Gesù come il Ripasso di Valpolicella… Battesimo del Signore -A ’20

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1) Natale: Dio non aspetta le nostre buone opere, che ci facciamo belli e puri ai suoi occhi, né che ci prepariamo o siamo degni di incontrarlo ma viene Lui a vivere accanto a noi, a prendere sul serio la nostra vita e il bisogno di essere amati e di amare; viene povero e fragile, nell’odore di letame dell’umanità che lo accoglie e ancora oggi così lo vive…cioè da peccatori, feriti e amati.

Incarnazione significa proprio questo: Dio prende carne, si fa persona umana, fragile, debole come noi perché questa nostra vita umana, materiale, affaticata, quotidiana, concreta, quella di cui ci vergogniamo o sentiamo come ingombrante per la religione,…sia salvata, resa preziosa, graziata dalla sua presenza. 

2) Epifania: questo sogno di essere il nostro salvatore, di salvarci da noi stessi, dalle idee sbagliate ed inutili di Dio è davvero per tutti non per i meritevoli o degni: ecco i Magi, che sono pagani ma in ricerca…non come i devoti che al tempio con Erode sanno a memoria la lezione di catechismo, la spiegano citando i testi sacri agli stessi Magi, san tutto del messia che nasce ma non si mettono in cammino, restano nella comfort zone della loro religiosità civile e folkloristica, in cui parlano di Dio per sentito dire…non per aver fatto esperienza di lui.

I Magi rappresentano età, cultura e provenienza geografiche diverse, quindi significa per tutti…(come le parole della consacrazione  prendete e mangiatene tutti, versato per voi e per tutti”)  non per “i suoi che non l’hanno accolto” ma per “quanti lo hanno accolto a cui ha dato il potere di diventar figli di Dio,” abbiamo sentito a Natale e domenica scorsa. Nessuno si deve sentire escluso da questa salvezza, qualsiasi cosa possa aver o meno fatto o vissuto, nessuno è inutile, irrecuperabile o indegno davanti alla misericordia di Dio Padre.

3) Infine oggi, il battesimo: questa salvezza avviene attraverso la relazione che il Signore vuole instaurare con ciascuno di noi. Inizia con uno stile preciso, come quello del presepe per certi versi…dal Giordano, fiume largo meno del Giavera, non famoso come Nilo, Tigri, Eufrate, al confine tra territori pagani e Palestina, e forse il senso è proprio qui. Gesù parte sempre dal basso, da dove siamo, coi peccatori perché nessuno possa sentirsi a disagio nella relazione di fede, nella preghiera davanti a Lui ma compreso e accolto ad oltranza, …con più futuro che passato!

  Lo abbiamo lasciato alla mangiatoia, lo ritroviamo uomo fatto: son passati 30 anni. Quanti miracoli e guarigioni avrebbe potuto fare, quante cose interessanti e utili dire, quanta acqua trasformare in vino, quanto bene fare, quanti consensi e applausi ricevere…eppure non fu guidato da un criterio di efficienza, dal culto della prestazione, dell’ansia veneta del “devo fare tutto mi”.. anzi.  30 anni anonimi, lavorando, nel paese malfamato di Nazareth, a invecchiare come un buon vino in botte di rovere, a lasciarsi ripassare come il Valpolicella…ci riflettiamo sempre troppo poco su questa scelta precisa di Dio. Così inizia la sua vita pubblica, questo lo stile con cui ha voluto prepararsi all’incontro con noi e come continua a voler entrare in relazione con ciascuno. 

Quanto ne siamo consapevoli? quanto ci riguarda?

Natale, Epifania e Battesimo oggi come un trittico ci raccontano l’ingresso nella storia del figlio di Dio. Come possiamo dirci cristiani e battezzati senza tenerne conto?

Chiediamo al Signore di accendere in noi la consapevolezza del dono del nostro battesimo, delle sue potenzialità, dei nostri diritti; ci doni la capacità di ripulire sempre, grazie al suo vangelo, il nostro sguardo su di Lui, su noi stessi e gli altri, per continuare ad essere testimoni credibili di un Dio desiderabile per cui valga la pena dirsi cristiani.

Non so che titolo mettere… IIa domenica di Natale -A

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Veniva nel mondo la luce, la luce fu… sia fatta la luce (le prime parole di Dio)

La parola luce: 6 volte in due versetti, ad indicare quanto riesca a simboleggiare bene la persona e l’azione di Gesù e quindi di riflesso, la nostra fede in Lui, la qualità del nostro credere.

