IIa Domenica di Quaresima – C

(Tempo di lettura previsto: 3 minuti)

 

16022016

 

“Una volta che si comincia a camminare con Dio, si continua semplicemente a camminare e la vita diventa un’unica, lunga passeggiata.”
(Etty Hillesum)
 
In Ascolto del Vangelo secondo San Luca 9, 28b-36

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elia, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme. Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli non sapeva quello che diceva. Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!». Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

 

Si trovano sul Monte.. Gesù li ha voluti con sè. E lassù hanno la fortuna o l’opportunità di vivere un “picco” della loro esperienza di fede. Un momento straordinario, più unico che raro, potremmo dire. La percezione che qualcosa sia accaduto davvero, non te lo aspettavi, ne lo sapevi; non lo avevi ne calcolato ne voluto ma è successo. Una carezza improvvisa, un dettaglio evocativo, un brivido speciale che apre orizzonti inediti, la percezione di un attimo di sentirsi al proprio posto, grati, fortunati, felici.
Dio ti ha fregato, ne hai sentito il sorriso gentile e premuroso; dietro quell’esperienza, davanti ad un tramonto, ascoltando la Parola, accostandosi al sacramento della riconciliazione, servendo gli ultimi, amando la mia famiglia, generando un figlio, accompagnando un moribondo, nel profondo del cuore rappacificato, in un momento di silenzio, uno scampolo di pace sovrannaturale.. non era suggestione, non era l’alcol o la stanchezza, non erano le pastiglie ne cosa avessi fumato.. non era niente altro che Lui.
Non lo sai spiegare o giustificare? Buon segno, fidati. Lo riconosciamo sempre di spalle.. un tremendo meraviglioso sospetto.
Il resto non serve. E’ Lui a dare lo stile e la modalità nel sussurrare la sua presenza.
Non ci avrà cambiato la vita, non avremo visto fumi, luci, apparizioni, nessuna voce o miracolo.. ma il sapore buono che qualcosa era accaduto in me.. e che con grande rispetto ed equilibrio mi lasciava dentro solo pace e gratitudine.
Prendiamoci un minuto e ricordiamo. Lasciamo cioè riemergere dal cuore. Ri-cordare.
Trasformiamo in riconoscenza quel che abbiamo assaporato e preghiamo così.. dando del tu. Diciamogli grazie, un buon vizio da prendere.. per non dare tutto sempre per scontato.
Ci pare finora di non aver “pescato nulla”? Trasformiamo la frustrazione in desiderio e quindi chiediamo luce in questo.
Buona preghiera.

 

 

Donati un po’ di tempo PER TE STESSO, per fare silenzio, per staccare, per lasciarti raggiungere Una buona volta, senza scuse.. per la bellezza, per “gli ultimi”, per DIO.. un abbraccio e.. prega per me!
Grazie, don mt

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“Occasione o tentazione? Puzza o profumo?” – Omelia Ia Domenica di Quaresima – C

