Siamo nati e non moriremo mai più.. – Omelia Va Quaresima – Anno A

Come viviamo la morte noi fedeli praticanti?
Direi molto bene: diciamo ad ogni santa messa che “i nostri fratelli defunti si sono addormentati nella speranza della risurrezione e si affidano alla tua clemenza”, o che potranno “godere la luce del tuo volto”. Meglio di così! Eppure poi la paura di morire ci inquieta: getta alcuni nella disperazione, illude altri con la scaramanzia, ci si sente soli, impotenti o dubbiosi. Argomento tabù. Il cammino verso la Pasqua e il nostro zelo quaresimale ci provochino! Cosa celebreremo?.. la risurrezione di Gesù per noi o l’ennesimo momento tradizionale della religione cristiana? La morte é la fine o il fine di tutta la nostra vita? Cos’è per me la vita eterna?
Papa Francesco dice che “ la morte é alle nostre spalle, siamo chiamati a vita eterna, che non finisce.” Si, bello, ma..
Lasciamoci provocare allora dall’evangelista Giovanni, dal Vangelo che abbiamo accolto. Siamo a Betania: Lazzaro, amico di Gesù, é morto dopo una malattia. Gesù si prende una discreta “incarnata!”..

Da una lato lo schieramento “umano”: per tre volte Gesù viene rimproverato. Troviamo le sorelle Marta e Maria. Una più pratica e concreta, l’altra più spirituale e contemplativa. Entrambe però rinfacciano a Gesù la stessa cosa: se tu fossi stato qui (se ci amassi come dici, se servisse a qualcosa essere cristiani..). Ma anche i Giudei sbuffano “lui che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva..” (se fossi davvero onnipotente..), come anche “Guarda come lo amava” (consolante.. ma si.. morire bisogna, il Signor ti vuol bene, passerà, si deve andare avanti”!)

Dall’altra parte Gesù: per tre volte Giovanni sottolinea che si commosse profondamente, quanto fosse turbato, e che scoppiò in pianto. Sembra anche lui rassegnato e impotente. In una parola.. umano. Eppure poi, seguiamolo con attenzione: pare quasi prendere per mano Marta e aiutarla, noi con lei se lo vogliamo, a comprendere il significato di tutta questa vicenda. Lui che aveva detto che quella morte sarebbe stata per la gloria di Dio!

Marta sa la lezione a memoria: infatti dice “so che risusciterà nell’ultimo giorno”. Anche noi con la testa sappiamo, lo ripetiamo automaticamente, “credo la risurrezione della carne, la vita eterna.. aspetto la risurrezione dei morti, la vita del mondo che verrà”.. “il Cristo ha vinto la morte e ci ha resi partecipi della sua vita immortale..”   Amen.. ? Ma davvero? O come una filastrocca?
Gesù la accompagna a fare un passaggio: da quello che sa con la testa a ciò che crede e vive col cuore. E non é un argomento, ma una persona: Io sono la risurrezione e la vita, la incalza Gesù; chi crede in me anche se muore vivrà, insiste.
Solo se vivo il mio rapporto con Lui, anche se muoio continuerò a vivere. La morte non sarà cioè la soluzione definitiva, il sipario implacabile che scende a spegnere la vita, il buio vuoto in cui scivolare.  E’ un messaggio bellissimo; un invito. La morte esiste, é un passaggio naturale, anche Gesù piange e soffre di fronte ad essa.  Non la sopprime ma attraversandola ci salva con la risurrezione. Offre la speranza che quella non sia un salto nel nulla ma la porta ad una dimensione ulteriore in cui continuare a vivere. Ci aspetta oltre quella porta per accoglierci a casa, in compagnia del Padre.
Chiara Corbella Petrillo é una giovane mamma romana che nel 2008 muore di tumore; la sua biografia farebbe bene a tutti. Scrive: Siamo nati e non moriremo mai più! Ecco come noi cristiani siamo chiamati a credere e sperare. Il battesimo ci ha affidato una vocazione. Dio ci chiama alla vita per vivere felici con Lui. Prima qui sulla terra, poi finalmente da vicino, lassù in cielo in sua compagnia.  La vocazione di ciascuno di noi é partecipare al suo amore. La morte é solo un passaggio, la porta verso casa dove il Padre ci accoglierà. Qui in terra lo crediamo presente, viviamo la sua forza nei sacramenti, lo sentiamo vicino nella preghiera; ma sarà solo incontrandoci finalmente con Lui in paradiso che vivremo per sempre nel suo amore definitivo e infinito. Siamo nati per quello. La morte fa parte del ciclo naturale della vita. Ma non ci farà sparire, ne dimenticare. Il bruco quando muore non sa che diventerà farfalla. In questa prospettiva la nostra vita é la risposta che ciascuno dà alla chiamata di Dio, la vocazione.
Il cristiano è colui che può frequentare il Risorto, Gesù vivo in mezzo a noi, la Risurrezione: più lo frequento più vivo da risorto. Essere cristiani non c’entra con la morale o con la filantropia, ma è essenzialmente e innanzitutto essere in relazione con Jesus!
Questo non significa che pensare alla morte non ci debba inquietare o far soffrire. Giovanni mostra bene quanto Gesù soffrisse per Lazzaro. E’ la nostra umanità e il sacrosanto bisogno di piangere e ricordare. Ma quel credere che chiunque vive e crede in me non morirà in eterno é realtà: penso a tanti funerali che vengono celebrati in maniera drammaticamente bella. Con tanta fede e speranza, pur tra le lacrime. A quanti chiedono campane a festa e canti di gioia non l’elogio funebre. A quelli che riescono a gustare e vivere, dentro la comunità cristiana, il loro dolore, lasciandosi sostenere nella solidarietà e preghiera, nella vicinanza della fede. Ma penso anche ad un altra opportunità troppe volte sprecata; all’unzione degli infermi e al viatico. Non vanno chiesti per paura solo quando la persona non capisce più niente.. non sono l’ultima spiaggia! Sono sacramenti per la guarigione dell’anima, un sostegno per affrontare la malattia o la morte. E’ bellissimo celebrarli assieme. Penso a tante persone gravemente malate, ma ancora lucide con cui serenamente abbiamo parlato della morte e celebrato un momento di preghiera con famigliari e amici. La bellezza di vivere assieme, nella fede, un passaggio importante. Senza far finta di niente o mentire. Che momenti preziosi per dirsi le cose più belle, rimettere ordine negli affetti, fare pace, ringraziare, lasciarsi andare nel Signore vivendo fino in fondo la propria umanità. Momenti unici, sacri, bellissimi. Così la morte fa meno paura e la speranza diventa forza e voglia di vivere ancora.
Ecco, carissimi, cosa possiamo credere e sperare come cristiani, ecco cosa continuare a sperare in questi giorni ormai vicini alla Pasqua. Il Signore, attraverso questo Vangelo aumenti in noi la confidenza con la vita eterna e la risurrezione; ci doni di sentire che davvero siamo nati e non moriremo mai più, che siamo attesi nella grande casa dell’amore di Dio. Egli asciugherà ogni lacrima. Colmerà ogni nostro atto d’amore. Darà senso e compimento a quanto già stiamo costruendo qui, e ora, nel suo nome.

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