La luce illumina la strada, fa respirare orizzonti più ampi, proporzioni precise, consente di camminare senza inciampare.

   Vi sarà successo: in una stanza buia, non sai bene come muoverti, hai paura di sbattere, confondi i profili delle cose, non ti fidi e vai a tentoni. Quanti di noi vivono così? Se accendi la luce la realtà non cambia. Cambia la possibilità di guardarla meglio, fino in fondo, vedere chiaramente cosa c’è, non confondere oggetti, non prendere spigoli, vedere che quell’ombra maligna in realtà era solo una pianta…ecco la fede. Credere non significa poter cambiare la realtà, attenti! con quali attese ci mettiamo a pregare: Dio non è un mago, i vangeli di Natale ben lo ricordano, Gesù viene per stare con noi, ci prende sottobraccio e cammina al nostro fianco attraverso quella realtà; non trasforma altro che la nostra capacità di stare in quella stanza, comprenderla per quello che è, orientarsi più chiaramente, con maggior responsabilità, speranza, fiducia e forza…in genere le sue…

  Gesù è Colui che guida e rende possibile il progredire della persona, che gli consente di maturare, ripartire, di definirsi, trovare senso. Non viene perché le persone diventino religiose (se intendiamo la religione come un qualcosa che si affianca al mondo e alla nostra vita concreta senza intercettarlo o scuoterlo); al contrario viene perché i singoli e il mondo possano trovare e sperimentare la profondità del proprio essere, la bellezza dell’umanità e soprattutto la potenza di amore di ciascuno. Solo questa luce rende l’uomo e la donna capaci di amare ancora di più e meglio. Li rende potenti nell’amore. (cfr. discorso del pres. Mattarella)

-Questa luce vera, continua Gv, era nel mondo, il mondo è stato fatto per mezzo di Lui ma non lo ha riconosciuto. Il mondo non riconosce il creatore. Se togli Dio dal cielo, il cielo resta vuoto e muto, e noi qui ci sentiamo dei, ma finiamo per essere bambini capricciosi in balìa dei nostri bisogni diventati idoli, ci ritroviamo tutti contro tutti, giocando a chi ha l’arma atomica più potente, chi è più furbo, a chi urla di più e convince a votare per…se non c’è più Dio in cielo mancheranno i riferimenti etici comuni e minimi, un’idea condivisa di uomo e donna, di dignità, di bene, di giustizia, ognuno può fare qui quello che vuole e a farne le spese sono proprio le creature più fragili, indifese ed il creato. Tutti individui non più persone in relazione, terrorizzati dall’idea di morire, bisognosi di sentirsi immortali e per questo pronti a tutto pur di sentirsi vivi o sopravvivere. Pensate alla richiesta altissima di droga, al delirio del gioco d’azzardo legalizzato, alla disonestà schifosa, persistente e trasversale. La nostra società non vive spesso questa dinamica? Se Dio non c’è più non ha senso pensare al futuro, a chi viene dopo, a chi sta peggio. Tutti contro tutti. Tutti in balìa di tutti, idoli e schiavi. Ci ritroviamo al buio, disorientati.

-i suoi non lo riconoscono: interessantissimo. A chi pensavano di appartenere quelli che si sarebbero dovuti ritenere suoi? chi stavano seguendo? qualche idea di fede a modo mio? esser tanto de ciesa, andare in parrocchia, credente e praticante, dare sempre una mano…siamo a posto così? sicuri sia corretto o sufficiente? tutto qui? un semplice galateo indaffarato?

Lui ci chiede altro, ma questo ci riguarda? possiamo dirci lo stesso cristiani senza sentirci suoi? Proviamo a rifletterci almeno.

  Ti ringraziamo Gesù perché sei luce, non magia, non ci dai ricette ma ingredienti; il tuo vangelo ci mostra sempre prospettive diverse, inedite, suggestive. Ci assicuri sempre la tua presenza. Aiutaci ad aprire gli occhi, cambiare punto di vista, a non preferire il buio comodo di alcune nostre posizioni e a lasciarci guidare da te. Fa che ciascuno ti possa invocare come sua luce nel cammino.

