-Per quale motivo vi siete profondamente commossi ultimamente? proviamo a ricordare quando e perché…
-Cosa evoca in noi la parola Misericordia? chiedere…
Domani (oggi) Papa Francesco concluderà questo anno ad essa dedicato. Un giubileo che ha visto milioni di pellegrini varcare le tante “porte”, come noi in cattedrale qui a Treviso con il nostro vescovo un anno fa…i giubilei delle catechiste, degli sportivi, delle forze dell’ordine, dei carcerati, dei disabili, del clero…
Cosa significa aver celebrato tale misericordia? E adesso? possiamo tornare a non perdonare ed essere cattivi? no…
Cosa abbiamo capito e vissuto della misericordia?
-A volte ho avuto la sensazione che si sia vissuta da bravi veneti: cioè come una cosa in più da fare…per questo anno. Fossero anche le belle pratiche devote per l’indulgenza ecc.
Come un accessorio di cui attrezzarsi per essere cristiani seri.
Papa Francesco invece la definisce il cuore del vangelo.
La misericordia non è una cosa da fare, ma da ricevere e accogliere. Non significa che devo perdonare tutto a tutti magari sbuffando. Ma che prima di tutto, sono perdonato e amato per quello che sono. Sempre, ad oltranza, senza meritarlo o comprenderlo. La misericordia parte da qui. Va prima percepita e accolta come uno sguardo totalmente nuovo sulla nostra vita e sui nostri peccati.
Non siamo subito noi che dobbiamo avere misericordia per gli altri cioè accoglierli, perdonarli, trattarli bene. Siamo noi ad essere chiamati a vivere questo da parte di Dio. Il misericordioso è Lui.
E’ lui la misericordia. Noi ne siamo solo i primi destinatari.
Senza questa esperienza da accogliere su di noi, non saremo mai misericordiosi…se non recitando la parte del bravo cristiano.
Ma che significa misericordia? letteralmente avere a cuore la miseria. Cioè la miseria non mi lascia indifferente. E’ molto di più del “me fa pecà!”. Non significa che mi commuovo davanti alla tv per i bambini poveri ma che di fronte alla miseria umana dell’altro mi commuovo. Mi si muove qualcosa dentro. L’ebraico usa una parola forte per descrivere la misericordia di Dio: rachmin utero, viscere… contrazioni di dolore di fronte a … quanto senti allo stomaco qualcosa di profondo per l’altro…ti si chiude, si contrae dalla empatia..dal dispiacere per l’altro e quel che sta vivendo. Per l’ingiustizia, per quello che sta soffrendo o vivendo.
Ecco Dio nell’AT viene anche descritto così..come una madre in pena per il proprio figlio…un sentire profondo di compassione e amore. Noi non siamo cristiani perché crediamo in Dio. …..
Ma perché Dio crede in noi. Il per primo è il suo.
Siccome lui mi ama e sono prezioso ai suoi occhi allora io inizio a vivere da figlio. La nostra fede nasce qui. Potremo chiederci: ma io come mi sento guardare da Dio? domanda fondamentale.
Ma la risposta è una sola: con amore, con bontà, con predilezione.
Come lo sguardo di Gesù su quel buon ladrone. Sapeva bene chi era, forse anche perché condannato in croce…ma lo accoglie per quello che è. Dio prima ti ama, poi ti perdona. Noi non siamo cristiani perché amiamo Dio ma perché Lui ci ama e ha a cuore ciascuno di noi. Io sono prezioso ai tuoi occhi: iniziamo a pregare così. Meno preghiere a memoria. Questo Manifesta la misericordia di Dio. Noi davanti a Dio siamo come dei poveri, degli ammalati di orgoglio o autosufficienza o meritocrazia, siamo degli ultimi…ma Dio non ci tratta con sufficienza, dicendo magari che ci sono cose più importanti.. si è fatto come noi!
La Chiesa esiste solo come strumento per comunicare agli uomini il disegno misericordioso di Dio, ha detto ieri papa Francesco.
Spero che tante persone abbiano scoperto in questo anno di essere molto amate da Gesù e si siano lasciate abbracciare da Lui. Di avere fatto esperienza della sua misericordia, sentendo la nostra vita che si illumina e riscalda davanti a Lui. Chiediamo al Padre di mostrarci la sua misericordia e percepire il suo sguardo.
Siate misericordiosi come è misericordioso il padre, dice il vangelo. Non una cosa da fare ma uno sguardo da ricevere e quindi da vivere.
Categoria: Omelie
“Davanti al TG..” – Omelia XXXIIIa T.O. – C

Celebrando la riconciliazione, un signore confessa di perdere le staffe davanti alla televisione: scandali, sprechi, corruzioni lo fanno incattivire e per questo si turba perchè poi scarica su altre persone il nervosismo accumulato.
