Domenica delle Palme e della Passione del Signore, VIa di Quaresima – Anno A

Testimoni solari verso la Pasqua..

petrilli

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In ascolto del Vangelo secondo San Matteo 27, 11-54

“Tu che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei figlio di Dio e scendi dalla croce”..
“Ha salvato gli altri, non può salvare sè stesso?”
“Scenda ora dalla croce e crederemo in Lui”.
“Ha confidato in Dio; lo liberi, ora, se gli vuol bene”
“Dio mio, Dio mio perchè mi hai abbandonato?”emise lo Spirito..
Visto quel che succedeva, furono presi da gran timore e dicevano: “Davvero Costui era Figlio di Dio”.
Cosa succedeva? Cos’era successo? Cosa fece dire al centurione questa sua dichiarazione?
Cn centurione: quindi un militare romano, ne ebreo, ne dottore della legge, ne scriba o fariseo.
Probabilmente nemmeno tanto credente o praticante.. chissà cosa pensava dell’ennesima esecuzione di sti invasati ebrei.. della loro dubbia religiosità a cui loro come romani dovevano partecipare solo per garantire la calma e l’ordine.
Sicuramente ne molto credente, ne prete, ne animatore, ne caposcout..
Eppure è il primo testimone della storia a riconoscere Gesù come il Figlio di Dio.. e quindi Dio come Padre.
Noi devoti lo abbiamo mai fatto o almeno desiderato?
Quanto mi piace il vangelo..  sconvolge sempre.
Chi secondo il buon senso comune dovrebbe far bella figura.. (per garantire e fare buona pubblicità al fondatore e alla chiesa!) non la fa mai (discepoli, Pietro, credenti..)
Chi invece dovrebbe star zitto o nemmeno essere citato.. invece fa da esempio, guida, modello.. prostitute, poveri, atei, esclusi, emarginati, peccatori pubblici corrotti..
Perchè invece di preoccuparci se Dio esiste o meno, se siamo o meno bravi cristiani.. non ci innamoriamo di questo Vangelo e di Gesù?
Cosa continua a succedere?
I missionari vicentini e la suora rapiti in Africa, come tanti altri missionari laici e religiosi (in Siria ad esempio) pur senza fare notizia.. non son voluti tornare a casa nonostante il pericolo manifesto.
Essere cristiani in tantissime parti del mondo è ancora un problema; si va in carcere o si è perseguitati e uccisi..  (noi facciamo fatica a cambiare orario per una messa o a dover prendere la macchina e fare un chilometro per andare in chiesa.. non abbiamo tempo).
Continuano a succedere ogni giorno, ovunque tantissime piccole grandi testimonianze di fede in Gesù.
Di fedeltà al Suo vangelo, alla propria missione, alla vocazione che ciascuno di noi ha ricevuto (non solo preti e suore, basta con sta BOIATA!!!).
Coppie di sposi felici, genitori impegnati, sofferenze offerte con fede, speranza coltivata, servizio e carità vissuta in maniera eroica e silenziosa, onestà protratta,
animazione ed educazione dei giovani portata eroicamente avanti con fiducia, malattie vissute come opportunità, calvari silenziosi, gente che fa il suo dovere, che tiene duro, che confida in Lui, che sceglie giorno per giorno di vivere il Vangelo con le mani e coi piedi.. dal basso.. fantastico.
La foresta cresce anche quando l’albero che crolla fa un casino pazzesco (se amplificato dagli avvoltoi, poi.. o dai tanti uccelli del malaugurio..)

“io nel vedere quest’uomo che muore,
madre, io provo dolore.
Nella pietà che non cede al rancore,
madre, ho imparato l’amore”.
(da”Il testamento di Tito” – F. De Andrè La buona Novella, 1970)

Buona Settimana Santa a tutti.

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Siamo nati e non moriremo mai più.. – Omelia Va Quaresima – Anno A

Come viviamo la morte noi fedeli praticanti?
Direi molto bene: diciamo ad ogni santa messa che “i nostri fratelli defunti si sono addormentati nella speranza della risurrezione e si affidano alla tua clemenza”, o che potranno “godere la luce del tuo volto”. Meglio di così! Eppure poi la paura di morire ci inquieta: getta alcuni nella disperazione, illude altri con la scaramanzia, ci si sente soli, impotenti o dubbiosi. Argomento tabù. Il cammino verso la Pasqua e il nostro zelo quaresimale ci provochino! Cosa celebreremo?.. la risurrezione di Gesù per noi o l’ennesimo momento tradizionale della religione cristiana? La morte é la fine o il fine di tutta la nostra vita? Cos’è per me la vita eterna?
Papa Francesco dice che “ la morte é alle nostre spalle, siamo chiamati a vita eterna, che non finisce.” Si, bello, ma..
Lasciamoci provocare allora dall’evangelista Giovanni, dal Vangelo che abbiamo accolto. Siamo a Betania: Lazzaro, amico di Gesù, é morto dopo una malattia. Gesù si prende una discreta “incarnata!”..

