Mister Maglietta Bagnata – Omelia IVa Domenica di Quaresima – Anno C

Chi di voi si sente un po’ figlio minore?
Chi di voi si riconosce nel figlio maggiore, molto veneto?
La cosa più importante credo sia quella di riscoprire che Dio é Padre come in questa parabola. Maggiore o minore non importa.. son come due anime che in qualche modo abitano ciascuno di noi contemporaneamente.
A metà quaresima ci attende questa parabola.. la più bella, impegnativa e consociuta della Bibbia. Artisti, scrittori, psicologi e filosofi.. tutti si son messi al lavoro davanti a questa pagina di Luca. Mi appare sempre come una tavola imbandita.
E’ così densa e profonda che andrebbe assaporata, contemplata in silenzio più che il.. cercare di capire..
Innanzitutto il contesto: peccatori-pubblicani si mettono in ascolto, scribi e farisei.. mormorano.
E’ sempre e ancora così: chi umilmente sceglie di ascoltare Dio e quel che abbia da annunciare alle nostre vite, chi invece mormora.. a bassa voce, si sente giusto e può giudicare, criticare, condannare.. anche Dio stesso.. perchè lui avrebbe fatto diversamente.
Non possiamo non prendere posizione. Chi saremmo tra i due?
Da qui partiamo.. ma mi permetto di farvi notare un solo dettaglio:
“da lontano lo vide”:  il padre non era chiuso in casa, la vita non era ripresa normalmente, dopo l’addio del figlio (chiedere l’eredità  significa “tu per me sei morto” e preparare “tutte le cose” sa di.. io qui non ci torno più!). E’ ancora turbato, non si da pace.
Mi piace immaginarlo al balcone di casa a scrutare continuamente l’orizzonte. Impaziente e straziato dal prezzo della libertà.. quella di lasciar andare un figlio anche se sa che andrà a finir male in qualche modo.. penso quando per strada all’ora di pranzo, in qualche marciapiede o stradina, si vedono qualche mamma o i nonni li ad aspettare lo scuolabus col figlio.. non vogliono che arrivi e bussi alla porta; trovare qualcuno che già ti attende.. che pensa a te, che vuole che tu ti senta importante. Cosa voleva dire ai suoi ascoltatori, Gesù?
Il famoso pittora fiammingo Rembrandt, in un quadro meraviglioso su questa pagina usa un dettaglio particolare nel dipingere il padre.. lo mostra con gli occhi semi chiusi, stanchi, consumati dall’attesa ci ricorda che.. Dio ci desidera, ci accoglie ad oltranza, non dovremo suonare il campanello, ci aspetta.. come il Padre della parabola verso il figlio. Non si era dato pace. Dio non si da pace per ciascuno di noi finchè non ci sa liberati e sereni, felici. Rispetta a volte drammaticamente la nostra libertà, liberi perfino di dirgli di no, ma é il Padre perfetto: ti tratta da adulto, autonomo, ti garantisce che hai l’equipaggiamento necessario per vivere bene, felice e infine ti sostiene e accoglie.. accoglierà ad oltranza. Qualsiasi cosa tu abbia fatto e farai.
Dio vuole essere incontrato per quello che é, un padre che ci cerca instancabile e impaziente per accoglierci.
Due righe di Promessi sposi a scuola le abbiamo lette tutte: come non ricordare la drammatica notte insonne in cui l’Innominato si converte.. “Dio perdona tante cose, per un’opera di misericordia!”.
La frase con cui Lucia l’ha ripreso, gli si conficca nel cuore e a poco a poco glielo apre in due portandovi il bisogno di misericordia e conversione.
Dio ci cerca in mille modi: innanzitutto mettendoci nel cuore questa certezza. E’ Lui a cercarci.. e lo fa di continuo, attraverso persone, atteggiamenti, frasi, ricordi che bussano discreti e a volte insistenti in noi..
Penso almeno ad un paio di confessioni tra le tante che ho ascoltato in questi anni: molto dure.. persone che dopo 30 anni cedono e vengono a riconciliarsi e come in un baleno rivedono tutta la loro vita e le conseguenze drammatiche di quel peccato che li aveva a poco a poco paralizzati. Ma anche le tante occasioni sprecate per riprendersi in mano, notano come fosse Dio dietro di esse a cercarli.. e lo sapevano ma.. era un braccio di ferro.