Come valutare il 2019 e sperare il 2020? Maria Madre di Dio 1 gennaio ’20 A

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Questi giorni ci fanno stare sempre sul crinale, tra vecchio e nuovo anno; in base a cosa faremo i nostri bilanci e prospettive? 

Cosa ricordare del 2019, i fatti di cronaca che diventeranno storia e classifiche varie; previsioni e promesse per il 20. Cose belle per cui ringraziare ed essere in pace, cose tristi o faticose di cui sbarazzarsi, o al limite da cui prendere le distanze per ripartire. Ma con quale criterio valutare il nostro anno? successi, fallimenti, pace, benessere… come?

 Il vangelo ci trattiene ancora alla grotta di Betlemme, i primi giorni di vita di Gesù, la visita dei pastori, il nome dato e Luca ci offre la prospettiva di Maria, che, scrive “custodiva” e “meditava nel cuore”.

Custodire è proprio la possibilità di riconoscere le cose preziose, di cui accorgersi, da non dare per scontate, per cui ringraziare, magari a fine giornata, all’inizio del sacramento della riconciliazione, le cose per cui magari (abbiamo cantato-canteremo) il Te Deum

Come pure impegno per crescere nella vita e nello stile da avere…allora, come dicevo, abbiamo bisogno di silenzio e stare con la nostra vita tra le mani, di fronte al Signore, alla luce della Sua Parola per ascoltare il tempo trascorso e valutarlo: la sera prima di addormentarci, venendo 5’ prima in chiesa senza chiacchierare, spegnendo la radio in auto, passeggiando per strada, entrando in chiesa se vi passiamo davanti per caso, dialogando coi figli…ognuno trovi il modo per imitare Maria…per meditare e custodire quanto stiamo celebrando.

  Meditare nel cuore: forse ci saremmo aspettati che Maria “riflettesse”, una cosa con la testa, invece lei medita: il verbo ha la stessa radice di medicare, medico, prendersi cura: io cioè meditando nel mio cuore, mi medico, ottengo pace, conforto, luce e salvezza. 

Il cuore è il luogo degli affetti, delle esperienze che coinvolgono i miei sensi, il mio comunicare. La fede avviene attraverso questo canale, dopo viene la testa. E così io saprò guarire cose passate alla luce del vangelo, del perdono, della speranza e trovare atteggiamenti e comportamenti che mi permettano di non “ammalarmi” più …ecco lo stile evangelico, quello scelto dalla nostra Co. Pas. come richiamo, perché ci permetta una qualità evangelica di vita, di restare spiritualmente vivi, sani, tonici…in ascolto, non scontati o immobili…

Personalmente vorrei chiedere a Maria il suo sguardo. Avere, io maschio ruspante e selvatico, lo sguardo di una donna, di una madre (che è lo stesso, dai!) oggi della madre di Dio sulla realtà, sul mondo: relazioni, incontri, impegni…guardare tutto con lo sguardo appassionato, riflessivo, intelligente e previdente di Maria, uno sguardo che mi faccia imparare giorno per giorno a …

proteggere non maledire        

custodire non umiliare

promuovere non bocciare     

investire non giudicare

rinforzare non sminuire      

responsabilizzare non accusare

contribuire non pretendere     

prevenire non reprimere

insegnare non punire     

fare spazio e dare tempo non imporsi

accompagnare non recriminare     

far crescere non condannare

riconoscere i bisogni non denunciare     

educare non multare…

Vorrei poter scegliere uno di questi verbi, ciascuno lo faccia con me se crede, per cercare di viverlo, coniugandolo con il mio sguardo ed il mio stile di vita.

Vorrei che la nostra CoPas, cioè tutti i cristiani, desiderassero non sacramenti e palcoscenici ma innanzitutto questo sguardo.

Vorrei che lo Stato italiano potesse dare la priorità solo alla riforma della scuola, di ogni ordine e grado, insegnando a leggere e scrivere proprio a partire da questi verbi, trasformandoli in azioni per creare cittadini corresponsabili ed appassionati.

Vorrei riguardare il vecchio anno per scegliere cosa custodire e progettare cose nuove per il 2020 solo con questo sguardo e la sua sapienza…magari ci sarebbe da recuperare o riciclare cose che avrei buttato per orgoglio, magari ci sarà da sognare in maniera diversa e forse perfino più alta.

Lo sguardo di Maria ci accompagni in questo cammino.