
Magari ce lo ricordiamo alla tv, erano gli anni 80, noi del ’75 ne passavamo di tempo davanti alla tv: si chiamava Rockfeller, avete presente? Non il magnate dell’economia americana ma un pupazzo, quel corvo scorbutico, col frac bianco e nero e un enorme becco giallo, che parlava e faceva ridere, animato dall’artista spagnolo Moreno, che era il ventriloquo.
Non se ne vedono nemmeno più di ventriloqui..chissà oggi cosa direbbe un bambino dei nostri a vederlo. Io faccio parlare un pupazzo senza darlo a vedere, tenendo la bocca chiusa ma …un po’ come Topo Gigio.
Ecco il vangelo ci dice più o meno una cosa simile. In che senso, mi chiederete? Vediamo un po’, dall’inizio.
Gesù dipinge un contesto religioso, sociale e culturale molto avverso ai discepoli, cioè all’annuncio della fede, fatto di resistenze e contrarietà. Non credo sia molto diverso da quello in cui spesso siamo oggi, non solo per guerre ed emergenze, crisi politiche, valoriali, bei tempi passati e confusione ecc. ..ma viviamo tutti un contesto non più così cristiano e scontato dal punto di vista religioso… per una serie di cause e con una serie di effetti piuttosto evidenti.
Ecco ad es. quanto Gesù denuncia innanzitutto all’inizio di questa pagina, quando fa notare a chi sta osservando le belle pietre e i doni votivi esposti al tempio…che non ne resterà nulla.
Quasi a dire che un certo modo apparente di considerare la religione, la fede, le devozioni…resteranno in superficie e non daranno significato, cose appariscenti, che magari stupiscono o creano consenso e illudono dando consolazione…ma non ti danno una qualità di vita diversa, non ti donano salvezza e speranza.
E dice allora quella cosa che ci coinvolge tutti, come cristiani, al di là delle abitudini, spesso un po’ ipocrite: perseguitati, incarcerati, condannati…ok. magari oggi non è così (qui in Italia, ma in tante parti del mondo si purtroppo) ma credo sia capitato a tutti di essere presi in giro o guardati con commiserazione e pena se dici di andare ancora a messa, frequentare la parrocchia, fare delle esperienze di volontariato, credere in Dio o nella risurrezione, credo abbiamo fatto tutti a volte fatica a dire a qualcuno che essendo cristiani noi…e abbiamo scelto il silenzio o un’alzata di spalle colpevole ed indifferente.
Ecco in quel momento, Gesù pare allora ricordarci che come cristiani c’è qualcosa da dire, fosse anche una parola di consolazione, speranza o un gesto di premura e di carità o un sorriso mite. Abbiamo almeno questa consapevolezza e desiderio? Ma soprattutto che, per farlo davvero, non basta dire cose (magari in maniera moralistico o di condanna) altrimenti saremmo anche noi ventriloqui, che parliamo per sentito dire, perché ci han detto che era così o siccome abbiamo un certo ruolo o come tanti politici e non solo che parlano discorsi fatti da altri, senza magari nemmeno sapere cosa significhi…
ma…soprattutto per dire davvero qualcosa bisogna.. avere qualcosa da dire… ai nostri figli che magari non vogliono più seguirci in chiesa o andare a catechismo, cosa diciamo? raccomandiamo o raccontiamo qualcosa di noi? qualcosa che in noi, quel credere ha compiuto, significato e orientato?
Noi non vogliamo essere come chi parla per sentito dire e nemmeno crediamo in un Dio che ci tratta come burattini e ci parla sopra…ecco l’ atto di fede… il Signore parla in me e attraverso di me, cioè la mia vita, non fa il ventriloquo.
Ha bisogno delle mie labbra e del mio cuore per parlare alla gente.
Cosa abbiamo da dire del nostro rapporto con Dio “avrete allora occasione di dare testimonianza“..oggi in questo nostro contesto così complicato, forse non è più scontato essere cristiani come 40 anni fa..si tratta di essere testimoni di qualcosa che è accaduto in noi perché l’abbiamo permesso a Dio, che col suo perdono, la sua Parola, la preghiera, la carità ci ha toccato il cuore e ri orientato la ns vita… “Io vi darò parola e sapienza”a noi stessi, agli altri come credenti nelle nostre comunità cristiane, agli altri come territorio nel nostro contesto. Cosa abbiamo da dire, cioè raccontare ed annunciare?Quale esperienza di vangelo ci ha toccato il cuore e perché, in questi anni?
Fidiamoci e chiediamolo come dono di consapevolezza e di libertà, “Nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto” cioè nulla cioè di quel che siamo stati, siamo e saremo, nel suo nome, anche solo con un sorriso o un gesto premuroso per l’altro, andrà sprecato e soprattutto non ne parleremo più, come rockfeller, da ventriloqui …per sentito dire.