Domenica di Pentecoste – C- ’25 durante Cristo

Dal Vangelo secondo Giovanni 14,15-16.23-26

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:  «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre. 
Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

Ritorna un’espressione di Giovanni che mi fa morire dal ridere: appena spontaneamente la immagino mi viene un sorriso. L’ho già nominata ma ritorna in Giovanni e quindi, al di là della citazione, significa che ha qualcosa da dirci e che forse non abbiamo colto poi così tanto. Gesù dice che assieme al Padre “verranno e prenderanno dimora presso” chi… li ascolta. Eh, niente io mi immagino Gesù con la veste, i capelli raccolti, di fretta che si gira a chiamare Dio Padre un po’ più anziano (pur coeterni, per carità viva Nicea nel 1700° anniversario) e gli fa, tipo “dai muoviti, sei lento, sbrigati che dobbiamo prendere dimora in queste persone le dobbiamo abitare, noi non stiamo solo nei cieli come han fatto credere loro ma abitiamo dal loro battesimo nel loro cuore, agiamo nella loro coscienza, li rendiamo “dimora e tempio dello Spirito” (così la liturgia del battesimo). E Dio Padre, un po’ sbuffando perché acciaccato… lo invita ad aspettarlo, a rallentare… a portar pazienza… e così indaffarati continuano a correre, Gesù e Dio, in ciabatte, un po’ affannati ma felici di abitarci… Uno potrebbe dire: ma a me che mi frega? Eppure se ci pensiamo le cose cambiano. Siamo abitati dalla presenza di Dio e del risorto che con lo Spirito (siamo infatti battezzati nella Trinità) ci sussurra sempre il meglio possibile per me qui e ora…se ci credo, lo interpello nella preghiera spontanea, gli parlo di quel che sto vivendo, gli racconto ciò che mi serve, lo ringrazio, gli chiedo luce…. e Lui da dentro di me, non sulle nuvole o alle statue, trova il modo per aggirare il mio orgoglio, l’ansia, la fretta…e mi rivela delicato le cose più preziose…

Pensiamo solo al fatto che Gesù si “””giustifica””” ricordandoci che le Sue parole, quel che in qualche modo ascoltiamo nel Vangelo, sono parole di Dio, Lui è Dio, Lui e Il Padre sono una cosa sola e ci raggiungono e ci fanno fare, se non siamo “credenti a modo nostro”, esperienza della loro presenza e salvezza.

W l’ AMERICA….Omelia Domenica VIa t.o. -anno C, 2025 durante Cristo.

Dal Vangelo secondo Luca 6, 17.20-26

Sapete dove vorrei essere? Questa domenica vorrei essere in America e partecipare a una delle funzioni religiose cristiane, evangeliche ma non cattoliche, cui decine di milioni di americani parteciperanno devotamente, riempiendo palazzetti e chiese. 


Vorrei capire come i miei colleghi commenteranno questo pazzesco Vangelo in cui si dice beati i poveri, voi che avete fame, che piangete e siete commiserati, insultati e odiati. Non credo coincidano le letture della domenica ma insomma vorrei sapere come se la caveranno.


  L’America è sempre l’America, dai! i jeans, il rock e il rap, i film, Fonzie, gli occhiali scuri, la coca cola, i fast food e i cereali a colazione, le moto Harley, i Cow boy e la beat generation


tutte cose che sono state imitate e poi sono arrivate anche qui da noi…perché in America sono avanti e quindi non ci resta che aspettare pazienti, sospirando… nell’attesa.


  Fa impressione l’idea di Trump di istituire alla Casa Bianca un ufficio della fede, in cui si è fatto immortalare tipo “Ultima Cena” assieme ad almeno una trentina di pastori e telepredicatori con decine di milioni di seguaci nelle chiese e on line…che pregavano con lui imponendogli le mani, convinti paladini di quella che è stata definita una teologia della prosperità, una fede cristiana un po’.. distante dalle beatitudini, diciamo così, ma di incredibile successo! Korea, India, Nigeria, America latina, soprattutto i più poveri…


Il nucleo di questa «teologia» è la convinzione che Dio vuole che i suoi fedeli abbiano una vita prospera, e cioè che siano ricchi dal punto di vista economico, sani da quello fisico e individualmente felici. Questo approccio trasforma le promesse di Dio in una sorta di contratto vincolante, in cui il credente assume una posizione dominante rispetto a un Dio che diventa un “fattorino cosmico” al servizio dei desideri umani…così cita Avvenire…


Non è questo il luogo ma mi chiedo: tra vent’anni questa mentalità e questa sensibilità arriveranno come una moda anche qui da noi?L’idea di una fede potente, efficace, forte, che riempie chiese e palazzetti, cui tutti danno ragione, cui ci si deve sottomettere, perché ha Dio dalla propria parte… e ti risolve la vita, pensiero positivo, realizzazione di sé, sii il tuo miracolo ecc.


Non mancano anche tra noi cattolici sintomi di questa sensibilità: nostalgie rancorose di bei tempi andati ma imminenti in cui si che si era tanti ecc. e il Papa è comunista e non ci son più i preti e ci manca il latino, le chiese son vuote, e la morale, il sesso, la divina volontà, la purezza e i meriti, i nostri valori e le nostre tradizioni…e per fortuna il sangue sulla statua della madonna era della mistica


 Dove è finito Gesù Cristo? E sopratutto la novità del suo vangelo, spesso così sociale, solidale a partire dagli ultimi e dal realismo della nostra umanità fragile e peccatrice, della scelta di una povertà di mezzi e strumenti. Ma dove finisce, soprattuto quanto Paolo magistralmente rinfaccia ai Corinti nella 2a lettura: 


quanti di noi (e quanto…) credono nella risurrezione?


