.    Drammaticamente sacro e bellissimo.

   Rischiamo infatti di pregare un mago che cambi la realtà in nostro favore e ci comportiamo di conseguenza, da dipendenti impauriti.  Ma Dio non è così. Il nostro stile di preghiera sempre ci offre in trasparenza, tra le righe, il volto di quel Dio che pensiamo di pregare. Riflettiamo! Infatti, leggendo con attenzione, non ha detto che avrebbe voluto sterminare nessuno ma solo capire perché hanno fatto tutto questo male. Dio non cambia idea perché non ha nessuna strana idea su di noi, ma solo un desiderio per le donne e gli uomini, da sempre: che si lascino amare da Lui e vivano da fratelli e sorelle. Facciano esperienza della sua misericordia. Questo è il volto che Gesù nel vangelo ci annuncia in maniera definitiva…  Siamo noi che ci facciamo strane idee su Dio e viviamo di conseguenza. Un padre ha solo desideri…

Quella ragazza ha sentito parlare tante volte di Dio, idee e contenuti, anni di catechismo, grest e scout ma non ne ha ancora fatto esperienza. Questa è l’urgenza oggi, per noi cristiani: far vivere esperienze reali e possibili di fede, non solo sterili appartenenze alle cose della parrocchia… esperienza della misericordia di Dio Padre per ciascuno di noi. Altrimenti continueremo a parlare di Dio per sentito dire e inerzia ma mai sentendoci chiamati a dargli del tu.

 Gesù, annunciandone la paternità, invece ci aiuta a riconoscere che Dio non ha idee ma solo desideri di misericordia e accoglienza per noi. Siamo noi, non Lui, a dover cambiare idea e a finalmente ..farne esperienza. Quando una persona si accosta al sacramento della riconciliazione, con fede e non per abitudine, fa esperienza di questa accoglienza e cambia idea su Dio…ne scopre l’amore e desidera vivere da amato e amabile. Non capisce idee o contenuti ma sente che si è riaccesa una relazione liberante. Si è liberato da tutte quelle idee dannose di un dio capriccioso, instabile ed estraneo a tutto quel che ci riguarda da vicino.

Credo che la vicenda di Abramo possa rappresentare il modo in cui ciascuno di noi a poco a poco possa cambiare idea su Dio e scoprire il suo vero volto, che non è quello più istintivo e umanamente comprensibile ma quello che Gesù stesso ci annuncia. E allora siamo noi chiamati a trattare con quelle immagini mortali o magiche di Lui che abbiamo spesso radicate tra le nostre idee…per accogliere la verità del Suo volto, appassionato e prossimo alle nostra storie. Da li avrà tutto più senso, le idee sulla fede, la religione, la chiesa come pure sulla vita di una parrocchia o i preti. Ma quanto siamo disposti a cambiare questa idea alla luce di quella buona notizia che il vangelo ci vuole offrire? Chiediamo al Padre una fede audace e ruffiana come quella di Abramo, per fare verità in noi per passare da un Dio da servire a un Padre che ci serva a qualcosa.

Aggiungi un posto a tavola… Omelia XVIa domenica t.o. C ’22 durante Cristo

Quando vado a cena da Stefano e Paola, è normale mi tolga le scarpe e stia scalzo con loro e come amo fare. Da Edoardo e Cristiana ho anche le mie ciabatte e un angolo fisso del divano. Diego e Luca hanno delle ciabatte loro, qui in canonica e sanno dove prendersi i bicchieri e la roba per un aperitivo.

    Oggi la Parola di Dio ci accoglie parlando di accoglienza.

Ombra, riposo, acqua, piedi lavati, latte fresco e panna, un vitello tenero e buono, focacce: Abramo si fa in quattro per i suoi ospiti. Si dichiara loro servo. Essi non chiedono nulla ma lo lasciano fare. Si lasciano accogliere. Una famosa icona russa del 1400 di Rublev, descrive questa scena con tre Angeli, a raffigurare la Trinità, cioè Dio, il Signore, accolto da Abramo.

