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Io che ho visto tutto, oggi sono vero..
Ed ho visto morire bambini
nati sotto un accento sbagliato
Ieri mi sono incazzato..
Oggi sono stanco..
Voglio di più, di questi anni amari
sai che non striscerò per farmi valere
vivrò così cercando
un senso anche per te..
(Voglio di più, Pino Daniele, Nero a metà, 1980)

https://www.youtube.com/watch?v=l4P03NPha-Q
In ascolto del vangelo secondo San Marco1,7-11
In quel tempo, Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».
Oggi si compie il Natale, culmina il mistero dell’incarnazione. Ci troviamo catapultati 30 anni dopo i re magi, Erode, i pastori e compagnia bella.
30 anni di silenzio, nascondimento, mistero. Sarà per questo che troppo facilmente li dimentichiamo?
Il Figlio dell’uomo ha sprecato 30 anni lavorando come operaio falegname. Da qui può nascere tutta la riflessione della chiesa e del magistero sulla pastorale sociale della chiesa e della fede. Il figlio di Dio ha lavorato: si è piallato i tavoli e le sedie, preso le schegge tra le mani, fatto i calli, discusso, contrattato..
30 anni.. in nemmeno 3 è stato messia, guaritore, predicatore, rabbi, pellegrino, pazzo fallito.. ma per 30 anni chi ne ha saputo qualcosa?
Qualcuno potrebbe dire: ehi, che pessima scelta.. quanti miracoli avrebbe potuto fare in 30 anni e invece?
Forse il miracolo più grande è stato proprio quello. Il silenzio gravido di attesa fiduciosa, guardarsi attorno, ascoltare, percepire, riflettere, innamorarsi e indignarsi, annotare, comprendere, riempirsi, caricarsi.. è stato un enorme prendere la rincorsa.. per..
Ci ritroviamo al Giordano, nella versione di Marco, la più asciutta e concisa.. ce lo presenza il Battista, suo cugino austero e radicale..
Lui invece verrà accusato di essere mangione, beone, sempre in giro per le case a spassarsela coi peccatori, donnaiolo..
30 anni.. come se non bastasse questa enorme gavetta, si mette pure in fila coi peccatori, con gli ultimi.
Nessun.. ”scusate, lei non sa chi sono io”.. sono il Figlio del Boss, quindi c’ho l’auto blu e la corsia preferenziale..
No: in fila con gli sfigati del tempo ad attendere: e di questo il Padre, il boss.. si compiace.
In te ho posto il mio compiacimento. Dentro di te. In quello che hai scelto e in come sarai. Questo mi rappresenterà.
Tu sarai la mia interfaccia col mondo. Tu, falegname scapolo trentenne di quel paesino maledetto e dimenticato da tutti.. sarai il mio biglietto da visita.
Narrerai con la tua vita, le tue scelte il tuo stile chi sono io. E ce ne sbatteremo di quello che invece la gente si aspetta, vorrebbe e continuerà a sperare o credere.
Il figlio mio, l’amato.. il fratello nostro, crocifisso e risorto. Da sempre al nostro fianco.. mi pare di sentirlo odoroso di resina e segatura.
La mano callosa sulla mia spalla, il passo vicino al mio, la barba sudata, lo sguardo che mi porta lontano.
Donati un po’ di tempo PER TE STESSO, per fare silenzio, per staccare, per lasciarti raggiungere Una buona volta, senza scuse.. per la bellezza, per “gli ultimi”, per DIO.. un abbraccio e.. prega per me!
Grazie, don mt
