Hai fatto l’affare della tua vita? Omelia XVIIa t.o. A ’20

Da quanto veniamo a messa? Giochiamo al cristiano ma…chiedo:

Abbiamo fatto…abbiamo fatto l’affare della nostra vita?

Riconoscere Dio come tesoro, perla e…vendere tutto!

  Il regno di Dio, quello che chiediamo sempre venga nel PN, inizia così, ci annuncia Gesùbello. Se le persone… vivono così.

Ma cosa vuol dire vendere tutto, ostrega? mica sono un monaco… Non basta venire a messa e dar una mano in parrocchia? No. Anzi, non solo non basta ma non serve!!    Vediamo un po’…

Innanzitutto non significa fare alternative: o Dio o tutto il resto, non è così banale il vangelo. Siamo noi che nei secoli abbiamo trasformato il messaggio di Cristo risorto in qualcosa di doveroso, serio, meriti e fioretti, sacrifici e valli di lacrime per poi chiederci stupiti perché i giovani non vedono l’ora di andarsene?, i colleghi ci compatiscono, le chiese si svuotano o non ci son più preti…Gesù invece parla di gioia e pienezza nel trovare tesoro e perla.   

Credo allora possa significare fare affidamento sulla relazione con Lui; riconoscerLo al nostro fianco per aiutarci a mettere ordine, pace, luce e speranza nelle nostre vite. Uno a cui la nostra vita interessa davvero, non un padrone, un estraneo. E nemmeno una delle tante relazioni o cose da fare la domenica. Quelli sono i nostri idoli pseudo-religiosi, cui diamo un culto vuoto e inutile.

Riconoscere invece che l’eco che in noi ci spinge all’amore, alla verità, al meglio sia la Sua voce delicata ma decisa che ci sprona e orienta. Il battesimo è servito a questo! Non sei più solo: 

  Qual è la nostra paura più grande?     …     che morte, disgrazie, malattia, tradimento, ci portino via le persone più care, rubandoci la possibilità di amarle e sentirci amati. Quanto ci angoscia tutto questo? Il M. li chiama “imprevisti”: Ecco allora il tesoro!

   Oggi in cui tutto è provvisorio, passeggero finché dura, ambiguo, interessato se mi conviene, riconoscere che.. Lui non lo perderai, non sarai mai solo né abbandonato. Dio non lo puoi perdere, è eterno ma accanto, ha il volto dell’amore ad oltranza, gratuito, liberante, che ti fa risorgere e offre nuove prospettive;

   E in più che nulla di te, di quel che farai lo allontanerà o lo stancherà, nulla. Non sarà mai deluso da niente di noi. Siamo sempre nuovi e belli davanti a Dio Padre. Sempre.    Ci Piace?

Questo è il tesoro da cui attingere lo stile per vivere tutto e tutti al meglio! Quelle relazioni in cui vogliamo mettere passione e amore, hanno bisogno del meglio di noi. E questo viene dal frequentare quel tesoro. Pensate alla formula del matrimonio “con l’aiuto di Dio io accolgo te e..” Perché solo se Lui è dalla nostra parte, sapremo vivere amando in maniera divina noi stessi, gli altri, il mondo. Il M. le chiama probabilità, io preferisco possibilità!   cfr. 1 lettura, ..Salomone, diventando re, chiede in dono la sapienza.

Non soluzioni magiche da mendicare o conquistare ma opportunità da vivere in maniera responsabile. Verità sicura, non ipotesi, opinioni o pareri..che finiscono per metterci tutti contro tutti, individualisti o sempre relativi, provvisori e spaventati.

Quello che ci rende umani è ciò che ci rende divini!

  “Tutto concorre al bene“…rassicura Paolo ai Romani: ben diverso da “Andrà tutto bene” (vanti sempre!) parole spesso vuote, irreali!

Ecco il tesoro, la relazione per dare qualità nuova a tutto quello che ci accade, costruendo il bene a partire da quel che siamo o accade. Potrò prendermela con Lui, ringraziarlo, lodarlo o maledirlo, accusarlo o invocarlo. Avrò una spalla su cui poggiare, una speranza alla fine del tunnel o un sorriso grato da donare al cielo. Ecco il nostro “parco della Vittoria”. Io vendo tutto e Lui mi dà quello che mi serve davvero per vivere. Sé stesso.

