Omelia XXIIIa T.O. – Anno C –

Quale re partendo in guerra contro un altro re..
c’è una drammatica coincidenza tra il Vangelo di questa domenica e quanto sta accadendo nel mondo.
In questo giorno che papa Francesco ha invocato sia offerto alla preghiera e al digiuno per la pace, siamo chiamati a riflettere su quanto continua ad accadere.
Diverse persone che si informavano per fare qualcosa assieme, chiamando in canonica.. e delle belle notizie sui giornali.. E’ stato davvero molto rinfrancante in questi giorni sentir crescere il desiderio di aderire alle diverse iniziative promosse dalla chiesa e non solo per pregare per la pace.
Papa Francesco ha conquistato molti dicendo semplicemente “buon pranzo”: ora ci chiede invece il digiuno.. cioè di sostenere la sua preghiera perchè come intenzione universale, sia un grido, l’ha definito, per far sentire la voce di chi in genere non ha voce ma é sempre e solo spettatore. O.. peggio.. vittima!
Ci mettiamo in ascolto allora, di questo Vangelo:
Gesù, vedendo la folla numerosa che lo segue, si volta per metterla in guardia, chiarendo bene che cosa comporti andare dietro a lui. Sembra spazientito e irritato.. si ferma, perchè sta camminando davanti, da solo, forse infastidito dal facile consenso della folla. Si ferma, mi pare di vederlo, sospettoso, quasi per dire.. ma almeno vi rendete conto di che significa seguirmi, essere cristiani?
Gesù non illude mai, non strumentalizza entusiasmi o debolezze, vuole invece adesioni meditate, mature e libere. Per questo provoca, libera, ci fa mettere in discussione educandoci a seguirlo. Perché alla quantità di discepoli preferisce la qualità.
Offre due parabole che ci fanno pensare.. una é quella citata sui re in guerra; le introduce con una bella immagine.. “non siede prima a.. ” il sapersi fermare a pensare, a esaminare, riflettere su quello che sta accadendo e possa succedere. Mi viene in mente una famosa opera d’arte, una scultura in bronzo, il pensatore di Rodin.
E’ quello che papa Francesco in fondo ha chiesto al mondo. Sedetevi a pensare.. fate silenzio, rallentate, prendete coscienza.
Non siamo ingenui: é solo la fede ad animare la vera preghiera. I più superficiali ci diranno che tanto non cambia niente. Non siamo nemmeno riusciti a fermare le salsicce alla sagra figurarsi se pensiamo di riuscire a fermare i missili in guerra. Neppure io credo che domani i signori della guerra di colpo siano onesti scoprendo le carte sui soliti giochi economici e di convenienza commerciale tra potenze sempre più economiche e meno autenticamente politiche.
Sappiamo tutti che la guerra sta al mondo come i saldi stanno ai negozi.. quanti interessi, quanti affari, quanti traffici.. in fondo se le armi non le usi.. non puoi produrle e quindi guadagnare. Bisogna trovare occasioni per svenderle.. allora serve una guerra.
Sappiamo anche che le armi chimiche uccidono tanto quanto quelle meccaniche e che quindi sembra ipocrita mobilitarsi “solo” per quei 500 contro le migliaia sterminate mesi prima da missili e fucili.
Sappiamo anche, ma é bene ricordarlo, che di guerre attualmente nel mondo ce ne sono circa 60, ma fanno meno rumore, meno scandalo perchè non ci sono interessi sufficienti da difendere o non si stanno pestando in piedi giusti a chi sa scandalizzarsi e assumersi il ruolo di giustiziere internazionale.
Ma allora cosa serve pregare? Innanzitutto a cambiare a poco a poco il nostro cuore e il modo di vedere e considerare le cose. Indignarsi e scandalizzarsi davanti alla tv o ai giornali non serve a nulla. Usiamo lo scandalo trasformandolo in energia per le nostre coscienze. Preghiamo perchè il Signore possa, attraverso la preghiera che faremo, convertire il nostro cuore alla pace in noi e attorno a noi. In quanti cuori c’è bisogno di pace.. forse possiamo pregare anche per questo. Per creare attraverso la nostra fede una mentalità e uno stile di pace.. che non sia solo assenza di conflitto ma premura, attenzione giustizia, verità, coraggio. Un accorgersi dell’altro per accogliere, uno scegliere il dialogo piuttosto che la competizione, quel che unisce piuttosto che quel che divide, lo stimarsi a vicenda nella valorizzazione delle differenze piuttosto che nell’individualismo.
Sia questo lo spirito con cui vivere, ciascuno come può, la nostra preghiera, il nostro digiuno (che non vuol dire solo non mangiare -anche se facciamo già una certa fatica a rinunciare.. ) la nostra speranza per la costruzione di un regno di Dio fatto di pace e armonia.
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