IVa Domenica di Avvento ’25- A

(opera di Sieger Köder)

Dal Vangelo secondo Matteo 1,18-24

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”.
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

Ed ecco a noi il mitico Giuseppe, l’uomo del silenzio e delle decisioni decisive. Dopo il padrone che torna di notte, Giovanni Battista incazzatissimo, Maria e ancora il Battista in carcere… arriva lui. È bello ricordare che la Scrittura non ne citi nemmeno un gemito, un colpo di tosse, una parola. Solo silenzio. Anche a lui si rivolge un angelo, anche a lui l’invito, come per Maria, a NON TEMERE, anche lui non fa caso alle ali piumate che la storia dell’arte ci ha insegnato a considerare sulle spalle degli angeli, per dire che fa attenzione solo al messaggio che lo stupisce, come Maria… e che forse l’angelo è più umano di quanto si possa pensare. O desiderare. E questo angelo gli dice che Maria “tua sposa”: quasi a sottointendere…so che è successo ma lei è la tua sposa, non preoccuparti. Partiamo da qui. Poderoso e austero poi quel “tu lo chiamerai Gesù”. È il suo 50%.. Dio si mette nelle mani di questi due per realizzare la sua missione di salvezza. Quello che nascerà è “figlio di Davide” cioè della sua non proprio incorrotta discendenza (cfr. prologo di Matteo con la famosa genealogia) e sarà il volto e la mano umane di Dio, Dio stesso, Emmanuele, con noi, non tra le nuvole verso cui arrampicarsi… e sarà il Salvatore. Salverà dai peccati. Non da altro. Non ci porterà salute ma salvezza da quanto intasa la nostra vita rispetto al donarla con amore e gustarla tale. Infime mi piace ricorda che la cosa fondamentale per la sua vita Giuseppe l’ha ricevuta in sogno, ed è il primo di due sogni fondamentali per seguire Dio e salvare la sua famiglia…. Non facendo cose o missioni straordinarie ma ..in qualche modo, da abbandonato..inconsapevoli, fiducioso. Mentre riposava… Insomma, dormite bene, è quasi una preghiera!

Seconda domenica Avvento -A ’25 durante Cristo

In quei giorni, venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaìa quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!».
E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».

Come se adesso, in un’intervista, uno se la prendesse direttamente coi vescovi della CEI ed il collegio cardinalizio…. parlando di fede e di religione. Gli farebbero fare un TSO e lo sbatterebbero in psichiatria… ma il Battista non le risparmia a nessuno. Inoltre è così inclusivo… mette in guardia dal sentirsi a posto, sul carro dei vincitori, che dicono pigramente “abbiamo Abramo per padre” cioè siamo bravi, abbiamo sempre fatto i bravi, siamo nati bravi, religiosi, abbiamo fatto i chierichetti da piccoli, studiato in collegio dalle suore, frequentato l’oratorio dei salesiani, dato sempre una mano al parroco e fatto tante esperienze estive, vado a messa, recito le preghiere… insomma Giovanni vuole scardinare il curriculum da religioso che spesso usiamo come “comfort zone” e preparare il nostro cuore a un incontro dirompente. Quello che anche lui sarà costretto a fare quando Gesù stesso, suo cuggggggino, gli chiederà di battezzarlo nel Giordano, dopo esser stato in fila coi peccatori e con quella gente da cui spesso magari vorremmo stare distanti. Come è iniziato questo avvento? tra quanti giorni inizierai a dire che “ah io quest’anno Natale proprio non lo sento” oppure “già Natale? mi sarebbe piaciuto fermarmi, pregare, meditare, andare a riconciliarmi…” e se cominciassi stasera con qualcosa di nuovo da fare? è Lui che ci viene a prendere, non noi che lo mettiamo tra i nostri impegni…

Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo

Dal Vangelo secondo Luca 23, 35-43

In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». 
Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». 
E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

Tutto attorno a noi sta prepotentemente ma anche in modo suadente parlando del Natale e sto vangelo ci porta di brutto… alla Pasqua. Un cortocircuito temporale! Nudo e crudo, Gesùùùbbbbeello è appeso e assistiamo, chissà come, mancando microfoni, droni, telecamere, a questo dialogo strepitoso. Prima di proseguire però, immaginiamo un crocefisso, di quelli che magari guardiamo spesso perché appeso in casa o in qualche luogo caro, o il crocefisso della nostra chiesa e ricordiamoci di quella “R“. Quella della scritta INRI (Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum): questo è il vostro re…tradotta a chi stava leggendo chi fosse quel condannato a morte. SI dice fosse scritta anche in greco e aramaico, oltre al latino, in modo che potessero capirla e fosse chiaro a tutti chi fosse quello là e perché lo toglievano dalle spese. Questa domenica di Cristo Re, la “forcella” tra la fine dell’anno liturgico C e inizio dell’A, ci chiede di fare i conti con quella R. In pratica, visto che sappiamo bene che la regalità di Cristo trascende i confini politici terreni ed è una delle domande che si sentirà fare al processo, a cui risponderà come “affermativamente”, potremmo chiederci che significhi. Non è una devozione, un tipo di statua, anzi. Ma nella misura in cui io lo riconosco Re, dovrei chiedermi almeno “ma de che?” o meglio “dove e come regni?”. La risposta potrebbe essere brutale. Regna, se glielo permettiamo, dove è installato dal giorno del nostro battesimo cioè nel nostro cuore. (Applausi!) Insomma chi comanda in noi? Quando pensiamo, valutiamo, giudichiamo, decidiamo, quando scegliamo come comportarci, come accusarci o assolverci, come guardare agli altri, come considerare la realtà che ci circonda, su quali priorità orientare le nostre risorse, energie e capacità… chi decide? Chi comanda? Io o Lui? Lui regna nella misura in cui mi confronto con Lui, mi fido, lo ascolto. Passo ore a sentire qualcuno che mi dice come prega, che prega male, che dice cose, che recita o meno filastrocche devote imparate a memoria. Ma se Lui è il Re e regna in noi, mi chiedo, quando inizieremo a pregare tacendo? A fare silenzio, stare alla Sua presenza, rendercene conto e chiedergli soltanto di ispirarci; quando passo a Lui il telecomando della mia vita. Lui regna nella misura in cui la mia preghiera diventa innanzitutto un ascolto fiducioso, non uno sbraitare pateravegloria e fargli la “to do list” e i promemoria. Siamo cristiani perché ascoltiamo la sua buona notizia (vangelo) e ne diventiamo messaggeri (angeli). Il resto è fuffa scontata e noiosa. Imparare a pregare tacendo è un atto di fede, “parla tu, ti ascolto, mi fido, voglio lasciarmi orientare da te, non voglio decidere da solo… ho bisogno che mi ispiri, mi illumini, mi accompagni, fammi stare zitto e fidarmi”….