E dopo la morte che succede? Omelia XXXIIa t.o. C-2019

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350 persone ibernate nel mondo, 2000 in attesa di farlo, il popolo Life 120, miliardi di dollari investiti nell’intelligenza artificiale per vincere la morte, ormai programma preciso di alcune multinazionali americane e non solo che hanno fiutato il business e prevedono in 40-50 anni di superare il “problema della morte”.

E noi?

1) Qual è la buona notizia che potremmo distillare da questa pagina di Vangelo? Una frase, bella…”non possono più morire, sono uguali agli angeli, figli della risurrezione, sono figli di Dio”

Gesù sta cercando di spiegare la risurrezione, la vita oltre la morte ai Sadducei che non ci credono e lo provocano. Noi ci crediamo? Come ci collochiamo di fronte ad essa? Con che spirito siamo stati in cimitero la scorsa settimana?

Tra poco diremo che siamo:“convocati qui nel giorno in cui Cristo ha vinto la morte e ci ha resi partecipi della sua vita immortale”, che “i nostri defunti addormentati nella speranza della risurrezione” e vogliamo siano “ammessi a contemplare la luce del Suo volto”. Quanto queste frasi della liturgia ci coinvolgono?

2) Cosa mette in discussione di me, del mio credere, insomma perché è buona, perché Gesù ce la affida?

Forse ci aiuta a mettere ordine su quel che ciascuno spera dopo la morte: se siamo almeno un po’ credenti potremmo pensare che:

a-Dio ci ha creati, ci fa vivere, amare, conoscere, affezionare alla vita e…boom, ci toglie tutto. Stop. il nulla. E’ sadico e stupido.

b-Dio ci ha creati, ci fa vivere, amare, conoscere, affezionare alla vita e…boom, ci toglie tutto. Poi.. ci ripensa e ce la ridà, un po’ migliorata, quasi per farsi perdonare. E continuiamo a fare le stesse cose di prima. Ma a che serve allora morire? non poteva darci tutto il meglio subito? Sembra un dio indeciso e pasticcione. Un paradiso che pare più una rimpatriata di vecchi amici.

c-Dio ci ha creati, ci fa vivere, amare, conoscere, affezionare alla vita e boom, ci toglie la vita. Ma per farlo stacca il corpo e lo lascia qui schifato nei cimiteri a decomporsi come fosse un sacchetto e attira a sé l’anima, fumetto impalpabile e indefinito… quindi il nostro corpo è una carcassa di cui disfarsi per la più nobile anima? non mi piace, sarebbe irreale. Tanto valeva coltivare direttamente anime così, senza sporcarle ed inquinare, qui Dio davvero non sarebbe né sostenibile né ecologico. 

E allora? I sadducei partono dal presupposto che la vita sia un prolungamento e quindi voglio capire come avverrà.. ma Gesù da quella risposta interessante anche se misteriosa.

La risurrezione non cancella il corpo, né l’umanità, non cancella gli affetti né ci rende anonimi. Dio non fa morire nulla dell’uomo. Lo trasforma. L’eternità non è durata, ma intensità; quella che noi chiamiamo morte é semplicemente l’abbandono della forma di vita, debole, fragile, che conduciamo in questo mondo per essere accolti nel mondo di Dio. E saremo accolti con il nostro corpo, cioè con lo strumento che abbiamo usato per essere in relazione gli uni con gli altri: mani, occhi, sguardo, parole, tutto quello che ci ha permesso di amare e cercare amore. Ecco cosa rende eterna la vita: l’amore. La vita è fatta di amore e viceversa. Due fanno l’amore e nasce la vita. Viene curata per 9 mesi di gestazione e poi si nasce davvero…ma mentre sei feto..che ne sai di quel che sarà dopo? Cresci grazie all’amore che ricevi. E che poi impari a ridonare, a fare e la vita prosegue.

Quel che stiamo vivendo sulla terra, è solo una gestazione, sono quei 9 mesi. Siamo nati e non moriremo più. L’amore ci trasforma e fa crescere.

3)Allora ringraziamo il Signore perché ci permette di intuire qualcosa della vita oltre la morte proprio partendo da quell’esperienza che ciascuno ha vissuto quando è stato concepito diventando già figlio dell’amore nella pancia della mamma. Questa prospettiva ci aiuti a credere e sperare meglio. Ci riconsegna un Dio appassionato e una libertà responsabile.