naso-cane

Quando anni fa è morto mio nonno, una delle prime cose che ho fatto è stata quella di prendermi e conservare la bottiglia del suo solito dopo barba. E a volte mi capita di annusarlo con un po’ di nostalgia. Certi profumi sono molto evocativi: sanno di buono, sono rassicuranti, come una garanzia.
Profumi e odori ci aiutano a vivere: una fuga di gas, la qualità di un cibo, la freschezza del pesce, l’invecchiamento di un vino, l’aroma di un sigaro, l’odore famigliare di chi ci vive accanto: l’olfatto è uno dei sensi più raffinati. Posso mettere le mani in tasca, chiudere gli occh.. ma il naso lavora sempre. Non posso non annusare. Quello ha fiuto per gli affari, a naso qualcuno non ci va, questa situazione mi puzza.. diciamo nel parlar comune.
Secondo me anche per le tentazioni ci vuole naso. Devo capire se davvero sarà utile e vera quella proposta o se puzza di morte.
Le tentazioni di Gesù sono le lusinghe, suadenti sirene che mettono ogni persona davanti alle scelte di fondo della vita.
Ognuno tentato di ridurre le proprie aspirazioni e sogni a pane, a denaro, di trasformare tutto, anche la terra, la bellezza, il corpo umano e i figli, in cose da consumare.
Ognuno poi tenta pure Dio: fammi, dammi, risolvi i miei problemi, pensa ai poveri, evita le guerre, manda angeli. Buttarsi nel vuoto e aspettare un volo d’angeli, non è fede, ma la sua caricatura: cercare il Dio dei miracoli, il bancomat delle grazie, la cassapeota dei meriti, colui che agisce al posto mio invece che insieme con me, forza della mia forza, luce sul mio cammino.
Le tre tentazioni richiamano le relazioni fondamentali di ciascuno:
· tentato verso se stesso, pietre o pane; tanto che male c’è..
· verso gli altri, potere o servizio; son proprio bravo, io, eh?
· verso Dio, lui a mia disposizione, sa io credo “a modo mio”. 
Le tentazioni non si evitano, si attraversano. Come quell’odore.
Attraversare le tentazioni significa in realtà fare ordine nella propria vita, esserne protagonisti, saperle smascherare, annusandole. Ritornare a profumare di umano, di vero, di vita autentica e non mascherata o artificiale. Ecco la garanzia!
Dobbiamo saper vigilare: come quando entrando in una stanza chiusa da tempo apriamo subito le finestre.. ma chi era già dentro non se n’era accorto. Gli odori, come le tentazioni, generano una sorta di assuefazione: non te ne accorgi, ci si abitua. E perdi la capacità di riconoscere se è profumo di qualità o puzza di falso.
Se la mia vita, come un cibo, sembra buona, ma in realtà puzza di chiuso, ha perso qualità.. sa di vecchio, è scaduta.
La qualità, se non la conservi bene, scade, si rovina. Come la vita, come la mia coscienza, la vita di coppia, la famiglia.
Ecco le tentazioni.. devo riconoscerne l’odore acre di morte.
La prima: che queste pietre diventino pane! Si tratta di imparare ad accettare il proprio limite, non siamo onnipotenti ne mai saremo perfetti. Dio ci inventa con noi. Da figli. E’ il profumo di una vita autentica, serena, riconciliata.
Nella seconda tentazione il diavolo rilancia: venditi alla mia logica, e avrai tutto. Io ti do, tu mi dai. Esattamente il contrario di Dio, che ama per primo, a credito, senza contraccambio.  Vuoi avere le folle con te? Assicura pane, potere, successo e ti seguiranno. Vuoi avere le chiese piene e il consenso di tutti i parrocchiani? Mica è difficile, figurarsi, basta dire sempre di si a tutti. Ma Gesù non vuole “possedere” nessuno. E’ quello che ci vuole lavare i pied, il profumo di una vita non indaffarata e volontaristica, ma a servizio, che ama perché innanzitutto amata.
La terza tentazione è una sfida aperta a Dio. «Buttati giù, chiedi a Dio un miracolo». L’odore dell’orgoglio, dell’autosufficienza delirante e onnipotente contro il profumo di una fede semplice, in relazione con Gesù, concreta, intelligente.
Odore o profumo? Che il Signore ci aiuti a saper annusare e riconoscere le tentazioni o le occasioni.
Questa esperienza, questo incontro, questa suggestione o pensiero o idea, immagine mentale, questo ricordo.. sono una tentazione ad avvitarmi su me stesso, chiudermi, farmi sentire vivo? O sono una occasione per crescere, educarmi, bonificarmi, risorgere, sperare, crescere?
Abbiamo bisogno di ricordare il profumo buono di quello che ci da vita e qualità, anche con nostalgia e desiderio. La prima tentazione, mentre vi parlo sarà “non fa per me”: L’occasione invece, tocca a me, in questa quaresima, Signore aiutami, sei forse tu a chiamarmi a questo?
Facciamo nostre la parole di San Paolo ai Corinti:
Noi siamo infatti dinanzi a Dio il profumo di Cristo per quelli che si salvano e per quelli che si perdono; per gli uni odore di morte per la morte e per gli altri odore di vita per la vita.
Il Signore ci doni il desiderio, per questa quaresima, di una vita autentica e gustosa, che sappia affrontare ogni tentazione a cedere a quel che qualità non è. Sarà la garanzia più bella per trasformare ogni tentazione in occasione e vivere garantiti dal profumo buono e liberante che il suo amore lascia in ciascuno di noi.