   Così come Gesù nel vangelo; dopo una giornata di annuncio e missione coi discepoli, cerca da solo dover poter stare, desidera la compagnia degli amici Maria, Marta e Lazzaro. Non so se avesse le sue ciabatte a casa loro ma fervono i preparativi: li fa Marta, indaffarata e sola. E nasce qualche dissapore, che Gesù usa per dare un messaggio importante. Questo vangelo non vuole certo superficialmente dire che la cosa fondamentale è pregare e non il fare… né contrapporre la vita attiva alla contemplativa, come fossero ordini religiosi di suore.

Penso a quante volte bestemmiamo cercando di barattare banalmente il fatto che facciamo per gli altri e questo basta per dirci cristiani sostituendo la messa, la preghiera e i sacramenti, cioè quello che Dio vuol fare per noi con quanto presumiamo di fare noi indaffarati e devuoti in suo onore. Quando crediamo e sventoliamo il fatto che essere cristiano sia fare per gli altri, essere bravi e generosi e NON (MON DIEU!) e non che è Dio Padre a voler fare qualcosa per noi, tipo mandare Suo figlio per noi ecc. ecc. le solite cose del catechismo, insomma.

Ma entrambe le pagine ci annunciano un preciso volto di Dio che noi spesso non consideriamo ma ci fa tanto bene accogliere. Quello di un Dio che vuole essere ospitato e accolto dalle nostre vite, nei cuori di ciascuno, senza meriti o pudori .

Un dio che non è sul trono, in alto lassù, permaloso coi nostri caratteracci e impaziente che ci convertiamo entro sera, come spesso sotto sotto pensiamo.. ma felice se gli diamo ospitalità nella nostra esistenza. cfr statua… lassù ma felice e impaziente di accoglierci qui a casa sua.

Ap 3 sto alla porta e busso se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre..ceneremo assieme. Dio bussa alla porta, non si impone, fa proposta d’amore, come un innamorato che vuole conquistare il cuore della persona amata. Prima di testimoniare che essere cristiani è fare sacrifici, fioretti, meritare paradisi e far tanto pa a cesa… forse sarebbe bello…sarebbe stato anche il caso, per fedeltà alla Parola e non solo alle tradizioni, di annunciare questo volto di Dio. Di come Gesù non abbia paura o riguardo a mostrarsi bisognoso di tenerezza e amicizia, di una casa in cui non serve chiedere permesso ma sentirsi appunto di casa.

Che non viene a riscuotere le nostre devozioni o pretendere chissà cosa ma vuole che ci occupiamo di lui. Lo ascoltiamo, frequentiamo, lo rimettiamo al centro e a fianco dei nostri pensieri.

Che effetto fa pensarci? Accoglierlo, pregare per questo, per fargli posto nella nostra vita, come Zaccheo che si vede costretto ad invitarlo a casa, Matteo che gli organizza il pranzo tra pubblicani, prostitute e peccatori…e lui si lascia accogliere, vuol stare con loro. Come facciamo ad accoglierlo e prenderci cura di Lui? Già permettersi di poterci pensare degni di farlo è un lusso che in genere non concepiamo e ci scandalizza. Ma quell’oggi devo fermarmi a casa tua, è rivolto a ciascuno di noi. Non gli interessa trovare tutto perfetto, ma cuori disponibili, sporchi e incoerenti, con cui stare e da addomesticare, cioè evangelizzare cioè da salvare. Portargli queste ciabatte credo sia sufficiente: le ciabatte della nostra disponibilità a vivere questa sua accoglienza, di una umiltà sincera che rinunci a voler capire e spiegare tutto, le ciabatte di una riconciliazione celebrata con cura, di una preghiera che parta da quel che stiamo vivendo, patendo e ci emoziona, non da idee, sensi di colpa o del dovere. Le ciabatte di un confronto liberante che ci faccia magari accedere all’eucaristia. Cos’è del resto la messa se non un accoglierLo continuamente: nella Parola, nel corpo-sangue, nel perdono… E’ bello infine ricordare che in italiano la parola ospite si riferisce tanto a chi arriva, quanto a chi accoglie. Dicendo così reciprocità e relazione. Lo Spirito Santo, nel Veni Sancte Spiritus, viene definito “ospite dolce dell’anima”.. gli diamo ascolto? lo invochiamo? Chiediamo al Padre di illuminarci su come potergli offrire accoglienza e ospitalità nella nuova settimana in cui ci chiederà di fargli posto, di dargli un paio di ciabatte… anche se con sto caldo si starebbe pure bene scalzi, come da Stefano e Paola.