Capita anche a voi? spesso, forse…Penso a qualche telegiornale privato, come niente fosse fa un elenco di omicidi, suicidi, rapine e mattanze (per poi concludere in gloria con la notizia del cane!)
Come fare? penso ad una famiglia: un imbuto in cui entrano tutti i tipi di messaggio, a volte devastanti, dalla pubblicità e i suoi bisogni indotti, a certe mentalità, il relativismo banale e scontato, atteggiamenti aggressivi, visioni distorte della vita o della fede, cellulari e tablet sempre in mano, pseudo valori, provocazioni; e ne siamo storditi o inconsapevoli.
Il confronto con altri compagni di classe o di lavoro, o le compagnie…il frequentare ambienti diversi, gente, scelte e stili di vita che ci disturbano; vorremmo preservare i nostri figli, evitare ai bambini che…vorremmo certe cose nemmeno entrassero in casa nostra o speravamo non dovessimo affrontarle in famiglia..
Il problema è anche quello della contemporaneità: ovunque e sempre, di continuo siamo esposti e travolti da notizie di tutto il mondo, dal diritto di parola che in internet diventa capriccio o palcoscenico…e non sappiamo difenderci o come filtrare tutto questo. Siamo condannati a respirarlo e intossicarci.
Siamo a rischio overdose: allora reagiamo…chiusura ottusa, indifferenza, superficialità, banalizzazione, impotenza.
Forse è la stessa sensazione dopo un vangelo come questo, molto duro: siamo messi all’angolo, come un pugile sotto i colpi, come Giobbe quando iniziano le sue prove…
Distruzioni, persecuzioni, odio, prove, uccisioni… mamma mia…non c’è una cosa che vada bene…
Come se non bastasse Gesù aggiunge: “avrete allora occasione di dare testimonianza..” e di cosa? di quanto sia brutto essere cristiani? di quanto sia difficile vivere, magari nella mia famiglia, il vangelo? con figli adolescenti o bambini piccoli o in situazioni ferite o di disagio? Testimoniare cosa?
Io credo che questo vangelo, per quanto duro da mandare giù contenga un seme di crudo realismo e grande speranza. Vediamolo assieme. E’ una buona notizia.
Come non soccombere? come restare in piedi e a testa alta di fronte a questa realtà? Innanzitutto Gesù richiama una cosa importante:“non lasciatevi ingannare”. facile? si, se hai delle basi buone sul quale restare. Il vangelo, la tradizione, la dottrina sociale della chiesa possono aiutare. E come? avviando ed educando lo spirito critico, capacità di discernimento, avere una informazione corretta, esperienza di verità, se sai chiedere aiuto o approfittare delle tante opportunità possibili, anche in parrocchia.
“non andate dietro a loro”; interessante…certe mentalità non sono così innocue, non è tutto lo stesso, perché diventano stile di vita e le segui, le fai tue; tanto fan tutti così, che male c’è, ormai…
Saper fare le scelte giuste, boicottare, spegnere la tv, cambiare canale, dire che non si è d’accordo, cercare e scoprire chi la pensa e crede come te e fare rete. Cercare di continuo esempi positivi ed esperienze alternative. Custodirsi, vigilare, scegliere, crederci!
Infine direi che a tenerci in piedi sia la perseveranza che Gesù raccomanda. Io vi darò parola e sapienza. Lui è vangelo, buona notizia, parola performante che fa quel che dice e tocca il cuore, dissetandolo. Trasformare i nostri desideri e impotenza in preghiera, in richiesta: di luce, forza, sopportazione, pazienza. Lui parla ed è al nostro fianco. Saprò e potrò stare in piedi con perseveranza, immerso in questo mondo, con intelligenza e sapienza grazie a Lui, al volto bello e sano di Lui che ho incontrato e di cui voglio fare esperienza; ed è bello ricordare che il suo volto lo incontriamo e frequentiamo innanzitutto e anche nella comunità parrocchiale, con le sue esperienze e possibilità.
Questa pagina forse ci ricorda anche la provvisoria caducità di quel che stiamo vivendo, la capacità di comprendere il giusto peso da dare alle cose educandoci a dare qualità al nostro tempo, verità ai nostri desideri, fedeltà ai nostri impegni ed autenticità alle nostre scelte. Come quel tempio che crolla, nel vangelo…
Una famiglia ha bisogno di tutto questo, per non sentirsi sola: per dare sapore e perseveranza alla propria missione educativa. Chiediamo al Signore la forza e l’intelligenza per vivere il nostro tempo, così com’è, senza sconti ma senza nasconderci. Lui sarà al nostro fianco, con la sua parola e sapienza e anche se avremo paura, sapremo perseverare nel suo nome.Questa sarà la più bella delle nostre testimonianze.
