IIIa Domenica di Pasqua – Anno C

“(..) Venne alla spiaggia un assassino
due occhi grandi da bambino
due occhi enormi di paura
eran gli specchi di un’avventura.
E chiese al vecchio dammi il pane
ho poco tempo e troppa fame
e chiese al vecchio dammi il vino
ho sete e sono un assassino.
Gli occhi dischiuse il vecchio al giorno
non si guardò neppure intorno
ma versò il vino, spezzò il pane
per chi diceva ho sete e ho fame.”

(“Il pescatore”, 1976 – F. De Andrè)

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Questa, secondo la tradizione, è la roccia su cui Gesù ha preparato il pasto coi discepoli. Attorno vi si è costruita questa cappellina.

Ricordo che sono molto graditi commenti sulla Parola ascoltata: mi permetteranno un ascolto sinfonico della stessa per preparare un’omelia più aderente alla realtà! Cerca di crearti un attimo di silenzio per preparare il cuore.. per lasciarti incontrare da Gesù.
INVOCA LO SPIRITO SANTO perchè sia Lui ad aiutarti a sintonizzarti con la Parola.
Altrimenti sarà come leggere dei bei fumetti..
Prova a ripetere a mente alcune volte l’invocazione allo Spirito Santo “Vieni Santo Spirito.. prega in me”
Leggi almeno un paio di volte il brano e chiediti alla fine cosa ti colpisca, quale volto di Gesù ti offra, come tocchi la tua vita.. come questo messaggio possa diventare attuale nella tua esistenza.. come appello, impegno, speranza, conforto..

Lettura dal Vangelo di Giovanni 21,1-19
Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare».
Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.
Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi».
Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».

La vita ordinaria sembra ripresa. Senza colpo ferire.
I sette sono li: sembrano annoiati, confusi, attendisti. E’ Pietro naturalmente a prendere l’iniziativa.
Vado a pescare. Quasi a dire: meglio ricominciare da dove eravamo rimasti. Non è successo nulla. Non abbiamo capito.
Questo sapevo fare, questo continuerò a fare. Questi anni con Gesù sono stati una parentesi. Mi ero illuso che cambiasse la mia vita ma..
Gli altri con lui. Non sanno cosa fare ne cosa credere. Si fidano. Ricominciano.
“Ma quella notte non presero nulla”.. quasi ironico Giovanni in questa pagina molto teologica e simbolica piuttosto che di cronaca.
Che terribile “dèjà-vu”.. E noi a che punto siamo? Con quale spirito abbiamo ripreso dopo Pasqua? Stiamo per celebrare la terza domenica di Pasqua.. Abbiamo anche noi ripreso a pescare? A fare “solo quello che sappiamo fare, a farlo come sappiamo farlo”? O avvertiamo uno spunto, un desiderio, una scintilla? Abbiamo già ripreso a non prendere niente?
E allora Gesù prepara da mangiare.. li sa affaticati e affranti: li indirizza per la pesca abbondante ma li ristora con il pasto pronto.
Ma chiede loro anche di portare del pesce..  è una immagine molto bella e famigliare. Una parola di Gesù permette loro di pescare, cioè di fare meglio quello che sapevano fare.. e poi il pasto condiviso, a partire anche da quello che loro hanno preso, dalla loro vita di successi e insuccessi.. in trasparenza Giovanni ci sta delineando la Santa Messa.. in questa che è una delle poche apparizioni “feriali” del risorto che in genere si “concedeva” la domenica!
Una nota merita a mio avviso quella che io considero una vera icona del Vangelo di Giovanni: quel dialogo tra Pietro e Gesù fatto di “mi vuoi bene” e “mi ami”.. E’ una pagina su cui i biblisti da sempre si sono profusi in tante interpretazioni, soprattutto sull’uso dei verbi amare e voler bene.
Senza dar sfoggio di cose che so poco e male.. mi fido della traduzione ultima della Bibbia 2008 che avete letto. Gesù chiede “mi ami”.. Pietro risponde “tvb”.. per 2 volte. Alla terza Gesù abbassa il tiro.. mi vuoi bene? Si, ti voglio bene.
Gesù si adatta, aderisce all’umanità in tumulto di Pietro.. che certo aveva ben capito da alcune proverbiali figuracce, che era meglio star cauti col Maestro e non eccedere in buoni propositi.. gallo o meno.. Gesù aderisce e accoglie quello che noi siamo in grado di offrirgli.. tanto o poco non importa.. siamo noi a valutarlo come quantità.. e a tener chiuse le mani o il cuore.. a Lui basta che glielo offriamo..
Mi piace sentire ogni tanto questo Gesù per niente esigente o superiore che mi prende per quello che sono e che ho.. che calibra su di me.. Sei in grado di dare questo? Va bene; non mi ami, ma mi vuoi bene? Ok… è sufficiente.
La scintilla della fede comincia da qui, comincia anche così..
La accendiamo? O ci lasceremo avvolgere dalle spire della tiepida normalità e dal gorgogliare di buoni propositi fino a Natale?

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4 pensieri su “IIIa Domenica di Pasqua – Anno C

  1. simone

    ho sempre pensato che questo tipo di proposta, questa domanda fosse rivolta solo a preti e suore, achi abbandona effettivamente tutto per seguirlo… oggi dopo un lungo we ho capito omeglio ..ho cominciato a capire che gesù chiede a me se lo amo o meglio se mi lascio amare da lui..l otrovo così semplice e così difficile, capisco che in questi lunghi 40 anni la mia fede è stata un pò tiepida, surpeficiale .. ma lo spirito ci invita ad immergerci e a inzupparci fino in fondo anche a noi semplici cristiani

  2. Gaetano

    AVETE DA MANGIARE?