Un noto teologo biblista disse un giorno una cosa che mi ricordo sempre bene: un cristiano può confessarsi tutta la vita.. anche solo una o due volte l’anno.. ma in tutta la vita saranno solo quattro o cinque le confessioni davvero significative in cui abbia sentito il peso ed il disgusto per la sua condizione e l’amore di Dio che lo accoglieva e ripuliva.
Penso ancora allora a quelle due confessioni ma anche a me stesso; tanti anni fa, durante una confessione difficile, finalmente mi sono sentito perdonato di cuore e liberato, accolto. Avevo tutta la camicia bagnata di sudore ma qualcosa in me era davvero cambiato. Ecco. Lo auguro a ciascuno. Vivere la sensazione piacevole e sicura che Dio ci sta aspettando.
Abbiamo il coraggio oggi di metterci nel cuore questo dettaglio e di confrontarci la nostra vita? Permettiamo a Dio di avere qualcosa di buono da dirci? Con cui scuotere alcune certezze e far crollare qualche alibi? Ci aspetta.. nel silenzio di una chiesa, in un momento di solitudine e raccoglimento, nel rientrare in noi stessi e non essere sempre di corsa, siamo come uno in bicicletta.. resti in equilibrio solo se in movimento, se ti agiti e muovi.. guai a fermarsi, andresti per terra. Ci aspetta nel confrontarci con qualcuno, nel cercare una chiaccherata, o il sacramento della riconciliazione, nel provare a far vacillare qualche alibi o vecchia scusa, qualche vecchia rassicurante immagine di Dio.. pensate a chi é dedicata questa parabola?  “A loro” disse questa parabola..
.. Io non mi confesso, io sono a posto, io non ho fatto nulla di male…io sono un bravo cristiano perchè faccio del bene.. c’è chi é peggio di me.. troppo comodo- ognuno si giustifica davanti all’amore di Dio in mille modi, con mille discorsi preconfezionati.
Perchè non vogliamo permettere a Dio di esserci Padre? Di amarci come vorrebbe? Lo preferiamo confinare sempre nella sua immagine di Dio. Lo riduciamo a discorso.
Come quello del figlio minore: é tornato per fame, mica perchè pentito.. si prepara il discorso.. non finisce la frase..
Quello che si era preparato tra sè.. non é pentito, non si sa se poi si converta e resti a casa. Ma il padre non gli permette di dirlo, guardate il testo. Lo interrompe prima che si dichiari servo. E lo fa iniziando frenetico ed impaziente a dare ordini per la festa.
Ha più voglia Dio di perdonarci e accoglierci col suo abbraccio di misericordia che noi di essere perdonati e abbracciati. Questo forse perchè siamo un po’ tutti come il figlio maggiore..
Il padre della parabola infatti.. nemmeno inizia a festeggiare. Lascia li il festeggiato e ricomincia. Tutto da capo. Esce ancora impaziente perchè la festa non é completa. Manca il maggiore. Esce ancora, gli va incontro, lo ascolta, gli parla..
E’ un padre artigiano dell’amore. Come solo Dio sa essere. Come solo un genitore sa fare. Artigiano perchè l’amore é sempre e solo artigianale, mai in serie: sa leggere il bisogno e la ferita di ciascuno e renderle uniche e preziose.. l’amore non é mai un tanto al chilo ma sempre qualcosa di fatto su misura per l’amato. Un genitore che avesse più figli, sa bene che non li può amare tutti alla stessa maniera. E’ una moltiplicazione creativa e infinita di amore. Dio con noi é così. Un padre di misericordia con gli occhi stanchi a furia di aspettare e cercare. Quegl’occhi parlano di un cuore mai sazio d’amore con cui ci attende.
Non facciamolo aspettare ancora.

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Un pensiero su “Mister Maglietta Bagnata – Omelia IVa Domenica di Quaresima – Anno C

  1. federico

    Disarmante un Padre che ti ama in questo modo, che si fa incontro in ogni condizione tu sia, che ti ama per quello che sei, ovunque ti trovi nella tua vita. Un Padre grande educatore che parla a noi figli minori e maggiori in termini di accoglienza incondizionata, perdono, amore: chissà come risuonano queste parole nella nostra quotidianità!?

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