  Ma li vangelo ci racconta anche di una perla: credo sia la capacità di stupirci, la bellezza, quel che rende promettente la vita cristiana, il cuore di una testimonianza. Ricordate quando Pietro a nome dei 12 sbuffa contro Gesù dicendogli “Ou, noi abbiamo lasciato tutto, per seguirti, come la mettiamo?” E Lui lo rassicura dicendogli che tutti troveranno il 100 e più…

  Quando avevo 20 anni non è che preferissi andare a messa piuttosto che studiare, lavorare, suonare, far sport o guardare le ragazze no. Ma percepivo che c’era Qualcuno per cui valeva la pena mettere tutto il resto non nel cestino ma dietro.. e che solo così..avrei riavuto tutto meglio davanti a me! Credo sia quello che accade nel matrimonio, mettendo su famiglia, scegliendo di lavorare con criterio…di essere cristiani secondo la misura del vangelo.

Così il regno di Dio continuerà a crescere, attraverso la vita nostra e delle nostre comunità, mai come oggi chiamate all’essenziale, a farsi le stesse domande. Nella misura in cui ciascuno cercherà giorno dopo giorno di custodire l’affare più grande della propria vita, il tesoro e la perla per cui vale la pena giocarsela così.

Le nostre comunità cristiane…cosa hanno venduto? me lo chiedo…

XVIIa Domenica t.o. -A

Tempo di lettura previsto: 3 minuti

Dal Vangelo secondo Matteo 13, 44-52

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: 
«Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra».

A volte per noi che si frequenta chiesa e cose varie, i brani del vangelo possono apparire come le vecchie barzellette: “si, la sappiamo, dai, è vecchia ma raccontala lo stesso, fa sempre ridere!” Nel senso che già sappiamo “come va a finire”, cioè “cosa dice” ma tutto sommato lo ascoltiamo lo stesso, fa parte del rito (!!) e poi avanti così. Oggi però le cose si fanno interessanti: il vangelo lavora di cesello su due fronti complementari. Non abbiamo spero, fretta di dire…”ah, si, so cosa significa…a posto! Abbiamo tutti voglia di svago, riposo, di non pensare alle solite cose, evadere con la mente, le vacanze, leggerezza, semplicità… abbiamo fantasmi covid che ci inseguono e anche magari all’orizzonte. Si sta svolgendo un’estate in sordina, senza nemmeno il classico tormentone alla radio o nella pubblicità e… che vuole allora sto vangelo? Già andare a messa pare di entrare in un negozio con tutte le cose da fare e l’ansia per arrivare dentro ai posti previsti…che avete ancora? Gesù ci offre due immagini molto dirette: tesoro e perla preziosa. C’è chi cerca (il mercante) e chi invece trova (è trovato? una persona generica). Questa doppia dinamica in cui ciascuno si può ritrovare. E’ bello riconoscere la Vita va sempre anche un po’ cercata e che una sana inquietudine aiuta la fede a mantenersi relazione con Risorto, non galateo devoto e qualunquista. Gesù pare dirci: per cosa vale la pena essere cristiano? Rispondi solo a questo: sospendi tutto quel che sai, pensi, credi e dimmi cosa vivi. Perchè continui? Da cosa si vede che sei cristiano? E non dire le tremende solite cose da filantropo. Fa già abbastanza caldo. E da cosa si vede che una parrocchia è cristiana? a cosa si può “rinunciare” speriamo tutto sommato anche presto… per continuare ad essere delle comunità cristiane e non solo “sociali” e ricreative? E se magari in questo periodo, al di là delle messe in streaming e dei divieti… imparassimo a chiarire a tutti noi cristiani…qual è l’essenziale? Cosa siamo disposti a perdere, come cristiani e appartenenti magari a delle comunità e alle loro molteplici attività e gruppi per dire… , per quel tesoro e quella perla che il Risorto ci offre ed indica per lasciar venire il Suo regno?

Seminiamo ciò che siamo… Omelia domenica XVIa to -A

Ci sono spesso situazioni in cui si dice che qualcuno stia mettendo, seminando zizzania: cerchi cioè con chiacchiere, giudizi affrettati e commenti malevoli di creare divisione, chiusura, ostilità o condanna. 

Ne avvertiamo il pericolo, la minaccia nei rapporti tra noi che ci influenzano, notare solo quel che non va, denigrare una persona, etichettandola senza scrupoli.

  Ma anche in noi stessi, nelle nostre coscienze facciamo spesso esperienza di alcune spinte negative. Forse tra i nostri pensieri troviamo solo desideri di bene, verità, sguardi di pace e accoglienza? No. Siamo davvero così puri e leali? O sentiamo anche spinte al male, pensieri e atteggiamenti che nascono agitati da rancore, ignoranza, ferite passate, paure e fragilità? Conosciamo il gusto piacevole di sentirci giusti quando notiamo le colpe dell’altro o a posto perché non siamo come quello là…o la facile e banale superficialità con cui spesso si generalizza..