“Io credo, risorgeròòòòòòò” – Omelia XXXIIa T.O. – C
La Risurrezione di Cristo è la nostra più grande certezza; è il tesoro più prezioso! Come non condividere con gli altri questo tesoro, questa certezza? Non è soltanto per noi, è per trasmetterla, per darla agli altri, condividerla con gli altri. È proprio la nostra testimonianza.
(Papa Francesco)
(Papa Francesco)
Tra poco diremo….che siamo….
“convocati qui nel giorno in cui Cristo ha vinto la morte e ci ha resi partecipi della sua vita immortale
che i nostri defunti addormentati nella speranza della risurrezione
e che vogliamo che siano ammessi a contemplare la luce del Suo volto
Ma anche io….che Credo!...Aspetto la risurrezione dei morti, la vita del mondo che verrà amen
Ma noi? vivremo sempre liberi dal peccato e sicuri da ogni turbamento nell’attesa che si compia la beata speranza e venga il nostro salvatore Gesù Cristo…
Ecco solo un assaggio dei molteplici riferimenti alla risurrezione e alla vita eterna che ogni domenica pronunciamo in modo forse a volte automatico e scontato… o con normali dubbi e speranze…
Eppure secondo un’inchiesta i cristiani oggi credono a tutto tranne che alla risurrezione….Sembra un taboo o una cosa troppo difficile, meglio lasciare stare… imbarazzo, silenzio, scetticismo…
Un giorno durante una confessione una ragazzina di 3a media che doveva ricevere la cresima…confessò che…non credeva alla risurrezione….. che lei credeva nella reincarnazione…e aveva letto perfino 3 libri sulla reincarnazione. Le ho chiesto quanti ne avesse letti sulla risurrezione ….nessuno! interessante…
Anche noi forse siamo cosi… non sappiamo di cosa si tratta o ne abbiamo una idea vaga…. ma stiamo in qualche modo bene lo stesso…
Anche i preti hanno faticato…Guccini
“voi preti che vendete a tutti un’altra vita, se c’è come voi dite un Dio dell’infinito guardatevi nel cuore lo avete già tradito”…
Cosa resta in piedi del cristianesimo se togliamo la R?
Resta una buona e bella morale, ammirata da tutti, da non credenti e da persone di altra religione….un insieme di valori e di principi di comportamento per una bella convivenza civile..un galateo filantropico, ma anche qualcosa che ci fa agire da schiavi…
Cosa resta in piedi su Gesù se pensiamo che non sia risorto?
un bravo maestro, un guru, tipo Gandhi, uno che ha detto cose bellissime e vissuto in modo interessante….ma ormai un po’ fuori moda, un mito…certo… ma allora a che serve credere in un idolo morto? a che servono i sacramenti, la messa, la confessione? sono segni teatrali o potenza che riceviamo?
Cosa resta in piedi delle nostre visite al cimitero, delle tante lacrime per i nostri defunti, delle nostre fotografie ben incorniciate con la persona tanto amata…o con l’amico scomparso…
perchè se non c’è risurrezione non c’è nemmeno un posto dove poterli immaginare… e quindi, per essere onesti…bisognerebbe ammettere che non siano da nessuna parte… che siano davvero spariti e quindi non sia logico ricordarli…
Cosa resta in piedi della nostra speranza di fronte alla morte –sofferenza-dolore assurdo quando diciamo sconsolati che ora..il nonno….almeno ha finito di soffrire ed è con Gesù ..o in paradiso…al limite in cielo…. o..è diventato una stella…. o prega per noi… o.. .a volte non sappiamo come andarne più fuori per spiegare o comprendere…
Come viviamo la risurrezione? dovrebbero dircelo il nostro
-modo di vivere…sereno, affidato, sicuro….
-modo di considerare e percepire la morte…. una cosa…naturale…. che non significa “facile”…ma che fa parte della nostra realtà..che non possiamo escludere o ignorare o trattare sempre e solo con scaramanzia.
Non sto dicendo che devo essere certo felice di morire…ma neppure quel processo di rimozione …che viviamo oggi culturalmente…in basa a come vivo e come sento la morte capisco come sto percependo la risurrezione …e quanto sia distante…
E’ il mio modo di vivere che fa trasparire il senso che do alla morte..ma anche a ciò che sento e credo esserci o meno dopo.
Eppure…cosa sappiamo della risurrezione e cosa viviamo di essa?
Altrimenti, come all’inizio, diciamo solo parole vuote e meccaniche.
Quella che noi chiamiamo morte è solo la porta che ci farà abbandonare quella forma di vita fragile, ferita e provvisoria quindi in una parola UMANA che conduciamo in questo mondo prima di rientrare in quella di Dio..dove saremo rivestiti di un altro corpo..” incorruttibile, glorioso, pieno di forza spirituale” (1Cor 15, 42-43).
