Venerdì Santo 2020

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Mi pare sia tornato di moda il DARE LA VITA: Flash-mob, immagini e foto sui social, canzoni dedicate, dichiarazioni famose: in tantissimi modi tutti abbiamo cercato di manifestare ammirazione, stima, incoraggiamento e tanta gratitudine a chi la propria vita l’ha data, rischiata e impegnata per gli altri. Dai medici alle cassiere, dalle infermiere agli autisti, dai ricercatori agli addetti alle pulizie o alla pubblica sicurezza…

Dare la vita è tornato di moda catturando un enorme consenso sociale, commosso e fiero. Tutti imbambolati a dire…cavolo (!), che eroi, che martiri…ecco chi ha capito tutto della vita! Se non ci fossero loro…ecco i veri eroi, autentici campioni, nuovi martiri!

Tutti ne siamo stati edificati, sentendoci fortunati, forse perfino invidiosi. Un’approvazione unanime, trasversale, sacrosanta! E in un contesto spesso frammentato da muri rumorosi, individualismi spiccioli, egoismi scontati e noiosi, diritti capricciosi e miopi indifferenze…tutto questo fa ancora più impressione. Spero di non esser il solo ad essersi “indignato”. Anzi, una parte di me si è come incazzata proprio. Avrei voluto prendere in mano un microfono importante e dire: “Ma che fate? Il “dare la vita” è roba nostra, il “morire per gli altri” l’ha inventato Gesù Cristo e in questo Venerdì Santo lo sricoiamo e lo riviviamo.”  

Poter recriminare arrabbiato come un bambino…basta non gioco più! Non può essere che non ve ne accorgiate. Ma se son SECOLI.. che ve lo diciamo a messa, nel vangelo e nell’omelia…come dite? Non ci venite da una vita? Ah..

  Chi ha scelto liberamente di restare fedele alla propria missione-lavoro sapendo che avrebbe potuto morire? Chi ha rinunciato liberamente ad andarsene da Gerusalemme o prendere ferie, abbassare il tiro, cambiare reparto o discorso, abbassare i toni o le attese… chi ha resistito anche ai cialtroni dei suoi collaboratori traditori, rinnegati e scappati? Chi ha visto urlare “Barabba” quanti prima avevano cantato “Osanna” con il grazioso ramoscello di ulivo?

Innanzitutto il nostro gran bel Gesù con le spine e i chiodi. Son cose cristiane, non ci rubate pure questo! Già la befana si è mangiata i Re Magi, il ferragosto l’Assunta, l’Immacolata è diventata un ponte ed il volersi bene – stare assieme, il Bambin Gesù  …Adesso anche questo?

Dare la vita è tornato di moda, ha attraversato Medioevo, Rinascimento, la Rivoluzione Industriale, Illuminismo e Modernità, il soggettivismo, il pensiero liquido e relativo. Ma è roba nostra, giù le mani. Mi verrebbe da dire…ma tutte le persone che hanno messo la loro vita a disposizione, come sopra scrivevo, probabilmente la maggior parte di loro battezzati e cresimati, si son resi conto che stavano semplicemente vivendo il vangelo? Credo di… no!?  Allora trovo due emozioni in me, la rabbia ed il dubbio:

 >>la rabbia…Per un senso di rapina: ci siamo fatti fregare! Ma nelle nostre parrocchie, cosa abbiamo annunciato e come, per arrivare a questo? Quel “consenso” ci è scappato tra le mani. Oggi ci stanno dimostrando di averlo “loro” tra le mani e che indirettamente il Vangelo, al suo cuore essenziale (dare la vita, amare, perdere la propria vita per…) funziona alla grande, il Vangelo è una bomba, è una notizia potente. Non c’era altro da annunciare… ma noi non lo abbiamo fatto? Il Vangelo è potente ma loro lo hanno capito nonostante anni di …tutt’altro? Perché non ci ringrazia nessuno? Forse perché è anche colpa nostra. E non solo dei preti, ormai, suvvia…

Perché abbiamo sprecato e stiamo sprecando tale opportunità? Chi se ne frega della magra consolazione nel dire…ma noi ve lo avevamo detto, lo sapevamo già che dare la vita…è figo! Lo sentiamo dire tutte le domeniche a messa, ce lo ripete il prete, “fate questo in memoria di me”!      boom…

In questa rapina c’è anche una tentazione più forte: allora a che serve essere cristiani? anzi…cattolici, religiosi, de ciesa? “io sono un medico ateo e dono la mia vita. Mica serve pregare e andare a messa”… OMMMIODDDDDiiiio… E allora come la mettiamo? E se avesse ragione? Donare la vita è Umano o Cristiano? E che vuol dire essere cristiani se non essere…Umani?

