IVa Domenica di Pasqua – Anno C

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Lettura dal Vangelo di Giovanni 10,27-30
In quel tempo, Gesù disse: “Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola”.

Magari non ci piace sentirci paragonare a delle pecore: l’accezione pare sempre quella dei “pecoroni”.. del resto nessuna pecora ha mai avuto un’aria particolarmente intelligente e sagace.
Detto questo ovviamente l’immagine rimanda al pastore.. e al suo modo di prendersi cura delle pecore stesse.
Forse, pur dimostrando spesso il contrario.. in realtà siamo abbastanza pecoroni anche noi.. sotto sotto, disorientati, approssimativi, cocciuti, confusi, vulnerabili..
Ascoltano la mia voce.. la confidenza della fiducia, famigliare, la voce.. intima e personale.. ascoltare la sua voce che ci raggiunge nella Parola, nella goccia che state leggendo, in un atteggiamento spontaneo di una persona da cui non ci aspetteremmo nulla.. nel creato, nella carità e nella giustizia. Direi anche soprattutto nella nostra coscienza.
Ci dona la vita eterna: davvero? Come ci confrontiamo con questa sua frase? Nessuno che si incazzi e gli dica.. “Ehi, sono qua.. quando si comincia? La voglio” subito, qui, adesso.. eterna.. cioè piena, gustosa, profonda.. un eterno sabato sera.. che non finisce mai.. eterna.. mai iniziata mai finita.. un eterno presente di pace e di luce.. la vita vera.. perchè non la pretendiamo e ci diamo da fare per viverla qui? Chi se ne frega del paradiso tra decine di anni.. non voglio vivere in apnea qui per anni perchè tanto poi..
Il Padre me le ha date: Dio ci ha affidati al Figlio Gesù. Noi siamo affidati a Gesù da Dio. Non alla Madonna. A Gesù! Loro sono una cosa sola. Il Padre si fida: nella nostra vita quotidiana il famoso Dio è quel padre che ci raggiunge e ama attraverso il figlio Gesù. Vuoi capire, conoscere, analizzare Dio? Pensa a Gesù. Lascia stare Dio, tanto non scappa: cerca di conoscere Gesù, ascoltando la Sua voce, sentendoti a Lui affidato, provando a ricordarglielo.. a richiamarlo ai suoi doveri nei nostri confronti! “Ehi, Gesù! Io ti sono stato affidato”.. fammi sentire la tua voce, non farmi “perdere in eterno”..

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5 pensieri su “IVa Domenica di Pasqua – Anno C

  1. Maria G.

    Penso che sia molto utile e costruttiva anche la lettura dei commenti
    dei “gocciolati”.Ognuno ha da dire e da dare qualcosa !
    Grazie a tutti.E’ una forma di ascolto che non può dar seguito a
    immediata risposta (per eventuale difformità di vedute o condivisione
    delle stesse),ma proprio per questo ci costringe a riflettere,dando
    spazio alle riflessioni dell’altro,a “considerarlo”,a dargli quell’importanza
    che ha diritto di avere…
    Ogni volta trovo delle verità,…sul nostro modo di essere e di comportarci,
    e degli stimoli per crescere!
    Ps : Sono contenta di sentirmi pecora,se il mio pastore è Gesù,mi sento
    protetta,so che se per caso mi capitasse di allontanarmi troppo dal
    gregge,Lui mi verrebbe a cercare e mi riporterebbe all’ovile,cui sento
    di appartenere…
    E grazie a don Matteo che mi ha dato tante opportunità per approfondire
    la mia fede.
    Maria G.

  2. Mr. Luigina

    Questo brano di Vangelo mi ha richiamato una frase di Papa Francesco pronunciata nell’omelia della messa crismale “….questo io vi chiedo: siate pastori con l’odore delle pecore……”!!!!!!
    Sono andata a rileggermi la lettera pastorale del Card. Martini “Quale bellezza salverà il mondo” in un paragrafo parla del “Pastore bello” e dice che ” ….. la bellezza del Pastore sta nell’amore con cui consegna se stesso alla morte per ciascuna delle sue pecore e stabilisce con ognuna di esse una relazione diretta e personale di un intensissimo amore. Questo significa che l’esperienza della sua bellezza si fa lasciandosi amare da lui consegnandogli il proprio cuore perché lo inondi della sua presenza…..”!!!!!
    Grazie, don Matteo per i numerosi stimoli della “goccia” che nel momento di bisogno diventa “torrente”, grazie!!!!