4)Aiutaci allora Signore Gesù a guardare alla vita dalla prospettiva della morte. Non ci stiamo avvicinando ad essa misteriosamente ma stiamo conducendo pian piano la nostra gestazione verso la vita piena con Dio, saremo giudicati sull’amore e così saremo quelli che ”non possono più morire, sono uguali agli angeli, figli della risurrezione, sono figli di Dio”

Il valore di un “mentre”: Omelia XXVIIIa TO C-2019

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Due constatazioni amichevoli e un chiarimento:

1) 10 lebbrosi? È l’unico miracolo del genere, tipo “sconto comitiva“. 10 nella Bibbia ha valore simbolico, indica la totalità, come le dita delle mani, significa tutti, chiunque. Nessuno è a posto. Ognuno di noi è lebbroso. Tutti abbiamo qualche segno di morte, non vita nella nostra storia, in quel che siamo e come viviamo. Chi è senza peccato scagli la prima pietra! Quindi abbiamo tutti bisogno di incontrare Gesù, fare esperienza di Lui. La fede vive solo se parte da questo incontro di salvezza.

Non posso dire di venire a messa ogni domenica se non riconosco che qualcosa può avvenire in me: cambiare, guarire, crescere.

2) “Noi“: si rivolgono a Gesù, chiedono pietà, al plurale: non ciascuno per sé ma uniti. Eppure erano giudei e samaritani: se fossero stati sani si sarebbero odiati e condannati a vicenda. La lebbra, il peccato, il dolore rendono simili e quindi come solidali: la necessità di compassione, rende più umani al di là delle differenze, muove il cuore alla forza del noi che domanda pietà. 

  Ci poniamo con tale umiltà davanti a Dio? agli altri? a noi stessi?

Siamo tutti sulla stessa barca, quando anche il papa ricorda di essere peccatore come noi. Che sguardo abbiamo? Ci sentiamo già salvati e a posto per i nostri meriti? Disprezziamo gli altri giudicandoci migliori di loro, per quale motivo? lamentandoci, chiacchierando, condannando, guardandoli dall’alto in basso?

  Chiediamo al Signore di rinforzare in noi la coscienza che abbiamo tutti bisogno della sua salvezza per la nostra vita.

Ciascuno è divorato da qualche lebbra e solo insieme, come comunità, possiamo guarire. Non aiuta, un cristiano, vivere solo un intimismo devoto, che si prega il suo dio o il suo santo-madonna a modo suo o recriminare meriti religiosi per il proprio benessere spirituale e nemmeno cercare solo di adempiere i propri doveri sociali e devoti o esigere sacramenti come tradizioni dovute; siamo comunità, Gesù ci ha chiesto di dire Padre Nostro. La salvezza passa attraverso la chiesa, il noi.     E come fa???

A-Chiarimento: o meglio, dettaglio meraviglioso. “Mentre“: mentre essi andavano. Non son stati accontentati o guariti subito, si son messi in cammino, fidandosi, sospendendo il giudizio, esposti, coinvolti, obbedendo al futuro piuttosto che al passato.

Quante volte noi pensiamo che sia importante solo obbedire al passato, molto rassicurante e vittorioso, come società cristiana e cultura cattolica ma oggi…che ne è della risurrezione di Cristo e della buona notizia del vangelo, della speranza se non ci sentiamo anche di obbedire al futuro che ci aspetta, al regno che viene?

I 10 si son messi in cammino ancora ammalati, lebbrosi, senza  lamentarsi ma con la fiducia di chi si affida senza calcoli. 

Danno credito alle parole di Gesù. La salvezza è appena iniziata.

La vita cristiana è un cammino continuo, da dove sono a dove vado e oltre, Dio sa e mi accompagna, fa strada con me giorno per giorno, scelta dopo scelta, come a Emmaus: Gesù si fa vicino e aiuta a decifrare quel che stai vivendo alla luce della Sua parola e così cammini. La salvezza, la guarigione, la forza, la speranza ti vengono incontro se fai il primo passo nella direzione giusta. Papa Francesco in EG parla dell’importanza di avviare processi, non pretendere soluzioni. Avviare processi cioè creare opportunità di vita nuova da frequentare e vivere. Come diocesi, nel cammino sinodale, stiamo vivendo la stessa cosa. E allora, come dire: 

fidandoti di quella proposta, andando a quella riunione, frequentando la messa e i sacramenti non quando ti va ma perché lo scegli, confrontandoti con quella persona, leggendo quel libro, facendo quel pellegrinaggio…facendo qualcosa di diverso dal solito, obbedisci a un futuro di speranza. Invece “se fai quel che hai sempre fatto, otterrai quel che hai sempre ottenuto.” Mentre…significa che sei partito con un atto di affidamento, non ci sono cose da capire o meritare ma è il bisogno di vivere a spingerti. Chiediamo al Signore di accogliere questa prospettiva come il samaritano, con la gratitudine spontanea che sa farsi gesto riconoscente e annuncio sincero di una fede che realmente ha il potere di salvarci.