Così ci riducono la religione ad optional, un sacro orpello grazioso e tradizionale ma sganciato dalla vita, una cosa superflua, per bigotti devoti e tremendamente “agè”.. un calmante, un diversivo, un impegno sociale, una tradizione…La scelta cristiana è una tra le tante… ma ne siamo così sicuri? Ci sta dicendo questo, quel che stiamo vivendo?

Peccato che Gesù non avesse inventato nessuna religione ma ci avesse dato uno stile di vita…e gli strumenti (sé stesso) per farlo nostro ed essere…contagiosi.

>>il dubbio… Ma allora che ne è della nostra vita di cristiani indaffarati e sempre attivi in parrocchia? E noi preti che abbiamo “lasciato tutto per…“? ora che siamo chiamati ad essere preti senza essere pastori…insomma: a cosa servo? a chi servo? che ci sto qua a fare? A chi parlo di Dio e dico di donare la vita?

“La ragione per cui il mondo non ci conosce è perché non ha conosciuto Lui” (1Gv 3,1)

E chi doveva fare le presentazioni? Che c****o stavamo organizzando nel frattempo? 

Perché ci siamo persi semplicemente l’essenziale? O meglio…come abbiamo fatto a renderlo noioso, scontato, ridicolo e anche magari solo una favoletta per scemi?

Allora adesso loro si prendono “consenso e applausi” e noi ci consoliamo con lo streaming? Wow…

Ci siamo tutti dimenticati, nonostante le nostre quaresime furiose, del dono della Pasqua e del suo trampolino, il venerdì santo. Eppure è tornato così di moda, in questa quaresima quarantenata.

Pensate se davvero potessimo iniziare ad annunciare che il Vangelo e la vita di Gesù in noi hanno una potenza di amore a servizio del nostro umano percepire che.. dando la vita, la si ritrova mille volte. Che essere cristiani è il modo più potente di essere Umani. Che quel che loro lodano oggi ..può essere ancora di più e sempre: essere cristiani illumina, sostiene, aiuta a vivere a pieno proprio così!

Per questo Lui ci ha dato la sua vita, perché solo con la nostra…che ci facciamo di buono?

  Dare la vita: giochiamo con le parole. Gesù ci ha dato la vita. Ma noi siamo già vivi. Abbiamo già la nostra vita. Ci sdoppiamo? Ci ha dato la sua da mettere “dentro” la nostra. Anzi, al posto della nostra. Nel battesimo la nostra vita naturale, è stata messa da parte. Continuerà a pulsare e caratterizzarci, certo ma è stata messa da parte e relativizzata. Quella che conta davvero in noi ora è la vita da Figli, figli di Dio, risorti. Il battesimo non ti mette dentro i “valori cristiani” né ti iscrive al club dei “bravi cristiani ideali”: ha congelato il potere di quella vita naturale in noi (che magari continuerà a provocarci perché ferita, abbandonata, narcisa, peccatrice, volubile, fragile, fallita, non voluta o amata…) e inaugurato in ciascuno la vita da Figli risorti e partecipi della comunione con tutta la Trinità. (infatti ci facciamo il segno della croce, nei loro tre nomi). Il sacro non esiste più: la vita di Dio è già in noi. Non è fuori di noi da adorare. (anche ma..innanzitutto in noi!)

Il battesimo infatti ci ha resi “re, sacerdoti e profeti”. 

Gesù morendo oggi in croce ha chiuso per sempre la religione sacerdotale (sacrifici, meriti, candeline, scambi, contratti, fioretti…), è stato Lui per scelta l’ultima vittima, l’ultimo sacrificio; ce lo ha garantito…Questa morte inaugura la vita sacerdotale: che non significa “preti”: ma laici e non, battezzati, resi sacerdoti, non perché “fai messa col cellulare” ma perché reso capace (messo in grado) di offrire il mondo a Dio, nella lode e nell’amore. 