Da una lato lo schieramento “umano”: per tre volte Gesù viene rimproverato. Troviamo le sorelle Marta e Maria. Una più pratica e concreta, l’altra più spirituale e contemplativa. Entrambe però rinfacciano a Gesù la stessa cosa: se tu fossi stato qui (se ci amassi come dici, se servisse a qualcosa essere cristiani..). Ma anche i Giudei sbuffano “lui che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva..” (se fossi davvero onnipotente..), come anche “Guarda come lo amava” (consolante.. ma si.. morire bisogna, il Signor ti vuol bene, passerà, si deve andare avanti”!)

Dall’altra parte Gesù: per tre volte Giovanni sottolinea che si commosse profondamente, quanto fosse turbato, e che scoppiò in pianto. Sembra anche lui rassegnato e impotente. In una parola.. umano. Eppure poi, seguiamolo con attenzione: pare quasi prendere per mano Marta e aiutarla, noi con lei se lo vogliamo, a comprendere il significato di tutta questa vicenda. Lui che aveva detto che quella morte sarebbe stata per la gloria di Dio!

Marta sa la lezione a memoria: infatti dice “so che risusciterà nell’ultimo giorno”. Anche noi con la testa sappiamo, lo ripetiamo automaticamente, “credo la risurrezione della carne, la vita eterna.. aspetto la risurrezione dei morti, la vita del mondo che verrà”.. “il Cristo ha vinto la morte e ci ha resi partecipi della sua vita immortale..”   Amen.. ? Ma davvero? O come una filastrocca?
Gesù la accompagna a fare un passaggio: da quello che sa con la testa a ciò che crede e vive col cuore. E non é un argomento, ma una persona: Io sono la risurrezione e la vita, la incalza Gesù; chi crede in me anche se muore vivrà, insiste.
Solo se vivo il mio rapporto con Lui, anche se muoio continuerò a vivere. La morte non sarà cioè la soluzione definitiva, il sipario implacabile che scende a spegnere la vita, il buio vuoto in cui scivolare.  E’ un messaggio bellissimo; un invito. La morte esiste, é un passaggio naturale, anche Gesù piange e soffre di fronte ad essa.  Non la sopprime ma attraversandola ci salva con la risurrezione. Offre la speranza che quella non sia un salto nel nulla ma la porta ad una dimensione ulteriore in cui continuare a vivere. Ci aspetta oltre quella porta per accoglierci a casa, in compagnia del Padre.
Chiara Corbella Petrillo é una giovane mamma romana che nel 2008 muore di tumore; la sua biografia farebbe bene a tutti. Scrive: Siamo nati e non moriremo mai più! Ecco come noi cristiani siamo chiamati a credere e sperare. Il battesimo ci ha affidato una vocazione. Dio ci chiama alla vita per vivere felici con Lui. Prima qui sulla terra, poi finalmente da vicino, lassù in cielo in sua compagnia.  La vocazione di ciascuno di noi é partecipare al suo amore. La morte é solo un passaggio, la porta verso casa dove il Padre ci accoglierà. Qui in terra lo crediamo presente, viviamo la sua forza nei sacramenti, lo sentiamo vicino nella preghiera; ma sarà solo incontrandoci finalmente con Lui in paradiso che vivremo per sempre nel suo amore definitivo e infinito. Siamo nati per quello. La morte fa parte del ciclo naturale della vita. Ma non ci farà sparire, ne dimenticare. Il bruco quando muore non sa che diventerà farfalla. In questa prospettiva la nostra vita é la risposta che ciascuno dà alla chiamata di Dio, la vocazione.
Il cristiano è colui che può frequentare il Risorto, Gesù vivo in mezzo a noi, la Risurrezione: più lo frequento più vivo da risorto. Essere cristiani non c’entra con la morale o con la filantropia, ma è essenzialmente e innanzitutto essere in relazione con Jesus!
Questo non significa che pensare alla morte non ci debba inquietare o far soffrire. Giovanni mostra bene quanto Gesù soffrisse per Lazzaro. E’ la nostra umanità e il sacrosanto bisogno di piangere e ricordare. Ma quel credere che chiunque vive e crede in me non morirà in eterno é realtà: penso a tanti funerali che vengono celebrati in maniera drammaticamente bella. Con tanta fede e speranza, pur tra le lacrime. A quanti chiedono campane a festa e canti di gioia non l’elogio funebre. A quelli che riescono a gustare e vivere, dentro la comunità cristiana, il loro dolore, lasciandosi sostenere nella solidarietà e preghiera, nella vicinanza della fede. Ma penso anche ad un altra opportunità troppe volte sprecata; all’unzione degli infermi e al viatico. Non vanno chiesti per paura solo quando la persona non capisce più niente.. non sono l’ultima spiaggia! Sono sacramenti per la guarigione dell’anima, un sostegno per affrontare la malattia o la morte. E’ bellissimo celebrarli assieme. Penso a tante persone gravemente malate, ma ancora lucide con cui serenamente abbiamo parlato della morte e celebrato un momento di preghiera con famigliari e amici. La bellezza di vivere assieme, nella fede, un passaggio importante. Senza far finta di niente o mentire. Che momenti preziosi per dirsi le cose più belle, rimettere ordine negli affetti, fare pace, ringraziare, lasciarsi andare nel Signore vivendo fino in fondo la propria umanità. Momenti unici, sacri, bellissimi. Così la morte fa meno paura e la speranza diventa forza e voglia di vivere ancora.
Ecco, carissimi, cosa possiamo credere e sperare come cristiani, ecco cosa continuare a sperare in questi giorni ormai vicini alla Pasqua. Il Signore, attraverso questo Vangelo aumenti in noi la confidenza con la vita eterna e la risurrezione; ci doni di sentire che davvero siamo nati e non moriremo mai più, che siamo attesi nella grande casa dell’amore di Dio. Egli asciugherà ogni lacrima. Colmerà ogni nostro atto d’amore. Darà senso e compimento a quanto già stiamo costruendo qui, e ora, nel suo nome.