    Così inizierei la mia riflessione.
    Quel che colpisce è il tuffo di Pietro in acqua. Pensa, il primo papa in mutande!
    È quel che chiede il Signore di fare: un bagno di umiltà. Troppa gente si è montata la testa.
    Una volta pensavano che quanto diceva il prete era Dio a dirlo. Alcuni pensano di potersi avvalere ancora di questa presunzione… Sì, ” …bona notte! “. Il vangelo direbbe: “Tutti in acqua!, a fare un bagno di umiltà!”.
    Hai ragione. Sono tanti e sottili i dettagli di questo Vangelo. Tuttavia, di tutte le letture che possiamo fare, sappiamo che quella rigida della storia non è la più adatta.
    Papa Francesco ha compreso le necessità di fare questo bagno di umiltà, ma cosa sta accadendo? Da quando quest’uomo si è affacciato dal balcone tutti a riferire: “quando si è affacciato ha detto bona sera!; l’altra settimana “bona notte”; poi anche: “buon pomeriggio…!. Ha fermato la papa-mobil ed è sceso a salutare e baciare un disabile. Per me i diversamente abili sono gli altri. Quelli che vivono di sciocchezze e se ne riempiono la bocca per riempire trafiletti di giornale o 2 minuti di trasmissione. Questi signori non pensino di liquidare tanta profondità in facili entusiasmi da servizio Tg di “costume e società”. Piace a tutti! A quanto pare piace anche a quelli che sono rigidi e parlano dall’ambone e pensano che, parlare ai ragazzi, significhi utilizzare un linguaggio bambinesco, una forzatura che è palese e che risulta ugualmente pesante.
    Vorrei tanto che questi “panciuti” signori capissero che “sono servi inutili” e chi salva è solo Dio. Duri!, rigidi! Cristo è amore. Ha insegnato che pur nella sofferenza si può essere lieti. La vita è “morbida”: ogni rigidità la fa morire.

    Un’altra cosa, riferita al Vangelo, è il fatto che Pietro si muova e tutti dietro.
    É quanto spesso accade anche a noi. Tutti hanno una cosa e tutti la devono avere. Se non c’è l’hai allora sei visto come uno “sfigato”.
    Ci sono delle scene! Penso a quelle che trasmettono in TV dove ci sono magazzini che aprono e mettono in vendita l’ultimo oggetto del desiderio globale (il balocco del momento). Si manifestano scene di invasione di massa, parapiglia generale con gente che strappa oggetti dalle mani dell’altro, c’è chi calpesta e arriva a ferire per possedere. Oggi, di questi tempi! Mah! Che tristezza. Si percepisce il vuoto, il nulla, l’assurdo di quelle vite. Se improvvisamente rivolgessimo a chiunque la domanda “Perché vivi?”, alcuni non saprebbero nemmeno cosa dire e farebbero silenzio. In pochi risponderebbero dicendo che vogliono realizzare ciò che Dio ha messo dentro di loro. Tu don Matteo, sei un terapeuta dell’anima. In quanti vengono a farsi aiutare? Pensano di essere felici perchè hanno tutto, troppo! Riempiono la vita di tante cose, tranne di quanto hanno realmente bisogno: ciò che nutre l’anima.

    C’è gente, poi, che non crede che si possa essere felici. Crede che “bisogna tirare avanti”. Quanta depressione c’è in giro. Un tempo si pensava fosse una malattia per adulti e invece, studi recenti ne constatano la presenza già nei bambini, in età scolare.
    Gesù chiede: “Avete da mangiare?”. Come, abbiamo tutto? Dobbiamo fare anche le diete!
    Allora sta parlando d’altro! Siamo pieni di tutto ma non di quello che è essenziale per essere felici.
    Se c’è un posto dove la gente non si reca, è proprio dal prete e dallo psicologo. Del resto perchè dovrebbero andarci? Preferiscono il “fai da te”, tutt’al più vanno in farmacia a fare scorte di medicinali. Anche per pargoli in tenera età. Se il bimbo disturba… Altro che iniziarli al catechismo in casa! Oppure leggono Osho, palliativo di anime in ricerca. La prima cosa da fare sarebbe dirsi: “così non va!”. “Di cosa ho bisogno?”; ” cosa mi blocca?”

    Se non mi accorgo di stare male, allora non mi accorgo che o bisogno di cure.
    Trovo ancora molta rigidità in giro, e Sai di cosa parlo. Troppo fermi nei loro schemi mentali, su posizioni di paura, e quando ci si immobilizza, si muore dentro e si fa morire anche gli altri che ti sono stati dati per guidarli.

    Ecco perchè c’è bisogno di un bagno di umiltà. La chiesa (In primis chi fida una comunità) dovrà sempre interrogarsi e monitorare bene ciò che dice e ciò che professa.

    Nel testo noi non riusciamo a cogliere la profondità di ciò che avviene.

  3. Mr. Luigina

    ……”Seguimi”……il destino di Pietro sarà quello di ogni cristiano: da una fede “entusiasta” che traccia il suo cammino, passerà ad una fede “matura” in cui lascia a Dio la cura di guidarlo attraverso il martirio e la morte.

  4. Alberto

    mi ha molto colpito il passaggio in cui il discepolo che egli amava disse a Pietro è il Signore, e anche come hai sottolineato te alla fine che Gesù “si è adattato” a noi, però a volte sarebbe bene che fossimo noi ad alzare lievemente il tiro senza che il Signore si adegui a noi.

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