Lodare Dio con la propria vita che ama gli altri. Doppia dose di amore e vita sparsa.

I preti dovrebbero poi accompagnare il gregge a questo…in quanto cani del Pastore.

Non è monopolio dei preti allora ma identità piena dei singoli battezzati:

“perché sei stato immolato e hai riscattato per Dio, con il tuo sangue, uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione, e hai fatto di loro, per il nostro Dio, un regno e sacerdoti, e regneranno sopra la terra». (Apocalisse 5, 9-10)

Sta parlando di noi…potessimo guardare alla nostra vita proprio dalla fine, da come finirà tutto, dalla “rivelazione”: (Apocalisse significa questo). Non è infatti da come finisce una vita, con la morte, che ci si rivela e uno capisce chi è stato?

Rabbia e dubbi, pur provocando, continuano ad abitarmi e motivarmi: e sono fiero di essere cristiano, perché Gesù non aveva certo previsto consensi epocali…applausi o flash mob…aveva parlato di chicchi di grano, senape e poco più, insomma, finalmente, di un cristianesimo di minoranza, ma lievito efficace: di cui non si accorge nessuno, ma di cui tutti hanno bisogno. E si dà la vita senza etichette, appartenenze, rivalse o ripicche, senza nessuna rivincita. Perché questo in realtà è già la vittoria più importante.

Il contagio più bello allora pare proprio quello di quando sentiamo che tanta gente si è resa disponibile a tornare a lavorare negli ospedali, ha fatto servizio volontario, ha lasciato altri lavori e le proprie nazioni, case e sicurezze… il contagio dell’amore che sa offrire sé stesso per gli altri e un mondo di speranza.

Baciando quel crocifisso gli “aspireremo” la vita: la rinnovi in noi, ci aiuti a fare di questo tempo una vita dal sapore diverso, non per essere alla moda, ma perché è solo questo il modo con cui vorrem(m)o vivere.

La domenica del coniglio con le olive…

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( Sottofondo De Andreiano ..ho sempre adorato questo non voluto gioco di parole.)

La signora Lina oggi ha fatto il coniglio con le olive. Buonissimo! Profetica prelibatezza pasquale. Immagino senza saperlo. La nostra settimana santa è tutta qua, suvvia, nell’equilibrio saporito tra le olive di oggi e il coniglio di domenica prossima.

“Che c’entra?” sbotterà qualcuno scandalizzandosi, spero senza strapparsi la tutona da quarantena… C’entra! Stamattina mi ero fatto una promessa: se arrivo a 10, lo faccio. E mi son arrivati ben più di 10 messaggi con gli auguri di “Buona domenica delle Palme” con i ramoscelli di ulivo e tutto. Sono stati messaggi ovviamente graditissimi e ringrazio, ma il discorso è un altro.

(Tranquilli non mi è andato il coniglio con le olive di traverso, non son inacidito ma forse solo in cattività come voi, agli arresti domiciliari.)

Che c’entra il coniglio? nulla, sia ben chiaro: ma sappiamo bene che nel dolciastro stereotipo commerciale, assieme alle uova di cioccolato, alle rondini primaverili, ai fiocchetti, ai piante in fiore…insomma, fa tanto pasqua, il tenero coniglietto, soffice batuffolo di simpatia coi dentini sporgenti, per cui (forse perché si sa che si riproduce a iosa), nessuno si smazza come per i (DELIZIOSI!) capretti e agnellini pasquali o gli ubertosi suini gigliati a pasquetta circa il suo martirio gastronomico. Mi hanno segnalato tra l’altro che compariva come animale pasquale in alcuni siti para religiosi di attività per bambini della scuola dell’infanzia. Una sorta di invasione della “teoria gender..”  Insomma il coniglio è anche segno di Pasqua? Nein. O meglio, non con quella cristiana!

E le olive? nulla, come sopra: anche perché noi la chiamiamo “delle palme” ma abbiamo ramoscelli di ulivo. Son due piante diverse. Ci avevate mai fatto caso? Ben venga insomma questa inconscia e tradizionale traslazione di significati. Coniglietti e olive, come renne e folletti, neve e babbi natale, come ferragosto invece dell’assunta o ponti invece di immacolata, befane che si fumano l’epifania, ecc. ecc…

Mi ero riproposto di rigurgitare qualcosa oltre i dieci sms per la sensazione che ci stessero fregando da sotto il naso ANCHE la domenica delle palme… lentamente.