A quali ordini obbedire… Omelia XXVIIa to C-2019

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“Ho solo eseguito gli ordini”: così si difese ad oltranza Adolf Eichmann, criminale nazista, uno dei principali esecutori materiali dell’olocausto, scampato al processo di Norimberga ma giudicato nel ’61 in Israele e lì condannato a morte. “Ho solo eseguito gli ordini”: sa di delega, irresponsabile, come Pilato, un senso del dovere banale e cieco. Come se quel che fai non ti toccasse o fosse lo stesso, senza alcuna coscienza di quel che stai vivendo e delle sue conseguenze. Un atteggiamento che mi fa sempre pensare. Fa rima con i miei “son fatto così, non è colpa mia, lo fanno tutti, che male c’è”;  fa rima, lo dico per provocare una riflessione liberante, con i nostri alibi e scuse, ragionamenti religiosi tipo “abbiamo sempre fatto così!”…e perché? perché ci hanno insegnato così, siamo abituati così, e a cosa è servito? non so! ma ti ha aiutato a sentire l’amore di Dio padre per te? a vivere più libero, sereno, felice o hai solo eseguito delle pratiche e fatto il tuo dovere religioso? si è cresciuti come comunità cristiana?

Eppure è anche quello che dice Gesù nel vangelo: “quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato”.. Allora come la mettiamo? c’è differenza? chi ha ragione?  Su cosa sta cercando di scuoterci Gesù? Gli apostoli gli hanno chiesto di aumentare la loro fede; aveva appena annunciato loro che il perdono è 70×7 e che ci saranno scandali…hanno come paura di non farcela. Ma Lui li rinvia ad una strada precisa. Questa è l’amore. Come un seme in ciascuno di noi da far crescere e coltivare. Quel granello di senape è l’amore in noi.

Il bisogno di essere amati e il desiderio di riuscire ad amare sono in noi in modo naturale, prima ancora che ne siamo coscienti, credenti o meno. Se siamo stati creati a immagine e somiglianza di Dio significa proprio che ci ritroviamo nel cuore questo amore, Dio ce lo ha messo, come inclinazione al bene, alla bellezza, all’eterno.  Allora si, cominciamo a comprendere il vangelo e sentire che dobbiamo amare. Ma non in senso moralistico (perché bisogna!) o per mendicare meriti e aspettare applausi ma perché non possiamo farne a meno(ne abbiamo bisogno!). Qualcuno riesce o vorrebbe vivere senza amare o essere amato? Dio non ci obbliga ad amare, siamo noi che non possiamo farne a meno.

   Quando uno di voi sposi ha fatto il primo passo era per dovere? stava eseguendo ordini? in un certo senso si! ma non banalmente come Eichmann, ma ascoltando la voce di Dio nel nostro cuore che sempre ci ispira al bene per noi. Nessuno vi ha obbligati a sposarvi ma amandovi avete sentito e sentite che “dovete” cioè siete chiamati, non potete fare a meno di scegliere di accogliervi. Vi siete sposati per questo… non potevate farne a meno…volevate davvero questo per la vostra vita, dovevate mettere al mondo dei figli, essere generativi facendo traboccare il vostro amore. Forse la differenza è qui. Eichmann gli ordini li riceveva da altri, noi, il desiderio di amare, il dovere di amarci lo sentiamo dentro, insaziabile, irrazionale, bellissimo. Funzioniamo così. E per noi cristiani amare cosa significa? Gesù lo dice anzi, lo dimostra: servire! Usa un esempio un po’ brutale ma giusto, non va frainteso. Servi inutili significa semplicemente servi, cioè a servizio. Siamo a servizio di Dio, suoi strumenti, ci ha affidato fin dal battesimo una missione precisa: testimoniare che è bello essere cristiani, vivere da figli. Allora è un bellissimo dovere quello di riconoscere che Dio ha bisogno di noi per raggiungere tutti, annunciare soprattutto agli ultimi che Lui li ama, siamo i suoi piedi, il suo sorriso, i suoi abbracci, il suo ascolto…non ci basta? ringraziamolo per questo. Non ci chiede altra pratica religiosa innanzitutto che l’amore sincero e appassionato gli uni per gli altri nel suo nome. Allora prima di dirgli cosa dovrebbe fare per noi, impariamo a chiedergli: “in cosa posso esserti utile oggi? da chi mi mandi? a fare cosa nel tuo nome? voglio essere tuo servo, non cerco applausi o meriti, non devo dimostrare nulla. Mi basta riuscire ad amarmi e amare il più possibile, vengo a messa per incontrarti, ricaricarmi di amore e ripartire amando, consapevole che è il mio dovere più grande, perché ci hai fatto così, funzioniamo così.”   Alla fine della giornata o della vita vorrei dire allora in pace, “ho solo eseguito i tuoi ordini, o Padre, ho cercato giorno per giorno di amare.”