  E nelle nostre parrocchie? Quante volte il Papa ha condannato fermamente l’uso malefico di chiacchiere, pregiudizi e calunnie.

  E nel nostro territorio? con quanta santa ingenuità si continuano a scoprire stupiti malsane collusioni tra imprenditori veneti cattolici devoti e la criminalità organizzata? da almeno 40 anni il malaffare prospera qui al Nord, eppure il problema son sempre gli altri. Non siamo allora solo onesti lavoratori tutti casa, ciesa e capanon…

Quanto infine siamo tutti immersi in una informazione malevola che gode nel seminare zizzania attraverso sospetti e calunnie, senza aver prove ma solo vaghe opinioni, ipotesi, solo per vendere copie, quando con leggerezza e indifferenza facciamo la nostra parte nel non fermare chiacchiere o facciamo i leoni da tastiera inoltrando fake news, notizie false, indignandoci solo a colpi di click…quanti danni fanno queste cose a chi le subisce, diffamato e calunniato! Tanto bastano i titoli sui giornali, il gossip e pazienza se non era vero. E allora che si fa? facciamo di tutta l’erba un fascio? Ci sentiamo innocui perché tanto cosa vuoi che sia? Non stiamo forse tutti seminando zizzania? Non è innanzitutto in noi?

   Il messaggio del vangelo pare invitarci ad essere scaltri perché capaci di una lettura realistica della vita, cioè spiega il vangelo, significa né pura né perfetta. Quindi molto umana, aderente al reale. Esiste il male assieme al bene ma Gesù pare volerci ricordare e annunciare l’importanza della potenza del bene. Il suo regno, quello che invocheremo nel padre nostro è come quel campo. C’è tanto bene ma c’è pure il male, si chiama, “mondo”. Ma come reagiamo? nel vangelo, come oggi, sentiamo..

1-Domande sempre ingenue, come quella dei servi stupiti o stupidi..

“non hai seminato grano buono? da dove viene?

Siamo anche noi spesso così, quando ci scandalizziamo per niente, raramente di noi stessi e delle nostre incoerenze, molto più volentieri degli altri e pensiamo che nella vita sia sempre o tutto bianco-buono o tutto nero, male! Siamo davvero così ingenui?

Che siccome uno va a messa, è prete o sposato in chiesa o cristiano sia perfetto e puro? ma dove è scritto? Di certo non qui!

2 Oppure le facili soluzioni immediate, pratiche, appariscenti… Andiamo a raccoglierla, risolviamo in fretta, cercando applausi, consensi, apparendo sicuri e risoluti. Quando semplifichi e ti senti l’eroe, quello che saprebbe sempre cosa fare e come, che ci vuole, fasso mi!

Gesù ci dice che questa realtà di grano e zizzania è normale così, il che non significa che vada bene ma che non possiamo essere sciocchi o ingenui da strumentalizzarla. Lui non ha risolto tutti i problemi ma ha indicato la direzione. Si è fatto direzione e compagno di strada. Il cristiano non è perfetto o puro. Non lo sarà mai. E’ umano, e solo se si lascia giorno per giorno salvare dalla misericordia di Dio Padre e guidare dallo SS può vivere da risorto.

Come allora un cristiano è chiamato a stare in questa realtà?

-spirito di intelletto, uno dei 7 doni dello SS, cioè spirito critico, capacità di leggere tra le righe, andare oltre i titoloni e i proclami, per comprendere quanti e quali interessi ci possano essere e come avvicinarci alla realtà dei fatti.

-Sguardo di fede: siamo capaci di lasciarci stupire dal bene che cresce? fare il bene spesso non fa notizia, è giustamente anonimo ma lascia tutti migliori, siamo in grado di allenare lo sguardo a cogliere i segni di un regno che già cresce cioè di uno spirito santo e della salvezza di Cristo risorto già all’opera nel cuore di tante persone portandole ad amare e a vivere la giustizia?

-Infine umiltà, perché siamo tutti fragili, peccatori, bisognosi di essere illuminati da Gesù e dalla sua parola per continuare a vivere da risorti non da morti ammuffiti anestetizzati.

Ecco tre semi potenti per custodire e far crescere il suo regno, certo con la logica del granello di senape e del lievito, le due parabole con cui Gesù integra questa prima…quindi con pazienza e rispetto dei tempi di ognuno, chi educa e ama, lo sa bene. 

Chiediamo al Signore di essere portatori sani di questo suo sguardo sulla realtà per essere strumenti poveri ma autentici del Suo regno di verità e giustizia. 

Alla fine credo …Seminiamo quel che siamo… da dove vogliamo cominciare?