Messaggi gentili e genuini a base di ramoscelli di ulivo per la domenica delle palme e coniglietti per Pasqua. E un bell’augurio di serenità e pace. Ed il gioco è fatto.

Viene in mente Gesssuùùùbbbello che dice di essere venuto mica a portare la pace ma la spada. Il fuoco, la divisione (cfr. Luca 12, 49-53) Non la serenità (applicazione mia) ma il caos tra maritomogliefigliopadrefigliamadrenuosasuocera…. du iu rimember?

Lo addomestichiamo ai nostri bisogni sociali e umani. Ma poi queste cose si sedimentano in noi, diventando attese col quale poi fatichiamo ad inquadrarlo, per quello che è e ha detto di voler essere. Tra le olive e il coniglietto in mezzo ci sta la croce ed il sepolcro vuoto. Guai a togliere uno di questi elementi, altrimenti crolla tutto. Non ci serve né una fede splatter tutta sangue, chiodi e lacrime di dolore…né una troppo leggera, con solo il sepolcro vuoto e le campane a festa. Non vale. Il pacchetto è completo. Altrimenti facciamolo scendere dal musso.

Chissà cosa pensava, sornione, il nostro bell’uomo, su quel somarello entrando a Gerusalemme, ben sapendo di Pietro e Giuda, laverà loro i piedi lo stesso (!) come pure degli altri eroi fuggitivi e contrariati, delusi, o di tutti quei cazzoni che poi diranno “Barabba” o se ne staranno a casa, perché avevano da fare. Chissà come li guardava intuendo che poi se ne sarebbero andati tutti… o l’avrebbero guardati svogliati e presi dai loro affari, coi loro criteri e giudizi. La folla è sempre cialtrona… erano gli antesignani dei leoni da tastiera del web o simili… di chi abbocca alle fake news, di chi specula … nihil novo sub sole, insomma… qualcuno vorrà forse come Pietro mangiarsi il gallo con le patate ma…per non potersi mangiare le mani….

Benvenuto Gesù, osanna, viva viva…ci hai portato la fine della quarantena o solo della quaresima? ci hai portato il vaccino per il covid? No? e allora? torna casa col musso!

Quello è il volto di Dio che ci è stato rivelato e donato, in cui tutto si è compiuto. Con Lui dobbiamo avere a che fare, litigando, godendo, ringraziando o sbuffando. Il resto è solo centrato su di noi. E’ una nostra idea, bisogno, proiezione, umanissima necessità.

Ci sta portando “solo” sé stesso, su un somaro. Credo…che il vangelo, sia tutto qui. Nessuna idea, nessuna convinzione, nessuna ideologia o cosa da capire, meritare, comprendere, intuire…ma solo una relazione a cui rispondere, uno sguardo da cui lasciarsi addomesticare, un rapporto a cui aderire, una mano da prendere, una persona viva, vivente, vivificante. Che sale su un musso: non arriva con libri sotto il braccio o col mantello di superman o con tutte le risposte, soluzioni, forte, figo, (quello un po’ si, dai!), risoluto, cazzutissimo, sul pezzo. Nessuna ricetta, solo ingredienti: via, verità e vita.

Quella stessa vita che già ci abita dentro dal giorno del battesimo. Lui vive già in me. Quindi il sacro non esiste più. Non servono le “cose religiose…” Lui abita già la mia vita, mi cresce dentro, mi riempie traboccando della comunione con la Trinità, nel cui nome ci segniamo. Lasciamola emergere da dentro. Nulla è “fuori” di noi da inseguire.

L’anno scorso nella introduzione alle messe dissi che “oggi Osanna fa rima con Barabba.”

Eppure non mi è mancato l’accalcarsi compulsivo ai banchetti dei ramoscelli di ulivo per accaparrarsi il ramo più bello, l’orpello devozionistico pasquale? Quante volte ho sentito preti e laici belare rabbiosi tra i denti di gente che a messa non ci viene ma il ramoscello di ulivo ….lo vengono a prendere, magari da attorcigliare alla candela della candelora.

