IIIa Domenica T.O. – C

(Tempo di lettura previsto: 5 minuti)

 

20012016

 

“La conoscenza di Dio senza la conoscenza della propria miseria genera l’orgoglio. La conoscenza della propria miseria senza la conoscenza di Dio genera la disperazione. La conoscenza di Gesù Cristo sta tra una e l’altra, poiché in essa troviamo Dio e la nostra miseria.”

(Blaise Pascal, Pensieri, 1670 )

In Ascolto del Vangelo secondo San Luca 1,1-4;4,14-21
Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.
Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.
Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi,
a proclamare l’anno di grazia del Signore.
«Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

 

“Performante, performativo, performare”.. ogni tanto qualcuno usa questa parola nel parlar comune.
Un po’ tecnica e di nicchia, ma interessante..
La dobbiamo ad un filosofo inglese, J.L. Austin e alla sua “teoria degli atti linguistici”.
“To Perform” in inglese significa eseguire e in estrema sintesi una parola performativa è una parola o un’espressione che non descrive ne racconta, ma dice quello che sta facendo. Si compie quello che si dice di fare e si produce un fatto reale. Non è difficile da comprendere, rendendosi conto che è il nostro modo quotidiano di esprimerci: ad esempio quando diciamo “ti faccio i miei complimenti” oppure “accolgo te come mia sposa”.
Anche Gesù si esprimeva spesso in questo modo naturalmente: e la pagina di oggi ne è un esempio a mio avviso lampante e promettente.
Luca inizia il suo vangelo, come vedete la liturgia ce ne offre i primi 4 versetti, con uno stratagemma letterario per certificare la veridicità del suo racconto. Lo chiamo “resoconto”. Ricorda che i fatti sono accaduti, che Gesù ha fatto, detto, compiuto.. che c’erano dei testimoni; che quanto leggeremo è un cibo “solido” e nutriente, di cui poterci fidare.
Poi la liturgia ci porta al capitolo 4: pagina meravigliosa. Quel Gesù in fila coi peccatori che inizia il suo ministero pubblico dal basso dopo pochi giorni lo troviamo in sinagoga. Ecco il suo discorso programmatico. Ecco il suo agire e comunicare in modo performativo. Gesù non è tutto “chiacchiere e distintivo”, ma dice quello che fa. Ti salva mentre lo ascolti, ti coinvolge mentre lo frequenti, ti ama mentre ti fidi.
Fa quello che poi noi facciamo o vediamo fare ogni domenica. Va a leggere durante la liturgia ebraica in sinagoga. Ma invece poi di scendere, dice che quel che ha letto lo riguarda. Possiamo solo immaginare il risultato? Oggi si è compiuta questa scrittura che voi avete udito. Che effetto potrà aver fatto a degli ebrei che si ritrovavano li? “Sono io quel che state aspettando.. non dovete cercare o attendere ancora.. non “serve” più la vostra scrittura (l’antico testamento).. io sono la risposta e la soluzione..”
Il suo stile, il suo atteggiamento, la sua vita pubblica, il suo modo di vivere con e tra la gente (tutto quello che farà compiacere Dio di gioia mentre il figlio è in coda al Giordano!), il frequentarlo, il vivere come, con Lui quanto stiamo vivendo.. ci salverà.
Il nostro personale e quotidiano giubileo è stare con Lui. Sentire che gli andiamo bene, che si compiace di noi. Di quel che riusciamo tutti i giorni ad essere.
La qualità delle nostre vite, la scommessa della nostra scelta cristiana, il sapore della nostra fede.. parte tutto da qua.
Lui si offre a noi così, questa pagina di Isaia è il suo biglietto da visita, la sua brochure, il suo depliant.. ditelo come volete..
Mentre lo ascolto.. quella parola.. mantiene le sue promesse, è performante.. troverà in me e nelle nostre comunità, nella nostra chiesa, un cuore accogliente e disponibile? Per questo è stato mandato.. per questo manderà anche ciascuno di noi. Entreremo in chiesa, sfoglieremo una Bibbia, rientreremo un momento in noi stessi.. con questa consapevolezza e tale desiderio?

 

 

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Un pensiero su “IIIa Domenica T.O. – C

  1. Roberta

    Gesù riconsegna il rotolo e a me viene in mente che si voglia presentare come il Nuovo, una nuova umanità, un nuovo stile di vita. Un mondo viene riposto messo sugli scaffali, perchè un altro mondo con Gesù si apre, quello dell’amore della misericordia, dell’attenzione all’altro, quello di sapersi spogliare del proprio io per dare voce all’altro.
    Allora leggendo verso chi andava Gesù….mi domando quanto valgano tutte le nostre attività parrocchiali…in particolar modo quando la smetteremo di andare troppo spesso dietro ai riti o all’apparenza (ad esempio una volta mi sono sentita dire:” Mi raccomando quando vai sull’ambone a leggere la lettura…ci devono essere 22 cm tra la tua bocca e il microfono”…non commento perchè l’ho già fatto con la persona che mi ha dato questa perla di saggezza!!!???) e poco dietro l’uomo?
    Tutta la persona di Gesù è protesa ad aiutare, salvare, guarire liberare. E la mia persona invece alle volte si ferma a discutere con le paure,le nostalgie, le pretese. Però!Me par ben!
    Grazie
    Roberta

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