Il tabù di Gesù! – Omelia del giorno di Natale – Anno A

Gesù: possiamo dirlo? 123.. Gesù: proviamo a ripeterlo assieme.. Siamo qui per Gesù. Non perchè é Natale. Ma perchè siamo cristiani. Cioè di Cristo. Riconosciamo che in quel bambino, di nome Gesù, nato da immigrato a Betlemme (erano di Nazareth) in una famiglia irregolare e un po’ sgangherata, Dio ha parlato in modo definitivo. Quel Gesù é il Cristo. E non é il cognome. Ma la risposta di Dio Padre, nel figlio, alle nostre speranze. Il modo in cui il Signore ha scelto di farsi presente nel nostro mondo per amarlo. “Dio che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, (AT) ultimamente in questi giorni ha parlato a noi per mezzo del figlio.. mediante il quale ha fatto anche il mondo.” (Eb, 2^)
Ecco perchè ci auguriamo buon natale (che é un po’ più carico di significato di buone feste, generico, e di auguri, che va ben per tutto!) Natale ricorda la nascita. Cioè l’inizio di una storia.
Gesù: G come Gesù Cristo.. per essere in relazione con Lui. Nella fede, coi sacramenti, pregando e con l’ascolto della Parola.
E come é: realmente vivo e presente tra noi, a nostra disposizione.
S come salvatore.. perchè oltre ad esserci é anche reperibile. In grado di rendere la nostra vita una buona notizia. Salvandola dal vuoto, dalla paura, dalla morte, dal buio. O ha potere di salvarci o tanto vale. A ricordarci che il Natale nella fede ha il potere che gli concediamo di avere. Che se lo vogliamo, davvero con Lui qualcosa può e deve cambiare, sciogliersi, ricominciare. Cosa?
Ucome universale. Cioè per tutti e di tutti. Sempre, ad oltranza. Nessuno escluso. A ricordarci che questa nostra vita, qui e ora, é preziosa ai suoi occhi e nessun nostro desiderio o gemito, che nessun sorriso o lacrima lo lasciano indifferente. “a quanti però l’hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio,” dice Gv nel vangelo.
Gesù: ho paura si rischi qualcosa di simile alla legge contro l’omofobia.. che per rispettare le minoranze arriva all’assurdo di trasformare una maggioranza di pensanti liberi in persone che non possono nemmeno dire quel che pensano. Se no ti denunciano.
Arriveremo a non poter nemmeno dire che Natale é una festa cristiana, che nasce Gesù, il senso della nostra vita che ha spaccato in due il tempo e la storia, 2013 prima e dopo Cristo.
Curioso: siamo al paradosso di un certo stile di mentalità e società. A furia di non pensare con la nostra testa e pascolare con l’occhio bovino tra luoghi comuni e frasi fatte, confondendo opinioni per diritti.. ci ritroviamo spaesati e stanchi. Storditi dalla magia del Natale, dallo spirito delle feste, da tutto quello che da contorno é passato ad essenza.. arrivando perfino a dover avere pudore del nome del festeggiato. Quasi a dire.. si può dire tutto ma non Gesù Cristo. Perchè abbiamo anche il diritto a celebrare il Natale come vogliamo noi. Non importa se é una festa cristiana. Io faccio quello che voglio. Sono ateo o indifferente, ma celebro lo stesso. Anche senza Gesù. Com’è triste.. Pensate a tutti gli auguri che avete ricevuto.. quanti parlano di Lui? “venne tra i suoi, ma i suoi non l’hanno accolto” il Vangelo di Giovanni ci aveva già preceduto.
Questi giorni, cari sandonatesi, sono segnati dal lutto e dal dolore per molti di noi. Sono decine le famiglie colpite. Tante morti, anche giovani, alcune drammatiche. Non c’è “auguri” che tenga. Solo la nascita del salvatore può dire qualcosa di nuovo, di audace.
Penso ad esempio ad una frase che ben conosciamo:
.. non guardare ai nostri peccati ma alla fede della tua chiesa e donale unità e pace.. secondo la tua volontà.
Cerco sempre di pronunciarla con attenzione, quasi a convicermene sempre un po’ di più.. per desiderarla meglio.
Unità e pace. Riflettendoci mi chiedevo.. ma non son le cose a cui abbiamo “ridotto” il Natale?
Unità.. stare tutti assieme, no? Riuniti in famiglia, coi nostri cari, parenti e amici.
Pace.. non é l’augurio molto neutrale che ci stiamo scrivendo in mille modi assieme a tante altre cose simili? La pace dell’andare tutti d’accordo e volersi bene, essere tutti più buoni.
Niente di nuovo, insomma. Andare d’accordo e volersi bene. Unità e pace. Almeno a Natale.  Si ma come si fa a farlo?
Spesso diventa anche un “lasciami in pace”: perchè a Natale vorremmo parlare solo di questo. Assopirci a furia di stare assieme e volerci bene. Non so se papa Francesco ci sia meno simpatico dopo le cose piuttosto schiette che ha detto sul Natale. Forse vorremmo si evitassero certi discorsi.. almeno a Natale, sbotta qualcuno.
Eppure mai come in questi giorni, carissimi, il rischio é che Natale sia dimenticato nella misura in cui é solo uno stress, come diceva una vetrina dei nostri negozi del centro. In alcune persone ho percepito perfino che il Natale li ha stancati e nemmeno hanno voglia di festeggiare perchè non hanno più qualcuno a cui voler bene e con cui restare uniti. Non cadiamo in questo tranello: non facciamoci rapinare il vero sapore di questa celebrazione.
Prima di stare uniti e volerci bene ricordiamoci questo:
Gesù nasce per noi perchè la nostra vita é preziosa, sacra, soprattutto quella più dimenticata e sofferente.
Perchè così non siamo più soli ne abbandonati o incompleti.
Solo per questo non possiamo più sentirci rifiutati o sbagliati.
Perchè solo così potremo non sentici più incompresi o impotenti di fronte alla realtà; avremo qualcuno con cui condividerla, perfino qualcuno con cui prendercela. E questo vale molto più di tante renne o fiocchi di neve. Di tanto bene e unità, cose preziose e sacre ma che da questa nascita traggono senso e forza di essere.
Buon Natale allora e di vero cuore. Buon Natale non perchè bisogna ma perchè ne ho bisogno. Quant’è diverso. Chiediamo ai nostri presepi un cuore che sappia stupirsi, ringraziando Gesù perchè continua a voler abitare in mezzo a noi, nascendo nei nostri cuori. Per farci rinascere li come siamo. Ecco l’augurio più bello, più vero, più urgente per noi. Buon Natale di Gesù.
 
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