Che ne è stato del ramoscello dell’anno scorso? di quello che, (ben facendo!), abbiamo portato a nonni infermi o a vicini di casa pigri…

Non mi è mancata questa devota caccia alla domestica decorazione religiosa, perché poi…la forma conta, mica posso portarmi un ramoscello sgualcito o senza le foglioline al posto giusto, anche l’occhio vuole la sua parte. Penso a Gesù che fa su le cordicelle e prende a frustrate i mercanti del tempio…

Mi sono goduto una messa semplicissima, in 6, in cui il nostro Gesù aveva accento brasiliano e Pilato e la moglie (finalmente!) parlavano davvero romano schietto, ‘aò!

E ieri sera ho rivisto per l’ennesima volta, in silenzio e spesso commosso con le lacrime, il “Vangelo secondo Matteo” del geniale Pasolini, ben visibile qui su you tube (film).. il suo bianconero (❤), i volti brutti, ordinari, tipici di Pasolini (quasi come in Fellini), gli sguardi eterni ed evocativi, gli occhi rumorosi, i dettagli fondamentali… Giuseppe sfasciato che vedendo bambini giocare si butta su un sasso, l’angelo…e non capisce più che succede alla propria vita che sembra essere crollata. E tanto altro.

Forse il sepolcro vuoto è iniziato prima quest’anno, in queste settimane che mi piacerebbe potessero essere vissute in modo più “giubilare” assaporando davvero il vuoto e le sue vertigini, senza l’horror vacui compulsivo del riempire con il format religioso scontato…. mi piacerebbe si potessero permettere le condizioni per sentire davvero la nostalgia attraverso una vera rimbombante assenza…senza anestetizzarci o distrarci in streaming per sentirci bravi e sul pezzo, attenti e appassionati, insomma cristiani senza i soliti mezzi per esserlo o dimostrarlo, preti o laici non importa… solo perché battezzati, imbevuti, inzuppati, impotenti e incapaci di viverlo e dimostrarlo eppure, risorti. Ma non ci crediamo, la vita per noi resta fuori, cerchiamo altre devote sorgenti esterne e sacre o sacrileghe… e ci dimentichiamo (Ef 2,18; “Con 5,19; Rom 8, 11-16) che Lui è già in noi e siamo già come quel coniglio di Lina, riempiti di olive, di vita e risurrezione. E nulla, niente e nessuno ci toglierà mai tutto questo, musso compreso.

 

 

Le goccioline “droplets”… proteggetevi….Domenica Va di QuarANTENa -A

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Tempo lettura previsto: non so

In ascolto del Santo Vangelo secondo Giovanni 11, 1-45

Un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».

All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».

Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».

Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».

Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.

Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».

Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».

Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.

Io tornerei a leggere altre 3/4 volte questa pagina magnifica. Poi penserei a tutte le volte in cui mi son sentito come Marta e Maria, che gli rivolgono la stessa domanda…”se tu fossi stato qui”… Quante volte lo abbiamo pensato? Domanda che brucia sulle labbra o rimbomba sorda dal cuore. Con timore e tremore, mi chiedo se ci si possa dire cristiani se non abbiamo mai assaporato amari rigurgiti emotivi simili.

Io si, istintivamente, irrazionalmente, bestialmente e UMANAMENTE SI…spesso…

Tradotta significa..dov’eri? che stavi facendo? cosa combini mai? perché hai permesso che quel tumore, quella macchina, questa persona, quella malattia rara, quella disgrazia…facessero, uccidessero,… dov’eri, A COSA SERVI?.. a cosa serve essere cristiano, venire a messa tutte le domeniche, sbavare di devota rabbia e scandalizzata compunzione se son costretto a vederla in streaming e “ci hanno tolto Gesssssù!“…. A cosa serve..essere cristiani? A comportarsi bene e andare tutti d’accordo e stare bene assieme? A COSA C***O SERVE? Se Dio non può fermare, evitare, sanare, guarire…. se permette… se non ascolta le nostre preghiere, se non fa un lacrimone alle nostre candeline accese sul davanzale, ai pateravegloria poco convinti… ma chi ci vuole più avere a che fare? Tocchi il fondo e poi torni su, raffinato e più vero.

Credo che Dio abbia ben di meglio da fare che scandalizzarsi, non preoccupatevi. Ve lo dico io, altrimenti cambio religione! E ci mancherebbe anche altro.