La nostra vita e l’amore speso ci donano una identità precisa, la nostra storia terrena fatta di relazioni, sentimenti ed esperienze. Tutto questo non andrà dimenticato (buddhismo e reincarnazioni). Il patrimonio di bene e amore vissuto, patito e goduto non andrà sprecato ma risorgerà, trovando cioè finalmente pienezza e compimento. La qualità di amore che abbiamo vissuto qui troverà il suo vertice e compimento. Ameremo e saremo amati in maniera perfetta e definitiva senza ostacoli spazio-temporali. Tutto ciò che qui e ora ci fa vivere umanamente “limitati” di là sarà assunto da Dio e portato a pienezza; vivremo in un modo più pieno e completo. Nemmeno riusciamo ad immaginarlo.
Sia come quantità che qualità!
Come quel bambino dal grembo della mamma in quei 9 mesi, non riesca nemmeno ad immaginare che il mondo in cui sarà chiamato a vivere non sia una pancia ma qualcosa di totalmente diverso e bello. Così il Signore ci aiuti a credere e sperare nella nostra vita terrena nell’attesa di quel ritorno alla casa del padre che ci ama.
Gesù è attaccato dai sadducei, classe borghese e praticante che…alla fine come noi…non crede molto alla risurrezione… l’obiezione loro è basata su un presupposto falso..che la vita futura sia la continuazione (migliorata) di questa vita presente.
Gesù invece non predica un risveglio dal sepolcro per riprendere il vecchio corpo, la vecchia vita, le relazioni ecc. ecc
Una cosa così sarebbe assurda.. (per qualcuno anche una enorme sfortuna!!!) e crudele da parte di Dio.
La vita con Dio invece ci viene annunciata come condizione completamente nuova.
L’uomo pur mantenendo la propria identità una volta inserito nella vita con Dio diviene un essere diverso, immortale, simile agli angeli.
Ma come sarà questa vita con Dio?
Innanzitutto il pericolo di proiettare nell’aldilà ciò che di positivo noi sperimentiamo qui…ma moltiplicato all’infinito..gioie, piaceri.
Sono in molti a credere questo…un po’ come i farisei di allora… e allora se fai il bravo meriti quelle gioie altrimenti sono guai!
La risurrezione di cui parla Gesù è completamente diversa.
Per Lui l’uomo vive sulla terra una gestazione, si prepara ad una nuova nascita dopo la quale non ce ne saranno altre, perchè il mondo in cui entrerà sarà definitivo.
In esso non sarà presente nessuna forma di morte.
Capiamo che ci stiamo muovendo in un terreno delicato e misterioso e che lo possiamo fare solo accostandoci a queste realtà delicate eppure sublimi, solo con la fede credendo che…”quelle cose che occhio non vide, nè orecchio udì, ne mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano (1 Cor 2,9)
Perchè invece di indagare su ciò che non siamo in grado di capire.. non ci soffermiamo sulle certezze che la risurrezione di Cristo offre…
in particolare sul fatto che non esistono due vite, la presente e al futura ma un’unica vita che continua sotto due forme completamente diverse.
La morte (come annientamento della persona) non esiste, è stata vinta, distrutta dalla morte e risurrezione di Cristo.
Quella che noi chiamiamo morte è semplicemente l’abbandono della forma di vita (debole, fragile, passeggera) che conduciamo in questo mondo per essere accolti nel mondo di Dio.
Il corpo che si ammala, invecchia, si dissolve e rovina non viene introdotto nel mondo di Dio ma viene “rivestito di un altro corpo “incorruttibile, glorioso, pieno di forza, spirituale” (1Cor 15, 42-43)
La seconda certezza è che la risurrezione di Cristo ha fatto quindi cadere tute le barriere che separavano i vivi dai defunti. Un legame intimo e profondo unisce tutti.
E così, solo grazie a questo possiamo pensarci felici, chiedere loro di pregare per noi e desiderare di ricongiungerci un giorno con loro.
L’altra parte della risposta di Gesù ai sadducei è costituita dall’affermazione chiara della verità della risurrezione.
Non possiamo immaginare come sarà la vita con Dio ma la fede ci dà la certezza che, dopo la morte, l’uomo continua a vivere. Come immaginare infatti un Dio che crea gli uomini stabilisce alleanza con loro, li ama .e poi li lascia morire e li abbandona nel nulla?
Oggi abbiano volato un po’ in alto ma la speranza è quella di aver almeno gustato qualcosa o iniziato a desiderarlo.
Tutto quello che poi diremo sulla risurrezione cerchiamo almeno oggi di pronunciarlo con maggior fede e consapevolezza. Già questo desiderio sarà il segno più bello della speranza che è in noi di credere in un giorno talmente diverso da non avere domani.