Se Cristo non è risorto vana è la fede: la chiesa resta una onlus, i nostri oratori dei centri aggregativi da affittare e le tante attività pastorali semplici aggregazioni, le devozioni un lexotan spirituale e il dirsi credenti solo fare riti atei da compiere per tradizione e perché bisogna, da clienti del sacro, dio un orpello scaramantico alla mia vita… A volte temo che queste mode americane siano per certi versi già qui e all’opera, assieme a un preciso modo di pensare a sé stessi e alla realizzazione professionale o economica, figlia di un certo neoliberismo.


“Se noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto per questa vita, siamo da commiserare più di tutti gli uomini.” insomma se pensiamo questo si riduce Cristo ad un eroe del passato, un guru per persone fragili, un maestro del pensiero che ha detto cose potentissime e originali, il migliore…ma non al Figlio di Dio che ci fa vivere qui e ora da risorti. Non a quello che in questo 2025 durante Cristo è vivo, nostro contemporaneo e agisce in noi e con noi attraverso i sacramenti e ci accoglie ora, ci perdona, ci accompagna e ci mostra come essere beati dentro quella realtà umana e sociale così poco… americana. 


Cristo primizia invece significa che 1) Lui è stato il primo a risorgere e in Lui tutti risorgeremo e continueremo ad essere in comunione, davanti al volto di Dio Padre coi nostri defunti e i santi, e questo ci dà direzione e senso, soprattutto speranza nell’al di là… ma 2) Lui col suo corpo ne è modello per noi che risorgiamo e risorgeremo con la nostra storia e vita, la povertà di quel che siamo ci dona la speranza di una beatitudine già qui possibile, che non ci risolve i problemi ma mantiene le sue promesse. Un noto teologo dice che la fede cristiana in realtà crede nell’al di quà, quando qui e ora, attraverso i sacramenti, la Parola, la giustizia e la carità facciamo esperienza per noi e per gli altri di un paradiso, di una speranza, di una buona notizia su noi stessi, di una primizia di risurrezione già ora possibile in attesa del suo compimento in cielo.


Chiediamo al Signore, di confermare in noi il desiderio di dirci beati perché cristiani, al di là della prosperità americana e delle sue mode; ci doni una coscienza critica e il dono dell’intelletto con cui lo Spirito santo ci custodisca cristiani svegli e attenti a quello che stiamo vivendo e ad alcuni subdoli inganni.


2a Domenica t.o. -anno C – 2025 durante Cristo.

Eros e agape… Canova

Là dove manca il desiderio di incontrarti con Dio, non vi sono credenti, ma povere caricature di persone che si rivolgono a Dio per paura e per interesse. (Simone Weil)

Dal Vangelo secondo Giovanni 2,1-11

In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. 
Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono. 
Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora».
Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

Le anfore di pietra, per la “purificazione rituale dei Giudei”: ‘sti enormi lavandini per prepararsi al culto. Ancora presenti in ogni sinagoga e moschea, ma anche nei templi indù in Oriente…e non solo. Insomma non mi santifico e non incontro Dio se non facendo innanzitutto delle pratiche. Testa bassa. Più e meglio le faccio o meno, più o meno sono pronto e degno di… Pietra, come quella dove era scritto il Decalogo, la Legge che Dio ha affidato a Mosè. Ma qui le cose cambiano, e il segno compiuto da Gesù per inaugurare la sua vita pubblica…è davvero tutto un programma. Quelle anfore, quell’acqua, quella modalità non servono più. Viene trasformato tutto in vino di gioia e festa. Cioè in relazione. Ricordiamo il dialogo al capitolo 4 con la samaritana al pozzo? La santificazione del popolo di Dio non viene più dalla Legge ma dalla Parola di Gesù (voi siete già puri per la Parola che vi ho annunciato Gv 15,3) dalla relazione diretta con Lui. Penso a tutte le persone che ancora chiedono aspetti sacrali di vita e di fede cioè alcuni sacramenti, di cui non sanno nulla se non che vanno fatti…richieste vuote di riti cui assisteranno in maniera anonima, senza trasporto se non col sapore anestetico che andava bene così. Penso alla precisa determinazione con cui oggi mi si garantisce “ma non praticanti” …“Si, siamo credenti,” segue in genere uno sguardo interrogatorio per cogliere il mio non-verbale, “ma non praticanti!”. Viene detto ormai con orgoglio, quasi prendendone proprio le distanze. E dandoti la sensazione che va bene così e non ti azzardare a farci la ramanzina. Non più con imbarazzo e cercando scuse ma ponendolo come dato di fatto….reclamando che va bene così ma tu ci devi dare lo stesso quel che chiediamo. Manca completamente l’eros. La dimensione erotica della fede cristiana. Cioè il desiderio che ti muove dentro, che ti scalda, appassiona, trascina…. Senza desiderio non c’è fede, né preghiera. Preghierine e filastrocche, si, ma dialogo affidato, appassionato, carico di tutte le emozioni dell’umano, no. Desiderio di vita, di pienezza, di relazione e dialogo, di salvezza, di vita eterna, di speranza. Senza un’erotica della pastorale, continuiamo a far da mangiare per i morti. Obbedienti e credenti, ma morti.