Va di Quaresima – Anno A

Provocazione interessante verso la Pasqua..

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Un libro che mi ha fatto quasi venir voglia di morire..

In ascolto del Vangelo secondo San Giovanni 11,1-45

Un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».
All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».
Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».
Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.
Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».
Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».
Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.

Che bella è Marta..
Il suo mal celato sbottare “se tu fossi stato qui..”
Alzi la mano chi almeno una volta nella propria vita non l’ha pensato.
Davanti ad una disgrazia, all’ennesima tragedia, all’assurdità di un caso fortuito, all’accanirsi della sorte perchè a volte sembra perfino nevicare sul bagnato, non solo piovere.. alla bara con dentro un famigliare o un caro amico.
Se tu fossi stato qui; cioè.. dov’eri.. perchè non hai fatto nulla, come mai lo hai permesso..
Ci sentiamo così impotenti davanti a certe pagine che la vita ci sbatte in faccia. Un Dio a cui chiedere conto del male, della sofferenza, dell’assurda tragedia accaduta.
Del bene omesso.
Ma poi aggiunge una cosa davvero stimolante: “qualunque cosa.. Dio te la concederà”.. E’ un atto di fede, apertura. E’ disponibile, non chiusa.
“So che risorgerà nell’ultimo giorno.. ” aggiunge e Gesù si dichiara.. “chi crede in me anche se muore vivrà..”
Bellissimo.
Per dirla come Chiara Corbello Petrillo “Siamo nati e non moriremo più”.
Ci chiede di non aver troppa paura della morte.
La paura ha su di noi solo il potere che le concediamo.
E poi forse è la morte dei nostri cari a spaventarci, meno la nostra.

Altro passaggio che non ha bisogno di commenti a mio parere è: “Gesù scoppiò in pianto”.
Ecco chi è Dio. Gesù non ha detto.. ma si.. tanto risorge, non preoccupatevi. La sua fede è tremendamente incarnata nel qui e ora. Fatta di emozioni e sentimenti profondi.
Scoppiò.. quasi non si riuscisse più a trattenere.
Espressione di profonda e “cruda” appassionata umanità: bellissimo quadro, da contemplare.
Ecco il volto umano di un Dio che non è ne cattivo, ne assassino, ne indifferente.
Si commuove profondamente fino alle lacrime.
Gesù scoppiò a piangere anche di fronte a Gerusalemme.. alla città santa.. quasi a dire.. “non avete capito nulla”.. non riesco più a spiegarvi come.. cosa.. perchè.. piange la sua impotenza di fronte alla loro (nostra) libertà. Amante folle d’amore che si sa fermare alla soglia della libera autonomia altrui.

Che effetto ci fa, questa pagina di vangelo? Tutte le volte in cui magari abbiamo sentito Dio distante o indifferente o colpevole.
Ecco la sua “risposta”. Il suo stile. Piange per l’amico morto. Per amicizia.
Come ciascuno di noi. Come faremmo, abbiamo fatto, faremo noi.
Lo sento vicino, questo Gesù, dalla mia parte.. che è diverso e più importante del sentirlo.. “come me.”
Solidale, umano, presente, partecipe. Umano. Ma non troppo.
In questo suo tratto ci accompagna nel guardare alla morte nella sua realtà ma con speranza.
Lazzaro non è ancora vivo. E’ morto. Fu solo rianimato.
Il miracolo non è stato quello di tornare alla vita (con la beffa di morire ancora!), ma il comprendere che il nostro è un Dio della vita; non un mago, ma una persona che soffre con noi pur indicandoci una nuova frontiera inedita in cui confidare. Un secondo tempo.. che si apre davanti a noi in maniera anche misteriosa.
Come milioni di farfalle.

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