“Senza la Pasqua che fai quaresima a fare….” – Omelia Mercoledì delle Ceneri 2016 – C

“Senza la Pasqua che fai quaresima a fare….” – Omelia Mercoledì delle Ceneri 2016 – C

120216

Papa Francesco nel suo testo Evangelii Gaudium (che ci farebbe davvero bene leggere) descrive il rischio tra noi credenti di avere uno stile, dice da Quaresima senza Pasqua.
Possiamo contestarlo? Abbiamo davvero nel cuore la certezza che la quaresima ci porti alla Pasqua e sappiamo che significhi?
Le nostre messe ci trovano, all’uscita, sorridenti, rasserenati, positivi, carichi di speranza e illuminati?
Che la quaresima sia sinonimo di sobrietà, rinuncia, pentimento è una immagine corretta.. ma che sia un tempo di tristezza, pesantezza, fino a volte ad associarla a un senso di colpa da scontare, o ad un prezzo da pagare per meritarsi la gioia della Pasqua.. questo è falso e corrisponde più ad un immaginario collettivo duro a morire (e piuttosto comodo) che all’autentico spirito della liturgia.
La quaresima non vuole essere un elenco di pratiche da compiere perché bisogna, ma solo un allenamento. Che senso avrebbe allenarsi duramente se poi non potessimo partecipare alla gara o giocare la partita? Nessuno. Sarebbe un allenamento inutile, anzi dannoso. Perché genera frustrazione e insoddisfazione.
Noi vogliamo iniziare la quaresima, invece perché non vediamo l’ora che sia Pasqua. Perché vogliamo rinnovare in noi l’alleanza col Risorto, partecipando della sua vita eterna.
Allora il tempo di 40 giorni che andremo a vivere, è come quando facciamo dei preparativi per una festa importante. Lavori sodo, ma sai che ne varrà la pena. Pensate ad una cena. Non vedi l’ora di creare con la tua passione, fantasia, determinazione le cose più belle e gustose, che vada tutto bene.
Preparativi, allenamento.. due immagini per dire la disposizione d’animo per vivere con lo stile giusto queste settimane.
Il vangelo, che conosciamo bene, ci mette in guardia. Parla del pericolo degli ipocriti: non c’è un’età a cui l’ipocrisia non dia fastidio.. dal bambino all’anziano, tutti non sopportiamo chi fa le cose per farsi vedere, aspettando ringraziamenti, riconoscimenti, applausi, visibilità. Questo è un piccolo cancro che spesso, Gesù lo sapeva bene, intossica le nostre vite di fede come pure il servizio che svolgiamo in parrocchia. Ce lo ricordava anche il vescovo nella visita pastorale pochi giorni fa. Diceva che chi non ha coraggio ne disponibilità a lasciare il proprio incarico o a condividere il proprio servizio, a metterlo in discussione, sta solo esibendo sé stesso e ferendo la comunità, spaccandola da dentro. Com’è triste.. Gesù ci mette in guardia allora, per 3 volte da chi miseramente abbia bisogno di usare la religione, la fede, la parrocchia per emergere e farsi vedere da tutti.
Ci invita invece ad allenarci davvero in modo da giungere alla Pasqua con il cuore pronto, elastico e libero perché la qualità delle nostre vite profumi di risurrezione. Si tratta di vedere quali sono i nostri punti deboli.. i peccati su cui spesso ricadiamo, le abitudini e i pensieri che non riusciamo a gestire, le schiavitù e gli idoli che ci stanno giocando. Ad esempio sono dati locali e recenti quelli sulla dipendenza tra gli adolescenti da cellulari e da connessione. Dati sconvolgenti. Non si riesce a staccarsene.. è come un macigno sul cuore, ti chiude, ti distrae. Oppure al gioco d’azzardo, apparentemente così innocuo anche tra molti anziani e pensionati, grattavinci e macchinette, il cibo, la forma fisica a tutti i costi, l’uso del tempo, internet, l’alcool, uno stile in famiglia fatto di silenzi, cattiveria, volgarità, chiusura, rifiuto, l’illegalità, le furbizie al lavoro, i schei.. i ricatti per questi ultimi..
Davvero i nostri cuori sono appesantiti: ma ci confrontiamo con un Gesù che ci vuole liberare, ridonandoci la verità di noi, di quel che siamo, di quanto belli, autentici e generosi possiamo essere. La nostra dignità di figli di Dio e suoi fratelli passa per la condivisione di fede e della sua risurrezione. Capacità di rinuncia, la preghiera, la condivisione. Tre attrezzi con cui aiutarci e lasciarci aiutare a preparare i nostri cuori all’incontro col risorto, ciascuno li usi come meglio crede, in tutta onestà con la propria coscienza e consapevolezza, sia solo questa vita nuova da risorti l’unica ricompensa che desideriamo con fede dal Padre e per il quale vogliamo vivere questo tempo di quaresima verso la gioia della Pasqua.