  3. gaetano

    La tradizione ebraica ci dice che: “Abbiamo due orecchie e una bocca perché dovremmo ascoltare molto di più e parlare molto di meno”. Riallacciandomi alla riflessione della scorsa domenica e parafrasando questa citazione verrebbe da dire: E’ ovvio, abbiamo bisogno almeno del doppio di cibo dell’anima rispetto al cibo del fisico.
    Mozart disse: ”la musica non e’ nelle note, ma nel silenzio tra le note, negli spazi”. Noi ascoltiamo poco e parliamo molto; spesso sopra gli altri. Lo fanno in TV, ma anche nella nostra vita di tutti i giorni. Le incomprensioni sono dovute a mancanza di ascolto. Quando il nostro interlocutore parla, non prestiamo reale attenzione a quanto mi sta dicendo, ma alla contromossa, a ciò che diremo poi per sopraffare l’altro e avere la meglio. Spesso diciamo: ‘non ti capisco!”. Ma la domanda più giusta per una corretta crescita e relazione con gli altri dovrebbe essere:
    “lo sto ascoltando?”; “Mi sto ascoltando?”. Cosa proviamo quando l’altro mi sta comunicando qualcosa? Se sento che mi sta ferendo e’ possibile che stia toccando una zona d’ombra della mia vita che non vorrei affrontare quindi, preferisco “reagire” piuttosto che soffermarmi su di essa e guarire. Chissà! Se solo dessimo l’opportunità all’altro di farci entrare dentro la nostra ferita, probabilmente guariremmo. Lo scontro diventerebbe OPPORTUNITA’ affinché io cresca. Il primo passo per guarire e’ rendersi conto che ho bisogno di aiuto.
    Pensare che nel battesimo il sacerdote compie il rito dell’Effatà (=apriti!). Ah, già! Eravamo piccoli! I padrini, le madrine e i genitori dove sono stati nel frattempo?
    Il Signore dice: “Le mie pecore non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano”. Che spettacolo questa frase. Tranquillizza! Ridà fiducia.
    Cos’e’ che ci fa più paura? Per me la risposta e’: la morte!
    E’ la paura e l’angoscia di perdere la propria vita e quella dei cari; e se ti ancori in quello che gli altri possono dire di te, ti costringi a vivere nell’ansia, a chiederti sempre: “Andrà bene quello che ho detto o fatto” ?
    Chi ha paura di vivere è perché è attaccato a qualcosa e teme di perderla, chi ha paura di morire è perché non conosce ancora Dio e non ha ancora capito chi è Lui.
    I primi cristiani questo lo avevano certamente capito. Sapevano che nessuno poteva strappare il loro amore per Dio, nonostante tutto. Ma noi ora non siamo, almeno in occidente, sotto la minaccia delle persecuzioni come di chi si trova a vivere e testimoniare la fede cristiana in paesi di prevalenza islamica, eppure se vivo nell’ansia è perché, in fondo in fondo, Lui non è il mio Pastore.
    Un’altra riflessione mi porta a evidenziare che spesso si fa più attenzione alla lettura del Vangelo, trascurando le altre letture. La prima di domenica prossima tratta dagli Atti degli Apostoli dice: “…I Giudei sobillarono le pie donne della nobiltà e i notabili della città e suscitarono una persecuzione contro Paolo e Bàrnaba e li cacciarono dal loro territorio”. Come dire: la gelosia e’ una brutta malattia, si e’ più rapidi nel condannare piuttosto che nel mettersi in discussione.

    1. cester edda

      caro don Matteo.ancora una volta le sue parole sono state lette nel momento del bisogno…..spesso scrivo e poi cancello il commento alle sue riflessioni.mi sembrano poca cosa al confronto.ma sempre sempre a voce le dico grazie!grazie per essere segno chiaro di speranza . e la preghiera anche se tenue,a mio modo non manca per lei.

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