Vorrei avere la Bibbia in mano e invece di fare video o scrivere gocce.. salire sul camion militare pieno di “casse da morto” con i bellici e leggerlo assieme a loro..questo vangelo, tra le strade lombarde. Leggerlo nella chiesa con le “casse da morto” al posto dei banchi a Bergamo, o in qualsiasi ospedale, normale o provvisorio, leggerlo tra i giornalisti che parlano di migliaia di morti come niente fosse …(noi che per un morto assassinato eravamo abituati a ore di macabri e insistenti servizi tv e interviste dettagliate da insaziabili avvoltoi a caccia di scoop e ipotesi, tutti avvocati penalisti e investigatori privati…Ma adesso, scusate, nessuno uccide più nessuno? Nessun femminicidio quotidiano come sempre? L’abbiamo capita così all’improvviso?)..mentre noi ci abituiamo a tutto, sognando grigliate, ferie, parchi, birre, cinema, facendo zomba da you tube e prendendo a calci rotoli di cartaigienica come ho fatto anche io… 

La leggerei con le cassiere dei supermercati impanicate, coi corrieri che mi consegnano i pacchi di libri al cancello con la mascherina, coi camionisti e chi lavora… Ma anche con chi sta perdendo tutto o ha già perso tantissimo. La leggeri da li.

La Bibbia ogni tanto ha bisogno di sfondi crudi, di qualche bel RING dove guardare sugli occhi Gesùbbbello e dirgli come cantava il grande Vasco “Portatemi DIO!!!” E magari corrergli anche dietro E FARE A BOTTE COME GIACOBBE… (Gn 32)

Insomma… questo dio da catechismo, a cui siamo così affezionati, ma che ci impedisce spesso di fare esperienza del Padre…e da cui dovremmo davvero fare digiuno e mangiare solo questo evangelico rammollito in lacrime…

San Giovanni è un lazzarone patentato: i biblisti parlano spesso dell’ironia giovannea. Non si tratta di battute ma .. per 4 volte (!) l’evangelista ci descrive un Gesù alle corde, turbato e in lacrime come un bambino arrabbiato e deluso, accecato dalla sua stessa umanità. Piagnucolone inutile: siamo capaci anche noi di piangere e incazzarci.

Ma a cosa serve allora pregare, dire il rosario, benedire con il santissimo tutto il mondo, portare a spasso le statue ecc. ecc. ecc.? Poco più di un lexotan spirituale, un balsamo religioso, un anestetico pseudo liturgico, un tavor gusto “spirito”. Ci sta, per carità..ma quando faremo digiuno davvero? Gesù non ha fondato nessuna religione. Ma perché non ce lo ricordiamo?

Perché non è corso subito da Lazzaro invece di star lì a grattarsi un paio di giorni?

Perché non ha riso dicendo “tanto lo risuscito, state buoni e portatemi un chinotto”

Perché non ha detto “adesso son qua mi!”

Perché non ha impedito ai ricercatori di fare i virus coi pipistrelli o ai cinesi di mangiare i topi o ai manager contagiati di rientrare in business e non sul barcone come i “mori” ecc. ecc.   o a chissà di combinare questo tremendo casino… 

Perché lo ha solo fatto riviver per qualche anno il suo amico, ma Lazzaro è rimorto, ovviamente. Lui invece è risorto.

E a noi, quello dovrebbe interessare, anche se 4 bei “porchi” fanno bene alla nostra umanità e magari bonificano la nostra fede tiepida.

Noi lo vorremmo sempre efficiente, attento, totipotente e invece lui piange con noi.

I vangeli, lo sappiamo non sono cronaca (ne sarebbe bastato uno, altrimenti) ma buona notizia. 

Paolo ai Romani dice ” «[35]Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? (…)[37]Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati» (Rm 8, 35.37)

Io lascerei la messa in streaming… per una volta, facendo a botte col silenzio di Dio e l’assenza finalmente dei soliti (ottimi) canali di religiosità e fede… tornerei a leggere altre 3/4 volte questa pagina magnifica…e le permetterei di darmi qualche sberla e …alla fine una carezza, sulle guance bagnate, come la stessa mano bagnata di lacrime che si è appena asciugato e che mi sta accarezzando.